Tre anni dopo aver ideato “Being John Malkovich”, il duo Jonze – Kaufman, l’uno regista proveniente dal mondo dei videoclip musicali (Bjork, Daft Punk, R.E.M.), noto altrove come autore dell’imbarazzante “Jackass”, l’altro sceneggiatore proveniente da lunga militanza nella televisione statunitense, danno vita a una nuova pellicola: che, certamente meno originale rispetto alla precedente, presenta pure qualche elemento notevole e degno d’essere rimarcato. Senza entusiasmo, intendiamoci: questo film è quanto di più prossimo all’onanismo intellettuale sia circolato in sala negli ultimi anni.
“Adaptation” (per noi italiani, “Il ladro di orchidee”) non è intelligente come “Being John Malkovich”, né giocato su una brillante sceneggiatura o fondato su una sfavillante idea di base: è – per qualche verso – vagamente sperimentale, discretamente metacinematografico, marcatamente autoreferenziale e decisamente compiaciuto. Il cast è decisamente ben assemblato: spiccano i nomi di Meryl Streep, nei panni della scrittrice, e di Chris Cooper (“American Beauty”) nei panni del ladro di orchidee; Nicholas Cage, parte della sacra famiglia Coppola (alla pari del regista), interpreta il doppio ruolo dello sceneggiatore e del suo gemello.
L’autoreferenzialità è probabilmente l’aspetto più controverso, al solito: in più d’una circostanza, i richiami diretti al precedente film dello stravagante duo hollywoodiano lasciano perplessi: questa smania di esibire e analizzare il proprio ombelico sembra essere sul punto di trasformarsi in un vezzo; ancora qualche anno e potremo parlare di piaga. Senza dubbio, però, non si può non ammettere che ritrovare frammenti di “Being John Malkovich” è divertente per i non pochi ammiratori dell’opera prima di Jonze e Kaufman. Si poteva congegnare un richiamo più sottile: l’ostentazione lascia interdetti.
TRAMA
Charlie Kaufman (Nicholas Cage) racconta la sua quotidianità di autore, estenuato dalla difficoltà di trasformare un reportage in una sceneggiatura cinematografica, paralizzato dalla timidezza in pubblico e massacrato costantemente dai tic: è un’esistenza di stentati sorrisi e di esibito malessere, segnata dalle difficoltà di comunicazione con l’alterità e dal torpore delle fasi di crisi e d’aridità.
Charlie è cerebrale e puntualissimo nei suoi studi preparatori: si documenta, con angoscia e con grande dedizione, vaglia diverse opportunità e tenta di registrare le idee migliori e le congetture più affascinanti: gli capita, lavorando sull’adattamento del libro di Susan (Meryl Streep), basato sulla storia d’un ladro di orchidee (Chris Cooper), di immaginare un film che abbia inizio a partire dal pleistocene (circa); poi, più modestamente, vagheggia un flashback che veda Darwin come protagonista; infine, capisce che non ha altra soluzione che scrivere la storia della storia del libro, integrandosi come protagonista e indagando sulla genesi del reportage e sulla vita privata della scrittrice.
Così, s’alternano passi indietro nella narrazione (durante le riprese di “Essere John Malkovich” Charlie riceve la proposta; seguiamo Susan nei primi stadi di scrittura del libro, e via dicendo) a ritorni a strapiombo nel presente della narrazione: Kaufman, la fronte imperlata di sudore, si trascina dal letto alla scrivania, macina chilometri all’interno della sua abitazione e si spreme le meningi come un ossesso per “creare”.
Charlie riceve la visita del gemello, Donald (nella realtà, ovviamente, non esiste: è bene puntualizzarlo, per sottolinearne la natura tutta simbolica e, parrebbe, allucinata): è un allegrone che decide, per superare l’impasse della disoccupazione, di dedicarsi alle sceneggiature – e questo nonostante la sua scarsa preparazione e la sua pessima conoscenza della lingua e d’ogni letteratura. Donald conosce la gioia della “creatività per la creatività”: non si preoccupa eccessivamente di scrivere cazzate, o di ripetere idee d’altri o di insistere su intrecci o cliché già adottati altrove. Scrive, e nel frattempo vive amorazzi e cura solari relazioni umane nell’ambiente cinematografico.
Ovviamente, partecipa a uno di quei brillanti e fondamentali corsi di scrittura creativa, che proprio dall’America hanno iniziato a infestare il cosmo, senza eccezione alcuna: prova a convincere Charlie a partecipare, ma il fratello si iscriverà soltanto quando capirà d’essersi impaludato nella scrittura, e sarà a un passo dalla disperazione più nera.
Donald è ciò che manca a Charlie: semplicità, gioia di vivere, superficialità.
Donald è quel che Charlie potrebbe essere se non si fosse bardato d’un intellettualismo soffocante.
Charlie e Donald investigheranno sulla genesi del libro, scoprendo una torbida vicenda di liaison clandestine tra autrice e protagonista, convulsa e contorta, tra droghe, doppie vite e menzogne varie. In altre parole, lo stile e le idee di sceneggiatura di Donald si impadroniranno della linea squilibrata e cerebrale dello scritto di Charlie trasformando la sceneggiatura in una inguardabile, bolsa, trita e ritrita sceneggiata hollywoodiana, ingentilita appena da un primo riscatto del gemello, che d’un tratto si rivela creatura capace di sensibilità e intelligenza e sacrificio. Grottesco, certo… e prevedibile.
APPUNTI
Non mancano momenti interessanti, non mancano ironia e verve, non mancano sciatteria e compiaciuta trasandatezza: si narra la storia di uno sceneggiatore emergente che non sa cosa scrivere, e mentre scrive o riflette o immagina racconta tutto al pubblico: nel piccolo labirinto della creatività si vive il rischio d’una pericolosa identificazione con la confusione mentale dello sceneggiatore. Che è l’autentica protagonista del film: il titolo dell’edizione italiana è, ovviamente, fallace e fuori contesto.
Ci si domanda, a questo punto, cosa racconterà Kaufman nella prossima storia: ora che dovrebbe essersi esaurito come argomento, geminandosi addirittura, dovrà inventare un intreccio e creare qualche personaggio. In altre parole: scrivere. Già possiamo vederlo: nevrastenico, registratore alla mano, un bagno di sudore, tra un gioco di mano e l’altro…
Compiaciuto esercizio di stile, intelligente e divertente: ma sghembo, e farraginoso. Solo per chi aveva amato “Essere John Malkovich”.
Lankelot Franchi, febbraio 2004. Prima pubb: Lankelot.com
Regia: Spike Jonze.
Sceneggiatura: Charlie Kaufman, “Donald Kaufman”.
Tratto da un libro di: Susan Orlean.
Direttore della fotografia: Lance Acord.
Montaggio: Eric Zumbrunnen.
Interpreti principali: Nicolas Cage, Meryl Streep, Chris Cooper, Brian Cox, Tilda Swinton, Maggie Gyllenhaal.
Musica originale: Carter Burwell, John Davis, Lou Barlow.
Produzione: Jonathan Demme, Edward Saxon.
Origine: Usa, 2002.
Durata: 114 minuti.
Titolo originale: “Adaptation”.
Info Internet: Spietati
Commenti
?Adaptation? (per noi italiani, ?Il ladro di orchidee?) non è intelligente come ?Being John Malkovich?, né giocato su una brillante sceneggiatura o fondato su una sfavillante idea di base: è ? per qualche verso ? vagamente sperimentale, discretamente metacinematografico, marcatamente autoreferenziale e decisamente compiaciuto
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