Jonze Spike

Essere John Malkovich

Autore: 
Jonze Spike

Grottesco e paradossale, “Essere John Malkovich” è l’atipico e stupendo esordio di Spike Jonze: perturbante riflessione sull’identità, sull’empatia e sulla simulazione della realtà, è un film che diverte, inquieta e meraviglia. La sceneggiatura di Charlie Kaufman brilla per sarcasmo e fantasia: i dialoghi sanno precipitare nel sarcasmo e nel puro nonsense, per poi solcare profondità inconsuete nella produzione cinematografica occidentale contemporanea. L’interpretazione di John Cusack, febbrile e visionario, è molto convincente; rigida e fredda risulta invece Catherine Keener.  

  

TRAMA e VARIE OSSERVAZIONI

Craig Schwartz (John Cusack) è uno stravagante burattinaio, disoccupato e in crisi sentimentale. Il suo matrimonio con Lotte (Cameron Diaz) vive una fase infelice, di noia e di ripetitività: lei vorrebbe un bambino, Craig temporeggia e si trova, nel frattempo, a condividere l’appartamento con uno scimpanzé, un cane, un iguana e dei pesci.  

La consapevolezza è una vera maledizione”, si ripete Craig, incapace di vincere il suo malessere. Soffre perché non lo lasciano lavorare: ogni giorno, alterna esperimenti con le marionette nel suo laboratorio a spettacoli allestiti sulle strade. Può capitare che la sua rappresentazione delle vicende di Abelardo ed Eloisa risulti sordida o peccaminosa al benpensante viandante di passaggio, propenso al jab: e non consola certo, in questi casi, tornare a casa e sentirsi invitare a cercare un lavoro vero. 

Craig vaglia minuziosamente tutti gli annunci di lavoro: fin quando non ne individua uno che sembra proprio adatto alle sue caratteristiche. Si cerca un archivista basso, dalle dita straordinariamente agili. Risponde e si presenta al colloquio: che si svolgerà al settimo piano e mezzo d’un edificio dal favolistico passato. Raggiungere il “settimo e mezzo” non è difficile: basta bloccare l’ascensore e forzare l’apertura delle porte, giusto a metà strada.  

Avanza per i bassi cunicoli del piano segreto, prende accordi con una segretaria che, a seconda della sensibilità dello spettatore, può apparire sorda o folle (ma ha un dottorato all’Università sui disturbi del linguaggio: questo dissipa diverse perplessità) e incontra il principale.

L’abilità manuale di Craig stupisce il boss: immediatamente ingaggiato, inizia ad ambientarsi senza difficoltà.  

Maxine (Catherine Keener) è la collega che sognava d’incontrare: attraente e   volubile, è l’ideale per completare il distacco dalla moglie. Ma Maxine non sente nessun interesse nei confronti del povero burattinaio: che può, al limite, annoiarla o divertirla, a seconda della sua predisposizione d’animo.

L’infelice amore per Maxine deprime Craig: che tenta invano di comunicarle i suoi segreti e le ragioni del suo interesse per le marionette.

Craig vorrebbe poter essere un’altra persona: sogna di vivere la vita d’un altro. È burattinaio perché insegue e adora l’empatia. 

Maxine non sa che farsene dell’anima di Craig. Craig sembra crogiolarsi in questa nuova fonte d’infelicità e malessere, fin quando, un giorno, non scova un passaggio segreto all’interno del suo ufficio. Entra nel passaggio, accucciandosi e procedendo carponi lungo un buio e strettissimo cunicolo.

Quel cunicolo conduce in John Malkovich: per quindici minuti, si vive la vita dell’eclettico e fascinoso attore hollywoodiano; infine, ci si ritrova catapultati ai margini d’una strada di periferia.  

Craig, entusiasta e incredulo, ha appena realizzato il più grande sogno della sua vita: ha vissuto qualcosa di “integralmente empatico”, di assolutamente superiore rispetto alle sue simulazioni con le marionette. E così, si precipita da Maxine per raccontarle l’esperienza. La ragazza non ha scrupoli e sa il fatto suo: sente profumo di business, e propone di pubblicare un annuncio che prometta, per soli 200 dollari, di poter vivere un’altra vita per quindici minuti.

Vorresti essere qualcun altro? Adesso puoi…

Il grande successo dell’iniziativa conferma il fiuto dell’impiegata dell’archivio del settimo piano e mezzo: i cittadini fanno la fila per poter essere, in deliziosa semi-clandestinità, John Malkovich per un quarto d’ora.  

Nel frattempo, la moglie di Craig, Lotte, s’interessa alla straordinaria possibilità e ne diventa immediatamente dipendente: “essere John Malkovich: come se tutto, a un tratto, avesse senso”, afferma, folgorata. Avverte una completezza che la conquista: trova che l’ingresso nella mente e nel corpo dell’attore implichi ch’egli abbia qualcosa di femminile, e che sia perciò perfetto – virile e uterino.  

Quando Malkovich incontrerà Maxine, in Malkovich ci sarà anche Lotte: Maxine, deliziata dalla sensazione d’essere desiderata e amata da un uomo con la dolcezza e l’intensità d’una donna, stabilirà con la moglie di Craig un legame decisamente ambiguo. Il povero Malkovich sarà un po’ perplesso nel sentirsi chiamare “Lotte”, ma lascerà correre, come vinto da una “volontà ulteriore”.  

