Jodorowsky Alejandro

La montagna sacra

Autore: 
Jodorowsky Alejandro
In un imprecisato paese latino-americano, un ladro fortemente somigliante al Cristo, accompagnato da un uomo orrendamente mutilato, si trova immerso in un’umanità che mercifica e vilipende l’iconografia di Gesù. Fatto prigioniero da alcuni pseudo-religiosi che lo vogliono imbalsamare, riesce a sfuggirne arrampicandosi fin nell’interno di una improbabile costruzione, che si rivela luogo di pratiche alchemiche. Qui, viene iniziato ad arcani riti e preparato per l’adempimento di un’importante missione. Insieme a nove potenti della terra, arrivati come lui in quel luogo nascosto, deve raggiungere La montagna sacra. La spedizione guidata dall’alchimista è propedeutica all’emancipazione di tutti i partecipanti: dal buio e dalla brama della loro esistenza precedente, fino a portarli alla perdita dell’ io primordiale, nella possibilità d’una rigenerazione. Sull’antica montagna si dice vivano nove saggi custodi del segreto dell’immortalità. Il viaggio è intenso e difficile - ognuno deve confrontarsi coi mostri del passato; qualcuno si perde, altri trovano una verità imprevista, un segreto più che mai umano: l’uomo trova veramente se stesso quando riesce a riappropriarsi della realtà. Questa è la vera magia. 

 


JODOROWSKY E LA SUA UMANITÀ FATTA DI MOSTRI 

Alejandro Jodorowsky, come suo costume, costruisce personaggi surreali al limite della sopportazione visiva. In questa storia che annovera un campionario di inquietanti figure, i tratti distintivi dei personaggi sono tra i più aberranti che la cinematografia ricordi: un industriale che crea maschere, consapevole del fatto che: “La gente non vuol essere amata per quello che è, ma per quello che sembra”. Una donna che viene da Marte, che fabbrica e vende armi - armi mistiche: per buddisti, cristiani, ebrei etc. -, produce droghe per deliri d’onnipotenza. Per la pace, dice lei. Un uomo che viene da Giove, che asserisce con orgoglio: “Il mio pianeta è mia moglie”. Per lei e per la sua ricchezza costruisce macchine erotiche con vagine meccaniche che dovrebbero sollecitare l’abilità del fruitore nel portare l’automa all’orgasmo. Un produttore di giocattoli da guerra che si fa suggerire dall’elaboratore i giochi più adatti a condizionare i bambini fin dalla nascita. Con quindici anni d’anticipo, infatti, i bambini impareranno ad odiare il proprio nemico. Un uomo che viene da Urano, che è consigliere economico d’un fantomatico Presidente, per salvare l’economia del proprio paese suggerisce di sterminare quattro milioni di cittadini in cinque anni: con camere a gas, bordelli a gas, scuole a gas e orrori assortiti. Un altro viene da Nettuno, in cui è un feroce capo della polizia: ha un santuario di testicoli amputati ai ragazzi. L’ultimo viene da Plutone, fa l’architetto. Teorizza un uomo che non ha bisogno d’una casa ma solo di un rifugio: “Convinciamolo di ciò e faremo miliardi. Niente luce, niente gas, ma latrine comuni…” – afferma con convinzione.
Gli archetipi umani del comando, pertanto, sono mostri in cerca di schiavi da trattare come animali e come sollazzo da usare nel tempo libero. L’umanità che non può ribellarsi è vittima silente. Tutto, sembra dirci Jodorowsky, è prossimo alla mercificazione. 


L’INIZIAZIONE ALCHEMICA E LA RICERCA DELLA VIA DEL SE 

Il "misticismo laico" di Jodorowsky lo ha portato a disseminare nella pellicola suggestioni di diverso genere, spesso fuori luogo. I sincretismi mistico-culturali-religiosi abbondano e lasciano intendere una volontà di demistificazione (e scusate il ripetersi del termine) di tradizioni e culti antichissimi. Il sovrapporsi di simboli esoterici, alchemici e dell’antico oriente - si intuiscono mantra deformati - non sembra essere figlio di un eccesso di ricerca estetica, ma bensì di una  volontà di sincretismo alchemico-religioso (trascendente): una sorta di suggestione (ora si direbbe)  new age senza prendersi troppo sul serio. All’arrivo nel tempio dell’alchimista, il giovane e spaesato ladruncolo si trova di fronte all’arcano della ricerca superiore: “Vuoi l’oro?” – gli chiede l’alchimista, che avuta risposta affermativa lo invita a defecare in un recipiente di vetro. Trasforma i suoi escrementi in oro, glieli porge e gli dice:
“Non sei che merda. Puoi cambiare te stesso in oro”.
Parole che preludono all’iniziazione alchemica in vista della via di ricerca del sé, sublimata nel viaggio e nell’arrivo alla montagna sacra. Sapere, osare, volere e tacere, sono questi i quattro precetti da introiettare per i dieci in partenza. Ognuno di essi, con un atto rituale, deve bruciare le proprie ricchezze e abbandonarsi alla guida del Maestro. Nove uomini immortali possiedono il segreto dell’immortalità: secondo un antico scritto dei Rosacroce essi risiedono sulla montagna sacra, situata nell’Isola del Loto. Bisogna sottrarre ai saggi immortali il loro segreto. 

