Guadagnino Luca

Melissa P.

Autore: 
Guadagnino Luca

CENTO COLPI DI SPAZZOLA PRIMA DI ANDARE A DORMIRE*

*Sostituire a spazzola "pisello" per una maggiore comprensione della storia.

 

Questo film ha almeno due meriti. In primis la visione del film provoca un inarrestabile fiume di parole - imprecazioni, per la precisione - contro lo schermo del vostro televisore. Per gli stoici che sono riusciti a terminarne la visione saranno state sicuramente le due ore più scurrili mai trascorse. Il film di Guadagnino ha lo spaventoso potere di abbattere ogni forma di buon gusto e di contegno, spinge lo spettatore tra le spire di un vortice di decadenza e morbosità in cellophan. - NdP, mi accorgo, a posteriori, che questa sindrome crudele mi ha accalappiato, senza scampo. Rileggo con stupore ed orrore il sottotitolo, faccio mea culpa, cenere sul capo - Vi sentirete improvvisamente catapultati dentro una fabbrica di manichini. E non riuscirete a star zitti. Il film è, sotto questo punto di vista, il corrispettivo di Woodstock, dei Sex Pistols, di Arancia Meccanica. Qualcosa cambia, dopo. E' come mangiare una caramella per la gola cerebrale: si vede tutto più chiaramente.

La sua seconda arma è tagliente quanto la prima. Per una mente che non è un poltiglia fangosa, la sua visione provoca conseguenze filosoficamente quantomai interessanti. Si prova una voglia irrefrenabile di leggere Cioran, Ceronetti, Zorn, Dagermann. Si ha voglia di farsi male sul serio - intellettivamente parlando. Ma sicuramente è un farsi male molto più costruttivo del puro dolore che causa la pellicola. La nausea, diceva Sartre. E io avrei proprio voglia di rileggere di Anton Roquentin. Magia della celluloide.

Tuttavia... E' doveroso confermare che non erano queste le intenzioni di Melissa P.

GENESI DI UNA RECENSIONE

Sabato 25 Novembre, 2006. Ore ventuno e trenta. Che si fa stasera? Manca la voglia di uscire - manca la voglia, manca la voglia - quindi serata casalinga. Ripariamo - ma sarebbe meglio dire arrocchiamo - verso Blockbuster - ma perchè, c'è qualcuno che va ancora da Blockbuster?! Mah. Fantastico. E' uscito "Thumbsucker" in dvd! Non c'è esitazione: vai col Succhiapollice. (Classico "bello ma...". Ma questa è un'altra storia).

Stessa sera. Ore ventitrè e trenta. Sky Cinema1. "Guarda, danno Melissa P!" - "Sì, ma chi è questo Guadagnino?" - "Pressochè sconosciuto regista siculo" - "Il libro era una porcata..!" - "Sì, però ho letto che la Melissa autrice l'ha ripudiato - il film -, quindi magari è guardabile". Potete immaginare come è andata a finire.

Il film racconta la storia di una quasi sedicenne. Come ogni brava sedicenne Melissa frequenta il liceo, esce con le amichette del cuore ed è immatura come si conviene. La ragazzina vive con la madre - una donna che definire zuccherosamente insulsa è un tenero eufemismo - e la nonna - un personaggio che vorrebbe disperatamente essere anticonformista ma che al massimo riesce a litigare con la figlia per questioni irrilevanti. Il padre della timida Melissa è ingegnere petrolifero, viaggia molto e di conseguenza è spesso assente da casa. La mancanza del padre ha su Melissa effetti distruttivi, sia nei rapporti emotivi - con la madre e con i compagni - sia in quelli puramente fisici. Non tardano ad arrivare i primi pruriti sessuali. E non tardano neanche le prime esperienze.

"Non ti amo", confessa Melissa durante il suo primo amplesso.

"E chi te l'ha chiesto?!", ribatte adirato il giovane stallone di turno, allontanandola schifato.