Craig e Lotte diventano rivali in amore: la loro stanca relazione si rivitalizza nel momento in cui diventano Malkovich, e possono – con qualche sotterfugio, inizialmente, nel caso del burattinaio – amare Maxine.  

Quando il burattinaio riuscirà non solo a sentire e vedere tramite Malkovich, ma a farlo parlare e a muoverlo come una marionetta, sarà il principio d’una inattesa evoluzione della vicenda. 

Malkovich riesce a opporre qualche resistenza, si confronta con l’amico Charlie Sheen (Charlie Sheen) che lo invita a evitare le indagini: “La verità è la madre degli imbecilli”, gli dirà, invano: la marionetta vivente insegue, una notte, Maxine fino al settimo piano e mezzo; si fa raccontare dai clienti in cosa consista l’esperienza che stanno per fare, e, furioso, scavalca la fila e si lancia nel cunicolo.  

Malkovich entra così nel suo inconscio: tutte le persone che vede sono John Malkovich, e ogni parola pronunciata suona “Malkovich”.

Spaventato e scioccato, dopo un quarto d’ora si ritrova catapultato in strada, ed è determinato a non vedere mai più Maxine e a far chiudere quel micidiale accesso alla sua psiche e ai suoi segreti.

Troppo tardi: Craig riesce a prendere pieno controllo del più perfetto burattino che poteva desiderare d’avere, e assume la sua identità.

Sposa Maxine, e dichiara, come Malkovich, di voler lasciare per sempre il cinema per diventare un burattinaio. Il neo-Malkovich, profeta – manco a dirlo – del burattino come “estensione di sé”, farà rinascere l’arte delle marionette, sconvolgendo l’ambiente hollywoodiano.

 

Dopo quasi un anno di questa vita, Maxine, in attesa di un bambino, è improvvisamente inquieta e nuovamente distante dal povero Craig-Malkovichato: ha nostalgia di Lotte, perché il bambino che attende l’ha concepito proprio mentre lei era in John. Lotte è dunque madre e padre al contempo, in un certo senso.  

Lo scioglimento della vicenda si basa su un’invenzione della sceneggiatura che non intendo accennare e non ho, volutamente, neppure richiamato in questa ampia sintesi della trama: in parte per non bruciare la sorpresa a quei pochi che ancora non hanno avuto occasione di vedere il film, in parte perché, onestamente, mi sembra una pleonastica semplificazione della storia.      

 

APPUNTI

L’ingresso in John Malkovich appare inizialmente come una simulazione: il passaggio nell’attore è rappresentato, nelle prime scene, tramite un’inquadratura soggettiva che marca l’identificazione tra lo spettatore e il personaggio che s’incarna. La transizione dalla simulazione all’ “empatia totale” del burattinaio con Malkovich vede una progressiva dismissione di questa visuale.   

Primo lungometraggio del sodalizio Jonze-Kaufman: Jonze è un regista proveniente dal mondo dei clip musicali (ha lavorato con Bjork e i R.E.M., è stato idolatrato per l’indimenticabile video di “Da Funk” dei Daft Punk), Kaufman uno sceneggiatore reduce da lunga militanza nella televisione statunitense.

Tra le comparse di lusso: Sean Penn, Brad Pitt e David Fincher. 

Da segnalare un inedito di Bjork nei titoli di coda.

 

Lankelot Franchi, in collaborazione con Fiamma Franchi, marzo del 2004.

Prima pubb: Lankelot.com


Regia: Spike Jonze. Soggetto e Sceneggiatura: Charlie Kaufman. Direttore della fotografia: Lance Acord. Montaggio: Eric Zumbrunnen. Interpreti principali: John Cusack, Cameron Diaz, John Malkovich, Catherine Keener, Mary Kay Place, Charlie Sheen.  Musica originale: Carter Burwell, Bjork. Produzione: Steve Golin, Michael Stipe, Vincent Landay, Sandy Stern.   Origine: Usa, 1999. Durata: 112 minuti. Recensioni: James Belardinelli / Scaruffi

ISBN/EAN: 
5050582036947

Commenti

La moglie di Craig, Lotte, s?interessa alla straordinaria possibilità e ne diventa immediatamente dipendente: ?essere John Malkovich: come se tutto, a un tratto, avesse senso?, afferma, folgorata.

finale banale idea e film fino ad un certo punto fantastici, con significati molto contemporanei quali spersonalizzazione, voglia di essere qualcun altro, rapporto realtà- fantasia/realtà-psiche, noi e l'inconscio...Un eccellente esordio

Soprattutto, la rivelazione del grande talento di Charlie Kaufman. Per parecchi tra noi, Being JM rimarrà pietra miliare proprio per questa ragione.

QUESTO FILM è UNA FICATA. VISTO OGGI.

Bravo Elio. Ottima scelta.
Sono anni che rivedo questo film senza stancarmi, periodicamente. Micidiale...

Quoto. Lo guarderemo fino alla fine del mondo :)

Frank, sia con firefox che con explorer non vedo la foto :)

Mi sa che è saltata la locandella col cambio di server...
provvedo;) grazie

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