Herzog Werner

L'enigma di Kaspar Hauser

Autore: 
Herzog Werner
"Il mostro è divenuto troppo grande per me"
 (Kaspar Hauser in punto di morte).
 
La figura del "ragazzo selvaggio" non è una novità. Anzi credo di poter affermare che ormai è un tema entrato con tutto diritto nei classici letterari e cinematografici, affrontato un po’ in tutte le epoche e movimenti: dai romantici ottocenteschi a Holden, da Handke a Sean Penn e Krackauer col recente Into the wild. Tuttavia l’enigma di Kaspar Hauser, a quasi due secoli dalla sua comparsa, continua magneticamente ad affascinare. Anche perché, la figura di questo giovane misterioso, apolide e culturalmente vergine, rappresenta forse una delle metafore più struggenti e moderne dell’uomo contemporaneo. Appare il 26 maggio del 1828 in una piazza di Norimberga, ed è un sedicenne sporco, malnutrito e malvestito. Ha difficoltà a reggersi sulle sue gambe, riesce ad articolare solo il suo nome, per il resto è come un neonato che ha la disgrazia di aver un corpo da uomo. Il giovane Kaspar rappresenta un caso senza precedenti sotto qualunque aspetto, giuridico, sociale e, naturalmente, antropologico.

 

 

 

Nel film di Herzog - il quale ovviamente non poté sfuggire al fascino di Hauser - viene raccontata la storia della breve vita del ragazzo, destinato a morire a soli ventuno anni. Dopo la sua comparsa il film si concentra sul rapporto tra Kaspar ed i suoi tutori, veri umanisti, che con pazienza riescono ad insegnare al giovane a parlare, a leggere e soprattutto a scrivere. Proprio quest’ultima conquista sarà per Kaspar la più grata: medita di scrivere la sua autobiografia. Non arriverà mai a completarla. Viene accoltellato da uno sconosciuto e muore dopo pochi giorni.
Ma la vita di Kaspar può godere di una seconda nascita: il suo desiderio di apprendimento, il suo bisogno vitale di comunicazione, la sua curiosità, ne fanno una figura commovente, straziante e viva come poche viste al cinema. Herzog accantona per un attimo paesaggi e ambienti sognanti per concentrarsi su un uomo che si erge in piedi davanti al mondo. La sua, scrive il Morandini, è una ricerca laica. Ricerca di conoscenza, certo, ma soprattutto una ricerca di senso. E allora tutto viene filtrato attraverso la dolcezza degli occhi di Bruno S., perfetto per la parte, che riesce a rendere Kaspar credibilmente umano e straordinariamente intenso. Fa anche un po’ tenerezza pensare che lo stesso Bruno S., rimasto orfano in giovane età, sia cresciuto tra orfanotrofi e riformatori. Fa anche un po’ tristezza, credo.
Herzog traccia un ritratto, un iter vivendi toccante e coraggioso, il coraggio di chi continua a fare - e a farsi - domande anche se queste sono troppo grandi e spaventose e le risposte a volte sono anche peggiori. Kaspar è un eroe, una razza ormai in estinzione o che, quantomeno, se la fa nel sottobosco della discrezione e dell’anonimato. E’ indubbia la grande affinità tra Hauser ed Herzog, un’affinità ed un rispetto che colano fuori le inquadrature statiche e i movimenti liquidi ed essenziali della macchina da presa.
Vissuto in una capanna (un fienile) fino ai diciassette anni, legato con una corda al collo, gli unici contatti umani per Kaspar sono quelli con una misteriosa figura paterna che gli portava pane e acqua e che gli massaggiava le gambe in atrofia. Si è ipotizzato che Kaspar potesse essere l’erede al trono del Baden ma a Herzog, umanista, non interessano teorie e congetture storico-politiche. Il suo Kaspar è un uomo nuovo: il titolo originale Jeder fur sich und gott gegen , ognuno per sé e Dio contro tutti - che può ricordare vagamente Feuerbach ubriaco - altro non è che un invito alla dignità, al rispetto della condizione umana e della solitudine - spaventosa, sì, ma intensa - che essa comporta.
L’enigma di Kaspar Hauser rappresenta probabilmente l’apice del cinema narrativo di Herzog, un regista che racconta l’inenarrabile (Il paese del silenzio e dell’oscurità), cantore della malinconia (La ballata di Stroszek) e della follia (Aguirre e Anche i nani hanno cominciato da piccoli) nonché uno dei più riusciti ed ispirati tentativi di cogliere l’essenza di un vero leitmotiv moderno.
 

