Herman Mark

Il bambino con il pigiama a righe

Autore: 
Herman Mark

Mark Herman porta sullo schermo la Shoah.
Ancora una volta e necessariamente.
Il cinema non smette di descrivere la più infamante colpa del Novecento e le pellicole si susseguono, fondendosi nel ricordo collettivo di quanti, nonostante guardino a quegli anni con orrore, scelgono di non dimenticare. Perché la Storia non può che essere scritta a posteriori e corredarla dell’intensità delle immagini insegna alla memoria a non smarrirsi. E allora, pur restando ben lungi dai risultati di Spielberg e Polanski, pur collocandosi in tutt’altra categoria rispetto a Il pianista e Schindler's List, sarebbe ingiusto non riconoscere i meriti di un film che, in concorrenza con gli annuali cinepanettoni, sposta l’attenzione sulla barbarie dei lager nazisti col coraggio dell’anacronismo.
Stridente come una stonatura, nel coro festante dei giorni intorno al Natale, Il bambino con il pigiama a righe è un colpo assestato nello stomaco sazio di leccornie e cenoni, è un pugno che bussa alla porta delle nostre coscienze sopite, benchè qualcuno voglia leggervi l’escamotage di un regista smanioso di risollevare la propria carriera, risolvendosi a lavorare ad una pellicola strappalacrime intorno ad un tema ormai abusato. 

Indiscutibile la mancata originalità dei contenuti, indiscutibile il debito nei confronti de La vita è bella, per ciò che concerne l’approccio bambino all’orrore del campo di concentramento. Tuttavia qui si supera la dimensione edulcorata del fiabesco. La realtà non diventa gioco, piuttosto il contrario: qui è il gioco a diventare realtà in tutta la sua crudezza. In tutta la sua pesante drammaticità.
Herman traduce per il cinema il romanzo omonimo di John Boyne, ci racconta Auschwitz attraverso gli occhi del suo protagonista, con l’inconsapevolezza di quegli otto anni che ne fanno l’ennesima vittima innocente.

 
Smarrito e indifeso di fronte alla verità, Bruno viene lasciato completamente solo, perso nei propri dubbi. Nessuno sa spiegargli l’inspiegabile e la parzialità dei libri propinati dall’istitutore non fa che accrescere la sua voglia di avventura.
Superiorità, nemico ebreo, onore e sacrificio per la madrepatria lo lasciano indifferente: il plagio dell’insegnante riesce unicamente con la sorella, sensibile alla persuasione della dottrina nazista per effetto del fascino esercitato su di lei dal giovane tenente Kotler.
Per Bruno è diverso, lui vede oltre la propaganda, oltre la divisa. Vede la “fattoria”, vede il fumo dalle ciminiere. Vede, ma non capisce e contemporaneamente scopre di non sapere più chi è suo padre, mentre quei perché senza risposte si dilatano nella crescente disarmonia familiare, tragicamente impressa sul volto assente della madre.    
L’incontro con Shmuel è disobbedienza ad un divieto ripetuto, col filo spinato a segnare il confine tra la beata serenità dell’infanzia e la sua stessa negazione.
 

 
Bruno ignora ciò che Shmuel impara sulla propria pelle ogni giorno, lo ignora al punto da sentirsi ingiustamente escluso, tagliato fuori. La distanza non potrebbe essere maggiore. La misurano quello strano pigiama a righe numerato, ma più ancora quei verbi al futuro che l’ebreo sa di non potersi concedere e che non mancheranno di diventare fumo.
Il fumo atroce di Auschwitz. Denso, opprimente, insopportabile eppure ancora ricusato, ancora messo in forse, ancora disconosciuto.
Troppo facile il negazionismo.
Troppo comodo ostinarsi ciecamente a smentire.
Ben vengano, allora, pellicole come questa.
Non un capolavoro, non una novità, ma un pungolo per la memoria.
Da una prospettiva altra: ingenuità in mezzo all’inferno.

Regia:
Mark Herman
Sceneggiatura: Mark Herman
Attori:
Asa Butterfield, Zac Mattoon O'Brien, David Thewlis, Vera Farmiga, Rupert Friend, Richard Johnson, Sheila Hancock, Jim Norton, Jack Scanlon.
Fotografia:
Benoît Delhomme
Montaggio:
Michael Ellis
Musiche:
James Horner
Produzione:
BBC Films, Heyday Films, Miramax Films
Distribuzione:
Walt Disney Pictures
Paese:
Gran Bretagna, USA 2008
Uscita Cinema:
19/12/2008
Genere:
Drammatico
Durata:
100 Min
Formato: Colore 35MM
Approfondimento in rete: Sito Ufficiale / video da Coming Soon / Mymovies
 
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ISBN/EAN: 
8717418204044

Commenti

Non scrivo mai di cinema, non ne ho le competenze. Questa è una delle mie poche eccezioni.
Ovviamente non vuole essere recensione, non è ha la pretesa.
E' pagina totalmente soggettiva, ma dato l'argomento ho preferito scriverne comunque.
Solo un modo per condividere l'ultimo film visto, giacchè credo valga la pena parlarne.

