Jeunet Jean-Pierre

Il favoloso mondo di Amélie

Autore: 
Jeunet Jean-Pierre

 Premessa doverosa: questo film è giunto con un colpevolissimo ritardo nel nostro paese, e – grave direi – è arrivato sui nostri schermi soltanto per via della probabile candidatura all'Oscar. Questo dovrebbe indurre ad una severa riflessione sia il pubblico che le case di distribuzione. Potremmo tranquillamente sopravvivere senza le produzioni cinematografiche di quarta categoria americane (e direi che un elenco sarebbe superfluo) e senza certa tumefatta e triviale cinematografia italiana: regolarmente invece riceviamo la spazzatura di Hollywood e assistiamo a campagne pubblicitarie torrenziali per prodotti italioti di dubbio gusto e scadente livello artistico.


Poter vedere un film del genere solo per via della candidatura all'Oscar è un peccato. Premesso questo, prima di parlare del film volevo manifestare tutto il mio disappunto per certe opinioni lette a proposito di questo film in rete. 


Numerosi recensori hanno ammesso pregiudizi imbarazzanti, asserendo d’aver temuto l’ennesimo “mattone” francese, paventando l'ennesimo film impegnato e via discorrendo. Preoccupante, direi, che esistano generalizzazioni e semplificazioni di questo tipo: non per una questione di mediocrità intellettuale o di piatto gusto estetico dell'imbrattacarte di turno, ma per questa insinuante tendenza massificatoria che accorpa una cinematografia alta ad una "di routine", vincolata a commedie e commediole, ad un senso di impegno e pesantezza tutto francese. Questo appellarsi regolarmente a luoghi comuni e a banalità consunte mi sembra artisticamente delittuoso: preferiremmo un sano silenzio a certe affermazioni.
A chi ha scritto certe cose, non posso che dare una prima indicazione utile a discutere le proprie posizioni: “L'odio” di Kassovitz, attore, tra le altre cose, ne “Il favoloso mondo di Amelie”. Guardate quel film e poi meditate sulla pesantezza del cinema francese; che se anche fosse solo composto di opere concettualmente complesse, stilisticamente innovative e ahimè non destinate al pubblico di Muccino, rappresenta l'unica seria alternativa allo strapotere culturale americano.
 
Finalmente la critica al film: si tratta di una commedia divertente, dolce e onirica. Non oso dire visionaria; Amelie ha il dono di confondere la propria esistenza tra realtà e sogno, camminando su un sentiero di sentimenti e sensazioni tutto nuovo.
 
Il primo vero pregio di questo film è che, pur non essendo privo di tristezza e malinconia, risulta in sintesi privo di ombre: governato come pare da un allegro fatalismo e da un tenue equilibrio narrativo, sembra procedere lungo una linea retta che incrina il dolore e la sofferenza, accettandole con maturità ed equilibrio.
 
Sullo sfondo di una Montmartre perduta, più impressionista e quindi tardo ottocentesca che contemporanea, assistiamo alle vicende di questa giovane barista che sembra vivere nell'incanto della ricerca del bene; i sentimenti piacevoli, la vivacità, l'armonia, la quiete appaiono destinazioni concesse a tutti. Amelie è, per così dire, una meravigliosa burattinaia delle sorti delle persone che incontra; sembra voler mutare in luci le ombre della loro esistenza.
E allora non è casuale che un personaggio del film sia un pittore ossessionato da Renoir e dalla sua Colazione dei Canottieri; la ricerca della luce impressionista, la volontà di dipingere en plein air e di combattere conformismi e convenzioni della pittura e del mondo pittorico è la stessa di Amelie. Un personaggio che vive di una luce che sente dentro di sé e trasmette all'esterno, capace di irradiare la vita degli altri come un nuovo sole.
La trama è piacevole; numerose e divertenti le trovate ironiche e le suggestioni oniriche del film.
 
È dunque una storia d'amore, come vedrete; un amore quasi di bimbi, innocente, pulito, disperatamente vivo, sempre giocato sul confine sottile tra l'incomunicabilità e il desiderio che la realtà sia nuova e perfetta.
È un inno alla vita: alla speranza, alla semplicità, alla quiete calma dell'armonia.
È un film certamente filantropico e tuttavia non "buonista" (detesto questo vocabolo): perché capace di scuotere le coscienze più ammuffite del pubblico, dacché osserverete quanto forti siano i richiami all'odiosa agiografia composta per lady Diana, quanto facilmente venga abbattuto il totem di sabbia eretto per quella donna; eppure abbattuto e sgretolato delicatamente, e con una convinzione estremamente plausibile e condivisibile.
 
