Jodorowsky Alejandro

Il paese incantato

Autore: 
Jodorowsky Alejandro
Una ragazza bionda distesa su un letto mangia un fiore. Lis è una giovane affetta da paralisi, fidanzata con Fando. I due, innamorati e soli al mondo, si mettono in viaggio alla ricerca di Tar, il “paese incantato”. Attraversano un deserto di roccia e incontrano un’inquietante umanità rievocante fantasmi del passato e suggestioni del presente. Ma il viaggio li riconduce sempre nello stesso luogo, tanto che Fando, preda di uno stato folle e schizofrenico, si trova in balia di continui sbalzi di umore, figli di una personalità a volte violenta ed altre dolce. Lis, suo malgrado, subisce passivamente le angherie che Fando le infligge: quando il “paese incantato” sembra ormai una chimera, lui, in preda a un raptus, la uccide. E il “paese incantato”? Forse non esiste, forse vive in noi, o più probabilmente, nella quiete della morte.
 
Allucinante viaggio nell’universo onirico di Jodorowsky, Il paese incantato, primo lungometraggio dell’apolide regista di nascita cilena, è un film dal forte impatto visivo, sovente disturbante. Tratta dalla pièce (1964) dello spagnolo Fernando Arrabal, la pellicola si snoda tra sequenze oniriche ed improbabili dialoghi, strizzando l’occhio a Fellini, ma rimanendo molto lontano dalle tematiche e dall’unità narrativa del cineasta riminese. I due personaggi sono decisi ad evadere da un mondo fatto di macerie e rovine, abitato da un’umanità priva di coscienza e sentimento: per loro, è tutto decisamente insostenibile. Il “paese incantato” è più che una speranza, è una necessità, è l’unico approdo possibile per evadere dalla meschinità e dal dolore. Una sorta di doloroso nonsenso, quello che ha imprigionato le anime bambine di Fando e Lis - inquietante la sequenza iniziale di Lis bambina usata al posto di un burattino -, li accompagna nel loro viaggio e si manifesta dal principio; anche se, in un primo momento, speranza e fiducia sono d’obbligo.
 
 
Pertanto, Lis dice a Fando: “Se Tar non esiste vuol dire che lo inventeremo noi”.
 
Ciò, dimostra che Lis, nonostante la sua paralisi permanente, è più forte di Fando, il quale tradisce quasi subito la sua debolezza con queste parole:
“Io non so proprio perché lotto e se lo sapessi non so se avrei la forza di vincere”
 
Tra i surreali personaggi - tra l’onirico e il reale, nel film la dimensione è spesso indistinguibile - che si palesano alla coppia, vi sono ciechi, storpi, travestiti, ed un vecchio a cui Fando chiede:
“È questa la strada per Tar?”
“Se credete che sia questa, è questa”.
 
Jodorowsky non lascia alcun indizio allo spettatore per comprendere se il viaggio sia reale o immaginario, esasperando simbolismi e personaggi, e rendendo quanto mai criptici i significati cui allude. Gioca con immagini forti, prossime al disgusto: la madre di Fando che si fa uccidere dal figlio, uomini che mangiano uomini e bevono sangue, animali che escono dalle viscere e dalle interiora di bambole e persone. La bambola è un persistente elemento iconografico che rappresenterebbe - è d’obbligo il condizionale, con Jodorowsky - la purezza infantile di Lis e dell’umanità tutta, violentata simbolicamente e fisicamente. Gli stati paranoici di Fando, culminano, dopo progressive umiliazioni perpetratele - legata nuda e mercificata -, con la brutale uccisione di Lis, seppellita poco dopo in preda ad un improbabile rimorso:
“Dimmi qualcosa, Lis… dimmi qualcosa, Lis!” - grida Fando tra le lacrime, sommerso dai fiori – immagine che evoca un ricongiungimento -, accanto all’amata. È pace o vuota eternità? È proprio questo il “paese incantato” cui allude il regista? 
 

 
Il messaggio di Jodorowsky è ambiguo e un po’ saccente, inconcludentemente filosofeggiante e con ambizioni di voler spiegare “l’oltre”, ciò che in vita all’uomo è precluso. Ma è anche satira sarcastica e gioco d’immagine in bianco e nero, fin troppo compiaciuto. Ciò non toglie nulla al talento visionario del regista - fondatore a Parigi, con Topor e lo stesso Arrabal, del movimento "Panique" -, che con pochi soldi e un’inventiva non comune, dà vita ad un cinema, sia pur poco prolifico (tre film in circolazione: El Topo, La montagna sacra, Santa sangre), ma senza dubbio originale. Quest’ opera prima, che vide la luce nel 1972 - dopo essersi fatto notare con El Topo - e che era pronta dal 1967, consente a Jodorowsky di farsi apprezzare dalla ristretta cerchia dei cinefili e da coloro che erano in cerca di nuove suggestioni anti-borghesi. Certamente fu un esperimento che gli consentì, nel tempo, di costruire un cinema dall’eguale visività allucinata, ma dai contenuti maggiormente chiari ed enucleabili (Santa Sangre, 1989). Oggi Jodorowsky tende a muoversi entro diverse forme d’arte, non disdegnando nuove incursioni nel cinema, tanto che Franco Battiato lo ha voluto protagonista di Musikanten, secondo lungometraggio del cantante catanese. Il paese incantato, comunque, resta un’opera nebulosa che ha l’indubbio pregio di far intravedere le peculiarità d’un artista poliedrico e fuori dal comune. Per curiosi e cinefili appassionati. 
 
Regia: Alejandro Jodorowsky. Soggetto: Fernando Arrabal. Sceneggiatura: Alejandro Jodorowsky. Direttore della fotografia: Rafael Corkidi, Antonio Reynoso. Montaggio: Fernando Suarez. Interpreti principali: Sergio Kleiner, Diana Marsical, Valerie Jodorowsky, Maria Teresa Rivas. Musica originale: Mario Lozua, Hector Morely, Pepe Avila. Produzione: Roberto Viskin, Juan Lopez Moctezuma. Titolo originale: “Fando y Lis”. Origine: Messico, 1967. Durata: 95 minuti circa.
 
Approfondimento in rete: Hot Weird


ISBN/EAN: 
8032706213134

Commenti

Torpol? Ma non era il pittore Topor (ascia)?

Sì, ha ragione Arpa. Va corretto. Io cancello il tag intanto...

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