Tornatore Giuseppe

La leggenda del pianista sull'oceano

Autore: 
Tornatore Giuseppe

INTRODUZIONE

“Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla” – recita Pruitt Taylor Vince in apertura – ed  è proprio la voglia di raccontare che spinge il cineasta di Bagheria a fare del monologo teatrale di Baricco un kolossal (45 attori, 20mila comparse, 30 set fra Odessa e Roma, 110 giorni di ripresa, 175mila metri di pellicola girata, un budget di 40 miliardi delle vecchie lire), una storia narrata per immagini e note attraverso lo sguardo di Novecento: straordinario solleticatore d’avorio capace di “leggere la gente, i segni che ognuno si porta addosso” per poi trasformarli in musica, linguaggio privilegiato di un’anima racchiusa tra gli ottantotto tasti di un pianoforte che vibra sull’oceano grazie alla magia della splendida colonna sonora firmata da Morricone.

TRAMA

1900: è il suono di una vecchia Khonn ad introdurci nella leggenda, in quella narrazione fatta di flashback e di ricordi, di occhi che si riempiono di mare e di volti, di silenzi e di melodie… Max Tooney percorre a ritroso la vita di un uomo di cui il mondo non conosce l’esistenza, un uomo senza patria né data di nascita, un uomo figlio del Virginian, cresciuto da un macchinista nero nel suo ventre galleggiante intriso di sudore e stenti, di carbone e fornaci, di mille braccia e accenti diversi.
Danny Boodman T.D. Lemon Novecento fa del piroscafo la sua casa, dell’equipaggio la sua famiglia e del pianoforte il suo confidente. Dona alle note i suoi pensieri, i suoi viaggi immaginari, le sue emozioni, i suoi dubbi ed il Virginian resta stregato dall’incanto della sua musica. Gli occhi di Tim Roth, persi nel vuoto, sembrano leggere spartiti invisibili al resto del mondo; le mani, agili, volano sull’avorio a tradurne il suono in perfetta simbiosi con i capricci del mare ora quieto ora in burrasca e Tornatore regala fotogrammi di intensa poesia che si scolpiscono nella mente di chi, attonito, si lascia rapire dall’unione perfetta di sonorità e immagini che rende questa pellicola un capolavoro indimenticabile. Riavvolta la vecchia vhs, non smette di vivere e rinnovarsi la bellezza senza pari di alcune scene, capaci di spezzare il fiato astraendo lo spettatore dalla realtà circostante e catapultandolo provvisoriamente nella verità del film. Lì, assieme a Novecento e all’amico trombettista, pronto a lasciarsi cullare dalle onde impetuose nel valzer sull’oceano a bordo del  pianoforte, con la sala da ballo del piroscafo che si riempie di musica… o comodamente seduto in uno dei divanetti davanti al proprio drink, testimone di una gara formidabile dove il bianco e nero dei tasti riflettono le dita dei duellanti che accarezzano l’avorio creando impossibili incastri di note…o tra la folla che spinge la giovane padovana (Mélanie Thierry) lontano dal protagonista, su quella terra e a quell’indirizzo per lui irraggiungibili…o sul ponte con lo sguardo fisso alla scaletta dalla quale Novecento non scenderà mai, fermato sui gradini da ciò che non vede, da quella sterminata città di cui non riesce a scorgere la fine…o, quasi al termine delle oltre due ore di proiezione, ospite per l’ultima volta all’interno della carcassa del vecchio, glorioso Virginian: culla, letto e tomba di un uomo che avverte, netto, il bisogno di sentirsi infinito all’interno di un universo finito, tra la prua e la poppa di una nave ad assaggiare la vita e la gente a piccole dosi, in esilio volontario dal mondo, perché “la Terra è una tastiera troppo grande, una donna troppo bella, un profumo troppo forte, una musica che non sa suonare, perché se la tastiera è infinita non c’è musica che puoi suonare e la Terra è il pianoforte su cui suona Dio”…o in ultimo, immobile con le braccia penzoloni e il viso verso il molo, commosso davanti all’esplosione e alla definitiva scomparsa di colui che decide di non scendere dal piroscafo, ma al massimo dalla sua vita…sognando magari un paradiso in cui godere della fortuna di avere due destri per poter continuare a far musica eccezionale…
Max Tooney esce malinconico dal negozio di oggetti musicali dopo aver rispolverato i suoi ricordi legati a Novecento. Ha vissuto la leggenda e ne ha fatto parte, si è poi riconsegnato al mondo trascorrendo gli anni bizzarri dello scorso secolo, uomo tra gli uomini, ed ora abbraccia nuovamente la sua Khonn che ha visto le luci scintillanti del Virginian e gli orrori della guerra. Non ha un soldo in tasca, ma sa di non essere fregato perché ha una buona storia da raccontare ancora e ancora qualcuno a cui raccontarla – con l’aiuto di Tornatore e Morricone – nella speranza, però, che ne sia compreso il valore e non si storca il naso come invece ha fatto certa critica, colpevole di aver bistrattato la pellicola etichettandola come elogio della lentezza.

