Greenaway Peter

I racconti del cuscino

Autore: 
Greenaway Peter
The Pillow Book: racconti dell’intimo
 
“Quando Dio creò la prima immagine d’argilla di un essere umano, vi dipinse sopra gli occhi, le labbra ed il sesso…quindi vi dipinse su il nome di ogni persona, affinché il suo possessore non potesse mai dimenticarlo”
 
Ci sono film che si fanno raccontare da sé; ci sono i film che si fanno seguire per la loro trama; ci sono film che si presentano come quadri di cui possiamo e dobbiamo ammirarne l’estetica che essi rappresentanoLa voce che si ascolta è quella dei colori di cui il regista ha tinto la sua tela con pennellate decise e complesse.
Peter Greenaway è l’esponente di un cinema visivo, esteta e sensibile. La sua firma è riconoscibile anche se non espressa. I suoi tratti eleganti, raffinati e fantasiosi ne esprimono l’animo geniale. Lo si ama incondizionatamente, o al contrario la sua collezione di “quadri” risulta di difficile immediata comprensione. I suoi film vanno visti e rivisti, ma senza lo scopo di seguirne una trama lineare. Non è nella sua prospettiva.  È il sogno che racconta se stesso, è la vita, l’animo umano e la fantasia che amalgama la storia. Non è questa, l’io narrante.
 
Sei Shonagon era una dama di corte nel Giappone del X secolo, nell’epoca Heian (con Kyoto capitale), poetessa e scrittrice di raffinata arte. Sulla sua vita, in realtà,  si hanno scarne notizie. Le sue memorie, e quelle dell’epoca in cui visse, sono riportate sotto forma di “diario intimo”, il Pillow Book come “Note del guanciale” o “Racconti del cuscino”, così chiamati perché venivano scritti nell’intimità della camera da letto e conservati nel poggiatesta che aveva la funzione del guanciale. In essi descrisse, come delicate pennellate di un quadro, le vite degli uomini e delle donne che aveva incontrato durante la sua esistenza: “dal broccato cinese…un immenso giardino ricoperto di neve…ogni cosa del color dell’indaco…”, frammenti di “cose che fanno battere il cuore più velocemente...”.
 
Yukio Mishima, riferendosi alla prima pagina del diario, ne sottolineava la bellezza e la fama, tanto grande che ogni giapponese poteva citarla a memoria: “l’aurora a primavera: si rischiarava il cielo sulle cime delle montagne, sempre più luminoso, e nuvole rosa si accavallavano snelle e leggere. D’estate, la notte: naturalmente con il chiaro di luna; ma anche quando le tenebre sono profonde...Il tramonto in autunno: malinconico quando i raggi del sole calano obliqui dalla vetta dietro cui tramonta, e i corvi a gruppi di due, di tre, di quattro si affrettano disordinatamente al nido…D’inverno, il primo mattino: bellissimo, inutile dirlo, quando cade la neve. Bello è anche il candore della brina…
 
Tra elenchi che trasmettono colori e poesia della vita, circolare, cruda o piacevole che sia, le “memorie” di Sei Shonagon vengono trasmesse, di generazione in generazione, fino alla piccola Nagiko, nel finire del secolo appena trscorso. 

MEMORIE
 
Musica religiosa buddista ad accompagnare i titoli in rosso che scorrono sul fondo nero. Due colori dai contrasti netti che ci lasceranno per una visione di memoria in blu ed una musica tradizionale cinese.
Quando Dio creò la prima immagine di argilla di un essere umano…” era la benedizione che il padre incideva con il pennello sul viso della piccola per ogni suo compleanno, terminando poi sul collo con la firma. Prime visioni di questo film come il racconto della memoria che accompagnerà la bambina per sempre, segnandone il destino, tra pennelli, ideogrammi giapponesi e la musica cinese della mamma che voleva lasciar vivere il segno della sua anima. Il tocco di colore emerge dallo specchio in cui Nagiko si rivolge per contemplare la pienezza della calligrafia del padre ed ecco che frastuoni di un Giappone moderno avvolgono la scena, mentre la ragazzina ormai donna scorre sulla passerella con abiti moderni ed eccentrici.
 
Vi farò un elenco di cose raffinate…”, leggeva ogni sera la zia alla bambina dalle memorie di una donna che aveva 28 anni. Fu il giorno del suo quarto compleanno che la bambina vide una scena tra il padre ed il suo editore e che la inquietò…”per capire quello a cui avevo assistito avrei dovuto aspettare di essere molto più grande”. Incoraggiata dalla zia, al sesto compleanno, promise che avrebbe tenuto un diario intimo come Sei Shonagon e lo avrebbe riempito con i racconti di tutti i suoi amanti.
 
