Già, lo so. Prendendo spunto dalla pellicola, immaginate da parte mia una magari colta disquisizione sul sesso, dove eventualmente io prendo parte contro l'ennesima invasione di campo di Chiesa e cattolici che a partire da alcune scene di nudo in questo film si sono indignati e hanno invocato più moralità. Sicuro, edificante ed esilarante "tragico" siparietto sull'Italietta di oggi, ennesima ingerenza fuori tempo massimo.
O magari sperate da me una dettagliata analisi delle famose terga esibite dal mattatore di questo film, ovvero Nanni Moretti. Una politicizzata disamina. Se il suo posteriore è incredibilmente di destra. O più blandamente di Sinistra arcobaleno o addirittura clamorosamente di centro. Se fa girotondo oppure no.
Però deluderò le attese, sappiatelo.
Perché la tanto acclamata componente sessuale e libidinosa e quant'altro è forse l'unica cosa che nel film manca quasi del tutto e rispetto al testo da cui è tratto parecchio attenuata ed ammorbidita, quasi frettolosa. Gli ansimi in sala all'inizio della scena di nudo mi sottolineano che la evidente campagna pubblicitaria massmediatica sullo spezzone ha comunque colto nel segno. Detto ciò, andiamo al nocciolo.
Subito rimarco che questo buon film è una perfetta trasposizione dell'ottimo romanzo omonimo di Sandro Veronesi, uscito nel 2005. Non lo tradisce quasi mai, nella sceneggiatura e nella scelta e personificazione degli attori.
Diverge fortemente proprio nel rapporto fra Moretti ed una ricca e annoiata signora altolocata (la Ferrari), sia nella importante scena iniziale (mal girata, direi), sia appunto nel famoso rapporto contro natura verso la fine del film. Credo che trattasi di una scelta, più che di una improbabile svista.
La storia che forse molti già sapranno, è presto detta. Un brillante ultra quarantenne perde tragicamente la moglie e il caos interiore, abilmente dissimulato, lo porterà ad insediarsi su una panchina posta davanti alla scuola frequentata dalla piccola figlia ed in tale minimale luogo si recheranno in pellegrinaggio colleghi, superiori, parenti e semplici passanti (poetici e fiabeschi nella loro normalissima quotidianità, come il portatore di handicap che Moretti saluta quotidianamente con una lampata dei fari della macchina o la bella ed enigmatica ragazza che gli sorride mentre porta a spasso un gigantesco cane) che lo aiuteranno a cambiare prospettiva su se stesso e sulle cose del mondo (un po' alla Baron Cosimo che sale sugli alberi nel "Barone rampante" di Calvino).
Corollario e apice di tale appartamento insolito, è la già nominata avventura fuori dalle righe con una facoltosa signora d'alto bordo, da lui salvata da annegamento proprio mentre la moglie moriva. E poi avremo un finale a sorpresa che però scioglie in un unico significato il senso dell'opera. Anche se devo dire che quello del film è più netto e allusivo rispetto a quello più esauriente ed ammiccante del testo letterario.
Devo dire che la visione è stata completamente soddisfacente, oltre le piccole disfunzioni che ho evidenziato all’inizio. Caos Calmo (il libro) è probabilmente il più compatto e riuscito di Veronesi, uno scrittore che io apprezzo particolarmente. Se ai suoi esordi narrativi infatti si notava a volte una certa incompletezza, in questo libro lo scrittore pare ormai maturo, ammiccante e penetrante, seppur va a toccare temi più volte presenti nei suoi libri. In particolar modo i rapporti con il precedente La forza del passato, (2000) vincitore del Premio Campiello e del Premio Viareggio e tradotto in 15 lingue (fonte: wikipedia) e non a caso anche esso trasporto al cinema nell'omonimo film di Piergiorgio Gay, mi sembrano più che evidenti, leggendo tra le righe. Ma ci sarà modo, magari, di parlarne più dettagliatamente e approfondire questo discorso.
Tornando all’analisi della pellicola, c'è subito da dire che mentre nel testo l'io narrante è dimidiato e pensoso e lascia trasparire la sua crisi interiore che gli fa scorrere i suoi tanti piccoli egoismi, nel film Moretti assurge a figura meno problematica e più emblematica, di colui che ad un certo punto e date certe concause, ridiscute tutto scegliendo nessun compromesso ma solo una propria più matura libertà di pensiero ed azione riscoprendo sentimenti e valori perduti oppure semplicemente bambinescamente elusi.
Per questo vi evidenzio che secondo me, tutto sommato, sia libro che film sottendono ad una riflessione in particolare: camminiamo per le strade della nostra vita con sguardo accecato ed orecchie sorde, calpestiamo piccoli e grandi sentimenti altrui, inciampiamo in grandi e piccole amarezze senza cercare di evitarle, ci rendiamo soli anche quando non lo siamo perché ci dimentichiamo l'anima e soprattutto dimentichiamo di ascoltare gli altri. Amore, amicizia sono soprattutto ascolto, per dirsi compiuti, sani, immuni alle ruggine e alle storpiature del tempo.
