1986, tempi di Down By Law: Jarmusch gira il corto “Coffee and Cigarettes”, protagonisti Roberto Benigni e Steven Wright. Col passare degli anni, il regista progetta una serie di cortometraggi legati al filo rosso del caffè e delle sigarette: il secondo, interpreti Steve Buscemi e i fratelli Lee, risale al 1989; il terzo, che ospita un memorabile incontro tra Tom Waits e Iggy Pop, al 1993.
I più recenti sono quelli che vedono Cate Blanchett e il duo Molina-Coogan protagonista (ne è prova evidente, in quest’ultimo caso, il richiamo a “Twenty-four hours party people” di Winterbottom, tributo allo splendore della Madchester tardi Settanta – primi Ottanta, ancora inedito in Italia).
“Il risultato – afferma l’autore nell’intervista a FilmUp - è stata un’opera composta da tante piccole novelle, un lungometraggio camuffato da corto, o viceversa”. Interamente in bianco e nero.
IL FASCINO DEL NIENTE (D’AUTORE)
“Ho costruito la sceneggiatura prendendo in considerazione i singoli attori. Ognuno di loro interpreta sé stesso e l’astrazione di sé stesso”.
In altre parole: “Coffee and Cigarettes” è un divertissement autoriale, giocato su situazioni non sempre brillanti e contraddistinto da una sceneggiatura dai ritmi ondivaghi. L’impressione è quella di assistere ad una sequenza di ludici o farseschi esercizi di stile, non immuni da un’autoreferenzialità che potrebbe irritare: l’unico, flebile legame tra un corto e l’altro è costituito dalla staticità delle immagini, dall’onnipresenza di nicotina e caffeina, dalle velleità di comunicazione dei personaggi. Si riconosce, senza difficoltà, una discreta varietà di argomenti: dalle invenzioni di Tesla , nel corto che vede protagonisti i musicisti Meg e Jack dei White Stripes, alla natura della dipendenza dal caffè e dalle sigarette, dalla falsità delle amicizie nell’ambiente cinematografico (Molina-Coogan), all’invidia tra parenti (Blanchett nel duplice ruolo di se stessa e della cugina livorosa), dall’incomunicabilità tra artisti (Waits-Pop), alla differenza profonda che intercorre tra caffè e champagne: tuttavia non si sfugge all’impressione di guardare filmati destinati allo svago privato d’una cerchia di artisti.
Il bianco e nero, così caro al regista, è richiamato con insistenza dalla presenza d’una scacchiera: per diretta ammissione di Jarmusch, la scacchiera non riveste alcuna valenza simbolica, e appare in scena esclusivamente per ragioni cromatiche. Del resto, leggere nella scacchiera una metafora della comunicazione tra individui costituisce quantomeno una forzatura.
Quindi potremmo dilettarci, in questa breve pagina, a individuare nel film un omaggio alla comunicazione nella generazione del caffè e delle sigarette: potremmo sprofondare in una lettura della presenza delle droghe leggere che voglia costituire una provocazione nei confronti di quanti s’affannano a selezionare con cura le droghe da legittimare e quelle da ostracizzare; potremmo, ancora, titillare la curiosità di quanti, tra gli spettatori, nutrono un culto per i musicisti e gli attori protagonisti del film.
Ma la sensazione che proprio non riusciamo a scrollarci di dosso è quella d’aver assistito a una pellicola che lambisce l’assurdo: non ha senso, né principio, né fine: è frammentaria e talmente minimalista da lasciare interdetti; soprattutto, non avrebbe mai potuto circolare nelle sale cinematografiche occidentali se non fosse stata diretta dal talentuoso Jarmusch e interpretata da un gruppo di artisti del suo clan, universalmente apprezzati.
Non dispiace pensare che l’esistenza di un film del genere possa valere come sarcastica rappresaglia nei confronti della Weltanschauung di certi studios statunitensi, e come goliardica dichiarazione di sopravvivenza di un artista non eccessivamente prolifico: ma non basta per giustificarne la circolazione nelle sale.
