Roth Eli

Hostel

Autore: 
Roth Eli
Due studenti americani, Josh e Paxton viaggiano per l’Europa insieme all’amico islandese Oli attirati dall’ipotesi di un turismo sessuale con ragazze facili dell’est europeo. Arrivano così in Slovacchia, in un paese nei pressi di Bratislava.
Qui prendono alloggio in un ostello, in cui fanno subito la conoscenza di tre splendide ragazze piuttosto disinibite e pronte alla copula più sfrenata.
Sembra che i loro desideri si siano realizzati e le giornate scorrono tra accoppiamenti, feste birre e tanta droga finchè uno di loro improvvisamente scompare nel nulla e il suo cellulare risulta irraggiungibile. Scompare a distanza di qualche giorno anche il secondo.
Le tre ragazze sembrano saperne qualcosa e il giovane, rimasto solo, viene condotto verso l’agghiacciante verità: l’esistenza di un club dove insospettabili pagano delle enormità per poter torturare a morte, con ogni mezzo (aghi, forbici, fiamma ossidrica,fruste, pistole e quant’altro per un’allegra cura medioevale) giovani studenti da tutto il mondo, in un circuito clandestino protetto dalle stesse forze dell’ordine.
 
 
 
Quando un film viene presentato con una scritta più grande del titolo che la pellicola è prodotta da Tarantino, ci si aspetta sicuramente qualcosa di almeno particolarmente suggestivo: mi viene in mente l’ottimo Hero di Zhang Yimou, dove la potenza della fotografia la faceva da padrone.
Anche i trailer che passavano a rotazione sulle varie emittenti annunciavano un prodotto interessante, un buon film di genere, forse non da vedere al cinema ma perlomeno una serata col dvd.
Le poche informazioni sulla trama, lasciavano comunque intravedere quale sarebbe stato il filo narrativo e abbinando una storia interessante ad una produzione del genio di Kill Bill le attese erano altissime; invece quello che mi pare filtrare da questa regia (Eli Roth, esordio con il non convincente Cabin Fever) è principalmente un’accozzaglia di sangue, vomito, membra sbudellate, occhi spappolati che perdono sostanze gialliccie (come direbbe John Lennon) ma con una gratuità e piacere voyeuristico da far invidia al peggior Mel Gibson. Tette e fighe a volontà.
 
 
 
 
 
Un cattivo gusto che si accompagna ad un’evoluzione degli eventi che vuole palesarsi ricca di tensione, ritmo, pathos e invece prosegue farraginosamente verso un finale scontatissimo nel quale l’unico sopravvissuto riesce a venir fuori in pochi secondi dallo shock subito, evade come il miglior Stallone uccidendo i cattivi con preoccupante freddezza, ha finalmente la possibilità di fuggire senza problemi, ma ecco che svestiti i panni dell’allegro studentello americano trovatosi in una situazione ai limiti del reale, si trasforma in un supereroe da fumetto: sente le grida di una ragazza, rientra dentro ammazza il suo carnefice e la salva.
Nella scena finale c’è il logico ribaltamento delle parti, in cui l’assassino viene finito con la stessa brutalità con cui torturava le sue vittime.
 
 
In mezzo tanta noia, dialoghi infantili e goliardici che dovrebbero (almeno così ho letto) essere una citazione di Animal House di Landis che invece risultano irritanti e stereotipano viscidamente la spensieratezza nichilistica americana, lontana anni luce dalla invece spassosa caratterizzazione wildiana de Il fantasma di Canterville, ma senza andare troppo in alto con paragoni letterari diseguali, basti citare lo stupefacente The evil dead - La casa di Sam Raimi con l’ottimo Bruce Campbell.
Il film gioca molto sulle improvvise comparsate al cardiopalma (senza riuscirci) di una non meglio precisata baby gang dell’est, armata di bastoni e cattive intenzioni, ma che si rivelerà invece molto utile per la fuga del giovane americano: se questo film fosse stato diviso in tanti mini episodi e proposto come telefilm di culto, molti critici avrebbero detto che con la puntata della baby gang che ammazza i cattivi con una cattiveria e forza improbabile (a meno che non si stia parlando di un film di fantasia come Hook o i Goonies, ah ma invece è un horror?) si è arrivati al cosiddetto “salto dello squalo”. *
Vedere per credere.
Inoltre citazioni ammiccanti a Tarantino e a mio avviso anche a Tob Hooper (uno dei macellai sembra proprio il mostro dell’ottimo – alcuni di voi non saranno d’accordo – Non aprite quella porta senza contare la presenza della mitica motosega anch’essa usata come strumento di tortura).
 
