Crash - Contatto fisico ti catapulta subito dentro una serie di storie intrecciate e drammatiche. Sullo sfondo, Los Angeles: caotica, multirazziale ma anche razzista.
Chi sembra cattivo alla fine è un buono, chi vorrebbe essere buono finisce per rovinare tutto. Non c'è verità, non ci sono certezze. Il mondo moderno annichilisce e travolge, terrorizza nel suo essere battaglia quotidiana, mentre la sopraffazione è all'ordine del giorno (sessuale, sociale, fisica).
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Paul Haggis (sceneggiatore di The million dollar baby) traccia con tinte forti e nette un racconto metropolitano intriso di pessimismo, disincanto, rabbia e poche - ma bellissime - speranze. Godibilissimo e appassionante (tra l'altro, se interessa, il film ha vinto 3 Oscar: miglior film, sceneggiatura e montaggio).
E se più di una volta c'è un groppo alla gola, con tutte queste storie che si accavallano, si intrecciano e si incontrano, viene quasi da pensare che Los Angeles, invece di una delle metropoli più grandi del mondo, sia un paesino di qualche migliaio d'abitanti. Incongruenza sopportabile se si pensa a quanto sia coinvolgente il film.
Paul Haggis non è mai retorico, dosa benissimo i suoi ingredienti in questo affresco postmoderno a metà tra Alejandro Inarritu, Robert Altman e il Paul Thomas Anderson di Magnolia, in un racconto che non dà punti di riferimento e dove non è tanto importante il come, ma il cosa viene narrato.
C’è tanta paura, tanta disperazione in questa pellicola intrisa di pessimismo. Il nostro non è certo il migliore dei mondi possibile, e nel caso specifico gli Stati Uniti – con le loro belle strade, le storie di successo – possono mostrare una faccia nascosta per niente divertente.
Una faccia fatta di razzismo dilagante, paura dell’altro, mancanza di integrazione sociale e deriva culturale.

In questo ritratto inquietante e drammatico, qualcuno si salva con il legame famigliare e una naturale propensione al sacrificio. Chi invece vorrebbe restarne fuori, chi sembra avere una luce interiore, improvvisamente può cadere nel baratro.
La nostra società – e non solo quella americana – e i suoi paradossi, le sue instabilità. Ogni mattina, ogni giorno. Piccoli soprusi quotidiani e storie di emarginazione quotidiane.
La narrazione di Haggis non lascia spazio ad alcun tipo di compassione. Le immagini sono crude e reali, i personaggi sono come schegge impazzite che possono esplodere o implodere da un momento all’altro.
Qua e là – disseminati nella pellicola – ci sono alcuni passaggi che spezzano la tensione, volutamente irreali e fantasiosi nella costruzione scenica e dialogica (toni sopra le righe, dialoghi che sfiorano il paradosso, la scena del cinese investito, dei tailandesi liberati, lo sparo, il falò liberatorio finale), che un po’ spiazzano, ma servono a riequilibrare un film decisamente riuscito.
Cupo, amaro, attuale ed intenso.
Regia: Paul Haggis.
Soggetto e sceneggiatura: Paul Haggis - Robert Moresco.
Direttore della fotografia: James Muro .
Montaggio: Hughes Winborne.
Scenografia: Laurence Bennett.
Costumi: Linda M. Bass.
Interpreti principali: Sandra Bullock, Don Cheadle, Matt Dillon, Jennifer Esposito, William Fichtner, Brendan Fraser, Ryan Philippe, Thandie Newton.
Musiche: Mark Isham
Origine: Usa, 2004.
Durata: 122 minuti.
Antonio Benforte, 2 aprile 2009
Commenti
Crash - Contatto fisico ti tira immediatamente dentro il racconto di una serie di storie intrecciate e drammatiche. Sullo sfondo, Los Angeles: caotica, multirazziale ma anche razzista.
ricordavo male o c'era una recensione di crash sul vecchio sito?
Ecco. A me questo film è piaciuto, eh. Ma in alcune scene mi sembrava di vedere Magnolia con attori diversi. Comunque un bel film. Anche Magnolia.
sì, magnolia è un richiamo immediato. ma nel tipo di film (corale, personaggi intrecciati etc), non tanto nelle storie...
"Paul Haggis non è mai retorico, dosa benissimo i suoi ingredienti in questo affresco postmoderno a metà tra Alejandro Inarritu, Robert Altman e il Paul Thomas Anderson di Magnolia"
Molto Inarritu, poco Anderson, a parer mio. Anderson è tutt'altra pasta.
A me non è piaciuto neanche un po': troppo stereotipato, troppo parlato, troppo esplicito il richiamo del destino.
6 - Io mi pongo a metà tra Ian e Antonio, ma non datemi del democristiano per questo, ve ne prego. Non lo sopporterei;)
Io non guardo film con Sandra Bullock, tranne forse per prenderli in giro. Ma confesso che questo non l'ho mai sentito nominare...
in effetti non è andato molto qui in Italia. ma - per quanto può valere - ha vinto anche 3 oscar.
Non è piaciuto molto neanche a me. E' manierista, per niente originale (Altman, ma anche Anderson, anno già dato il meglio nei racconti corali).
Non so. Forse abusa troppo della parola umanità...