Potremmo dedicare lunghe righe agli occhi dell'attrice protagonista: evitiamo, limitandoci a dire che è sempre incisiva e lucida nella sua interpretazione, senza eccedere nel grottesco e nel caricaturale che pure sono tratti distintivi del film. Questo film è un dolce omaggio alla fantasia e all'immaginazione; è lo spaccato di un mondo di sogno dagli equilibri gentili e dalle facili armonie; Amelie sa essere burattinaia e giudice al contempo delle azioni della sua comunità di cittadini; si staglia come una sorta di ipercoscienza del nostro tempo, un personaggio innocente ma non ingenuo, intelligente e fantasioso ma non audace e provocatorio; è minimalista, a suo modo, in una creazione filmica che sembra sempre possa implodere nelle atmosfere ludiche o nei nonsense o nei sogni.
Ma non avviene: il film è piacevole, divertente, tutto sommato leggero.  
Concludo elencando i tratti complessi del film, per la gioia di chi ha affermato che si tratta di una commedia poco francese:
 
a) Acceso richiamo all'ambiente degli impressionisti: per il quartiere parigino di Montmartre, per il pittore che emula da anni la stessa tela di Renoir, per le citazioni alla rue de batignolles.


b) Intenso omaggio ai surrealisti, in particolare direi a Dalì e a Magritte. Osservate con attenzione alcune scene, che non descrivo per bruciare la sorpresa,  e ve ne accorgerete.


c) Critica esasperata al sistema dell'informazione e alla facilità di creazione di pseudomitologie di personaggi contemporanei: godetevi l'edicola con gli articoli sulla donna del Galles morta, e gustate le sottili allusioni alla bassezza del livello culturale e umano toccato da quella mancata beatificazione guardando chi è l'edicolante.


Questo solo per regalare qualche suggestione e qualche sentiero di lettura in più a chi crede sia un film facile e immediato. 


Epilogo. Da vedere. Una favola per chi gode ancora delle illusioni e sogna ancora mondi fantastici, qui ed ora. Buon divertimento.


Regia: Jean-Pierre Jeunet. Soggetto e Sceneggiatura: Guillaume Laurant e Jean-Pierre Jeunet. Direttore della fotografia: Bruno Delbonnel. Montaggio: Hervé Schneid. Interpreti principali: Audrey Tautou, Mathieu Kassovitz, Rufus, Yolande Moreau, Artus de Penguern, Urbain Cancelier, Dominique Pinon, Claude Perron. Musica originale: Yann Tiersen.   Produzione: Jean-Marc Deschamps, Claudie Ossard.  Origine: Francia, 2001. Durata: 122 minuti.  



Lankelot, G.F., gennaio del 2002. 


Questa recensione, revisionata nel giugno del 2003, è originariamente apparsa nel gennaio del 2002 su ciao.com; quindi, Lankelot.com

ISBN/EAN: 
8032807016412

Commenti

"Sullo sfondo di una Montmartre perduta, più impressionista e quindi tardo ottocentesca che contemporanea..."

"Questo film è un dolce omaggio alla fantasia e all?immaginazione; è lo spaccato di un mondo di sogno dagli equilibri gentili e dalle facili armonie"

Questo film conquista per il suo romanticismo semplice, per la sua lieve ironia, per la sua modernissima estetica retrò, che fa muovere Amelie in un modo che è reale ma al tempo stesso si anima e si colora come un cartone animato, meglio, come un film d'altri tempi.
Questa è una favola post-moderna, ambientata in una Parigi magica e trasognata.
I piccoli, incantevoli dettagli lanciati con favolistica ironia, diventano una deliziosa filosofia di vita.

Raffaella

Eppure - a dispetto di un inatteso medio successo di pubblico, o forse proprio per via di questa imperdonabile fortuna, ha indispettito parte della critica e del pubblico. Forse vale il discorso che si può fare per Dead Poets' Society - ricordo lo scritto di Karlsen, a proposito: ottimi film costati poco, caratterizzati da un gran sentimento, talmente vicini allo Zeitgeist da aver frastornato qualcuno che li ha giudicati troppo facili o troppo semplici. In realtà non è semplice essere semplici e accessibili senza tradire lo spirito della creazione d'un'opera.

http://www.lankelot.eu/?p=1350 il Karlsen rispolvera, ad hoc!

io l'ho trovato straordinario. ironico.
amore dei bimbi (con la malizia impudenza che è loro propria)
e poi la colonna sonora... mi sono divertito moltissimo anche a rivederlo (un bis per me è cosa eccezionale)

un film che riguardo almeno una volta al mese

Anch'io l'ho rivisto da poco. Ed è sempre emozionante!

Divertente. Carino. Non mi ha entusiasmato, anche se mi è piaciuto, forse perché partivo troppo in alto. Già l'ho dovuto vedere dopo anni, perché non sopportavo tutto il parlare che ne è stato fatto. Sui film francesi, eh sì. Gli italiani, sparsi. La distribuzione, pessima.
Comunque. Un film da vedere, sì, e meglio se si guarda senza chiedergli niente. Proverò a rivederlo, per gustarlo di più, e meglio.

"questo film è giunto con un colpevolissimo ritardo nel nostro paese".

Che dire poi di come è stata trattata la bellissima colonna sonora?
Per circa un anno ho cercato gli spartiti. Nulla. Poi mi sono rassegnata.
Pensare che quelli di Nyman li hanno messi in vendita subito dopo l'uscita di "Lezioni di piano"...

Ogni tanto penso di essere stato uno dei pochi a non rimangiarsi la buona impressione d'antan. Grazie per queste conferme, amici. Ho regalato almeno 1 volta la colonna sonora e ho il mio bravo Dvd che spesso torno a vedere, ebbene sì. Sono un sentimentale.

Sappiatelo, state commentando un articolo di sei anni fa.
Era il gennaio 2002, avevo 24 anni, questo era uno dei primi articoli della mia vita:).

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