Lupin III, famigerato ladro gentiluomo, impenitente seduttore e maestro dei travestimenti, dopo un improduttivo saccheggio – banconote false! - del Casinò di Montecarlo, decide, con l’inseparabile amico Jigen, di scoprire l’origine del denaro falso. Si reca in un paese sperduto il cui sovrano sembra reggere il fili dell’economia del mondo. Cagliostro prende il nome proprio dalla dinastia del cinico regnante che, di li a poco, sarebbe convolato a nozze con Clarissa, giovane e non consenziente fanciulla. Lupin, dopo un primo tentativo fallimentare, si adopera, con compagnia al completo – sopraggiunge anche Gamon, mentre Fujiko è spia nel castello – per salvare Clarissa dalle grinfie di Cagliostro e per scoprire il tesoro che una secolare profezia nascondeva nel sottosuolo del regno: due anelli che si congiungono sono la chiave per scoprire il mistero. In una mirabolante serie di peripezie, passando tra pericoli, avventure e improbabili travestimenti, Lupin, inseguito dall’ Interpol, capitanata dal maldestro ispettore Zenigata, riesce a scombussolare i piani del malvagio sovrano fino ad un epilogo più che mai funambolico e sorprendente. Alla congiunzione dei due anelli, sprofonda l’antico regno e, dalle acque, vengono fuori i resti di un’antica città costruita dai romani. Cagliostro è sconfitto, l’origine del denaro falso è svelata; come il segreto del regno, lontano millenni e risorto a suggellare un possibile amore: tra Lupin e Clarissa. Ma il ladro gentiluomo svanisce, il suo destino è altrove, la sua figura imprendibile, non solo per il coriaceo Zenigata, ma anche per colei che ama e mai dimenticherà.


Lupin III incontra Miyazaki. Ne viene fuori una delle pellicole d’animazione delle “Anime” più note in tutto il pianeta. Lupin incontra Miyazaki, e non può che essere gioia per gli occhi di tutti gli spettatori. Una pellicola ricca di azione e avventura, che ci mostra i volti dei noti protagonisti molto più giovani che nella serie tv. E ciò non è affatto casuale. Qui Lupin torna alla sua origine, rievocando anche il tempo della sua formazione umana e “professionale”, ripescando nella propria memoria un volto bambino – quello della piccola Clarissa – che gli aveva donato il suo aiuto in un momento cruciale. Entrando nella memoria e nell’inconscio del suo protagonista, Miyazaki sollecita anche la nostra rievocazione – soprattutto noi trentenni - del tempo del cartoon a dimensione umana: quello di Goldrake e Mazinga, di Conan e Capitan Harlock. Cartoni che, paragonati agli odierni, ri-trasmettono un fascino e una possibilità di identificazione mai raggiungibile dai contemporanei. Nessuna stanca nostalgia, solo la consapevolezza che il mondo cambia rapidamente, e che spesso è assai salutare reimmergersi in visioni che viaggiano sul confine tra la leggerezza e la catarsi.


Un cinema ludico, che non disdegna comunque l’analisi, sia pur tratteggiata quasi ideologicamente, del modo di organizzazione socio economico del mondo di fine millennio. Cagliostro è, in effetti, inattaccabile: nonostante le prove di fabbricazione di denaro falso fornite da Zenigata all’Interpol, i suoi superiori gli impediscono di proseguire l’indagine. I Capi di Stato dei Paesi più importanti hanno tutti qualche debito con Cagliostro, nessuno vuol fargli la guerra. Miyazaki, noncurante (forse, o forse è il contrario) del valore simbolico della sua presenza – sia pur animata -, farà arrivare niente meno che il Papa a celebrare il matrimonio tra il sovrano e Clarissa. Ma senza dare il tempo allo spettatore di lasciarsi andare a maliziose congetture, farà intervenire proprio Lupin a demistificare la portata dell’evento: il Sommo Pontefice è, in effetti, lo stesso Lupin, travestito per entrare nel blindatissimo castello e salvare Clarissa.

