Herzog Werner

Grizzly man

Autore: 
Herzog Werner
 
 
 
È fra i più recenti film di Herzog che troviamo Grizzly man. Conoscendo il regista ci si aspetterebbe una storia avventurosa, con un indomito protagonista scontrarsi contro la ferocia della natura e vincerla. Guardando il film ci si trova invece sorpresi, poiché il protagonista è sì indomito ma non ha nulla di eroico e per rispetto alla sua cruenta morte meglio usare cautela nel definirlo. Un termine appropriato potrebbe essere: ridicolo. Ma è un po’ troppo forte, per quanto efficace. Forse “incauto” o “imprudente” sono più adatti. Sta di fatto che la storia, vera, del film racconta di un uomo, che può secondo pessimistiche letture impersonare l’Uomo contemporaneo (leggi, “irresponsabile”) che d’un tratto decide di abbandonare la grande città per instaurare un fraterno rapporto con animali selvaggi come gli orsi, i grizzly appunto. Così, di punto in bianco, decide di amare quegli animali e sceglie di rifugiarsi in mezzo a loro, in un parco protetto per giunta, senza un’arma con cui difendersi. È vietato avvicinarsi per più di 100 metri di distanza verso un orso, lui senza alcuna remora addirittura va loro incontro, cercando di accarezzarli e dichiarando spassionate frasi d’amore per quelle povere bestie. Timothy Treadwell andava da uno psichiatra, sosteneva le proprie paure con degli psicofarmaci e tutto andava bene. Un giorno decise di rinunciarvi poiché, riferiscono gli amici, era giusto che non alterasse se stesso con dei farmaci, no: doveva essere al naturale. Infatti in fretta e furia ha fatto le valigie e si è accampato in mezzo ad una foresta su un’isola, disabitata da esseri umani.
 
 
 
 
Il film di Herzog è postumo alla morte dell’uomo e della sua compagna, si tratta infatti di una sorta di ricostruzione – a partire dalle più di 100 ore di filmati ritrovati – dell’impresa di Treadwell. Interviste ai parenti, agli amici, alla guardia forestale, al medico che ha eseguito l’autopsia ai corpi si alternano al materiale rimontato. Ne viene fuori un film ingiudicabile, forse perché così parca è la presenza dell’autore che tende ad una descrizione delle immagini e solo raramente si spinge a dir la sua – e solo qui, forse, il film ricorda il buon vecchio Herzog.
Infatti il materiale non è del regista, per quanto la qualità dell’immagine può sembrare una pellicola cinematografica. Infatti in alcune sequenze Treadwell stesso spiega ai futuri spettatori – perché fra i suoi progetti c’era una divulgazione dei suoi materiali video anche se non a scopo di lucro – che ha con sé due videocamere. Per più di un anno resta solo, più tardi sarà affiancato dalla sua compagna, meno esaltata di lui all’idea di un contatto ravvicinato con gli orsi. Anche lei verrà uccisa da questi e per fortuna la loro morte non è stata filmata. O meglio. Timothy ha dimenticato l’otturatore sull’obbiettivo della videocamera quindi la tragedia è stata registrata: solo l’audio ne è testimonianza. Herzog stesso prova ad ascoltarlo, con tanto di cuffia. Ma è una scena eccessiva anche ai suoi sensi, e decide di smettere. Non viene naturalmente compresa nel montaggio, è il medico che avrà fatto l’autopsia a descrivere per sommi capi la dinamica dell’accaduto. Però Herzog, forse per intuito investigativo o più presumibilmente in veste di narratore e cineasta individua in un animale il possibile assassino: un orso che poche ore prime della loro morte appare, nel fondo dell’inquadratura. C’è un primo piano ed efficacemente la voce di Herzog si fa lucida e sincera “in questi occhi non vedo che un animale affamato”. Non la bontà e la docilità che l’incauto protagonista dichiara in modo enfatico di trovarvi. L’enfasi, la boria, la poco credibile abilità al dialogo con detti animali sono le note stonate che rimbombano nella mente dello spettatore quando il protagonista parla, davanti al suo obbiettivo. Sembra voler, prima ancora che convincere noi, autoconvincersi di come uomo e natura debbano per forza andare d’amore e d’accordo. “Se l’è cercata” dice, con una sigaretta in bocca, un tale. Non è difficile, per quanto impietoso, dargli ragione. Un animalista improvvisato, con passato turbolento, con mezzi economici che possono permettergli questa bizzarra esperienza non trasmettono, a chi scrive, alcuna simpatia. Né comprensione.
 