 


Regia: Giuseppe Tornatore.
Sceneggiatura: Giuseppe Tornatore.
Tratto dal monologo “Novecento” di: Alessandro Baricco.
Direttore della fotografia: Lajos Koltai.
Montaggio: Massimo Quaglia.
Interpreti principali: Tim Roth, Pruitt Taylor Vince, Mélanie Thierry, Bill Nunn, Clarence Williams III.
Musica originale: Ennio Morricone.
Costumi: Maurizio Millenotti.
Produzione: Marco Chimenz, Laura Fattori.
Origine: Italia, 1998.
Durata: 160 minuti.

 

In rete: reVision /  Tempi Moderni / Italica Rai / StradaNove

TORNATORE in LANKELOT:


Angela Migliore, febbraio 2004
originariamente apparso su Lankelot.com

ISBN/EAN: 
8010020042708

Commenti

io amo baricco per questo: ocenomare - '900 (complimenti a tornatore) e la sua zeppola. ; )

Adoro questo film e la sua colonna sonora, da buona Morriconiana, manco a dirlo! Di Baricco mi piacque molto anche Castelli di rabbia. Sul resto dei suoi libri, stendo un velo pietoso formato tendone da circo ;)

si. io, insaguinato. ; ) ma, li ho,letti tutti comumque. (voglia di farsi male) ;) "seta" ancora si può leggere. daaai! ; )

Detesto Baricco, è una immotivata e poco professionale antipatia. Ho trovato in molti dei suoi libri frasi che istigavano all'estinzione immediata. Tuttavia...

...quoto in pieno il #2 anche per quanto riguarda la colonna sonora, vero motore del film insieme alle estatiche espressioni di Roth. :)

Sì, Seta è piaciuto anche a me. Ma mooolto meno degli altri due citati sopra. Io mi sono fermata a City, ho scritto di tutti e quattro i libri e poi ho cancellato Baricco.

Che emozione essere quotata in pieno! :)
Eh, sono poco "professionale", ma non posso non sottolineare che Morricone sia un grande!!

L'ho visto lo scorso anno, finalmente, memore anche della tua recensione; e mi è piaciuto tanto, semplicemente questo. Poi è diventato simbolo della persona con cui l'ho visto quindi ho perso per strada un po' di memoria. Grazie per averla ripubblicata.

Il 4. esprimeva un mio personale punto di vista! Mi è stato regalato "I barbari", la sua ultima fatica già apparsa a puntate sulla Repubblica. Vedremo... ;)

Leghiamo immagini e pagine a persone che poi il ricordo sbiadisce insieme alla loro importanza nella nostra vita, sì. Il film però, non poteva non piacerti. Ne ero certa.

Sì Paolo, apprezzavo il fatto di essere condivisa in pieno e scherzavo sulla mia mania per Morricone. De "I barbari" ho sfogliato solo la copertina, ma confesso di non aver nessuna voglia di andare oltre. Proposta: ti andrebbe di scriverne?

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