Hamer Bent

Kitchen Stories

Autore: 
Hamer Bent

OSSERVAZIONE PARTECIPANTE

Incontro tra due culture scandinave, separate da una rivalità secolare, infiammata dal differente atteggiamento tenuto nei confronti della tragica avanzata nazionalsocialista nella Seconda Guerra Mondiale: Norvegia e Svezia sono sintetizzate in due personaggi esemplari, Isak (Joachim Calmeyer), vecchio fattore norvegese, scapolo, solitario e schivo, e Folke (Tomas Norström), osservatore svedese, metodico, puntuale e umanissimo. Kitchen Storiesnon è soltanto un modello d’interpretazione dell’improvviso e fraterno incontro tra le due culture, nell’esaltazione delle reciproche diversità e nella contemplazione delle singole caratteristiche distintive: è la storia di un amicizia che non doveva nascere, e che invece, nutrita da silenzi, sguardi e istintiva simpatia, s’eleva fino a rapire e sedurre lo spettatore.

Una commedia a basso costo che dimostra come sia possibile, con una buona storia e una fascinosa ed evocativa fotografia, dar vita a un’opera d’arte.

TRAMA (contiene spoilers). Un Istituto di ricerca svedese invia, appena oltre confine, degli osservatori per esaminare e registrare la quotidianità degli scapoli in cucina. Oltrepassata la frontiera, si cambia guida e ci si accosta a una cultura che si giudica rivale e si fatica, tuttavia, a sentire estranea. Ogni osservatore è stato assegnato a uno scapolo: così, seduto su un seggiolone, dovrà restare in silenzio a prendere appunti, senza interagire mai col suo (volontario) ospite.

All’esterno delle case e delle fattorie, ogni osservatore ha la sua roulotte: dove si ritira a dormire e dove consuma i pasti che altrove non può consumare. Periodicamente, l’osservatore riceve la visita d’un coordinatore del progetto, per valutare l’andamento dello studio e vagliare nuove strategie d’analisi. Dopo un primo periodo di assestamento, solo uno tra gli osservatori del gruppo non è riuscito a entrare nella casa assegnata: Folke attende che il suo ospite, il vecchio Isak, accetti di lasciarlo accedere alla cucina. Proprio quando ha perduto ogni speranza e s’appresta a ritirarsi, Isak lascia la porta di casa socchiusa e – indirettamente, con un atto e non con le parole – lo invita a entrare.

Folke sistema il seggiolone in un angolo della cucina, e inizia, muto, ad assistere alla routine di Isak: non tardano a manifestarsi stranezze di vario genere. Non solo Isak non si serve della cucina per prepararsi da mangiare: addirittura l’ha riadattata a lavanderia, fumeria, toilette. L’unico amico che riceve si limita a lanciare occhiate, a metà strada tra scherno e incredulità, all’osservatore svedese: quando il dialogo s’accosta ad argomenti privati, immediatamente si recupera coscienza della silenziosa presenza, in un angolo della stanza, e si taglia corto.

Quel che Folke non sa è che Isak è a sua volta impegnato in una nuova e imprevista forma di osservazione partecipante: tramite un foro sul soffitto della cucina, salito nella sua stanza (dove cucina e mangia), spia con grande meticolosità gli appunti del visitatore e ne studia comportamenti e atteggiamenti. Inevitabilmente, poco a poco l’assurdo ghiaccio si scioglie: l’umanità e l’istintiva simpatia prevalgono, e i due cominciano a scambiarsi gentilezze e a dialogare: della vita, del tabacco, della politica, della morte, della Svezia e della Norvegia.

Quando Folke viene licenziato, perché sorpreso ad avere stabilito legami di amicizia con il suo ospite, ciò non sembra più avere importanza: i due si sono riconosciuti come amici, siedono alla stessa tavola, festeggiano il compleanno di Isak – e Folke, febbricitante, viene curato coi rustici ed efficaci metodi del norvegese. È un’amicizia così intensa da scatenare l’invidia e la gelosia dell’unico amico di Isak, che, una notte, trascina la roulotte dello svedese sui binari del treno: il vecchio fattore prepara la slitta, chiama il suo stanco e ammalato cavallo a servirlo per l’ultima volta, e libera Folke dal pericolo, trascinando la roulotte fino alla fattoria.

Costretto tuttavia a trasportare la roulotte oltre confine, come da contratto, Folke è assente nel momento della morte dell’amato cavallo di Isak: al suo ritorno, determinato ad accettare la proposta del fattore e quindi a restare in Norvegia assieme a lui, troverà un’ambulanza di fronte alla casa dell’amico.

Niente è accaduto invano. L’eredità dell’esperienza sarà la metamorfosi di Folke, che sembra tornare ad amare la vita e a cercare l’armonia con l’esistenza, raccogliendo  e interpretando, ogni giorno, la lezione del perduto Isak.

APPUNTI

La pregevole interpretazione dei due attori – che recitano in silenzio per buona parte del film, giocando la rappresentazione dei loro stati d’animo su una serie di sguardi, gesti, cenni e tic – esalta il fallimento della robotica impresa dell’Istituto di Ricerca svedese: inevitabilmente l’umanità prevale e i sentimenti e le emozioni convertono freddezza e distacco in calore e comprensione. A far da splendido sfondo, la fotografia d’una Norvegia imbiancata dalle nevi, muta e meravigliosa testimone della ricerca.

 

“Kitchen Stories” è il canto d’un’amicizia tra due uomini, e tra due popoli.

Da vedere.

 

Lankelot, G.F., gennaio 2004.

Regia: Bent Hamer.

Soggetto e Sceneggiatura: Bent Hamer, Jörgen Bergmark. Direttore della fotografia: Philip Øgaard. Montaggio: Pål Gengenbach. Interpreti principali: Reine Brynolfsson, Joachim Calmeyer, Byørn Floberg, Tomas Norström, Sverre Ankel Ousdal, Leif Andrée, Gard Eidsvold.  Musica originale: Hans Mathisen. Produzione: Jörgen Bergmark, Bent Hamer. Origine: Norvegia / Svezia, 2003. Durata: 95 minuti.  Titolo originale: “Salmer fra kjøkkenet”

Info Internet: Sito Ufficiale / Trovacinema / SuperEva / Gli Spietati.

ISBN/EAN: 
8032442202591

Commenti

Eh si, l'ho visto il film, molto carino. C'era anche un altro film norvegese molto interessante, parlava di due ricoverati in un istituto per disadattati che vengono messi in un appartamento al centro di Oslo per cercare di recuperarli alla vita normale, il titolo faceva riferimento ai nomi dei due, ma non riesco a ricordarlo. Tu ne sai niente? Hej saa laenge, Clau.

Non ricordo nemmeno io. Ma rimedieremo, vedrai. Massimo una settimana e qualcuno viene qui a darci tutte le coordinate.

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