Kasdan Lawrence

Il grande freddo

Autore: 
Kasdan Lawrence

Ed allora va bene, va bene così. Cercate e trovatevi una serata magari di inverno, dove non vi va di pensare molto e nemmeno di essere completamente disimpegnati. Facciamo anche che per voglia o per nostalgia, avete un certo interesse per il Sessantotto e soprattutto per i suoi postumi, che possono essere fitte di rimpianto o semplicemente conati di vomito. Succede, che si sappia.
Qualcuno chiama queste sere medicine dell'anima, altri non le chiamano, pochi come me le usano per non rimanere emotivamente frigido. Sapete come va. L'elettricità del sentire a volte dà linfa alla vita. E così mettiamo che vi avviciniate ai quaranta, anche se non ve ne siete accorti e nessuno ve lo ha detto, ma l'anagrafica recita esattamente mesi ed anni ed allora amen. Mettiamo inoltre che per malinconia o semplice noia avete già affrontato raduni di classe, amarcord fra amici, addii al celibato o eventi di altra natura che facciano in modo di mettervi in contatto con la vostra gioventù, o meglio, in empatia con i vostri ricordi della gioventù.

E certo amicizia, nostalgia, rimpianto, rimorso o magari, nei casi disperati, solo rifiuto. No problem. Combinate sapientemente questi elementi, dosateli con misura, aggiungete un cast di attori capaci che diverranno o erano già celebri (William Hurt, Glenn Close, Kevin Kline, Jeff Goldblum, ed il qui ottimo Tom Berenger) condite il tutto con una colonna sonora furba e devastante di pezzi non originali e datati, ma pur sempre songs that remain the same. Ed ecco allora un possibile risultato, sapendo pefettamente che certi film ti cucinano a fuoco lento, che certe storie venate di malinconia a volte possono avere anche un retrogusto vagamente dolciastro, di quella dolcezza che non si appiccica ma che da quasi sollievo alle papille gustative dell'emotività. E, ad essere sinceri, diciamo che se queste elencate concause si presentano nell'ordine e nella misura giusta ecco, va bene, il dvd può partire, e questo film vi piacerà. Controindicazioni non ce ne sono, la dose di somministrazione sono scene di una commedia che non fa ridere, ma neanche piangere, state buoni se potete, siamo uomini non macchinette del caffé.
Ed eccoci allora apparecchiato sullo schermo del nostro televisore questo "Il grande freddo" (1983), film di culto, enorme successo allora che si è reiterato negli anni, fortemente consigliato come visione a chi ha l'età dei protagonisti più che ad adolescenti o giovani maturi poiché solo ad una certa età si comprendono certe perturbanti, caparbie e brillanti sfumature e la caparbia crudeltà cinica di certi dialoghi del film, per il resto costruito su toni e ritmi di una commedia d'oltreoceano con strutturazione e scenografia di carattere teatrale.
Ciò non toglie che ci siano sprazzi di classe e il veicolare certi densi contenuti.
I giovani vecchi, compagni universitari e sessantottini nel sangue, si ritrovano dopo anni, causa suicidio del loro compagno più scapestrato (un Costner agli esordi di cui non si vede mai il volto, in quanto le poche scene in cui era visibile in toto furono tagliate durante il montaggio).
Abbiamo varia tipologia di umanità, tipi in senso lukacsiano, ovvero personaggi che abbiano in sé una compatta e convincente struttura che può farli divenire tipo ideale, in cui è facile riconoscersi e riconoscere: l'attore di successo che suo malgrado fa prodotti di serie b e quasi se ne vergogna, il giornalista acido e logorroico che cerca solo soldi ed una carezza poco casta che rinfocoli le sue notti sole, tre donne sull'orlo di una crisi di nervi. Una, la Close, perché il morto fu anche suo amante ed ormai suo marito lo sa, una, Karen, (Jo Beth Williams) perché ha avuto tutto dalla famiglia e d'improvviso la famiglia non basta più, sembra una prigione più che un'oasi felice ed un'altra perché, prima che il tempo la faccia sfiorire decisamente, è fermamente decisa a farsi mettere in cinta in questo week end da uno dei suoi amici, gente a posto dice lei, rassicurata dal fatto che li conosce bene e che dunque non potrà che far generare un figlio perfetto. E infine, last but not least, il marito della Close, vero karma, che incarna il tutto ed il niente, la voglia di divertimento ma anche la più claustrofobica forza di tenere tutto fermo e senza sbocco in nome di una pace e tranquillità di sapore evangelico e poco rivoluzionario, basta che niente si possa incrinare, che le apparenti certezze costruite su fragili compromessi siano comune riparo a sconvolgimenti di equilibrio. Aggiungiamoci Hurt che è magnifico nell'impersonare il disilluso e fuori da tutto ed impermeabile a tutti, forse quello che nutre sentimenti più sostanziosi nei confronti della vita, dell'amore e dell'amicizia ma che nello stesso tempo evita con cura di restare invischiato in pindarismi mentali di stampo emotivo sentimentale fini a se stessi. Reduce dal Vietnam più che ricordare vuole conoscere il futuro e poiché gli riesce impossibile, si annebbia con la più varia ed eterogenea serie di stupefacenti che lo spettatore possa immaginare. La allegra compagnia è completata da Cloe, la ragazzina né carne né pesce che fu l'ultima compagna dell'amico morto, il tocco di sano ed insipido realismo da ninfetta in fase di (possibile, auspicabile) completa maturazione da bruco a farfalla, in questa torta fatta di memorie, affetti denutriti, parole biascicate a vuoto, lirismi che non fanno rima, una insostenibile leggerezza dell'essere, un costante, duraturo senso del tempo che passa, signori, non ci si può far nulla.
La composita compagnia si scoppierà ed accoppierà in un film ritmato e senza una regia eccessivamente originale, giocato su scene girate in interni, mai troppo lunghe ma poco fllmiche, dialoghi rapidi, molto centrati e spiccioli seppur con un loro significato, seppur non intensi, girato da Kasdan, regista dedito al genere in questione ma che non toccherà più, a detta di molti, i felici vertici e la varietà di spunti che emergono dalla visione di questa pellicola. Da ascoltare soprattutto, anche per la splendida colonna sonora, furba e ricca di hits evergreen, tanto per darvi un'idea Marvin Gaye, Aretha Franklin, Temptations, Procul Harum, Roling Stones, Percy Sledge tra gli altri, molti pezzi Mototown insomma con qualche spruzzata di rock. Entrato nella memoria collettiva, icona dell'amarcord e della amicizia, ha visto svariate riprese e citazioni, tra cui ne ricordo due italiane: "Marrakesh express" di Salvatores, sobria ripresa con altri canoni ed altre cifre stilistiche e la più ampia plagio-celebrazione fatta da Carlo Verdone con "Compagni di scuola", macchiettistico e scontato seppure da far ridere, una versione italiana e meno topica del tema del film in questione.
Nostalgico ma senza melassa, crudo se volete, ma non indigesto, rapido ma non superfluo. Un grande freddo inteso semplicemente come il surgelare senza cura e sufficiente passione tempi ed istanti che fatalmente passano e che nessun forno a microonde costruito con un weekend potrà mai rendere cibi pienamente commestibili. Certi cibi vanno mangiati caldi e senza freezer. Il congelatore a volte fa il suo dovere, iberna per sempre l'attimo non colto.

