Hoffman Michael

Il Club degli Imperatori

Autore: 
Hoffman Michael

“Il club degli imperatori” è un film tenue e compassato: nuova variante sul tema delle contrastate e contrastanti relazioni tra maestro e allievo, lineare e demodé, moraleggiante e piuttosto elementare. 

 

La trama (contiene spoilers). Il professor William Hundert (Kevin Kline) insegna Storia Greca e Storia Romana in una prestigiosa High School statunitense: è un docente pieno di passione per la sua attività e innamorato dei suoi studi, ma il suo metodo non è alieno da un imbarazzante nozionismo, che sembra sfociare in qualche circostanza nella più limpida e irrefutabile pedanteria. Non manca il kitsch: qualche lezione si frequenta indossando la toga. Un po’ come studiare teologia con il cilicio.   

Gli allievi, adolescenti borghesi, apprezzano e approvano i suoi corsi: la tracimante dedizione alla classicità del professore e la sua marcata volontà di stabilire più di un parallelismo tra l’Impero Romano e l’Impero Statunitense contribuiscono al successo delle sue lezioni.

È rimasto libero un banco, in fondo a sinistra, in aula: ospiterà l’annoiato e strafottente Sedgewick Bell (Emile Hirsch), giovinastro di padre senatore e mirabile spocchia. Il moccioso è intelligente, ma non si applica: anzi, ostenta con apprezzabile sicumera disinteresse e disprezzo per la materia.

Hundert è colpito dalla boria del giovane Bell: dietro a quella maschera di mediocrità ed esibita ignoranza, ne è convinto, pulsano i pensieri di un giovane di talento. Mentre il pargoletto schernisce il docente e conquista le simpatie dei suoi compagni, cazzeggiando amabilmente e violando un discreto numero di regole e di norme, il maestro s’appella all’illustre padre del ragazzotto: il senatore Bell (Harris Yulin) è una creatura orrenda, politicante e maneggione a tempo pieno, volgarmente avido di potere. La rappresaglia del maestro ha tuttavia buon fine: il senatore comunica al rampollo, in circa trenta secondi, che non può sperperare i beni della famiglia goliardeggiando nella school; il marmocchio, silenziosamente, comprende e si getta nello studio con notevole energia e risultati progressivamente buoni.

Una bestiola ben ammaestrata, è il caso di dirlo.  

 

Scopo del gioco (è il caso di dirlo, come vedremo) è memorizzare la più ampia quantità possibile di nozioni, per esibirsi, come scimmie, di fronte a una platea di genitori e compagni di scuola gareggiando nel premio “Giulio Cesare”: un quiz in toga, in palio la gloria e l’alloro. Il giovane Bell è uno dei peggiori allievi del corso, fin dalle prime prove: ma, complici furibonde ore di studio, una memoria d’elefante e la simpatia del maestro, riesce a scalare le superclassifiche del professor Hundert, scavalca con irrichiesto calcio nel sedere del compiaciuto suo mentore il terzo classificato Martin Blythe (Paul Dano) e si appresta a sbalordire il pubblico nel quiz togato della high school.

Rivali, i suoi amici Deepak Mehta (Rishi Mehta) e Louis Masoudi (Jesse Eisenberg): l’uno erudito, gentile e indiano, l’altro bianchiccio e stravagante. 

Davanti alla platea raggiante, i tre si esibiscono in una grigia parata di nozionismo che entusiasma Hundert e pubblico: col sostegno di trucchi da prestidigitatore, l’astuto Bell sta per vincere; ma Hundert è una faina, se ne accorge e prepara un trabocchetto. Deluso dalla scommessa perduta, assiste agli anni di goliardia e superficialità del figlio di papà e testimonia il suo mediocre diploma.

 

Venticinque anni dopo, vegliardo estromesso dal gotha della High School, troppo onesto e troppo integro per il nuovo sistema (che, non a caso, il signor Brusco Lusco e i suoi scherani guardano con ammirazione e sincera devozione, massacrando la nostra Istruzione), Hundert s’avvia alla pensione meditando di dedicarsi alla scrittura di testi scolastici: quando, un bel giorno, riceve l’invito dall’ex allievo “ribelle” per una simpatica rimpatriata con i vecchi compagni di corso. Scopo del gioco: una rivincita del premio “Giulio Cesare”, ovviamente.

Bell giura d’essere cambiato e ostenta riconoscenza e ammirazione nei confronti del vecchio professore: si presta al quiz, tenta daccapo di gabbare amici e maestro con mezzucci vari, comunica infine ai suoi ospiti, nuovamente sconfitto da Deepak e nuovamente sorpreso da Hundert, che si candida in politica (…).

Il prof è abbattuto e giudica un fallimento personale quanto appena successo: lo deprime percepire lo spirito cinico e spietato del futuro senatore Bell II.

I suoi vecchi allievi, toga alla mano e targa alla memoria, lo rinfrancano e lo sollevano dalla mestizia. Si torna al lavoro, bando alla pensione: e si ripete la stessa lezione di venticinque anni prima, all’insegna della conservazione.   

 

Appunti. Neppure lontano parente del professor Keating de “L’attimo fuggente” di Peter Weir, Hundert è un docente prosaico e integralmente dedito alla sua attività e ai suoi allievi: ha qualcosa di sinistro e di automatico, ma nel complesso non si può dire che non colpisca la sua dedizione alla causa.

Se “L’attimo fuggente” era una storia intrisa di poesia e di disperazione, incentrata sull’influenza che l’arte letteraria può esercitare sulle giovani anime, “Il club degli imperatori” è una pellicola borghese e convenzionale, limitata e circoscritta a un quiz in toga e al confronto-scontro tra maestro e allievo.

Certamente non memorabile: apprezzabile per l’uniformità nel registro narrativo, per la linearità, per la garbata esaltazione del ruolo del docente.

Fiacca la narrazione delle vite dei giovani allievi, fiacca la trama, fiacca la fotografia, fiacca l’interpretazione di tutto il cast (eccetto Kline), fiacca la musica. Un dramma borghese, tutto stars & stripes.  

 

Evito, per un’infinità di ragioni, di soffermarmi sul parallelismo e sulle analogie che il film vorrebbe stabilire tra l’antica civiltà Romana e l’Impero Statunitense contemporaneo: il pensiero ancor m’offende.

Regia: Michael Hoffman.

Sceneggiatura: Neil Tolkin.

Tratto da una novella di: Ethan Canin.

Direttore della fotografia: Lajos Koltai.

Montaggio: Harvey Rosenstock.

Interpreti principali: Kevin Kline, Emile Hirsch, Embeth Davidtz, Harris Yulin, Rishi Mehta, Jesse Eisenberg, Paul Dano, Joel Gretsch, Steven Culp, Rahul Khanna, Patrick Dempsey.    

Musica originale: James Newton Howard.  

Produzione: Marc Abraham, Andrew Karsch.

Origine: Usa, 2002.

Durata: 109 minuti.

Sito ufficiale.

 


Lankelot, Franchi. Ottobre 2003.

ISBN/EAN: 
8010020003600

Commenti

Evito, per un?infinità di ragioni, di soffermarmi sul parallelismo e sulle analogie che il film vorrebbe stabilire tra l?antica civiltà Romana e l?Impero Statunitense contemporaneo: il pensiero ancor m?offende.

Opzioni visualizzazione commenti

Seleziona il tuo modo preferito per visualizzare i commenti e premi "Salva impostazioni" per attivare i cambiamenti.