La vera storia di Jack lo squartatore rimarrà eternamente segreta: il titolo del film è il solito patetico riconoscibilissimo specchietto per le allodole – sarebbe forse valsa la pena lasciare immutato il titolo originale, “From hell”, senza astuti e mistificanti omaggi alla verità.
Quanto all'efficacia e alla credibilità della ricostruzione storica, direi che era più credibile quanto proposto nel Dylan Dog numero 2 dell'ottobre 1986; niente di nuovo dunque per chi aveva già avuto modo di scoprire l'odiosa vicenda di questo misterioso maniaco londinese.
Salutiamo dunque nel titolo una strizzatina d'occhio al pubblico e alle sue morbose pretese di verità e procediamo avanti.
Il film ha due elementi che meritano il prezzo del biglietto:
1) La presenza di Johnny Depp, qui in veste burtoniana, indagatore alla “Sleepy Hollow” se non nell'eloquio almeno negli abiti e nelle capacità razionali; con quel tocco maudit che nel Depp non guasta mai.
2) Le immagini dipinte nei colori rosso e nero, che si alternano vorticosamente e si accompagnano alla narrazione sottolineando emblematicamente l'aspetto cupo e grandguignolesco del film.
La regia è contaminata da riprese e citazioni che spesso hanno il sapore se non del plagio almeno dell'omaggio intenso e non richiesto; la tecnica rapida e folgorante di successione delle immagini nelle visioni di Depp può ricordare Alex Proyas del “Corvo” o lo Stone di “Natural Born Killers” e di parte del film “The Doors”; il cast è nel complesso piuttosto apprezzabile.
La vicenda narrata la conoscono tutti: l'irrisolta sequenza di omicidi avvenuti nei bassifondi londinesi nel tardo ottocento, enfatizzata già allora da una stampa assetata di mostri e spettri da confezionare per il pubblico.
Tratti originali sono nelle caratteristiche dell'indagatore Depp, visionario, drogato, depresso, vittima di drammi sentimentali e irrimediabilmente romantico; un certo sgradevole compiacimento nelle scene autodistruttive (laudano e assenzio e oppio come se piovesse) sembra giocare sulla pruderie adolescenziale nella contemplazione di certi atti estremi.
Tratto non originale è nella soluzione del caso; più di una voce infatti in passato è circolata sulla colpevolezza di un membro della famiglia reale.
Ciò che più diverte è la sensazione di paranoia che tradisce l'intero soggetto: qui si giunge a immaginare una grottesca loggia massonica che arma un chirurgo; loggia massonica di reazionari, razzisti e monarchici che sembrano strappati in realtà ad un raduno annuale del Ku Klux Klan; e l'ultima immagine induce nel pubblico una sonora risata, allorché gli occhi del Depp morto vengono coperti (per via di un intreccio del film) da due monete che raffigurano sul recto la regina. Quasi come a suggerirci che il potere può essere tanto grande da essere invincibile; che la malvagia monarchia e i perfidi conservatori sono capaci di orrori atroci sempre impuniti. Atmosfera dunque da paranoia liberale settecentesca; piuttosto demagogica oggi.
Altro aspetto non certo originale del film è il solito cliché legato all'Irlanda: gli autori hanno immaginato che una delle prostitute, quella di cui si innamora Depp, sia una irlandese che, chiaramente:
a) è rossa di capelli, ha gli occhi verdi, è altissima e bellissima e sembra la modella di Whistler;
b) è poverissima e in patria ha una piccola fattoria su una scogliera, ha delle capre e un campo di patate;
c) è di una sincerità e di una trasparenza che solo un vero irish può avere;
d) è la dimostrazione della straziante tracotanza della corona inglese, che ha schiavizzato il nobile popolo d'Irlanda.
Tutti aspetti veri e condivisibili: ma era proprio necessario insistere ancora e sempre sugli stessi luoghi comuni?
Irritante dedurre la considerazione che chi scrive certi film deve avere del pubblico. Ma non vi annoiate?
In sostanza: questo film è girato come un gigantesco videoclip musicale; l'indagatore rockstar maledetta è Johnny Depp; il cattivo è Ian Holm, fresco Bilbo Baggins del “Signore degli Anelli”, qui splendido chirurgo della Real Casa; la massoneria complotta contro un gruppo di sette prostitute amiche tra loro per difendere la corona; il mistero spazzatura di un serial killer ante litteram viene propinato ad un pubblico sempre più esausto. Le scene di violenza presentano effetti speciali degni della peggiore produzione italiota; si rimane solo folgorati da quelle belle bottiglie di assenzio, che si spera siano allegate al biglietto nei prossimi film analoghi per una più immediata e ispirata loro contemplazione.
Da vedere se si apprezza Johnny Depp o se si è parte di quella categoria depressa di individui che si esaltano ad immaginare quali geniali menti nascondano i serial killer; da gustare se si è afflitti da incurabile paranoia.
Giudizio ultimo: lasciate perdere.
Regia: Allen e Albert Hughes.
Sceneggiatura: Terry Hayes, Rafael Yglesias.
Tratto da un fumetto di: Alan Moore e Eddie Campbell.
Direttore della fotografia: Peter Deming.
Montaggio: George Bowers, Dan Lebental.
Interpreti principali: Johnny Depp, Heather Graham, Ian Holm, Robbie Coltrane, Ian Richardson.
Musica originale: Trevor Jones.
Produzione: Jane Hamsher, Don Murphy.
Origine: Usa, 2001.
Durata: 137 minuti.
Lankelot, G.F., gennaio 2002.
Una prima versione di questa recensione, revisionata nel giugno del 2003, è apparsa nel gennaio del 2002 sulle pagine di ciao.com; quindi, Lankelot.com
Commenti
Anni dopo, comprato il dvd per il mio personale divertimento notturno, mi sono accorto che avevo omesso un dettaglio-cardine: i registi americani e afroamericani hanno sostanzialmente cercato di costruire una Londra vicina alla loro esperienza giovanile in certi quartieri, almeno nello spirito e nella pericolosità. I costumi ingannano. Questo film è anche un videoclip girato in un ghetto con passanti mascherati e travestiti.
visto in dvd per curiosità, giusto per vedere com'era Depp nella parte del maledetto, per il resto è cupo e non è poi granché. Giuste osservazioni, al videoclip non avevo pensato, invece.
"a) è rossa di capelli, ha gli occhi verdi, è altissima e bellissima e sembra la modella di Whistler;
b) è poverissima e in patria ha una piccola fattoria su una scogliera, ha delle capre e un campo di patate;
c) è di una sincerità e di una trasparenza che solo un vero irish può avere;
d) è la dimostrazione della straziante tracotanza della corona inglese, che ha schiavizzato il nobile popolo d?Irlanda."
Grande :)
Il detective cupo e maledetto è un classico. Tanto per non allontanarsi da Depp, notare le differenze tra il detective di From Hell e quello di Sleepy Hollow. A riprova che c'è regista e regista. Depp è istrionico come sempre.
:).
L'Irlanda è l'isola dei letterati più innovativi del Novecento. Incredibile. Più scrittori che cittadini, a ben guardare.