Haneke Michael

Funny Games

Autore: 
Haneke Michael

Nell’attesa dell’uscita nelle sale del remake di questa pellicola, che conserva titolo e regista, ho voluto placare la mia curiosità visionando l’originale del 1997.
Funny Games racconta della follia di due ragazzi di cui si sa ben poco, e quello che dicono non sembra essere vero. Sono due ragazzi che hanno come hobby quello di uccidere famiglie in villeggiatura.

È un modo nuovo di provocare tensione e paure.
Non è un film splatter: nessuna scena di violenza viene ripresa, ogni momento di pura crudeltà è realizzato fuori campo. Sappiamo esattamente cosa sta avvenendo, dalle urla e dagli spari.
Ma non viene concesso niente al voyeurismo, escludendo il sangue sul televisore.

La follia dei due protagonisti non è di per se innovativa, ma diventa estraniante e quindi angosciante il loro modo di scherzare, i loro battibecchi da adolescenti, e il loro modo di mostrare una linea superficiale di gentilezza e modi pacati nei confronti della famiglia sequestrata.
La regia asciutta non si lascia andare a giochi virtuosi con la macchina da presa, e usa opportunamente long take a macchina fissa per creare effetti di realismo e tensione, come quando i due assassini si allontanano dalla casa dopo aver ucciso il bambino e lasciano i due coniugi a liberarsi, piangere e rialzarsi, evitando di guardare quell’abominio.

Il film riesce ad essere anche molto ironico ma in maniera disturbante negli sguardi di interpellazione al pubblico di uno degli assassini. Altre scelte sembrano apparire un po’ posticce come quando la donna riesce ad uccidere uno dei due psicopatici, ma l’altro, afferrando il telecomando riporta in reverse la situazione al momento antecedente. Quasi a sottolineare che il Funny Games si è fatto videogame: hai sbagliato? Gioca un’altra volta. Non credo che si tratti di una presa di posizione atta a giustificare la violenza come una conseguenza dell’uso dei videogame, come invece accade in Elephant di Gus Van Sant; credo che intenda l’impossibilità di un qualunque appiglio di salvezza. Cinismo puro. 

Nel trailer del remake del 2008 viene suggerito un paragone con Arancia Meccanica.
Con il capolavoro di Kubrick c’è in comune l’assurdità della violenza e la mancanza di motivazioni valide perché essa esploda.
L’attacco al quadretto idilliaco borghese è fin troppo evidente sin dall’inizio del film, dove alla musica classica, ascoltata dalla famiglia, viene contrapposto una sorta di cattivissimo black metal, urlato e dissacrante.
Disturba la mancanza di vera violenza fisica: i protagonisti sono quasi sempre minacciati, obbligati, umiliati, ma la brutalità è sempre negata.
Quando il padre della famiglia chiede ai due aguzzini le ragioni che li spingono a fare così, uno dei due risponde per l’altro raccontando di un divorzio e di un rapporto edipico consumato.
l padre chiede di smetterla di raccontare queste cose davanti al figlio, ma è stato proprio lui a porre la domanda; come se la società si rifiutasse di vedere ciò che non vuole vedere.

In realtà la verità è che nessuno dei due sembra avere davvero avuto un passato burrascoso alle spalle, né storie di droga né di violenza.
È proprio questo che disturba, che fa girare la testa: non riuscire a capire le ragioni.

Regia: Haneke Michael, Soggetto:  Haneke Michael Sceneggiatura:  Haneke Michael Produzione: Veit Heiduschka Fotografia: Juergen Juerges . Titolo originale: Funny Games. Origine: Austria, 1997. Durata: 103 minuti

Elio "uo sì" Satta

ISBN/EAN: 
8022469300202

Commenti

Nuovo articolo di Elio!

Ho dato una risistemata all'impaginazione. Così dovrebbe andare meglio.

Aggiunto tag "cinema" e codice ean per ordinare;)

"In realtà la verità è che nessuno dei due sembra avere davvero avuto un passato burrascoso alle spalle, né storie di droga né di violenza.
È proprio questo che disturba, che fa girare la testa: non riuscire a capire le ragioni."

> Cosa ti aspetti dal remake?

Sapete che ancora non l'ho visto, il primo intendo. Di Haneke ho visto al cinema "Niente da nascondere", se non erro premiato a Cannes, del quale si parlava un gran bene. Non mi piacque gran che, a dire il vero. Non saprei, sei il genere è "Arancia meccanica" è difficile che non sia un'opera disturbante, ma dubito sia altrettanto efficace trattando un tema di questo tipo. Comunque è curioso che un regista rifaccia se stesso, a soli dieci anni di distanza poi. Mi sconcerta, a dire il vero...

sei bravo, ragazzo.
Come ti chiami?

Io l'ho visto questo film...se vi dicessi dove, ahahah! Franchi forse lo sa. Chi sa. Un film che disturba, come dice Elio, proprio perché tutto sembra immotivato. La scena del reverse è alienante: non c'è salvezza, non c'è scampo. E i due continuano a ridere.

Se non c'è scampo, è materia mia.

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