Unica raccomandazione, a parere mio: da vedere senza indulgere in eccessive empatie di carattere politico sociologico. Senza cioé volerci per forza e con incisività  trovare un ripensamento o un'analisi seria, concreta e profonda del Sessantotto americano, che fa da sfondo. Prendetelo come un film sullo scorrere inevitabile del tempo e sull'inesorabile annacquamento se non vaporizzazione degli ideali professati ed urlati in gioventù, poiché altri morsi, altri eventuali brividi, altre corpose e sostanziali necessità si affacciano ed occorre affrontarle in una qualche maniera, eventualmente discutibile con un bicchiere di whisky in mano e qualche spinello. Senza escludere che ciò comporti che certe amicizie si arrugginiscano e certi desideri sessuali, al limite, si possano anche esaudire. 

SCHEDA 

Titolo originale: The big chill

Regia:  Lawrence Kasdan
Soggetto: Barbara Benedek, Lawrence Kasdan
Sceneggiatura: Barbara Benedek, Lawrence Kasdan
Direttore della fotografia: John Bailey

Montaggio: Carol Littleton
Interpreti principali:   Tom Berenger, Glenn Close ,Jeff Goldblum,William Hurt, Kevin Kline, Mary Kay Place, Meg Tilly, JoBeth Williams, Don Galloway,  
Musica originale: Aretha Franklin, Marvin Gaye, Meg Kasdan ed altri
Scenografia: Ida Random
Costumi: April Ferry
Origine: Usa, 1983
Durata: 103 min.

 Pubblicata "senza amore" sul sito Ciao.it . Sempre io ero e sono. 

