Chaplin Charlie

Il Monello

Autore: 
Chaplin Charlie

Trama: 

Una giovane donna lascia, sotto gli sguardi carichi di un non velato perbenismo degli inservienti, un istituto di carità dove ha appena partorito un figlio.
Incerta e confusa, decide di abbandonarlo, ma sperando di potergli regalare, se non un futuro, almeno una chance, lo lascia in una vettura di lusso; mentre altrove il padre del bambino, un giovane artista che mastica emozioni diverse in pochi secondi, guarda incerto la foto di quella donna -capitata, successa o amata- che per errore poi brucia.
Attimi e tutto in un niente…
…l’auto viene rubata e solo il pianto del bambino rivela la sua presenza ai due ladri che subito lo abbandonano per strada, tra i bidoni dei rifiuti.
Trovato da un vagabondo, Charlot, che crede che qualcuno l’abbia perso, lo stesso prova a metterlo –e rimetterlo- nella carrozzella di un altro bimbo, ma viene costretto dalla madre, e dalla severa presenza di un poliziotto, a prenderlo con sé.
E ad accoglierlo in quella soffitta, toccata e vissuta da piccole e povere cose che sanno di buono, che è casa sua; mentre la donna pentita torna a riprenderlo e viene a conoscenza del furto dell’auto.
Passano gli anni e il bambino è ora un monello di strada dal cuore innamorato di quel padre adottivo che, improvvisandosi vetraio ambulante, sostituisce le finestre rotte dal ragazzino, in una collaborazione che non sfugge al severo poliziotto di ronda.
Quando il ragazzino si ammala, il medico che lo visita scopre che l’uomo con cui vive non è il padre naturale e segnala il caso ai dirigenti dell’orfanotrofio che lo prelevano e portano via, ma in un rocambolesco inseguimento Charlot riesce a prenderlo e a nasconderlo in un dormitorio.
Intanto la madre del bambino, diventata una celebre cantante e una benefattrice verso i bambini dei quartieri più indigenti, scopre che suo figlio è lo stesso ragazzino incontrato giorni prima cui aveva regalato una palla e un peluche, ma che è fuggito senza lasciar tracce; tra la lacrima e il sorriso che la vestono d’emozioni  per la scoperta, l’attesa e la perdita che si rinnova, promette una lauta ricompensa a chi riuscirà a trovarlo e a riportarglielo.
Non passati certo inosservarti, Charlot e il ragazzino, al gestore del dormitorio per aver cercato di imbrogliarlo, questi legge l’inserzione sul giornale della ricompensa, riconosce Charlot nella descrizione dell’accompagnatore e rapisce il bambino.
Quando Charlot si sveglia, e non trova il ragazzino, fugge e vaga per la città cercandolo, finché stanco si lascia battere dallo sconforto e si addormenta sulla soglia di casa sua.
E sogna.
Sogna il suo quartiere cambiato in Paradiso, la realtà abbellita di ali e sorrisi, dove anche i bulli sembrano angeli e la pace si legge sopra i visi… ma anche nei sogni s’infiltra il male e la lusinga sporca l’innocenza, e l’ala nera della morte sembra calare come un sipario e…
…si sveglia.
Charlot viene svegliato da un poliziotto che lo porterà a casa della cantante e, finalmente, dal ragazzino.
Dal “suo” monello.
                                                                                                                           

                                  
 
