I 've got a point of no return.
Questo il testamento del nostro bisbetico, bislacco, eroe dell'anti-eroismo Mister protagonista del film. Egli dice, anzi egli fa, la sua parola è azione. Poche parole, ma molti fatti. La vita si fa. Davvero? si, la vita è fare, non parlare.
Egli si mette in azione e ci racconta: mi conviene andare avanti più che tornare indietro, in questa giornata calda e senza tempo, sembra quasi che sia tutto predefinito, cristallizzato, deciso. E' Una giornata particolare e, vi dirò, non mi sento particolarmente bene, forse sono in preda a follia nevrasteniche, a vecchi spettri che ballano nell'armadio dei desideri mai esauditi, che giocano a biliardo sul tavolo del destino della mia anima dannata.
Io mi ribello. Io vado avanti. Ve lo dirò. Voglio tornare a casa. A casa delle mie memorie. C'è un focolare che non si spegne, pieno di cenere, dove brillano alcune fiamme, fuochi fatui forse, scintille di esistenza. Ho i miei ricordi, non voglio dimenticarli, anzi, li voglio ricordare, farli diventare presente
Voglio ritornare da mia moglie, voglio abbracciare mia figlia. Voglio tranquillizzare mia madre. Voglio un America più giusta, dove nei supermarket sporchi e sforniti i prezzi non divengano maschere di carnevale, giochi di prestigio, truffe tranquillanti e serene, un gioco dove giocano solo i potenti. Voglio che in questo mondo grande, confuso, pazzo come me, ci sia spazio per chi ha voglio solo di ritornare, senza andare più via. Voglio. Voglio volere. I've got a point of no return. Cioè, ve lo dico, non tornerò indietro.
Mister ha detto.
Dove più cerchi di districarti dagli ingorghi che la vita ti offre e più invece ti trovi imbottigliato nel traffico di pensieri aggressivi e in divieto di sosta. Tutte le strade portano da qualche parte anche se a volte sono viaggi di sola andata, non sono previsti biglietti di ritorno, nemmeno se si viaggiasse in prima classe.
Non ha apparenti, sfuggenti diritti, il nostro Mister.
Non ha scuse.
Mister si ribella.
Nella maniera forse peggiore, nella maniera più cruenta. Solo, e contro tutti. E per di più malato. Ma "Un giorno di ordinaria follia" è un giorno insensato e violento di sacra rabbia, che colpisce più o meno involontari colpevoli che calpestano vite altrui senza neanche accorgersene, come nella scena dove i due benestanti giocano a golf pestando erba senza pensare che al loro gradevole e personale sollazzo corrispondono migliaia di fili di sconosciute verdure acciaccate e umiliate dai loro piedi o piedoni amebici e trionfanti in pieno yuppie style.
Ok Mister. Difficile mantenere calma e sangue freddo. rispettare le regole quando di fatto tutti giocano a non rispettarle. Dico ti molla la moglie, parli di una madre che è morta da tempo ma vive ancora nei tuoi solitari vaniloqui, ed hai sulle spalle un licenziamento per giusta (o ingiusta) causa. Situazione terribilmente in bilico. Non fosse che fa caldo. E' c'è un ingorgo pazzesco su quella highway che sicuramente è statta asfaltata su finanziamenti di American Dream.
Good luck, Mister.
Micheal Douglas è Mister. Per raccontarci una giornata claustrofobica dove si ha voglia di urlare. Un giornata qualunque, che potrebe capitarci di vivere, forse.
Quante volte noi partiamo, ma poi ci femiamo alla prima stazione. Quante volte decidiamo per arrivare a non decidere e poi rimaniamo invischiati in quello che si chiama prendere tempo, mentre il tempo passa, ci scivola, ci scorre, vince.
In una giornata di afa terrificante, appena licenziato dal Ministero della Difesa americano, allontanato dalla moglie, il Mister-Douglas cerca disperatamente una via.
E' un ritorno, il suo, metaforico quanto basta, ad una giustizia che non giustifica e non assolve, cercando una giustizia se non più giusta perlomeno non così terribilmente ostile e senza cuore.
La vita è vero si vive come viene. Ma non sempre viene come va vissuta. Mister incarna la vittima ed il carnefice in un sistema sociologico che annulla e reprime coloro che sbagliano, anche se lo sbaglio scaturisce da un'incredibile sorte avversa. Il sistema, in questo caso americano, non aiuta, ma certo condanna, senza appello.
Meno male che il bene è alle porte. Robert Duvall-commissario in pensione è alle sue calcagna. Egli è perfetto alterego. Anzi, è perfetto altro. Coccola la moglie, subisce il capo, comprende gli inferiori, compresa la innamorata e sdolcinata assistente.
Si ribella quando il plot narrativo da mid-cult, ovvero da zuccherificio, lo impone.
