Incontriamo Kevin Lomax (Keanu Reeves),giovane penalista infallibile: mai sconfitto in nessun processo, si trova per la prima volta a dover affrontare un caso disperato. Deve difendere un professore dall’accusa d’aver abusato d’una studentessa, in più di una circostanza. La giuria è rimasta profondamente colpita dalla deposizione della ragazzina: nessuno può avere dubbi sulla colpevolezza di quell’uomo. Non ne ha neppure l’avvocato Lomax.
Si trova a dover scegliere, per la prima volta nella sua esistenza, tra etica e vanità. L’etica imporrebbe di non difendere un uomo così spregevole. La vanità, tuttavia, pretende un tributo: Lomax vuole continuare a non conoscere sconfitta. Così, accetta un compromesso con la propria coscienza, e, aggredendo in maniera spregiudicata la fragile giovinetta, riesce a farla cadere in contraddizione e a scagionare il laido e tracagnotto docente.
La vita di Lomax non è degna delle sue ambizioni. È sposato con una splendida ragazza, Mary Ann (la seducente Charlize Theron), tuttavia non può garantirle il benessere e la serenità economica sognata per poter ampliare la famiglia figliolando. L’infallibile Kevin non ha mai conosciuto suo padre: la mamma, fervente attivista della chiesa evangelista, ha da sempre affermato che fosse morto, e ha cresciuto il futuro implacabile leguleio ad arance (siamo in Florida) e Bibbia. La fama dell’avvocato non tarda a richiamare su di lui le attenzioni di un prestigioso studio legale di New York, capitanato da John Milton (Al Pacino).
In men che non si dica, l’invincibile azzeccagarbugli si trasferisce nella nuova sede. La mogliettina è entusiasta: rinuncia al suo insoddisfacente lavoro, sedotta dal lauto stipendio del maritino e dalla nuova sistemazione, vagheggiando marmocchi a ogni piè sospinto.
La mamma dell’implacabile avvocato Lomax avverte invano il suo rampollo: ah, New York è la nuova Babilonia, città di perdizione e vizio e corruzione, altro che arance, Bibbia e consorte con desiderio di maternità!
L’ambizioso Kevin non resiste alle favolose offerte del prestigioso studio legale newyorchese: non sa che sta per affrontare una prova da far tremare i polsi.
Certo, qualche stranezza l’aveva pur registrata: nonostante non avesse letto “Il Paradiso Perduto”, il nome del suo responsabile, John Milton, gli ricordava disperatamente qualcosa(giurava fosse una vecchia mezzala del Como). Come se ciò non bastasse, era davvero singolare che quell’uomo conoscesse tutte le lingue del cosmo, esercitasse un fascino micidiale su qualunque creatura femminile, avesse un potere economico inimmaginabile e una sinistra capacità di leggere nel pensiero: e come trascurare poi quella sua affermazione, buttata lì con splendida nochalance…“sono uno dei padroni dell’universo”?
Qualcosa, davvero, non quadrava: tuttavia i favolosi guadagni assicurati da Milton e le superbe condizioni di vita garantite alla sua famiglia riuscivano a scacciare i dubbi. Certo, qualche strano incarico gli era stato affidato: difendere uno stregone haitiano, scagionare un imprenditore pluriomicida, e così via.
Ma Kevin Lomax era un avvocato, e non poteva andar tanto per il sottile.
Il cliente è pur sempre cliente, soprattutto se paga, e profumatamente.
Pecunia non olet.
A quel punto si può trascurare la micidiale crisi nervosa della moglie, delusa dalle assenze del marito e dal mancato arrivo dei pargoli, tramortita dalle diaboliche figure femminili che va incontrando nella nuova città: per prima cosa, vengono la carriera e la gloria; infine, con calma e senza affaticarsi, la cura del focolare.
E si può snobbare l’avvertimento di quella fanatica della mamma, venuta dalla provincia nella grande Babilonia e presto fuggita, per le terribili presenze avvertite: peggiore delle quali è certamente John Milton.
Quando scoprirà che il suo diretto superiore è morto in circostanze misteriose, quando vedrà un funzionario del Ministero della Giustizia venire investito, proprio poco prima di denunciare le strane attività del gruppo di Milton, quando assisterà al suicidio della moglie, fresca di ricovero in clinica per le stranezze occorse negli ultimi tempi (parlava di diavolesse e luciferini seduttori, dotati del dono dell’ubiquità), finalmente domanderà alla mamma: “ma insomma, mamma Lomax, cos’è che volevi dirmi su mio padre?”.
L’invasata madre dell’avvocato, tornata in città nel momento della sventura, gli rivelerà che è figlio del suo unico peccato di gioventù, commesso proprio nell’adolescenza, a New York; che il padre è il sedicente John Milton (no, non il poeta, e neppure il calciatore). E che John Milton…
Kevin è astuto come una faina:finalmente ha capito. Corre dal papà. Qui assistiamo a un momento di discreto cinema, l’unico del film, con un interessante dialogo tra il Demonio Al Pacino e suo figlio, l’ormai sempre eletto Keanu Reeves. La sceneggiatura è un colabrodo, è zoppicante e addirittura grottesca, a volte: tuttavia è divertente apprezzare l’interpretazione di Pacino e studiare la sua lettura del ruolo. Oltre le righe, “popolana” ed eccessiva: ma appassionante. Una differente cura nella sceneggiatura avrebbe riservato momenti di altro cinema. Almeno nelle ultime scene.
Esiste un romanzo, dal quale è tratto questo film: dubitando della bontà del soggetto, abbiamo preferito non approfondire.
Nonostante qualche sfasatura e qualche irritante incoerenza interna, “L’avvocato del diavolo” è un ottimo diversivo per serate di svago o nottate di insonnia. E non solo per le grazie di Charlize Theron e le smorfie di Al Pacino.
La pellicola vorrebbe essere diabolica: l’argomento non è mai sgradito.
Sublimare il kitsch, però, è essenziale.
Regia: Taylor Hackford.
Sceneggiatura: Jonathan Lemkin & Tony Gilroy.
Tratto da un romanzo di: Andrew Neiderman.
Direttore della fotografia: Andrzej Bartkowiak.
Montaggio: Mark Warner.
Interpreti principali: Keanu Reeves, Al Pacino, Charlize Theron, Jeffrey Jones, Judith Ivey, Debra Monk.
Musica originale: James Newton Howard.
Produzione: Taylor Hackford, Michael Tadros, Erwin Stoff, Barry Bernardi, Steve White.
Origine: Usa, 1997.
Durata: 144 minuti.
Info Internet: http://movies.warnerbros.com/devils/
Lankelot, G.F., giugno del 2003. Donec ad metam.
Prima pubb: Lankelot.com
Commenti
"Nonostante qualche sfasatura e qualche irritante incoerenza interna, ?L?avvocato del diavolo? è un ottimo diversivo per serate di svago o nottate di insonnia. E non solo per le grazie di Charlize Theron e le smorfie di Al Pacino.
La pellicola vorrebbe essere diabolica: l?argomento non è mai sgradito.
Sublimare il kitsch, però, è essenziale".