  


EPILOGO: NON SIAMO CHE IMMAGINI 

IL viaggio deve produrre l’illuminazione e la catarsi dell’io: uno non ce la fa, gli altri nove combattono con ciò che di umano devono abbandonare. Qua e là, arrivati in loco, si distinguono figure - gli abitanti del luogo ricercatissimo, anch’esso mercificato - atte a demistificare:
“L’Apocalisse e il Libro tibetano dei Morti sono un’esperienza alla mescalina” - dice un autoctono. Ciò a significare: drogatevi e avrete le medesime visioni nei testi contenute. I mostri del passato vengono gettati via - il mutilato è per il ladro un mostro della mente -, finalmente si arriva in cima. Al tavolo dei saggi vi sono nove fantocci di cartapesta più l’alchimista. Che sentenzia: “A voi non serve più un maestro, potete andare da soli,  ormai” – tra lo stupore dei più, ci si interroga un’ultima volta sul segreto dell’immortalità. Ma l’alchimista dall’aura perduta conclude: “Più umani che mai… la realtà. Questa vita è realtà? No, è un film. Non siamo che immagini, fotografie. Romperemo l’illusione! Questa è magia! La vita reale ci attende”.  

Difficile giudicare questo lavoro dell’apolide Jodorowsky, di nascita cilena. Uscito nel 1973, La montagna sacra risente certamente del clima delle dittature militari sudamericane tanto da esasperare simbolicamente il messaggio antagonista. Lo fa cercando la via difficile della metafora mistica, avvalendosi di un apparato di conoscenze magico-alchemiche figlie della curiosità e della parziale adesione a tali materie - Psicomagia è un suo saggio edito da Feltrinelli. Ma le ambiguità, come spesso gli capita, sono molte. Prima tra tutte, l’esasperazione del simbolismo e la gratuità del vilipendio all’iconografia religiosa (ancorché io non sia affatto religioso, e che l’intento del regista risulti indubbiamente provocatorio, l’eccesso disturba alquanto). In secondo luogo è evidente, qui come in altre pellicole, il compiacimento per le violazioni dei corpi e il voyeurismo sulle nudità umiliate d’ambo i sessi. Nonostante ciò, e a merito dell’allucinato regista, vi è una visività altrove introvabile che conferisce forza espressiva all’immagine anche in assenza di parole. È emblematico, a questo proposito, il quarto d’ora di silenzio iniziale - se si eccettuano suoni, vagiti e urla - atto a contrappuntare immagini sovrapposte e di forte impatto visivo. Del resto, ed è innegabile, Jodorowsky ci sa fare con le immagini e lo dimostrerà ampiamente in Santa Sangre (probabilmente la sua migliore opera), ultima sua pellicola nota e distribuita - ve ne è una successiva non in commercio. Un film ambizioso, pertanto, che ha disgraziatamente ispirato esoteristi di quart’ordine e sette sataniche, ma che va comunque visto nel quadro di una ricerca dalla duplice ottica: politica e di conoscenza spirituale. Per coloro che amano spingersi su sentieri di cinematografia impervia e affatto banale. 

 

Regia: Alejandro Jodorowsky. Soggetto e Sceneggiatura: Alejandro Jodorowsky. Fotografia: Rafael Corkidi. Montaggio: Alejandro Jodorowsky, Federico Landeros. Scenografia: Alejandro Jodorowsky. Interpreti principali: Horacio Salinas, Alejandro Jodorowsky, Ramona Saunders, Valerie Jodorowsky. Musica: Don Cherry, Alejandro Jodorowsky, Ronald Frangipane. Produzione: ABCKO, Zohar. Titolo originale: The Holy Mountain. Origine: Usa-Messico, 1973. Durata: 115 minuti.  

Approfondimento in rete: Hot Weird.
 
ISBN/EAN: 
8032706213127

Commenti

Io sono fra quelli che non hanno apprezzato troppo il finale. Il mondo si divide in questi due gruppi di persone: o si esclama "geniale!", oppure "embé?" ;)

Decisamente preferito "El topo", "Santa sangre" mi ha lasciato dubbioso, mi sembra meno tipico dei precedenti.

Questo è un film particolare, non ti so dire se mi è piaciuto o meno. So che è un film che ha attratto fortemente la mia curiosità. é eccessivo, visivamente disturbante e un po'farraginoso a livello narrativo. Ma ha un suo indubbio fascino. Il mio Jodorowsky preferito resta Santa Sangre.

Jodorowsky, o lo ami o lo riguardi. E poi lo ami.

Adesso scrive su XL ogni mese o sbaglio?

Sì, perchè mmpppppfffffhahhhhaAAHHAHHAHAHAHAHHH!!!

[la montagna sacra] tutti i

[la montagna sacra] tutti i dettagli a proposito del libro cui è ispirato:

René Daumal, “Il Monte Analogo”, Adelphi, Milano 1968; prima ed. “Gli Adelphi”, 1991. A cura di Claudio Rugafiori.

Prima edizione: “Le Mont Analogue”, postumo, per Gallimard, 1952; con prefazione di Rolland de Renéville e postfazione di Véra Daumal.

Traduzione cinematografica: Jodorowsky s'è ispirato a questo libro per la sua “Montagna sacra”.

Approfondimento in rete: Wiki it / EstOvest / Oblique / Gurdjeff / AubreyMcFato /

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