(Ed è, penso, un ragionamento che non fa una piega)

Ma il rifiuto distrugge emotivamente la ragazzina - che evidentemente soffre già di suo di una grave sindrome da carenza d'attenzione - e la spinge alla frase che sembra essere diventata lo slogan della N.W.O.I.L - New Wave Of Italian Lolitas. "Ma perchè solo gli uomini possono comportarsi così? Da ora in poi anch'io mi comporterò come loro. Penserò solo al mio piacere".  Ed ecco che in pochi minuti il regista spiega perchè per il resto del film la giovane protagonista decide di accantonare ogni granello di ripetto per se stessa.

Inizia così una rocambolesca serie di copule acrobatiche, fellatio improbabili, ridicoli sfregamenti. Il film - è ancora corretto chiamarlo così? - si trasforma in una galleria di ritratti onanistici. La ragazzina brucia le tappe con velocità ma con nessuna traccia di coscienza. Guadagnino - ma l'essenza-spazzatura è radicata nello stesso romanzo - e la sceneggiatura a questo punto si perde in descrizioni di ripetitivi amplessi morbosi, irritanti e banali confessioni della protagonista tratte fedelmente dal romanzo della Melissa (non)scrittrice.

"Chiunque. Sono chiunque. Sono libera", dichiara Melissa rinata.

Ma non è quello che cercano tutti? In particolare gli adolescenti, vulnerabili al più piccolo degli umori? Identità. Melissa cerca disperatamente di scoprire chi è quella ragazzina che vede tutti i giorni allo specchio, anzi, se quella ragazzina è per davvero.

"Mi vedono tutti come una puttana. Gli farò vedere che puttana riesco ad essere", si compiace la ragazza.

Ed ecco che l'identità, la più facile, la più ovvia, la più pratica proprio perchè regalata da "gli altri", viene fuori. Siamo al quarantanovesimo minuto di film. L'introspezione, la ricerca spirituale, durano un po' pochino. Scemo Pirandello che ci aveva perso il tempo di un libro, Uno nessuno...

La storia procede in maniera molto prevedibile. Dico prevedibile perchè chiunque abbia avuto l'incoscienza di leggere il romanzo non è stato - presumibilmente - tanto masochista da vedere il film. Melissa tira troppo la corda, questa finisce per spezzarsi e lei finisce per farsi violentare da uno sconosciuto conosciuto - ? - in chat. Si perde così anche il trapasso della nonna - la sceneggiatura pretende che nipote e nonna siano legate da profondi affetti e complicità generazionali, in realtà le due scambiano sì e no due battute fiacche. Ma la riappacificazione con la madre idiota e qualunquista sembra dare nuova speranza alla giovane.

Quello che sconvolge in questo prodotto scadente, definito forzaitaliota, maschilista e altre definizioni estremamente censurabili, è la sua essenza commerciale. Probabilmente il regista - che si permette persino un'irritante citazione del Velluto Blu lynchano - non ha ben capito. Forse una distrazione della produzione - nella quale figura anche Francesca Neri, alla quale il film probabilmente avrà fatto rimembrar i suoi esordi "simili" con Le età di Lulù di Bigas Luna. Forse ancora un attacco di miopia collettivo - ma più probabilmente un colpo di sonno, chiaro meccanismo di difesa - a scapito della censura. Il film è infatti uscito nelle sale senza alcuna restrizione di età o taglio censore. Tornando al comitato per la censura, che sia la sindrome da La passione di Cristo?

E' preoccupante - ma anche disturbante, irritante ed antiestetico - pensare quanto un'operazione commerciale così aberrante possa essere rappresentativa di una certa Italia socio-culturale. Non per quello che dice, ma per quello che comunica. Ad un livello inconscio. Definito "una storia di formazione, il racconto maledetto di una giovanissima già-donna che sogna di abbattere ogni catena o preconcetto sociale". Insomma: qua si paragona una ragazzina immatura, una mente insignificante vittima anzichè eroina, un individuo asociale che non riesce ad avere un rapporto umano basato sulla sincerità - e sul rispetto per se stessa - ad una specie di Baudelaire, una novella Giovanna  D'Arco, una romantica seppur decisa Silvia Plath! Quanto può essere fuorviante per una ragazzina tredicenne, non tanto più giovane della protagonista, vedere Melissa plagiata da cinque compagni di liceo?