ISBN/EAN: 
8013123059208

Commenti

Questo è stato suggerito da Leon, quindi, consentimi Fede, a te. Bello, ma a volte non troppo. Ricomincio da qui, nel 2008, la mia compartecipazione a Lankelot. Son davvero felice di esserci e grazie a tutti. In particolar modo a quelli che erano a Sassari ed anche a quelli che non c'erano. Non per merito o capacità. Così. Come vengono le cose, direi. Arrivo con altre,poi, sicuro. Grazie a Gianfranco che tiene con "i denti" questo bellissimo sito ed a tutti quelli che gli danno una mano. Insomma grazie a chi.

Bentornato su queste pagine:)
E grazie a te, di cuore. Di tutto, come sempre.

"Ed ecco allora un possibile risultato, sapendo perfettamente che certi film ti cucinano a fuoco lento, che certe storie venate di malinconia a volte possono avere anche un retrogusto vagamente dolciastro, di quella dolcezza che non si appiccica ma che da quasi sollievo alle papille gustative dell?emotività. E, ad essere sinceri, diciamo che se queste elencate concause si presentano nell?ordine e nella misura giusta ecco, va bene, il dvd può partire, e questo film vi piacerà."

> Bella introduzione. Ma credo che non incontrerò mai i miei compagni del liceo al completo, ci siamo dispersi dopo nemmeno dieci anni... (e sospetto che mi avrebbe atteso più "Compagni di scuola" di Verdone che un Grande Freddo:) )

"I giovani vecchi, compagni universitari e sessantottini nel sangue, si ritrovano dopo anni, causa suicidio del loro compagno più scapestrato (un Costner agli esordi di cui non si vede mai il volto, in quanto le poche scene in cui era visibile in toto furono tagliate durante il montaggio)."

> Credo fosse proprio l'esordio assoluto di Costner:).
Reminiscenza da vhs de "l'unità", collana Americana, anni Ottanta. Sbaglio?

"Aggiungiamoci Hurt che è magnifico nell?impersonare il disilluso e fuori da tutto ed impermeabile a tutti, forse quello che nutre sentimenti più sostanziosi nei confronti della vita, dell?amore e dell?amicizia ma che nello stesso tempo evita con cura di restare invischiato in pindarismi mentali di stampo emotivo sentimentale fini a se stessi. Reduce dal Vietnam più che ricordare vuole conoscere il futuro e poiché gli riesce impossibile, si annebbia con la più varia ed eterogenea serie di stupefacenti che lo spettatore possa immaginare."

> Personaggio stupendo, davvero.

"Unica raccomandazione, a parere mio: da vedere senza indulgere in eccessive empatie di carattere politico sociologico. Senza cioé volerci per forza e con incisività trovare un ripensamento o un?analisi seria, concreta e profonda del Sessantotto americano, che fa da sfondo. Prendetelo come un film sullo scorrere inevitabile del tempo e sull?inesorabile annacquamento se non vaporizzazione degli ideali professati ed urlati in gioventù, poiché altri morsi, altri eventuali brividi, altre corpose e sostanziali necessità si affacciano ed occorre affrontarle in una qualche maniera, eventualmente discutibile con un bicchiere di whisky in mano e qualche spinello."

> Pienamente d'accordo. Gran bel ritorno, Baol.
Dovrei aver visto due o tre volte il film, negli anni, e credo proprio che la quarta arriverà attorno ai 40, hai ragione tu. Sembrerebbe il momento giusto:). Tra otto-nove anni ne riparliamo. Voglio la cognizione di causa.

bella recensione, il film l'ho visto parecchi anni fa, dovrei ripassarlo, ma ne conservavo una buona impressisone.
Ricordavo il particolare di Kostner che appunto esordiva qui.

"Nostalgico ma senza melassa, crudo se volete, ma non indigesto, rapido ma non superfluo. Un grande freddo inteso semplicemente come il surgelare senza cura e sufficiente passione tempi ed istanti che fatalmente passano e che nessun forno a microonde costruito con un weekend potrà mai rendere cibi pienamente commestibili. Certi cibi vanno mangiati caldi e senza freezer. Il congelatore a volte fa il suo dovere, iberna per sempre l?attimo non colto".

Caro Paolo, hai centrato tutto. Ti attendevo al varco;) Sapevo che il film era nelle tue corde e leggendoti si capisce bene il perchè. Sono anni che non lo vedo, tra due mesi nemmeno ho 35 anni: forse è ancora presto per rivederlo. Che dici? ;)

Ora attendo Il maratoneta, Un uomo da marciapiede, Il piccolo grande uomo e forse, dico solo forse, Soldato blu. Con calma, naturalmente;)

(Marina, ma Costner non si vede, l'hanno tagliato:))) )

4. ahahah sì, bravo esatto.

3.:-)

8. Fede un uomo da marciapiede l'ho appena scaricato, per rivederlo. Sarà fatto. Gli altri verranno :-)

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