Scene interrotte. Didascalie di fondo mentre scorrono le pagine del diario della dama Shonagon. In un continuo flashback, la bambina diventa donna, anno dopo anno, ricevendo la benedizione dal padre che la investe della preziosa arte della calligrafia. Frazioni di schermo raccontano della creazione di un libro e di lei che attende il padre davanti alla porta dell’editore, così come avrebbe fatto anni dopo. E’ questo personaggio che l’aveva destinata a soli 6 anni ad un marito già scelto per lei. E’ questo personaggio, figura oscura, che le avrebbe segnato la vita, con il padre, il marito e l’amante perfetto.
La sua crescita è riempita dalla figura dei suoi genitori, finché in piena tradizione nipponica sposa la persona scelta per lei. Immagini blu per il passato e colore frammentato per il presente.
Diviene così moglie, ma la cosa è destinata a finire male. “E’ il mio compleanno...” dice lei porgendo un pennello all’uomo che le vive accanto senza vederla. Ci prova da sola. Separata dai suoi genitori e da sua zia, si confida sempre più spesso con il suo diario, il pillow book. Le sue sensazioni, al contrario di Sei Shonagon, sono tutte negative: quell’uomo la soffoca, le impedisce di leggere i libri che desidera, le brucia il diario e la distrugge. Nagiko lascia il Giappone per Hong Kong, nascondendosi dallo sposo e dai genitori. Impara mille lavori per sopravvivere, finché la sua bellezza viene notata nel mondo della moda.
 
Un primo incendio, quello del diario le aveva fatto abbandonare il Giappone, un secondo l’avrebbe fatta tornare. Ma questo sarebbe accaduto molto tempo dopo. In quella nuova vita, decide di scrivere e scrivere ancora per mantenere viva la tradizione del padre. E per questo, incontra i suoi amanti scegliendoli tra esperti calligrafi ed esperti nell’arte amatoria. Il suo piacere cresce con la pittura sul suo corpo plasmato ad arte da quegli ideogrammi di inchiostro nero, rosso e oro.
 
La sua arte letteraria viene rinnegata dall’editore del padre che ne disconosce il talento. Nagiko si ingegna, la carta utilizzata non va bene, ne troverà dell’altra più preziosa: quella della pelle dell’amante dell’editore, Jerome. Uomo di dubbia stabilità amorosa, passerà dalla passione sfrenata per quell’editore perverso, all’amore delicato e gioioso per Nagiko: incontri intimi che si rivestiranno dei colori degli ideogrammi dell’uno per l’altro.
È Jerome lo strumento ideale per iniziare i suoi “racconti del cuscino”. E così, rivestito d’inchiostro, tra poesie religiose, poemi e messaggi pubblicitari si presenterà all’editore travolgendolo di entusiasmo letterario.
 
13 sono i racconti che Nagiko deve presentare, ma la gelosia per le assenze dell’uomo, prenderanno il sopravvento. Per una finzione scenica, Jerome muore e Nagiko darà fuoco al suo mondo di libri, vestiti, scarpe e pennelli, fuggendo ancora una volta dal suo destino.
L’editore, roso dalle gelosia, nonostante la morte dell’amante, ne trafuga il corpo che riporta gli ideogrammi del racconto n. 6 “L’amante” e ne incide la pelle, in un macabro rituale, per trasformarlo in carta. E sarà quello il suo Pillow Book…il suo diario intimo che conserverà nel cassetto del suo poggiatesta.
 
13 racconti aveva promesso Nagiko, a cui l’editore confessa il suo terribile gesto. Lei troverà il modo di riavere quella preziosa “carta”, inviando messaggi di scambio con altri corpi umani, pelle e racconti vivi in cambio di quell’unico diario che le è caro come l’aria che respira. In un finale tragico per alcuni, delicato per altri, Nagiko troverà la pace insieme alla figlia che aspettava da Jerome e a cui darà il nome di Nagiko, come lei stessa e come la dama del X secolo che l’aveva ispirata.
Torna la musica della madre e lei, come una moderna Madame Butterfly, allatta stringendo al suo seno quella piccola creatura nel giorno del suo compleanno. Nagiko ha 28 anni ora e ha già abbastanza esperienza per scrivere il suo diario intimo, il Pillow Book. Ora può stilare un elenco di cose “che fanno accelerare i battiti del
cuore...”
 

 
L’ODORE DELLA PELLE
 
L’odore della carta bianca è come il profumo della pelle di un nuovo amante, l’inchiostro nero è come i capelli bagnati e la penna d’oca come quello strumento di piacere il cui scopo non mettiamo mai in dubbio...”
 