 
 
Herzog rimane in penombra, non vuole esporsi e dirci quel che pensa, ma è inevitabile, e palese, che prova pietà per tanta e tale superficialità umana. E sono i suoi passati film a dircelo. C’è Fitzcarraldo, ma anche Kinski a confermarlo. L’esistenza di un film come Grizzly man è giustificata da un fattore soltanto: l’autenticità della storia. La storia di uno che va in mezzo agli orsi e, davanti alla videocamera, dice “ragazzi oggi ho messo la bandana mimetica. Domani quella gialla o quella blu” è talmente improbabile che può soltanto essere vera. Da una storia vera. Ed è imbarazzante, a pensarci, il confronto fra il protagonista e il narratore. Uno psicolabile che piagnucola e insulta la pioggia affinché piova, ed Herzog che ha passato la vita a contatto con la ferocia della natura, osservandola con gli occhi rispettosi e attenti del cineasta. Lascia disorientati, infine, vedere per una volta Herzog osservare non la natura, ma un emblema della stupidità umana pseudo-pacifista o paranoico-ambientalista, un estremista dei buoni sentimenti che con l’ambientalismo sano non ha niente a cui vedere. Palpeggiare le feci di un orso e chiamarle per nome non è un buon esempio per migliorare il pianeta Terra. Più che un film di Herzog pare davvero opportuno chiamarlo un film di Timothy Treadwell con i materiali di Werner Herzog. Certo, sulla carta risulta l’esatto opposto, eppure… Eppure.
Insomma, un film curioso per gli appassionati. Di.
 
 
E quelle volpi, che spettacolo.
 
 

Regia: Werner Herzog Soggetto: W. Herzog Interpreti principali:Timothy Treadwell (da materiale rimontato), Werner Herzog (narratore), Carol Dexter, Sam Egli, Jewel Palovak  Musiche: Richard Thompson Montaggio: Joe Bini. Origine: Usa, 2005. Durata: 103 minuti.

Herzog in Lankelot:
 
ISBN/EAN: 
8017229495724

Commenti

grande! :))).
Grazie Luca.

“Un termine appropriato potrebbe essere: ridicolo. Ma è un po' troppo forte, per quanto efficace. Forse "incauto" o "imprudente" sono più adatti.”

> Accordo pieno.

“Ne viene fuori un film ingiudicabile, forse perché così parca è la presenza dell'autore che tende ad una descrizione delle immagini e solo raramente si spinge a dir la sua - e solo qui, forse, il film ricorda il buon vecchio Herzog.”

> Da manuale.

"Herzog rimane in penombra, non vuole esporsi e dirci quel che pensa, ma è inevitabile, e palese, che prova pietà per tanta e tale superficialità umana. E sono i suoi passati film a dircelo. C'è Fitzcarraldo, ma anche Kinski a confermarlo. L'esistenza di un film come Grizzly man è giustificata da un fattore soltanto: l'autenticità della storia."

> La migliore stroncatura possibile. Esemplare.

"E quelle volpi, che spettacolo."

> Eh. Vecchia volpe.

Beh, non è proprio una stroncatura... non si può stroncare Herzog :) E' comunque un film interessante, se non fosse per quel protagonista.

4, ahhahaahhaha

6, 4. Beh. Io studiavo ma ascoltavo:).

5. Io sarei più netto, ma non sono un cultore di WH. Film sbagliato, fondato su una vicenda grottesca e su un dettato ridicolo, tragicomico nei momenti migliori: docudramma della stupidità umana (ben presente in natura). Ma ti capisco:)

oh Hammer, stiamo a 2456. metà luglio e festeggiamo 2500 pezzi.
Onore ai tuoi contributi: sognavo fossero almeno 400, ma di questi 72 sono orgoglioso come di poche altre cose. Tienilo a mente.

Sì 400, non mi chiamo Franchi... :) Comunque, lo sai. Te l'ho detto tante volte.

Vi benedico. Tutti e due (tre).

Opzioni visualizzazione commenti

Seleziona il tuo modo preferito per visualizzare i commenti e premi "Salva impostazioni" per attivare i cambiamenti.