Kazan Elia

Un tram che si chiama desiderio

Autore: 
Kazan Elia

 


 

Stanley Kowalski è rozzo e manesco. Tiene Stella legata a sé con la forza, con il carisma e con il sesso. Quando si posano su Stanley, gli occhi di lei traboccano di un sentimento versatile ma sempre rovente: ora può esserci biasimo, ora può esserci rabbia, più spesso però c’è irrefrenabile desiderio. Kim Hunter le ha prestato sguardi molto rivelatori, non tutti sopravvissuti alla censura che ne ha espunto diversi dalla versione definitiva dell’opera. Si percepisce una carnalità più ingiuriosa, tuttavia, in una scena che si ripete decine di volte nel film con minime variazioni: tornato dal lavoro, Stanley-Brando che sguaina dalla maglietta attillata il suo massiccio torace sudato e si aggira per la casa come una belva affamata. È un modo megalomane di chiamare la venerazione della moglie e l’attenzione degli spettatori. Qui è naturale identificarsi con Blanche, la sorella di Stella che è venuta in visita a casa Kowalski: soffrire con lei della mancanza di riguardo, provare il suo stesso imbarazzo. Blanche non sa dove posare lo sguardo. Stanley ruba tutta la scena. Non lo si vorrebbe guardare, ma lo si guarda; non tanto perché affascinati dalla sua smodata prestanza, piuttosto perché nei suoi gesti brilla sempre sottopelle un imprevedibile pericolo: inopinate esplosioni di collera, se non minacce di stupro. 

Blanche (la magistrale Vivien Leigh) va a New Orleans dalla sorella e lì si trattiene per mille ragioni. Da poco è rimasta vedova; ha subito un crack finanziario e ha dovuto vendere la proprietà di famiglia; rischia l’esaurimento, ha smesso di insegnare inglese a scuola. Nella città di Stella spera di trovare conforto e riposo. Dal primo giorno, però, a Kowalski la visita non va giù. Sente odore di intrusione, fa di tutto per mettere l’ospite a disagio. Vuole vederci chiaro, inoltre, sulla faccenda della proprietà di famiglia. Non crede che la casa sia stata confiscata: l’hai venduta, abbaia in faccia a Blanche una sera, e ti sei tenuta i soldi. La questione lo interessa perché in Lousiana vige il Codice Napoleonico, secondo il quale ciò che appartiene alla moglie è anche del marito. L’affermazione è ribadita più volte da Stanley con crasso compiacimento, e riferisce alla perfezione il suo concetto del matrimonio. Stella è una sua cosa. È di sua proprietà tutto ciò che sta in casa sua, perché lui ne è il padrone. Questo è l’uso nel fatiscente appartamento di Kowalski, come nell’affollato condominio che lo comprende o nel sudicio quartiere che vi sta intorno: una rissosa New Orleans proletaria, in cui i mariti si incontrano per rumorose partite di poker, picchiano le mogli e vogliono l’ultima parola. 

Blanche è inorridita. Chiede alla sorella come faccia a tollerare la situazione, loro che venivano da una famiglia rispettabile e colta. Stare con quel tipo di uomo, le ripete con ardore, è tradire le loro origini aristocratiche per farsi complici di una civiltà regressa. Prevedibilmente non è un atteggiamento che attira le simpatie di quel tipo di uomo, figlio di immigrati polacchi. Il disprezzo reciproco s’impenna nei toni e nei contenuti, si tramuta in odio aperto. Stanley indagherà sul passato di Blanche, scoprendovi scandali e menzogne. La sua fama ne uscirà distrutta e così pure la sua incipiente relazione col timido Mitch (Karl Malden), nella New Orleans del dopoguerra in cui “perdere la fama” per una donna voleva dire ancora la rovina completa. 

Tratto dalla leggendaria pièce di Tennessee Williams, “Un tram che si chiama desiderio” è un capolavoro altrettanto leggendario che nel 1951 si aggiudicò tredici nominations e quattro Oscar. Furono premiati con la statuetta gli attori e le attrici principali tranne Brando, a cui fu preferito Humphrey Bogart per la “Regina d’Africa”, nonostante nessuno prima d’allora avesse messo in scena la cattiveria con tanta sventata prepotenza. Innovativa fu anche l’eccellente colonna sonora, i cui disegni jazz fasciano di schietta malinconia la miseria della vicenda e tutti i suoi personaggi perduti. 

Patrick Karlsen. 

Regia: Elia Kazan. Titolo originale: A streetcar named desire. Soggetto originale: Tennessee Williams. Sceneggiatura: Oscar Saul, Tennessee Williams. Direttore della fotografia: Harry Stradling. Montaggio: David Weisbart. Interpreti principali: Vivien Leigh, Marlon Brando, Kim Hunter, Karl Malden, Rudy Bond.  Musica originale: Alex North. Produzione: Warner Brothers. Origine: Usa, 1951. Durata: 122 minuti.
ISBN/EAN: 
7321958389324

Commenti

"Tratto dalla leggendaria pièce di Tennessee Williams, ?Un tram che si chiama desiderio? è un capolavoro altrettanto leggendario che nel 1951 si aggiudicò tredici nominations e quattro Oscar."

> mea culpa, sono rimasto immerso nella pièce, il film è ancora lacuna da colmare, a dispetto del tuo notevole scritto. Quando torno su ce lo vediamo assieme.

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