"Il cinema non smette di descrivere la più infamante colpa del Novecento e le pellicole si susseguono, fondendosi nel ricordo collettivo di quanti, nonostante guardino a quegli anni con orrore, scelgono di non dimenticare".

Ce ne sono di alrettanto infamanti, e non è bello far classifiche in questo senso, Angela: potrei ricordare Dresda e Hiroshima, bombardamenti vili e inutili su popolazioni inermi, lo sterminio della Russia comunista di 10 milioni di ucraini, negli anni Trenta. Potrei ricordare gli orrori della Cina comunista, di cui il Tibet è solo la punta dell'iceberg. e potrei ricordare tanto e tanto altro. Scrivo queste cose non per far polemica con te o con il pezzo, ma con un occhio alla situazione internazionale e a quello che avviene a Gaza. Questo fatto del primato dell'atrocità - che come ho spiegato, dal mio modo di vedere, è scorretto mettere in questi termini - ha assunto nel dopoguerra valore politico, e ha tutelato lo Stato di Israele dalle sue colpe nei confronti del popolo palestinese, trovando sovente un Europa connivente con la sua politica d'aggressione militare. Pertanto, e l'ho scritto altro volte, chiederei a tutti coloro che scrivono su Lankelot di fare attenzione a scrivere certe cose, immaginando di fatto morti di serie A e morti di serie B, fatta salva certo la vostra sensibilità, intima e personale. Ma ci sono molti modi di stigmatizzare degli eventi dalla valenza negativa. Questa impunità di Israele, questa possibilità di dire o fare tutto ciò che crede opportuno, visti gli eventi della Seconda guerra mondiale, è fin troppo evidente.

"immaginando di fatto morti di serie A e morti di serie B".
Ricordare i milioni di morti ebrei (ah già c'è chi dice e c'è chi vuole credere siano molto molto meno) sarebbe un favore ad Israele?

"chiederei a tutti coloro che scrivono su Lankelot di fare attenzione a scrivere certe cose".
Anche io lo chiederei.
Ma non certo in merito al ricordo dell'Olocausto.

3 - Ma sai leggere Homo? Ho scritto ben altra cosa. Ho parlato di gerarchie dell'orrore, a mio modo di vedere fuori luogo. Se ti diverte far polemica a tutti i costi fai pure. Il mio era un intervento di puro buon senso.

So leggere fin troppo bene.
E anche certe risposte fuori luogo, tanto più in relazione ad una recensione come questa.
Effettivamente mi diverte poco leggere commenti di chi non riesce a spogliarsi nemmeno un attimo della propria ideologia.

5 - Sei una causa persa, temo. Causa i tuoi pregiudizi, immagino. Continui a scrivere cose senza senso. Cosa c'entra l'ideologia. Se sai leggere rileggi bene il mio post. E argomenta su quello. E ti risponderò su quello, non su altro perchè mi sono stufato di parlare del nulla cosmico.

Ecco meglio.
Di fronte ai pregiudizi (di chi?) e cause perse (di chi?) è inutile perdere tempo.

Non faccio classifiche, Federico. E non scrivo della Shoah per legittimare la politica di Israele. E' sbagliato gustificare il presente con il passato. Ma è altrettanto sbagliato tacere l'orrore di quegli anni in virtù degli orrori attuali. Non si cancella nulla.
I lager nazisti, a mio parere sono la colpa più infamante del '900. Non l'unica, certamente. Ma la più atroce per l'odio cieco con cui è stato progettato e consumato lo sterminio.
Con questo non voglio affatto dire che ci siano morti di serie A e morti di serie B. I gulag, gli armeni, le foibe. Non scordo niente, ma non credo di far torti se scrivo che Auschwitz è stato l'inferno.

L'unica cosa che mi spiace è che il pezzo sul film, offra il fianco a polemiche di carattere ideologico.
Io mi sono limitata a raccontare la pellicola.
La pellicola ha come soggetto la Shoah.
La Shoah è la vergogna del Novecento.
Fatti.
Passati, certo. Ma inconfutabili.
Perchè spostare il discorso su Gaza?
Ci vedo il vizio di voler fare politica anche laddove è palesemente fuori luogo.

8-9 . Non è il pezzo che offre spunti di polemica, Angela, ma la tua affermazione che ho virgolettato. Sia chiaro, è più che legittima, ma non la trovo corretta per i motivi su esposti. E aggiungo che tanta filmografia sul tema è anche un modo paraculo e interessato dell'occidente di "espiare" per le sue colpe, vere o presunte tali. Sta di fatto che continuare a riproporre il tema dell'Olocausto come deriva dell'umanità non solo è improprio ma è anche scorretto, sempre dal mio punto di vista, sia rispetto alla storia del Novecento che alle epoche precedenti. Perchè il genocidio degli ebrei dovrebbe essere diverso da quello degli ucraini o dei tibetani? Spiegatemelo, ma argomentate bene, perchè io non ci vedo grosse differenze, dal punto di vista dell'atrocità. Vi esorto a riflettere tutti su quanto Israele abbia goduto di impunità considerandosi - ed essendo considerato - il popolo perseguitato per eccellenza.

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