Inesistenti le donne, mere comparse per la dittatura della sceneggiatura ad alta tensione.
Una regia ( Joel Schumacher) che spesso si lascia sconvolgere dalla forza della sceneggiatura e allora dolcifica la crudezza di un perfetto quasi noir postmoderno, con tranquilli primi piani familiari, per rassenerare gli animi e sorseggiare rassicuramento dove c'è tensione e nevrosi.
Se proprio vogliamo sforzarci a trovare un padre o un similare, per dare almeno un'idea, Douglas qui impersona un emblema dell'alienazione in maniere meno letteraria e meno specificatamente "assurda" di quell'antireroe che Albert Camus, lo scrittore francese, a suo tempo immortalò nel romanzo capolavoro "Lo straniero".
Questo fim è un cult che non è cultura e tantomeno "cultureggiare", con storia caustica e sufficentemente densa, ma riprese che spesso si perdono in spazi vuoti del sequel logico-temporale e soprattutto colpelvoli inginocchiamenti alle preghiere del pubblico main-stream che reclama un finale giustificativo e vuole uscire dalla sala o in questo caso dal dvd con nuove certezze e rinforzate debolezze, pur sapendo che i giorni li abbiamo davanti tutti e la follia è quasi matematica conseguenza di un mondo che a volte impazza incurante dei ragionamenti.
Insomma dipingiamo la realtà finché i colori non diventino troppo veri e poco rassicuranti...I 've got a point of no return...
Le mie considerazioni appena esposte trovano, per paradosso, linfa e vigore dal fatto che questo film, attualmente, nei due maggiori siti di vendita online quali IBS e BOL, non è disponibile.
Joel Schumacher è nato a New York il 29 agosto 1939 è regista e sceneggiatore (fonte:wikipedia). Tra i suoi film recenti si ricordano Il cliente (1994), tratto dall'omonimo bestseller di John Grisham, Batman Forever (1995) seguito da Batman & Robin (1997), "8mm ' Delitto a luci rosse" (1999), nonché i recenti "Veronica Guerin" e "Il fantasma dell'opera"
SCHEDA
Regia: Joel Schumacher (New York, 1939)
Soggetto e sceneggiatura: Ebbe Roe Smith
Direttore della fotografia: Andrzej Bartkowiak
Scenografia: Ricker Brad, Engel Jannk, Barbara Ling
Montaggio: Paul Hirsch
Interpreti principali: Micheal Douglas, Robert Duvall, Barbara Hershey, Rachel Ticotin, Tuesday Weld, Frederic Forrest, Lois Smith
Musica originale: James Newton Howard
Titolo originale: “Falling down”.
Origine: Usa, 1993.
Durata: 113 minuti
giugno 2006
Commenti
credo che varmente la lista dei recuperi si sia giocoforza esaurita. Ormai dopo questa seconda tornata rimangono le cose attuali. Molta letteratura, credo, in futuro.
"Questo fim è un cult che non è cultura e tantomeno "cultureggiare", con storia caustica e sufficentemente densa, ma riprese che spesso si perdono in spazi vuoti del sequel logico-temporale e soprattutto colpelvoli inginocchiamenti alle preghiere del pubblico main-stream che reclama un finale giustificativo e vuole uscire dalla sala o in questo caso dal dvd con nuove certezze e rinforzate debolezze, pur sapendo che i giorni li abbiamo davanti tutti e la follia è quasi matematica conseguenza di un mondo che a volte impazza incurante dei ragionamenti."
> devo ancora rimediare alla perplessità che mi lasciarono i trailer anni fa. Mi hai senza dubbio suggerito di farlo. Bel pezzo e avanti con tutte le novità. Grazie Baol!
2. :-) la sostanza della trama è molto plausibile. Il finale è ameriKano
"si mette in azione e ci racconta: mi conviene andare avanti più che tornare indietro, in questa giornata calda e senza tempo, sembra quasi che sia tutto predefinito, cristallizzato, deciso."
> "quasi", eh? Eh. Il Baol che non vede l'ora di sprigionarsi empatico (tra)scrive;)
sì lo so. A volte mi pare di vivere film. Però dai. Trattasi di "ordinaria" follia :-),
(curiosamente il titolo italiano è un'interpretazione di quello originario. Il semplice e delizioso "Falling down". Eh. Qualcosa vorrà dire no?)
vuol dire qualcosa, sennò non lo pubblicavo. Da tempo ho superato l'ansia da prestazione :-). Nel fatto che il film mi piace. Con tutti i se e i ma del caso :-)
6. pensavo pure che sui titoli qualche volta sono bravi. Ma uno dei casi più eclatanti di pessima traduzione degli ultimi anni è "Se mi lasci ti cancello" di Gondry. Li andrebbero denunciati per oltraggio al pudore.