Regia: Werner Herzog  

Soggetto: Werner Herzog & Jakob Wassermann
Sceneggiatura: Werner Herzog & jakob Wassermann 
Direttore della fotografia: Jörg Schmidt-Reitwein 
Interpreti principali: Bruno S.; Walter Ladengast; Brigitte Mira; Michael Kroecher; Alfred Edel  
Musica originale: improvvisazioni di Bruno S.   
Costumi: Ann Poppel & Gisela storch
Produzione: Werner Herzog
Origine: Germania Ovest, 1974
Durata: 110 min
Sul web: mymovies  
 
 
Herzog in Lankelot:
 
Paolo Castronovo, Aprile 2008
ISBN/EAN: 
8032134027471

Commenti

sto ripescando un po' di film. Questo Herzog é da vedere: il migliore a mio parere

Questo è un film che devo assolutamente recuperare. Incontro Kaspar Hauser prima grazie al Martin Mystere di Castelli, poi in Steiner infine nell'opera di Feuerbach ( http://it.wikipedia.org/wiki/Kaspar_Hauser )

- rimane tema potente:). Ci pensavo in questi giorni leggendo "Glifo" di Everett...

A proposito:
nel filone, non dimentichiamo Sturgeon!

"Horty pare incarnare l?antico archetipo del Kaspar Hauser, ben narrato dal Feuerbach, ossia quello del trovatello dall?intelligenza sovrumana e dalla conoscenza divina; e la stessa mnemotecnica, quella eidotica o fotografica, che contraddistingueva il misterioso ragazzino apparso in un villaggio tedesco secoli fa, echeggia nella creazione dello Sturgeon".

www.lankelot.eu/index.php?tag=the-dreaming-jewels

Adelphi

"Kaspar è un eroe, una razza ormai in estinzione o che, quantomeno, se la fa nel sottobosco della discrezione e dell?anonimato. E? indubbia la grande affinità tra Hauser ed Herzog, un?affinità ed un rispetto che colano fuori le inquadrature statiche e i movimenti liquidi ed essenziali della macchina da presa".

Un passo azzeccato. Un bella pagina, Paolo. "L'enigma" non è il mio Herzog preferito, ma ha un suo indubbio fascino (l'ho apprezzato di più alla seconda visione (domestica: la prima risale a 12 anni fa in un cinema all'aperto, d'estate). Ottime le citazioni, anche se hai dimenticato il film più affine per eccellenza: "Ragazzo selvaggio" di Truffaut;). Tra gli assimilabili c'è anche - molto meno interessante - "Nell" di Michael Apted, con una comunque brava Jodie Foster nei panni della protagonista "selvaggia".

2 - il libro, ricordo, era molto amato dagli "antroposofi monteverdini": lo consigliavano come lettura pedagogica. Ai ragazzi più grandi, naturalmente. E comunque nell'anno in cui feci tirocinio alla scuola Arcobaleno veniva letto dal maestro (era Luca Olivieri) ai bambini di quinta elementare.

4,2. Forse ancora oggi:)

Speciale, sì. Secondo me il migliore Herzog però è Nosferatu. Il racconto finale di Kaspar sul letto di morte mi ronza in testa e continua a rimanere inquietante. Forse uno dei sui film più "narrativi" e meno deliranti. Ogni occasione rimane buona per rivederlo.

Apro il sito di Lankelot e vedo che P. Castronovo parla del Kaspar Hauser di Herzog. Sono felicissima! Grazie per la bella critica al film malgrado non sia, chissà perchè, il migliore dei film di Herzog, il grande.
Io sono un'appassionata lettrice delle storie dei ragazzi selvaggi ma nessuna è più affascinante di quella di Kaspar Hauser. "Das
Kind von Europa". Nel cinema, condivido, è ancor più bella la versione del fanciullo dell'Aveyron(?) che ne dà Truffaut.

Torna, Paolo!

locandina+archivio WH

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