To Johnnie

Vendicami

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To Johnnie

Scoperto dal pubblico di casa nostra grazie al Far East Film Festival, è tornato da pochi giorni nelle sale italiane, con Vendicami, il regista di Hong Kong Johnnie To. Passato disinvoltamente dalla commedia al noir, To è riuscito, nell’arco di 30 anni, a costruire un cinema di genere che ha coniugato in modo semplice ed elegante qualità e intrattenimento, fondendo il respiro epico dei maestri Sergio Leone e Sam Peckinpah con i ritmi e le cadenze dell’action spettacolare contemporaneo. Non smentisce questa regola neanche Vendicami, suo ultimo lungometraggio, da pochi giorni nelle sale, opera che condensa in quasi 110 minuti un dramma dalle tinte fosche che vede protagonista l’acclamata star francese - rocker e attore molto amato in madrepatria - Johnny Hallyday. 

Costello, un ex killer francese proprietario di un ristorante, arriva ad Hong Kong al capezzale della figlia gravemente ferita, unica sopravvissuta di una strage compiuta da tre sicari nella quale hanno perso la vita il marito e i due figli piccoli,  senza alcun motivo apparente. Costello giura vendetta, e la fa coincidere con la sua ultima ragione di vita. Non conoscendo nessuno in loco, si affida a tre killer, incontrati in circostanze casuali, a cui promette di lasciare tutti i propri averi – il ristorante, più una cospicua somma in denaro -  se lo aiutano nell’impresa di scovare e uccidere i responsabili e il mandante della fredda esecuzione dei propri cari. L’ex killer, consumato dal dolore ma più che mai determinato nel raggiungere il proprio scopo, ha anche gravi problemi di memoria, dovuti a una pallottola che da anni è conficcata nella sua testa, tanto da doversi portare appresso le foto dei tre uomini assoldati per non allontanare dalla mente i loro volti. La caccia comincia, e porta subito buoni frutti e uno scontro a fuoco, in un primo momento non risolutivo. Sempre più lontano dalla realtà, e in progressivo deficit di memoria, Costello lascia ai tre “nuovi amici” il compito di chiudere i conti. Ma un destino beffardo ci mette lo zampino, in maniera assai imprevedibile. L’epilogo sarà una carneficina.
 
 
Girato tra Macao e Hong Kong, in un’ atmosfera fatta d’attese dilatate e piccoli rituali che sovente precedono improvvise deflagrazioni, Vendicami conferma la disposizione di Johnnie To a immaginare un cinema dall’ampio respiro che riesce felicemente a coinvolgere qualsiasi tipo di spettatore. L’influenza del cinema leoniano risulta, nella fattispecie, assai evidente, soprattutto nei momenti immediatamente precedenti e contestuali ai conflitti a fuoco. L’uso narrativo della musica, gli improvvisi ralenti, l’esasperazione del dettaglio, le digressioni visionarie, l’ossessione per i volti; tutto, nell’opera di To, omaggia il padre dello “spaghetti western”, nel tentativo di enfatizzare le sequenze madre, caricandole di pathos fino a esaltare la ritualità del conflitto a fuoco, quasi stesse filmando una cerimonia solenne. Una messa in scena decisamente coinvolgente, sia per coloro che cercano emozioni adrenaliniche, sia per chi si lascia vincere dalla complessità dell’arte filmica in ogni suo particolare. I dialoghi, in effetti, sono per lo più essenziali se non quasi azzerati; tutto è affidato alla potenza e all’evocazione delle immagini, e all’efficacia degli attori. Un elogio della vendetta rafforzato anche dal sottotesto più curioso del film, la solidarietà e l’amicizia che si instaura tra killer di diversa origine, pur nella tragica cornice proposta. Non tutto, peraltro, è centrato pienamente, in quanto la sceneggiatura è appena sufficiente a supportare la storia, e in alcuni tratti priva di ogni possibile verosimiglianza, in particolar modo nel sanguinoso e citazionistico finale, che fa il verso a Gli Spietati, western capolavoro di Clint Eastwood. Quanto mai centrata, invece, la scelta del protagonista, che in un primo momento doveva essere Alain Delon; un Johnny Hallyday che trattiene e stratifica il dolore in una maschera a tratti impenetrabile e a tratti melodrammaticamente shakespeariana. Tutto in parte il resto del cast, e note di merito per la suggestiva colonna sonora di Lo Tayu e la calibrata fotografia di Cheung Siu-keung.
 
 
Liberatosi anzitempo da alcuni rigorosi precetti estetici di certo cinema orientale, Johnnie To sta dimostrando, pellicola dopo pellicola, si saper fare un ottimo ed elegante cinema di genere, che sta trovando sempre più distribuzione e relativa fortuna al botteghino in occidente, pur non piegandosi totalmente alle regole di mercato del settore. Presentato con discreto successo allo scorso Festival di Cannes, Vendicami è anche un dichiarato omaggio al cinema del maestro Jeane-Pierre Melville (il killer Costello è un riferimento esplicito a Faccia d’angelo, del 1967), artista talmente amato da To che in futuro verrà celebrato pienamente dal regista di Hong Kong, attraverso il progetto-remake di una delle sue opere più famose, I senza nome.
 
Regia: Johnnie To. Soggetto e sceneggiatura: Wai Ka-Fai. Direttore della fotografia: Cheng Siu-Keung. Montaggio: David M. Richardson. Scenografia: Silver Cheung. Costumi: Stanley Cheung. Interpreti principali: Johnny Hallyday, Sylvie Testud,Anthony Wong Chau-Sang, Simon Yam, Lam Suet, Lam Ka Tung, Maggie Siu, Felix Wong, Vincent Sze, Cheung Siu-Fai, Yuk Ng Sau. Musica originale: Lo Tayu. Produzione: Johnnie To, Wai Ka-Fai, Michele & Laurent Petin, Peter Lam e John Chong per Arp Sélection, Milkyway Image, Media Asia. Titolo originale: “Vengeance”. Origine: Hong Kong, Francia 2009. Durata: 108 minuti.
 
Federico Magi, maggio 2010.
 
Prima pubblicazione cartacea dell'articolo: Il Secolo d'Italia, 11 maggio 2010. © Il Secolo d'Italia. L'articolo appare su Lankelot in versione lievemente più estesa. 
ISBN/EAN: 
000

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(Vendicami) "Girato tra Macao

(Vendicami) "Girato tra Macao e Hong Kong, in un’ atmosfera fatta d’attese dilatate e piccoli rituali che sovente precedono improvvise deflagrazioni, Vendicami conferma la disposizione di Johnnie To a immaginare un cinema dall’ampio respiro che riesce felicemente a coinvolgere qualsiasi tipo di spettatore. L’influenza del cinema leoniano risulta, nella fattispecie, assai evidente, soprattutto nei momenti immediatamente precedenti e contestuali ai conflitti a fuoco".

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