Note
 
Lungometraggio giocato su vari livelli e suggestioni, Il Monello arriva allo spettatore come un film non emotivo, né emozionale, bensì “di emozioni”. Fatto, non costruito.
Con l’abilità dell’artigiano e non la reiterazione del mestierante, Charlie Chaplin offre un afflato che alla delicatezza della storia unisce l’espressività plastica della recitazione da film muto e il messaggio sociale che sfiora, senza alcun giudizio esplicito, eppur netto, istituzioni, famiglia e legami.
A partire dalla maternità letta come “colpa” dalla società perché non legittima, e capace di macchiare a tal punto la vita di una donna nubile da mostrarle come unica soluzione la scelta dell’abbandono, alla visione di “famiglia” dilatata, quella sui generis, di due estranei che al vincolo di sangue sostituiscono semplicemente l’affetto non dovuto, ma provato e reale, siamo davanti a un lavoro che mostra come la realtà non sia così facilmente incasellabile entro gli estremi dell’etica e della giustizia: parole, queste, che toccando la sfera umana si prestano a partizioni proprie delle variabili con cui l’uomo vive nella propria storia le dissonanze, le ambiguità e le contraddizioni del suo agire e pensare.
Nulla è più semplice di un sentimento che nasce e si sviluppa, e nulla è più difficile, spesso, che vivere e spiegare quello stesso sentimento.
La linearità del sentire come miraggio e risposta all’esplosione di singoli giudizi dalla pretesa di essere universali sembrerebbe la chiave di lettura di un film come questo che regala la speranza che il bene attecchisca nella terra più arida, nella sabbia e palude, con tutti i rischi e le cattiverie spicciole che fiaccano anche l’animo più etereo e libero, quando si ritrova schiacciato dalla lotta alla sopravvivenza, materiale ed emotiva.
Tutto è dosato, nulla è gratuito: anche le gag e il ritmo narrativo delle avventure non ha il leitmotiv del lazzo, il tono è medio e non lezioso, né sfacciato, accettando una misura che nasce dalla retrospezione dell’intimismo di un animo graffiato che vuole ancora, e fortemente, credere nell’appartenenza a qualcosa di più profondo che alla vita e alle leggi del quartiere.
Periferia di città come periferia d’anima, dunque, per una commedia non comica che alterna con grazia poesia e malinconia, malizia e innocenza e una componente infantile che vive la vita come un gioco e gioca la vita con il mezzo-strumento di una fantasia primitiva.
 
 
 
 
Titolo originale: The kid Genere: Commedia Colore: B/N Formato: Muto Regia: Charles Chaplin Aiuto regia : C. Reisner; Operatore alla seconda macchina da presa: Jack Wilson Soggetto: Charles Chaplin Sceneggiatura: Charles Chaplin Musiche : 1971, Charles Chaplin (composte da) Montaggio: Charles Chaplin Fotografia:R. H. Totheroh Scenografia: Charles D. Hall Cast - Interpreti principali: Charles Chaplin (Il vagabondo), Edna Purviance (La madre), Jackie Coogan (Il monello), Carl Miller (L’artista), Jack Coogan (Il ladro, e parti secondarie), C. Reisner (Il bullo), Tom Wilson (Il poliziotto), Henry Bergman (Il gestore del dormitorio) Origine: USA, 1921 Riedizione: 1956, sonorizzato Durata: 83’ Produzione: Charles Chaplin - First National
 
 
ISBN/EAN: 
7321958376454

Commenti

Acherusa che scrive di cinema, un meraviglioso apax;). Lascio immediatamente il campo ai Martello, Leon, Degrassi, Castronovo e a tutte le signore;).

...devo preoccuparmi?!

:). Se hai ancora tempo raccontaci come mai hai scelto proprio "Il monello".

Un paio di foto?

(occhio che il gestore del dormitorio non è Austin, ma Henry Bergman, il ciccione. Austin se non sbaglio è il tizio che dorme affianco a loro e ruba nel sonno nelle tasche di Chaplin)

5. Non sbagli :)

Dici delle cose bellissime, Laura, nelle Note, e sarebbe assurdo riportare le frasi virgolettate, poiché non ce n'è una fuori posto.
Io l'ho conosciuto bene un "monello" simile, che viveva più che altro in strada accudito da buone persone: anche la sua mamma qualche volta andava a riprenderselo, ma non durava mai più di qualche settimana.
Così, io che mi faccio un punto d'orgoglio di non piangere mai davanti a nessun film, non riesco a vedere questo lungometraggio di Chaplin senza versare qualche lacrima, anche ora che il "mio" monello non c'è più.

"Periferia di città come periferia d?anima, dunque, per una commedia non comica che alterna con grazia poesia e malinconia, malizia e innocenza e una componente infantile che vive la vita come un gioco e gioca la vita con il mezzo-strumento di una fantasia primitiva".

Ottima clausola, condivisibile. Per uno dei tre film di Chaplin che preferisco, unitamente a "Luci della città" e "Luci della ribalta".

Bentornata!

Austin? Sì? Perdonate l'approssimazione sbagliata,ne ero convinta.

Ah!Grazie per le foto. (Ancora non ho capito,in effetti,come si fa)

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