È la storia di un conflitto di interessi. Conflitto d’amore e di fratellanza. Conflitto tra due innamorati, figli di famiglie diverse per ragioni, principi e senso della giustizia. Conflitto tra due fratelli, figli della stessa madre, uniti dallo stesso sangue, scissi da una morale, che uno dei due, il maggiore, sembra aver rimosso da sé. È la storia di un viaggio interiore verso il cambiamento: la maturazione di un pugile a un passo dal successo, che ha mancato l’ultimo passo per una stupida scommessa, ha venduto talento e agonismo e speranze alle richieste sconce di un fratello, intricato in trame mafiose e criminali, braccio destro del gangster che regola le attività illecite del porto. E il porto, si sa, è una zona franca. E chi detiene il potere, ne abusa. E i lavoratori non hanno soldi e mezzi per opporsi e devono tacere e sottomettersi e rimettersi alle condizioni disumane che gli vengono imposte. Devono mangiare. E se qualcuno ha coraggio e volontà per denunciare malcontento e criminali, viene insabbiato. Assassinato. E Terry, il fratello giusto, si innamora di Edie, la sorella del fratello insabbiato. E il loro amore vive su equilibri precari, perché Edie non sa che Terry è implicato nell’omicidio del fratello, perché Terry ancora non ha confessato e quando lo fa, sembra finire tutto. Perché è incalzato dalla commissione che indaga sull’omicidio e non vuole testimoniare. Meno nero e didascalico di un film noir, più tragico e immersivo di un film noir, più teatrale e attoriale di un film noir, conserva alcuni stilemi di genere: la luce dinamica e intermittente detta il pathos di alcune scene, la musica si alza all’improvviso per enfatizzare i momenti più drammatici, la macchina da presa rimane di rado ad altezza uomo. Fronte del porto non è un noir e neanche un noir d’autore. Ma la sua regia è d’autore – ricerca formale del quadro mai a scapito del contenuto, cerca le nuche, il basso, l’alto, la profondità, il doppio punto di vista - gli attori sono modelli per le generazioni attuali e future – Brando è un saggio di recitazione fatto a persona e Malden e Cobb sono esemplari rari - temi e tematiche sono ancora dei nostri tempi, ormai a quasi cinquant’anni di distanza. Kazan, la vita di Kazan, è dentro il film. Kazan, regista turco e greco e americano, cosmopolita dell’arte, è nel film. Kazan, ex membro del partito comunista, delatore del partito comunista: in epoca di Maccartismo, in quella “caccia alle streghe” che razziò intellettualità e slancio artistico, denunciò i suoi colleghi al comitato delle attività antiamericane. Spezzò la loro carriera sul più bello; lui continuò, teso verso l’arte, verso il rimorso, ma mai profondamente pentito. Eppure questo film, come d’altronde gran parte delle sue opere – si veda, a proposito, il pentimento e lo spettro del tradimento nel Vietnam de I Visitatori – si fa, per l’ennesima volta, specchio dell’anima, approfondendo tematiche e logiche esistenziali che hanno segnato, ferito e cicatrizzato quasi tutta la sua vita. Lo hanno reso un cinico uomo di spettacolo agli occhi del pubblico e di Hollywood. Un vigliacco insensibile, privo di umanità. E tuttavia l’umanità non sembra venir meno nel film: padre Barry assume la funzione di grimaldello per risvegliare le coscienze latenti dei portuali e lo fa con spirito di sacrificio e di denuncia. Terry Malloy si pente dei suoi trascorsi, si pente di aver favorito passivamente l’omicidio del fratello di Edie, si pente della reticenza che lo ha pervaso fino allora, si confessa alla donna che ama, si confessa all’unico uomo in cui crede, cresce e cambia. Per amore. Charley Malloy, paradossalmente, è forse il più umano di tutti: nella scena in cui minaccia il fratello con una pistola, avvertiamo tutta la sua debolezza, il disfacimento e il tormento di un uomo che sa di aver sbagliato e non può più tornare indietro. Come Kazan, che pur vergognandosene non ha mai ammesso il suo errore. Come Kazan, che morirà al freddo e al gelo. Come Kazan, che morirà annebbiato e atrofizzato da ricordi e ossessioni. Come Kazan. Perché la statura di un grande artista non coincide necessariamente con quella di un grande uomo. E alla fine Terry parla. Parla per riconquistare Edie, parla per rompere i vincoli dell’omertà, parla perché ha ascoltato un uomo di fede e di Dio. Parla, perché il suo ultimo disperato gesto di coraggio viene ascoltato dai portuali. Parla, perché, adesso, è veramente degno di essere seguito dai suoi compagni. È pronto per ricominciare una nuova vita. Daccapo. Come tutti gli altri.
Info Internet: http://www.moderntimes.com/palace/waterfront.htm .
Su Marlon Brando, http://brando.crosscity.com/
Commenti
Come promesso. Continua il Brando tribute!!
De', nei tags mettiamoci sempre anche il nome del film. E' utile;).
Ho sistemato i credits. Brando tribute avanti...
Bellissimo. Se non sbaglio Brando si rifiutò di consegnare a Kazan l'Oscar alla carriera per la storia di delazioni contro i comunisti a cui accenni.
Un grande Brando (per me il migliore di sempre) per un film memorabile.
" si veda, a proposito, il pentimento e lo spettro del tradimento nel Vietnam de I Visitatori " > ALT! Non ne so niente.
Potresti spiegare qualcosa ancora? O magari scrivere di quel film?
E' un film di Kazan, dovrei rivederlo per recensirlo, provvederò:))
Aspettiamo.;)
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