Haneke Michael

La pianista

Autore: 
Haneke Michael

Vienna. Erika Kohur (Isabelle Huppert) è una quarantenne, docente di pianoforte presso il conservatorio cittadino. Donna glaciale, severissima e irreprensibile. Almeno all’apparenza. In fondo bastano i primi fotogrammi a farci comprendere quanto sia agghiacciante la vita che Erika conduce fuori dalle aule di musica. La donna torna a casa un po’ più tardi e trova sua madre (Annie Girardot) ad aspettarla. Tra le due c’è un diverbio violento che culmina con uno scambio di insulti e schiaffi reciproci. La madre la rimprovera per essere stata in giro e senza motivo, le perquisisce la borsa e le strappa un vestito accusandola di essere una donnina frivola.
E’ evidente che i “demoni” che Erika si porta dentro, e che l’hanno resa la donna che è, puntano le loro radici esattamente in quel rapporto esasperato e tragico con una madre ossessionante ed ossessionata.

Le due condividono tutto, troppo. Dormono nello stesso letto, frequentano gli stessi luoghi e le stesse persone, parlano ed odiano allo stesso modo. La madre spinge sua figlia, ormai grande ma mai veramente sciolta dal cordone ombelicale che la univa e la unisce a lei, a raggiungere la perfezione nel lavoro, ad essere la migliore di tutti, a non avere alcun rivale. La opprime, la manipola, la sorveglia maniacalmente. Erika tenta di reagire ma si limita a subire e a tornare tra le braccia di sua madre, tra le lacrime, anche dopo le offese o le botte. Ciò la induce a incanalare le sue frustrazioni e le sue sofferenze in qualche altra regione della sua mente e della sua intimità.

La freddezza, il perfezionismo e l’intransigenza nei confronti dei suoi allievi occupano una metà del suo essere. L’altra metà di Erika è quella deviata, irriverente, depravata ed insana. Una personalità duplice e profondamente rovesciata. La professoressa tanto imperturbabile e integerrima diventa, nel suo intimo, una cultrice del voyeurismo, appassionata di pratiche sadomaso e autolesioniste. In questo vortice di disobbedienza morale e di perversione vorrebbe trascinare anche Walter (Benoît Magimel), l’affascinante giovane studente di pianoforte che si innamora di lei. Walter sembra soccombere al potere della professoressa, accetta i suoi rifiuti, sopporta i suoi atteggiamenti insoliti e le sue strane richieste ma rimane profondamente sconvolto solo dopo aver letto una lettera in cui Erika, come mai aveva fatto prima, si apre completamente a lui confessandogli i suoi desideri sessuali più nascosti e perversi. Da quel preciso momento gli equilibri si invertono.
 
“La pianista” è un film di grande impatto che, personalmente, ho apprezzato molto. Non si può rimanere indifferenti alla potenza della storia, né alla durezza di certe scene, né al talento degli interpreti. Le inquadrature e i primi piani di cui il film è ricco sembrano sottolineare la necessità di soffermarsi su quegli spettri e quei pensieri che tutti, o quasi, abbiamo conosciuto o anche solo sfiorato almeno una volta. Una necessità che spiazza o spaventa perché troppo vicina ad un impulso primordiale che ognuno controlla o gestisce come può. Erika, invece, porta la sua devianza a conseguenze estreme, la usa per sentirsi viva, per uscire da quel sepolcro fatto di obblighi, oppressioni, perbenismo e diffidenze nel quale sua madre l’ha sepolta.
 
Io non ho sentimenti, Walter, mettitelo bene in testa. E anche se ne avrò per un giorno, non prevarranno mai sulla mia intelligenza”. Invece Erika, abituata a negarsi ogni genere di felicità, dimostra di amare quel ragazzo tanto più giovane di lei ma lo fa in maniera del tutto personale e delirante. Non è film facile, “La pianista”. Può infastidire o lasciare perplessi. Il regista si limita a narrare la storia con compostezza, autocontrollo e gelida imperturbabilità. Ogni inquadratura rimane lineare, asciutta e scarna, esattamente come il volto della Huppert/Erika.
 
Regia: Michael Haneke 
Titolo originale: La pianiste

Soggetto: Elfriede Jelinek
Sceneggiatura: Michael Haneke  
Tratto da un romanzo di: Elfriede Jelinek, “La pianista”, Einaudi, 2005. 
Direttore della fotografia: Christian Berger 
Montaggio: Nadine Muse, Monika Willi 
Interpreti principali:
Isabelle Huppert, Benoît Magimel, Annie Girardot, Anna Sigalevitch, Susanne Lothar, Udo Samel, Cornelia Köndgen 
Musica originale: Francis Haines 
Scenografia: Christoph Kanter, Hans Wagner  
Produzione:
MK2 Productions, Wega Films, Les Films Alain Sarde  
Origine: Francia/Austria (2001)
Durata: 131’
Premi:Gran Premio della Giuria, il premio Miglior Attore (Benoît Magimel) e Miglior Attrice (Isabelle Huppert) al 54° Festival del Cinema di Cannes 2001; migliore attrice non protagonista (Annie Girardot) al César 2002; migliore attrice (Isabelle Huppert) all’European Film Awards 2001.

Articoli e approfondimento: Scheda Imdb / Corriere.it / Trailer del film
 
 
(monnalisa, ottobre 2010)
ISBN/EAN: 
8010312035500

Commenti

[pianista] monna torna a un

[pianista] monna torna a un grande classico di haneke, confermando il dna autoriale: "Il regista si limita a narrare la storia con compostezza, autocontrollo e gelida imperturbabilità" 

Buona lettura!

[haneke] schede dedicate al

[haneke] schede dedicate al regista in Lanke: http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?H/Haneke+Michael

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