Autore:
González Iñárritu Alejandro
Correva l'anno 2000 quando Iñárritu dava il via alla 'Trilogia sulla Morte” - Amores perros, 21 grammi,Babel - con questa pellicola dal sapore forte, che lascia in bocca il retrogusto amaro del sangue, come quando ci si ritrova a leccare una ferita.
A sanguinare è Città del Messico, metropoli che il regista ben conosce perché suo luogo di nascita, capitale avvinta e risolta in plurimi ossimori; emblema della nostra società che non può sottrarsi, per sua stessa definizione, alla condanna di generare il degrado... altra faccia di quella medaglia chiamata ricchezza.
Ma il dolore e la morte colpiscono tutti gli strati sociali e non c'è bisogno che il protagonista la subisca sulla pelle, basta il suo odore - il presagio di questa entità che grava sull'essere umano come un macigno - a rendere il mondo folle. A rendere folle una città e a stuprare delle vite.
La pellicola è strutturata in tre episodi principali e teoricamente indipendenti l'uno dall'altro, seppure le vicende dei tre protagonisti si intersechino, come in vasi comunicanti in cui l'acqua permea anche i contenitori gemelli, sino a schiantarsi letteralmente sullo schermo.
Mentre Octavio si ritrova ad utilizzare il suo rottweiler nelle lotte clandestine tra cani, con la segreta speranza di guadagnare abbastanza per scappare lontano con la bella Susana, moglie di suo fratello; Valeria è invece una modella famosa che a causa di un incidente d'auto si ritroverà a subire un'operazione alla gamba, mentre il suo amatissimo cagnolino verrà creduto vittima dei topi. El Chivo, in ultimo, è un emarginato della società, un ex-galeotto che vive la sua vita con un gruppo di cani meticci e che tenta di sopravvivere facendo “sporchi favori”.
'Amores Perros' sono gli “Amori-Cani”, perché ogni protagonista con la propria compagnia canina tenta di sottrarsi all'ingiustizia della vita, al tanfo di morte che aleggia su Città del Messico come una forca.
Un amore canino per persone che vivono vite da cani ed hanno unicamente le proprie speranze per andare avanti, mentre la loro esistenza può essere declinata e scandita da tre semplici parole: amore, denaro e, appunto, cani.
Octavio, Valeria ed El Chivo amano profondamente e visceralmente, tuttavia sono proprio come animali, incapaci di avere una qualche lucidità di fronte al proprio sentimento. Squilibrati, eccessivi e quasi superflui i loro amori sono destinati al fallimento, perché solo ai cani è permesso amare gli uomini in questo modo, eleggendoli ad icone e proprie divinità e svuotandoli della loro componente umana. Perché la persona che si ama è, prima di tutto, una persona, non solo l'oggetto di un desiderio che sembra irrealizzabile... ed è questo quello che Octavio non riesce a capire.
Il denaro, si sa, muove il mondo... ma nella Città del Messico che ci racconta Iñàrritu il suo ruolo è più che focale. Il denaro lusinga e corrompe, ma è una corruzione sottile quella che viene operata nei protagonisti: non la ricerca ossessiva di altri beni, bensì la stupidità di ritenere che un sentimento possa essere legittimato dall'utilizzo del denaro. Così Octavio tenterà di comprare l'amore della sua bella con ingenti quantità di soldi vinti alle battaglie tra cani, mentre il fidanzato di Valeria le dimostrerà il suo amore con una casa nuova di zecca che sarà poi una gabbia da cui lei non potrà più fuggire, sino ad arrivare a El Chivo, che crederà di poter dimostrare d'essere un padre lasciando alla figlia, per cui è uno sconosciuto, delle banconote.
Il regista, in ultimo, si rivela come il quarto protagonista della storia, lasciandosi coinvolgere sino ad entrare di prepotenza nella narrazione. Il ritmo è tanto portato all'eccesso da annientarsi, non per lentezza, quanto piuttosto per la frammentazione a cui è costretto. L'utilizzo del flashback non è innovativo, ma letteralmente unico: in Amores Perros non siamo in presenza di un andirivieni del tempo, quanto piuttosto di un continuo zapping tra cocci rotti di un continuum temporale che è stato perso probabilmente ancor prima del Ciak! primigenio. Le inquadrature poi sono impregnate della stessa sporcizia di Città del Messico, della sua assenza di equilibrio, della sua vorace volontà di inglobare ogni cosa. Una regia pulsante, viva, ferale... canina... che non esalta la storia, ma la compenetra: un eccelso esordio per Iñàrritu!
In conclusione... Nel mondo di Amores Perros tutti sono bestie, sia che guaiscano letteralmente, sia che invece si muovano su gambe umane. È una desertificazione dell'animo quella che rende Octavio, Valeria ed El Chivo simili ai loro cani, che d'altro canto risultano gli unici – dopo aver sofferto l'inferno – a credere ancora nell'amore per i propri nuovi o vecchi padroni, mentre a questi non resta che incamminarsi verso un destino incerto.
Andrea Betti – 14 Novembre 2009
Regia: Alejandro Gonzàlez Iñàrritu
Soggetto: Guillermo Arriaga
Sceneggiatura: Guillermo Arriaga
Direttore della fotografia: Rodrigo Prieto
Montaggio: Luis Carballar, Alejandro González Iñárritu, Fernando Pérez Unda
Interpreti principali: Goya Toledo, Emilio Echevarria, Gael García Bernal, Alvaro Guerrero, Vanessa Bauche
Produzione: Extudio Mexico Films - Zeta Film - Altavista Films
Origine: Messico, 2000
Durata: 153 minuti
Titolo originale: “Amores Perros”
In Lanke: Alejandro González Iñárritu.
Commenti
Facendo ordine nel computer
Facendo ordine nel computer ho ritrovato una vecchia recensione che non avevo pubblicato.. eccola qui =P
[inarritu] aggiungo subito
[inarritu] aggiungo subito l'archivio AGI in calce;)
[inarritu] hai inserito un
[inarritu] hai inserito un tassello che ci mancava:). Bravissimo. Questo sì che è spirito di gruppo:). Avanti così.
[amores perros] Bel pezzo
[amores perros] Bel pezzo -come sempre. Scrivi: 'Amores Perros' sono gli “Amori-Cani”, perché ogni protagonista con la propria compagnia canina tenta di sottrarsi all'ingiustizia della vita, al tanfo di morte che aleggia su Città del Messico come una forca. Un amore canino per persone che vivono vite da cani ed hanno unicamente le proprie speranze per andare avanti, mentre la loro esistenza può essere declinata e scandita da tre semplici parole: amore, denaro e, appunto, cani".
> La visione - è passato qualche anno - la condivido appieno, mi spiace aver dimenticato qualche dettaglio del film. Conservo sensazioni: grande crudezza, grande intensità, a volte a un passo dalla pornografia del dolore.
(Amores Perros) Ricordo
(Amores Perros) Ricordo anch'io un film crudo e doloroso, che vidi al cinema alla sua uscita in sala, quando Inarritu non era ancora noto e celebrato. Della trilogia è quello che mi ha convinto meno, peraltro. Il pezzo è ottimo come al solito, Andrea.