In questo senso allora,il film risulta un accurato intervento chirurgico del protagonista a posteriori, volto ad analizzare, comporre o scomporre i tanti "prima" della sua vita che si è lasciato sfuggire o da cui si è lasciato imprigionare senza nemmeno rendersene conto. Ad una certa età certo non si rinasce, impossibile, anche se in piena epoca di rifacimenti plastici e a prezzo quasi modico. Ma si può ancora sterzare dal sentiero impervio che si è imboccato quasi per sbaglio e svoltare verso una nuova autostrada per un quasi paradiso senza per forza accelerare o trovare troppo traffico.
Difficile comunque trasporre un testo del genere in un film e farne una pellicola dinamica e compiacente, ritmata ed interessante. Antonello Grimaldi, laureato in giurisprudenza, regista forse poco noto, sassarese del 1955, con una regia personale e non debordante invece vi riesce. Taglio delle inquadrature, ritmo sono eccellenti per un testo statico, più teatrale che filmico. I miei personali complimenti dunque a Grimaldi, da tempo sulle scene in varie figure (ad esempio attore in "Nirvana" di Salvatores o in "Guardami" di Ferrari, produttore del primo Muccino, regista al cinema con "Un delitto impossibile" nel 2000 ed alla televisione con tra gli altri "Gli insoliti ignoti", "Distretto di polizia").
Una nota di menzione poi agli attori. Di Moretti (che come forse pochi sanno io non amo particolarmente) sono rimasto entusiasta. Certo la parte gli si addiceva molto. Ma è stato anche ben diretto, perché non credo sia facile irreggimentare un narcisista cronico e strafottente come Nanni. Che con il suo film ultimo ("Il Caimano") non mi aveva solo deluso ma anche decisamente irritato e con questa prova si è riabilitato ai miei occhi, detto che anche nell'unico film in cui l'ho visto solo attore ("Il portaborse" di Luchetti) rimasi decisamente piacevolmente sorpreso. Azzeccate le altri parti di spicco, con nota di merito al mio amato Silvio Orlando (nel film un collega di lavoro in crisi morale di Moretti), Gassman dal fisco scultoreo che regge bene il confronto recitando il fratello di successo e vanesio di Nanni e la solita eccellente comparsata di Valeria Golino (una delle più sensuali e brave attrici italiane senza ombra di dubbio), cognata di Nanni nel film, pazzescamente stralunata e sconclusionata quanto basta. Brave tutte le altre più o meno comparse, che danno vigore e credibilità alla storia ed al film.
Non c’è bisogno sempre e solo di capolavori ma anche di operazioni brillanti come questa per mantenere in vita la cosiddetta sfatta e affranta arte contemporanea.
SCHEDA
Regia: Antonello Grimaldi
Soggetto: Sandro Veronesi
Sceneggiatura: Nanni Moretti, Laura Paolucci, Francesco Piccolo
Tratto da un romanzo di: Sandro Veronesi (2005)
Direttore della fotografia: Alessandro pesci
Montaggio: Angelo Nicolini
Interpreti principali: Nanni Moretti, Isabella Ferrari,Valeria Golino, Silvio Orlando, Alessandro Gassman, Alba Rohrwacher, Manuela Morabito, Kasia Smutniak ,
Costumi: Alexandra Toesca
Scenografia: Giada Calabria
Musica: Paolo Buonvino
Produzione: Fandango Rai Cinema
Origine: Italia
Durata: 112 min.
Recensione pubblicata sul sito commerciale Ciao.it a cura del medesimo autore.
Baol70, marzo 2008
Commenti
ehm, sono vivo, ci tenevo a farlo sapere :-)
"Subito rimarco che questo buon film è una perfetta trasposizione dell?ottimo romanzo omonimo di Sandro Veronesi, uscito nel 2005. Non lo tradisce quasi mai, nella sceneggiatura e nella scelta e personificazione degli attori.
Diverge fortemente proprio nel rapporto fra Moretti ed una ricca e annoiata signora altolocata (la Ferrari), sia nella importante scena iniziale (mal girata, direi), sia appunto nel famoso rapporto contro natura verso la fine del film. Credo che trattasi di una scelta, più che di una improbabile svista."
> Questa era la prima notizia da dare - quella relativa alla fedeltà all'opera del tuo Veronesi. Ave Baolo, ben ritrovato;)
"In questo senso allora,il film risulta un accurato intervento chirurgico del protagonista a posteriori, volto ad analizzare, comporre o scomporre i tanti "prima" della sua vita che si è lasciato sfuggire o da cui si è lasciato imprigionare senza nemmeno rendersene conto. Ad una certa età certo non si rinasce, impossibile, anche se in piena epoca di rifacimenti plastici e a prezzo quasi modico. Ma si può ancora sterzare dal sentiero impervio che si è imboccato quasi per sbaglio e svoltare verso una nuova autostrada per un quasi paradiso senza per forza accelerare o trovare troppo traffico."
