In un paesino del Far West, Mike Blueberry (Vincent Cassel), un ragazzo appena arrivato, si innamora di una giovane prostituta. Vorrebbe fuggire con lei verso l’amore, ma dovrà osservarne la morte in una concitata vicenda che coinvolge, tra le fiamme di una stanza, un cowboy assassino (Michael Madsen). Il ragazzo ferito monta su un cavallo e si allontana verso i deserti e le montagne. Allo stremo delle forze e prossimo alla morte, viene raccolto da indiani sciamani che lo iniziano al loro modo di vita. Tornato in paese, oramai adulto, diventa vice-sceriffo, prova nuovi sentimenti per una ragazza (Juliette Lewis) figlia di un signorotto del luogo, e comincia a sentire dicerie su un tesoro situato oltre le montagne protette dagli indiani. Scopre che il tesoro è molto diverso da ciò che si crede e, per ottenerlo, si scontra nuovamente col cowboy assassino che aveva creduto esser bruciato nell’incendio. Tornano i fantasmi del passato, il buio sembra avvolgerlo, ma grazie ai suoi rapporti con gli sciamani viene iniziato – uno stadio d’iniziazione superiore ai precedenti -, tramite una potente bevanda allucinogena, alla scoperta dei luoghi più reconditi del suo essere interiore. Il duello finale col cowboy è un scontro di spiriti in equilibrio sulle verità del passato. Vincerà chi non sarà annientato dal sé nascosto.


Allucinato viaggio nei fantasmi della mente, Blueberry è un film che prende a pretesto la cornice western per introdurci, senza farne troppo mistero, in uno psichedelico trip mentale. Il personaggio protagonista è liberamente ispirato all’anti-eroe francese di Charlier e Giraud/Moebius ed ha il volto spigoloso di Vincent Cassel, fortunatissimo marito della splendida Monica Bellucci. Michael Madsen, Juliette Lewis e un rispolverato Ernest Borgnine (mancava dagli schermi da tempo immemore), sono gli altri protagonisti di una pellicola che parte benissimo, che si arena a metà, e che resta nel finale irrisolta e inconcludente. Le vicissitudini di Mike Blueberry sono più che mai inconsce e sviscerate attraverso immagini computerizzate troppo lunghe, debordanti e senza soluzione di continuità. La sceneggiatura langue proprio laddove vengono fuori i nodi della narrazione; le motivazioni e le psicologie dei personaggi sono indagate parzialmente e superficialmente. E ciò potrebbe anche andar bene se si trattasse di un consueto prodotto di genere, ma l’ambizione di Kounen (Dobermann, sempre con Cassel), talento dotato d’evidente visività, sembra esser più alta, e per ciò stesso, più difficile da incastrare in questa trama e in queste modalità espressive. Nonostante ciò, come detto, l’inizio del film (che si avvale di un’ottima colonna sonora) è più che buono e dà modo a Kounen di liberare nelle giuste dosi le sue indubbie qualità e capacità d’uso della macchina da presa: percorre e rincorre gli spazi con una regale aquila come protagonista.

Cassel non è purtroppo in parte, Michael Madsen ricalca i personaggi tarantiniani (Le iene, Kill Bill) quasi stancamente, Juliette Lewis, da un po’ lontana dal cinema di cassetta, si adagia come sempre sulle sue inguardabili smorfie - veramente antiestetiche a dispetto di un corpo più che discreto. Pertanto, molte sono le pecche di questo film che, comunque, nasconde tra le pieghe di eccesso visivo e carenza di storia un retrogusto che ondeggia tra David Lynch e, in particolare, Sam Raimi (La casa, L’armata delle tenebre, Darkman, Spiderman 1 e 2). Dopo quasi sette anni di lavorazione e trentasette milioni di euro di budget, Blueberry è uscito anche in Italia: in pieno Luglio, senza particolare fortuna. Una visione consigliata ai curiosi e ai cultori del fumetto.
Curiosità: Il personaggio di Mike Blueberry nasce nel 1963 sulle pagine del settimanale Pilote dalla fantasia di Jean Giraud.
Regia: Jan Kounen. Soggetto: tratto da un fumetto di Jean “Moebius” Giraud e Jean-Michel Charlier. Sceneggiatura: Matt Alexander, Gérard Brach, Jan Kounen, Louis Mellis, Temuera Morrison, Ernest Borgnine. Direttore della fotografia: Tetsuo Nagata. Interpreti principali: Vincent Cassel, Juliette Lewis, Michael Madsen, Ernest Borgnine. Musica originale: Jean-Jacques Hertz, François Roy. Scenografia: Michel Barthélémy. Montaggio: Jennifer Augé, Bénédicte Brunet, Joel Jacovella. Produzione: vari. Origine: Francia / Messico / Stati Uniti, 2004. Durata: 124 minuti.
Commenti
Ribadisco qua quanto ti comunicai a suo tempo - devo vedere, mi sembra in sostanza una buona fonte di disturbo estetico & emotivo.
Un film trascurabile, con un protagonista fuori parte. Io non sono nemmeno un appassionato del fumetto. Lo consiglio ai cultori del personaggio, non saprei a chi altro. In sostanza, se non ami il fumetto te lo puoi tranquillamente risparmiare. C'è sicuramente di meglio da pescare in giro nell'ultimo anno e mezzo di cinema (considerando che ti sei perso parecchio in questo tempo, a tuo dire;))
...come rovinare un fumetto che aveva comunque rivoluzionato un certo genere....spero che non si apprestino mai e poi mai a realizzare un film su Ken, uno dei migliori fumetti mai usciti a mio parere,...che sì sarebbe un ottimo soggetto...ma necessiterebbe di un regista che attualmente non vedo sulla piazza...
http://www.jankounen.com
sito ufficiale del regista olandese. Nuovo & Bello.