Nagiko (Vivian Wu) ha sperimentato i piaceri della calligrafia e quelli della carne, in perfetto equilibrio gli uni con gli altri.
Nagiko comprende e fa sua l’idea che nella vita esistono due grandi piaceri, quelli della carne e quelli della letteratura. Ed è così che utilizza i suoi amanti come strumento per i suoi due piaceri. Il pennello può essere fatto di legno…ma l’uomo è solo un essere umano.
 
Tradizione orientale quella della scrittura in ideogrammi, della calligrafia, di potente impatto visivo. Nagiko ha un senso dell’olfatto molto sviluppato, così com’era per Sei Shonagon  che l’aveva ispirata sin da bambina e di cui voleva ripercorrere le tracce. L’odore di ogni tipo di carta la deliziava, ricordandole l’odore della pelle.
 
Come lei, il suo antagonista, l’editore malvagio, che ha violato l’intimità del padre e del suo amante. La vendetta di Nagiko sarà spietata, portando in un vortice orgasmico il suo “nemico” fino ad ucciderne l’anima perversa ed il suo corpo inquieto e decadente. Anima nera, non ha pietà per ciò che lo circonda. Vive di passioni estreme, lobotomizzando gli esseri umani che gli vivono accanto, tra dipendenti che assistono alle scene più impietose e scrittori profanati nella loro intimità.
 
Jerome (Ewan McGregor reduce al tempo dagli esperimenti di “Trainspotting”), è qui strumento di carta per i piaceri dell’una e dell’altro. Così come il padre di Nagiko pubblicava i suoi racconti, in cambio di prestazioni sessuali, lo stesso Jerome concede se stesso per le sue traduzioni. Tra instabilità amorose e voglia di successo, inscenerà il suo suicidio per far presa sulla donna, rimanendone beffardamente vittima. Il suo corpo, su cui Nagiko aveva dipinto uno splendido racconto amoroso, verrà sezionato impietosamente per poi essere tramutato in carta. Le venature della carta sostituite dalle tracce della sua pelle, dalle macchie, dai nei.
Come mappa geografica del suo corpo, il pillow book verrà conservato per gli istinti perversi del suo amante e per il ricordo amorevole di Nagiko e di sua figlia.
 
Le parole dell’amore non si perderanno al vento.
 
TAVOLOZZA DI COLORI
 
 
Sospeso tra la realtà e il sogno, Greenaway ci serve su un piatto d’oro un’altra delle sue divagazioni pittoriche su grande schermo, tra metafore di libri di carta e corpi umani, tra testo e visioni, fusi in unico atto.
Prende il via da un racconto di una donna di mille anni fa, quando la maggior parte delle donne stesse non potevano leggere né scrivere, per raccontare dell’evoluzione sessuale e letteraria di una donna del nostro tempo.
Nagiko, come l’eroina di mille anni fa, cercherà di capire se un buon amante può essere un buon calligrafo, nonché il contrario.
Attraverso i pensieri liberi di una dama del X secolo, presa come spunto per esaltare visioni estatiche dei rapporti umani, narra di raffinato erotismo, di amori vividi, di passioni sfrenate e vendette voluttuose nel modo in cui intende il cinema, proiezione dell’arte pittorica. 
Ipnotico esperimento quello di Greenaway che torna agli affreschi nitidi suddivisi in quadri, in dimensioni sovrapposte.
Incanta, cattura nella fitta rete di colori, espressione di un’arte visiva di difficile realizzazione. Ce ne aveva regalato un’abbondante dose ne “L’ultima tempesta” ed ancora una volta il film ne esce visivamente spettacolare.
 
Una musica che perde le preziose collaborazioni di Michael Nyman. La tradizione giapponese si mescola prima a quella cinese e poi alla contemporanea. Ma sono pochi i titoli che riescono ad emergere con prepotenza. Tra silenzi e fuochi di artificio nel momento culminante, scorrono musiche placide e lieve che si alternano ad altre sensibilmente più eleganti.
 
Estatica la fotografia: il blu iniziale delle memorie si trasmette in quello del futuro, di Nagiko e della figlia, nel moto circolare della vita. Dopo il blu, scorrono le immagini d’amore tinte di rosso, una vasca circolare verde in cui Nagiko affonda come nel grembo materno. Amore passato, con le immagini del padre e di Jerome, entrambi violati da quell’uomo perverso, ed amore futuro, con l’immagine materna della figlia stretta a sé mentre le scrive la benedizione sul viso. Luci diffuse, oscurate dai fuochi che bruciano i due momenti fondamentali della vita di Nagiko e dalla penombra che avvolge il suo nemico.
 
“ Quando Dio creò la prima immagine d’argilla di un essere umano vi dipinse sopra gli occhi, le labbra e il sesso...quindi vi dipinse su il nome di ogni persona affinché il suo possessore non potesse mai dimenticarlo. Quando era soddisfatto della sua immagine, le diede vita...”
 
