“Del passato non posso più far niente, del futuro non so nulla, mi resta soltanto il presente".
Fiori rotti, spezzati. Più precisamente, fiori che appassiscono. Fiori rosa, fiori del destino. E proprio un destino assai giocoso si diverte a scompaginare la stanca e apparentemente piacevole routine di Don – impenitente Don Giovanni ultracinquantenne – alle prese con una notizia inattesa e imprevista, arrivata per lettera senza mittente e con pochissime informazioni: avrebbe avuto da una sua ex dimenticata un figlio quasi ventenne, probabilmente di lui in ricerca. Don è un facoltoso misantropo, se si eccettuano le frequentazioni con donne ed un vicino di casa che è il suo esatto contrario. Winston – il vicino - ha una famiglia numerosa e si diverte a risolvere enigmi. Quando Don gli accenna della lettera, l’amico mette in moto le sue capacità investigative e traccia l’itinerario per scoprire la misteriosa fiamma del passato. Don, infatti, riesce a collocare nell’universo temporale che deve aver dato luogo all’evento cinque donne possibili. Quattro, in realtà, perché una è passata a miglior vita. Refrattario, comincia un viaggio che lo porterà da un capo all’altro degli Stati Uniti. Pochi gli indizi a sua disposizione: una macchina da scrivere, ed un rosa dominante, quello dei fiori che porterà ad ognuna. Tra alterne peripezie consuma il viaggio senza venire a capo di nulla. Tornato a casa, lo sorprende un dubbio: che l’amico abbia inventato tutto per giocare ad investigare e movimentargli l’esistenza? Il dubbio resta, e si fa ancor maggiore quando scorge un ragazzo che potrebbe essere il figlio. E lui? Forse no. Il presunto figlio potrebbe essere un altro: un grassoccio dallo sguardo smarrito che gli passa di fronte di sfuggita. Se esiste un figlio, e chiunque sia, la vita di Don cambierà. Inevitabilmente, e per sempre. È il facile presagio di un destino consumato nei fiori che appassiscono: le donne della sua vita.

Riuscitissima commedia agrodolce, Broken flowers è decisamente l’opera migliore di Jarmusch che, abbandonando le derive intellettualistiche, dimostra di essere un ottimo tessitore di cinema. Aiutato dalla recitazione compassata e quasi catatonica di Bill Murray, costruisce una pellicola divertente ed intelligente, che dosa i tempi e i modi della narrazione in maniera convincente e scorrevole, nonostante il ritmo sia tutt’altro che veloce. Gioca con l’idea di destino, che si fa beffe di noi ad ogni piè sospinto ed in qualunque situazione, che altera e sottrae, che sorprende ed inganna, che ritrova e restituisce. Trova un equilibrio perfetto tra soggetto scelto e trasposizione visiva, opera per allusione dando risalto al linguaggio gestuale, gira in semplicità e senza virtuosismi, regala allo spettatore la sensazione di una compartecipazione emotiva di qualità. I suoi attori si muovono disinvolti nel perfetto meccanismo creato, alternano tensioni realistiche ad echi surreali, riempiono magistralmente il breve spazio a loro riservato. Breve, perché su tutti c’è Murray, sempre più a suo agio con i ruoli stralunati e fuori dal mondo - Don è un’ evoluzione del personaggio incarnato dall’attore in Lost in traslation -, sempre più efficace nel rendere il disagio-disadattamento dell’uomo contemporaneo che decide di vivere lontano dal caos e dagli ingranaggi ossessivo-perversi della società globale. In fondo, Don è un uomo solo che può certo vantare e godere di numerose conquiste, ma che trova aderenza al reale solo nei ritmi e nelle idiosincrasie della sua solitudine. L’improbabile notizia ricevuta annulla di colpo il suo mondo, e lo costringe a rievocare emozioni perdute, volutamente sottratte o vagamente rimpiante. Non è casuale nemmeno il fatto che le quattro donne hanno vite solo parzialmente risolte. C’è un margine in cui potersi insinuare, e Don prova ad intuirlo. Con alterna fortuna. Qualche d’una lo rimpiange, qualcun’altra gli è oramai lontano, l’ultima (in vita) lo odia. Tutte lo ricordano, ma gli ultimi fiori sono per colei che è morta, e che pertanto non può manifestargli alcuna emozione.

Tra le attrici – pur impegnate in fuggevoli apparizioni – spicca la prova di una ritrovata Sharon Stone, in tutti i sensi, dopo la grave malattia debellata. Sono in parte la consumata Lange e l’enigmatica Tilda Swinton. Riuscito anche il personaggio dell’amico pseudo-investigatore interpretato da Jeffrey Wright.
Broken Flowers è un’opera che porta nella commedia un tocco innovativo e che consentirà – immagino – al talentuoso Jarmusch, di tracciare una rotta nuova e più credibile per la sua comunque brillante cinematografia. Gran prix al Festival di Cannes 2005. Nomination miglior film non europeo agli European film award 2005. Gran Prix agli Indipendent Spirit awards 2006. Un film che si sottrae al facile inquadramento di genere, e che può incantare con leggerezza.
Regia: Jim Jarmusch. Soggetto e Sceneggiatura: Jim Jarmusch. Direttore della fotografia: Frederick Elmes. Scenografia: Mark Friedberg. Costumi: John A. Dunn. Montaggio: Jay Rabinowitz. Interpreti principali: Bill Murray, Jeffrey Wright, Sharon Stone, Frances Conroy, Jessica Lange, Tilda Swinton, Julie Delpy, Chloe Sevigny. Origine: Usa, 2005. Durata: 105 minuti.
Commenti
Jarmusch è sempre semi-underground, minimal e auto-ghettizzato; e in grado tuttavia di dimostrare regolarmente una sua poetica, una sua riconoscibilità. Spesso è il fascino del niente (d'autore).
Mi piace abbastanza. Questo film, poi, è, a mio avviso, il più riuscito. Leggero, gradevole, ma affatto banale.
(il niente non è banale).
archivio JARMUSCH in calce!
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