(Al massimo ci poteva entrare Anais Nin, col suo "possiedimi e rendimi donna")

Ma non parliamo di pedagogia. Del libro si è parlato con scandalo. Di recente si è detto che l'esperienza autobiografica era tutta una farsa. La cosa non è rilevante. Vedere scene del genere, assistere a dialoghi irritanti e banali - "Sarebbe bello che Dio esistesse. Avere qualcuno con cui parlare, con cui confidarsi, anzi, che sa già tutto, che non ti può giudicare [...]". Saranno campanelli di allarme?

Il guaio più grande nella realizzazione di un film è guastare l'idea originale. Non è facile focalizzare, prima, e poi rendere tecnicamente l'intuizione. Questo naturalmente che l'impostazione di base o l'idea stessa possano essere pura spazzatura. Guadagnino sconvolge tutto e gli viene fuori un prodotto ridicolo, adatto forse ad una analisi psicopatologica - brrr... - riguardo le nuove tendenze adolescenziali ma sicuramente non a raccontare una storia di formazione. Non escludo che il regista non si sia ancora accorto di niente.

Troppe parole. Sicuramente troppe parole spese - troppo e male - per parlare di un fugace - si spera - aborto del cinema. Purtroppo questo abominio inquadra perfettamente un certo tipo di produzione che, almeno in Italia - questa devastata - sembra essere fin troppo fertile.

Non vedetelo. Manca di un singolo granello di coscienza di sé.

 

BREVI NOTE ESPLICATIVE - Breve regolamento del Buon Collaboratore

- Non allegherò alcuna filmografia, ne informazioni sul cast. Non inquinare l'ambiente.

- La recensione non vuole stimolare, per quanto sia possibile, alcuna retorica sul "prodotto" in questione. Sincerità uber alles.

- A dirla tutta, la presente non è una recensione, rappresenta uno sfogo personale causa ennesima delusione cinematografica. Perdonate. Riconoscere le proprie colpe.

- Primo ed ultimo "esperimento". Meglio parlare di ciò che merita. Commiato.

ISBN/EAN: 
8013123010933

Commenti

(eccezionali queste brevi note esplicative:) ).

Ho sentito il bisogno di giustificare un tale spreco di tempo e sentivo che dovevo dare qualche spiegazione alla struttura poco ortodossa dell'articolo. Hail

E' andata di lusso, direi. E percepisco ricchi embrioni di future cose - scritture, e non solo. Aderisci alla nostra cena del 19 da La Gatta Mangiona (cfr. forum, Lankelot a tavola). Mi raccomando.

Sono quei film che ti fanno rivalutare i pornazzi, in qualche modo più sinceri nella loro porcaggine conclamata e fine a se stessa.

Mitici i pornazzi... ah ahah!

Bah, non l'ho trovato così odioso. Non da starci male, quanto meno. Mi viene più angoscia quando vedo dei documentari sui pornazzi... Anche lì ci sono dei grossi (autodefinitisi) artisti, ahinoi.

6. Mi sa che in quel caso sono altri i motivi per cui si autodefiniscono "grossi"... ;)

E' un film indegno, vile e disonesto. Punto.

Punto? Scusa allora. La prossima volta starò zitto.

Racconta, Hammer, racconta.

8. Ci mancherebbe! Il punto era uno stop alle MIE parole, non alle tue considerazioni, peraltro sempre apprezzate. Considerando che ci ho scritto una recensione a riguardo intendevo dire che ho esaurito le ragioni per stroncarlo!

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