“Scrivere dell’amore e trovarlo…”
 
Regia: Peter Greenaway
Soggetto: liberamente ispirato dalleNote del guanciale” di Sei Shonagon.
Sceneggiatura:  Peter Greenaway.
Fotografia: Sacha Verny
Montaggio: Chris Wyatt, Peter Greenaway
Interpreti principali: Vivian Wu (Nagiko), Ewan McGregor (Jerome), Yoshi Oida (l’editore), Ken Ogata (il padre), Hisashi Hidaka (calligrafo).
Musica originale: AA.VV
Produzione: De Lux Productions / Columbia Tristar.
Origine: GB/Olanda/Francia, 1996.
Durata: 115 minuti
Titolo originale: “The Pillow Book”.
 
Movida, maggio 2004
 
Originariamente apparsa su ciao e Lankelot.com
 

 
 
 
 

 Utamaro - The Pillow Books
ISBN/EAN: 
8010312049378

Commenti

?L?odore della carta bianca è come il profumo della pelle di un nuovo amante, l?inchiostro nero è come i capelli bagnati e la penna d?oca come quello strumento di piacere il cui scopo non mettiamo mai in dubbio...?

....estatica la fotografia...non avev ancora visto Hero :)

Il cerchio.

..a dirla tutta...quella vasca ora mi sembra l'oblò di una lavatrice...ah come sono invecchiata! :)

"Peter Greenway è l?esponente di un cinema visivo, esteta e sensibile. La sua firma è riconoscibile anche se non espressa. I suoi tratti eleganti, raffinati e fantasiosi ne esprimono l?animo geniale. Lo si ama incondizionatamente, o al contrario la sua collezione di ?quadri? risulta di difficile immediata comprensione. I suoi film vanno visti e rivisti, ma senza lo scopo di seguirne una trama lineare. Non è nella sua prospettiva. È il sogno che racconta se stesso, è la vita, l?animo umano e la fantasia che amalgama la storia. Non è questa, l?io narrante".

Non so. Io ho visto tutti i suoi film, e li ho anche studiati, quando facevo storia e critica del cinema. Non mi è mai piaciuto, l'ho trovato sempre un po' pretenzioso e spesso carente nella sceneggiatura. In particolare "I racconti del cuscino" e "Otto donne e mezzo non li ho proprio digeriti". E non ho trovato gran ché nemmeno il noto "I misteri del giardino di C.House". Dal punto visivo, estetico, è sicuramente un cinema ricercato, non lo nego, ma a mio avviso è un cineasta assai sovravvalutato.

In questo film, l'unica nota lieta è il grande Ken Ogata, che come saprai è stato un superbo Mishima nel film di Schrader.

La sceneggiatura, la narrazione, la linearità della storia...non è il suo forte. E' visivo. E' un cinema assai diverso dall'essere cinema, ma lui stesso non è che ne faccia mistero. Non parlerei neppure di sopravvalutazione del cineasta. Lo trovo solo diverso. A volte noioso, a volte no...baroccheggiante, ricercato (ma non è quello che mi interessa), ma visivamente ha un grande fascino. Questo film è un quadro, anzi più quadri...e non poteva scegliere meglio della calligrafia e della pelle per dipingere questo quadro. :)

yes...e non solo :)

6 - Era attore feticcio di Imamura;)

http://en.wikipedia.org/wiki/Peter_Greenaway

(correggo il refusetto "greenway" in "greenaway" ;) )

"Jerome (Ewan McGregor reduce al tempo dagli esperimenti di ?Trainspotting?), è qui strumento di carta per i piaceri dell?una e dell?altro. Così come il padre di Nagiko pubblicava i suoi racconti, in cambio di prestazioni sessuali, lo stesso Jerome concede se stesso per le sue traduzioni. Tra instabilità amorose e voglia di successo, inscenerà il suo suicidio per far presa sulla donna, rimanendone beffardamente vittima. Il suo corpo, su cui Nagiko aveva dipinto uno splendido racconto amoroso, verrà sezionato impietosamente per poi essere tramutato in carta. Le venature della carta sostituite dalle tracce della sua pelle, dalle macchie, dai nei.
Come mappa geografica del suo corpo, il pillow book verrà conservato per gli istinti perversi del suo amante e per il ricordo amorevole di Nagiko e di sua figlia. "

> E' più o meno a quell'altezza, seconda metà degli anni Novanta, che dovrei aver visto il film - ne ho conservato uno strano impasto di immegini forti, di trama debole, di forte sensualità. Noto che si inaugura l'archivio Greenaway, magnifico;)

8( grazie...vado sempre a memoria)...

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