Tornare al siparietto, allo sketch, nascondersi nel minimalismo e nella battuta autoreferenziale, assemblare materiali girati anche a diciassette anni di distanza non è indice o segno di un progetto serio, ma di un gustosetto esercizio di stile: quasi a voler guardare, ancora una volta, alla rotondità del proprio ombelico e di quello dei propri straordinari amici. Dimenticando – questa la colpa più grave – che questo non è decisamente il momento storico più adatto al cazzeggio.
Un’oretta e mezza di (episodico) svago. Sulla falsariga di “Smoke”.
Regia: Jim Jarmusch. Soggetto e Sceneggiatura: Jim Jarmusch. Direttore della fotografia: Tom DiCillo, Frederick Elmes, Ellen Kuras, Robby Müller. Montaggio: Jay Rabinowitz. Interpreti principali: Roberto Benigni, Cate Blanchett, Steve Buscemi, Steve Coogan, Tom Waits, Iggy Pop, Jack White, Meg White, Bill Murray, Rza, Gza, Alfred Molina, Steven Wright, Cinqué Lee, Joie Lee. Produzione: Jason Kliot, Joana Vicente. Origine: Usa, 2003.Durata: 96 minuti.
Info Internet: Sito ufficiale / Intervista a Jarmusch di FilmUp / Bim / Smh
Recensioni: Gli Spietati / Reflections. It / CineFile.biz / Repubblica. it / Cinematografo. It / Pigrecoemme
Lankelot, G.Franchi. Marzo del 2004. Prima pubb: Lankelot.com
Commenti
Ne si facesse di più di cazzeggio così...
Doppiato in italiano perde un po', ma nella versione originale è una piccola meraviglia, forse un po' estetizzante, forse fine a se stesso, ma un piacere per gli occhi, una cosa che fa impazzire i fotografi bianconeristi, un piccolo elogio dell'imperfezione nel cinema -le sigarette si allungano e si accorciano e le tazze di caffè sono più o meno piene ad ogni inquadratura e in modo non organizzato e controllato. Sembra non avere inizio e fine e sfiorare il non-sense -senza per altro nulla togliere a quest'ultimo. Non è forse cinema impegnato nel senso stretto del termine, tuttavia, a mio avviso, offrendo solo immagini e dialoghi di superficie, scandaglia a fondo le nevrosi, le paure, la noia, la paranoia e l'insicurezza di un certo Occidente di cui siamo profondamente parte.
E lo sketch finale dei due vecchietti non è un minuscolo capolavoro?
(sai che non vedo l'ora di godermi i tuoi primi testi per lankelot.eu - magari anche ripubblicazione di vecchi testi apparsi altrove?
Solo questo.)
(etimo del tuo cognome? Non riesco a risalire alla radice)
(sei fotografa bianconerista, vero?)
"offrendo solo immagini e dialoghi di superficie, scandaglia a fondo le nevrosi, le paure, la noia, la paranoia e l?insicurezza di un certo Occidente di cui siamo profondamente parte".
> molto interessante. Davvero. Lettura promettente. Seminale.
E' un film facilmente adorabile. Il gusto del niente è molto più affascinante di certi polpettoni pseudoimpegnati contemporanei. Sono dialoghi di circostanza, battute snervanti, climax miti. Gli attori poi provengono tutti (o quasi) dall'underground rock e cinematografico. La fotografia è fantastica perchè funzionale.
Mitico il caffè tra Iggy Pop e Tom Waits.
(sono una dilettante in fotografia, ma ho vicino qualcuno che del bianco e nero fa una poesia. Etimo del mio cognome? Nessuno lo sa ancora bene. Ricerche in corso da anni. Comunque pare provenire dalla zona di Praga.
Sto pensando a una cosa per Lankelot.eu. Che poi potrebbe deludere, è ovvio, ma, come si dice, "chi non risica,non rosica".
Pensavo di mandare qualche verso intanto, ma -e lo chiedo a te- dove? Nel forum? Quando lo farò, mi raccomando, siate spietati.)
(versi e prose: nel forum, qui;
http://www.lankelot.eu/forum/viewforum.php?f=21&sid=e2f3174873aba045893c... )
(e su Lankelot.eu aspettiamo l'esordio, allora. Con foto in bianco e nero ad hoc, magari;) )
(giurerei non sia Praga, e aggiungo che Tolkien avrebbe potuto spiegarci qualcosa in più;) ).