> Bene. Morale: suggerito per visione domestica e intimista, con riflessioni ad alta voce ed esamino di coscienza post? :)
Non ho avuto il coraggio di vederlo, me ne hanno parlato malissimo. E comunque ho visto la famosa scena erotica, se cosi la si può definire: ridicola e volgare, l'ho trovata. Premetto che non ho letto il libro. Tu ne parli bene, in sostanza, ma ho capito che sul cinema italiano abbiamo gusti assai divergenti;)
io invece ho letto il libro ma non ho visto il film.
Che si fa? Aspetto che tu ne scriva o aspetti che prenda visione della pellicola?
Se come dici la trasposizione è fedele, un punto di partenza lo abbiamo.
Qualcuno qui su L. disse di non leggere Caos calmo. Me ne sono dimenticata e l'ho chiesto in regalo, ma si può essere peggiori?
Comunque. L'impressione che ne ho tratto è di un'opera appena eccessiva nella lunghezza delle elucubrazioni personali (che certo nel film, ed è un pregio, non annoiano lo spettatore) spinte più spesso del dovuto al limite della sega mentale (pardonnez-moi, ma non trovo termine più adatto). Eppure non definirei Caos calmo un libro brutto e neppure (udite udite) mediocre.
Perché c'è il duplice merito di un uomo che racconta un uomo riuscendoci in modo convincente (hai detto niente!) e di una vicenda che solo apparentemente scorre liscia e indolore: l'abisso è a due passi e il protagonista se ne accorge.
Ora i rilievi di qualche prelato su cosa avrebbe dovuto significare la famosa scena di sesso mi sembrano davvero fuori luogo. Va letto il libro per capirne i confini di disperazione, altro che "apertura alla vita", ma per piacere...
Ecco che leggendo il libro pensavo a Moretti (che non piace neppure a me, e purtroppo neanche la Golino, almeno la doppiano qui?) e ce lo vedevo proprio bene, segno che il regista ci ha azzeccato.
Della tua bella pagina, sottolineo questo passo, molto significativo:
"Per questo vi evidenzio che secondo me, tutto sommato, sia libro che film sottendono ad una riflessione in particolare: camminiamo per le strade della nostra vita con sguardo accecato ed orecchie sorde, calpestiamo piccoli e grandi sentimenti altrui, inciampiamo in grandi e piccole amarezze senza cercare di evitarle, ci rendiamo soli anche quando non lo siamo perché ci dimentichiamo l?anima e soprattutto dimentichiamo di ascoltare gli altri. Amore, amicizia sono soprattutto ascolto, per dirsi compiuti, sani, immuni alle ruggine e alle storpiature del tempo."
3. si, hai centrato esattamente le modalità d'uso :-)
5. come ho più volte detto Veronesi è un narratore che mi piace. Non lo considero geniale certo, ma lo trovo mai banale e con delle sue peculiarità che ne fanno un buono scrittore. Caos calmo è per me il vertice e lo sbocco logico e consequenziale di tutta la sua narrativa precedente, un testo ammiccante e che si lascia leggere fino alla fine con gusto. Questa la mia opinione. E questo film, al di là delle cose che ne ho evidenziato, ne è un'ottima e meritevole trasposizione.
4. ahaha, sicuro, gusti diversi. Però su Nuti e Il caimano siamo perfettamente in linea :-)
visto l'altra sera in dvd. come diceva franchi.
film che mi è piaciuto, ci è piaciuto.
la scena di sesso probabilmente la scena peggiore del film. mah. alla fine, uno potrebbe anche interpretarla come un sogno.
mi spiego:
Moretti scrive un sms: "Ti aspetto".
Segue l'arrivo della Ferrari etc.
Poi Moretti si sveglia con l'arrivo del fratello Gassman.
Ora, i contatti tra Moretti e la Ferrari ci devono essere stati, ma nel film non vengono fatti vedere, a parte l'incontro sulla panchina. La Ferrari è la vicina di casa al mare, ok, ma Moretti non le poteva aver detto che sarebbe stato al mare, ci sarebbe dovuta essere anche la cognata, e vedendo il personaggio della Golino, mah.
Non so.
Smetto su questa cosa, via.
Il film è un buon film, non ho letto il libro quindi non so quanto sia fedele la trasposizione, ma a quel che dite, è fedele.
I Radiohead ci stanno bene, e la canzone di Fossati pure.
La ragazza col cane è stupenda. Polanski fa la sua apparizione. Orlando è divertente. Gassman credibile. L'uso della voce fuori campo non fastidioso, misurato.
Un film da vedere, con calma.
e locandina!
e locandina!