Certo non si può dire che il maestro dell’animazione giapponese lesini in trovate fantasiose e divertenti, e il ladro gentiluomo più amato dai bambini non può che essere il suo degno alter ego dell’ immaginario: dopo essersi inventato di tutto, e avendoci sorpreso con iperboliche trovate condite da una godibilissima auto ironia, ci lascia il suo romantico saluto quasi malinconico: a bordo della sua buffa decappottabile, insieme agli inseparabili amici, saluta la giovane Clarissa che già sembra interiorizzarne l’assenza. Ma Clarissa è sicura: un giorno, perché il destino cosi immagina abbia scritto, lo rincontrerà. Come siamo sicuri noi: ogni volta che ritroviamo Miyazaki sulla nostra via, riscopriamo che la dimensione del tempo è circolare, che il confine tra la fantasia (destino) e la realtà è più sottile di quanto la ragione possa farci credere. E questo è il valore più alto delle sue opere, per le quali rinnovo l’invito ad una visione partecipata.


Curisità: Il film in questione è stato definito dai numerosi fan che nel mondo ha il personaggio di Lupin III come il più bello sulla figura del ladro gentiluomo.
Regia: Hayao Miyazaki. Tratto da: i fumetti di Monkey Punch e da una storia di Maurice Le Blanc. Sceneggiatura: Hayao Miyazaki, Tadashi Yamazaki. Montaggio: Mitsutoshi Tsurubuchi. Musica originale: Yuji Ohno. Titolo originale: “Rupan sansei: Kariosutoro no shiro”. Origine: Giappone, 1979. Durata: 110 minuti.
Commenti
nella serie trasmessa e spesso censurata da mediaset ho sempre amato quel rapporto profondo tra lupin e zenigata il quale non potrebbe vivere senza il suo unico scopo e ogni volta che riusciva ad arrestarlo o pareva che lupin fosse morto, c'era sempre una riflessione sulla perdita di identità di un uomo che aveva basato la sua vita su un unico obbiettivo. Bellissimo.
Giusta osservazione. E su questo film quello che tu dici è molto evidente. Anche io ho sempre amato il rapporto tra i due personaggi che, se ci fai caso, sono "alleati" contro i malvagi più spesso di quel che il rutilante ritmo narrativo della serie lascia apparire in superficie.
questo film non l'ho visto. sono una quasi quarantenne che seguiva la serie televisiva senza perdersene UNO, ai tempi. ; ) di goldrake e mazinga si, invece. e capitan harlock non mi è mai stato particolarmente simpatico. (per non parlare di candy candy e heidi... le avrei messe al rogo!) ma, Arsenio Lupin l'hai mai visto?
Ma il telefilm francese, dici? Ne ho un vago ricordo.
si. si. il telefilm francese. tratto dai romanzi di Maurice Le Blanc... che vorrei tanto leggere da anni. (troppi) giusto per... sai che, pare, sia stato d'ispirazione al "cocktail di scimmia" giapponese?
lo so. mi traduco: volevo dire Monkey Punch. ; )
Si, si, lo so. Fu lui d'ispirazione al "cocktail di scimmia":)
So anche che di recente è stato un film su Arsenio Lupin, pare pessimo, comunque.
"(...) la dimensione del tempo è circolare, il confine tra la fantasia (destino) e la realtà è più sottile di quanto la ragione possa farci credere. E questo è il valore più alto delle sue opere, per le quali rinnovo l?invito ad una visione partecipata".
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La coincidenza tra fantasia e destino? Spiega, spiega. Mi interessa molto.
Niente, qui mi rifaccio ad un concetto di Ernst Junger, che immagina il tempo del destino come antagonista del tempo storico. In uno scritto ("L'oltre e l?altrove") che uscirà sul catalogo di una rassegna organizzata dal "corso critica sentieri selvaggi" per Settembre (di cui faccio parte), mutuando il concetto jungheriano faccio un parallelo tra arte, fantasia e tempo del destino, in opposizione a razionalità e tempo storico. il destino, se ci pensi pensi bene, ha molta più fantasia di noi. é imprevedibile, e conoscerlo in anticipo (ove fosse possibile anche se improbabile), quindi razionalizzarlo, lo renderebbe prevedibile. Per capirci, il destino è come la fantasia e come l'arte, nulla di queste cose può essere valutato o conosciuto empiricamente. Lo so che la spiegazione è un po' farraginosa ma ci ritornerò più compiutamente. é una tematica che sta emergendo nei miei ultimi scritti.