 
 
Ma a parte qualche logico omaggio ai grandi del genere, cui questo film non appartiene, ci rimane ben poco, escludendo il vuoto cosmico che riesce a creare.
L’unica cosa riuscita è una profonda sensazione di lontananza, sulla quale forse sarebbe stato il caso di premere maggiormente, perché davvero l’unica paura-fobia che questo presunto horror-thriller-splatter-snuff movie riesce a dare è questa angoscia di spaesamento in un paese lontano, un distacco innaturale in universo completamente diverso. Ma è proprio l’unica nota positiva, quindi stonata nel contesto.
Una gran porcheria.
 
 
 
 
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*Salto dello squalo: (preso pari pari dal link http://www.tvblog.it/post/59/jump-the-shark)
Basta pensare a Happy Days: il salto dello squalo si ha, letteralmente, quando "Fonzie salta lo squalo" in un episodio. I popoli di lingua anglosassone sono pragmatici, si sa, e non inventano modi di dire a caso - suscitando, finalmente, le proteste degli appassionati che furono costretti a ammettere: è troppo. Il salto dello squalo è l’apice della serie, o in qualche modo l’evento che determina quel momento in cui ti dici: ok, da qui in avanti sarà tutto in discesa, sarà tutto più brutto, sarà tutto troppo poco. E’ il momento in cui si rompe il tacito accordo fra lo spettatore e la serie stessa, il momento in cui si rompe la sospensione dell’incredulità. In senso lato, poi, questa locuzione è passata a indicare tutte le stranezze delle serie tv che fanno venir meno la verosimiglianza dell’universo narrativo della serie (morti e resuscitati, attori diversi per uno stesso ruolo, e via dicendo).
Ecco un link interessante: http://www.jumptheshark.com/
 
Titolo originale: Hostel
Regia: Eli Roth
Sceneggiatura: Eli Roth
Attori principali: ?
Fotografia: Milan Chadima
Musiche: Nathan Barr
Montaggio: George Folsey Jr.
Genere: Horror
Nazione: USA
Distribuzione: Sony
Durata: 90′
Anno: 2005
Data uscita in Italia: 24 febbraio 2006
 
 
ISBN/EAN: 
8013123014863

Commenti

niente da fare per le MOLTE parole che ho messo in grassetto e invece senza motivo l'unica cosa che mette in grassetto è SI ROMPRE LA SOSPENSIONE DELL'INCREDULITA'...non so che fare.

inoltre avevo ridotto la dimensione delle foto ma non lo fa. sembra un cane non ammaestrato questo coso.

non è un offesa naturalmente.. è solo frustrazione

ultima modifica. è il massimo che son riuscito a fare. mi accontento.

Fa nulla, apprezzo comunque.
Il film è una boiata pazzesca, insomma. Ma l'avevano detto in molti.

Allora, premesso che ancora non ho letto il pezzo, ma: le foto devi metterle GIA' rimpicciolite (lo fai con qualsiasi programma di disegno e non col programma del sito). Idem per i grassetti, li metti quando il testo è su word, poi quando lo copi qui, abbi la buona creanza di metterlo in giustificato. Devi premere solo il tasto in alto, selezionando il testo. Fai uno sforzo per piacere.

"mi viene in mente l?ottimo Hero di Zhang Yimou, dove la potenza della fotografia la faceva da padrone". Non hai mai sentito il luogo comune "noioso ma bella la fotografia"?. Non è che sia proprio un gran pregio. Forse c'è qualcos'altro.

"Tette e fighe a volontà". Eddai...

Sono imbarazzato dal "salto dello squalo". Avrei preferito non saperlo. :)

un arruso mi ha detto che di queste cose si parla nel forum

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