Matteo e Giulia sono due personaggi molto simili. Superano l’epocale giro di boa del Sessantotto proiettati in direzioni contrarie, assestati su posizioni nemiche: uomo d’ordine della polizia, Matteo; contestatrice a rischio d’eversione, Giulia. Eppure, dietro all’apparente inconciliabilità dei loro destini, friggono una rabbia, una disperazione, un’asocialità gemelle. Il rinnegamento della realtà è radicale in tutti e due. C’è la comune tendenza all’astrazione artistica: i libri lui, il pianoforte lei; l’uguale senso dell’ingiustizia; ma soprattutto lo stesso disadattamento. Cercano delle frecce direzionali in un mondo che, ai loro occhi, è un groviglio di rotte sovrapposte il cui solo sbocco è l’incoerenza. Negli ultra-politicizzati anni Settanta, Matteo guarda allo Stato come ad un argine alla confusione; spera di trovarvi «regole da applicare», e si arruola. Giulia in quello Stato vede la sede del sopruso istituzionale, invece, la matrice di un ordine iniquo e ipocrita; e cospira per abbatterla. La molla che spinge a scegliere, tuttavia, è sempre il rifiuto dello scenario che sta davanti; l’insofferenza per l’Italia armeggiona e corrotta; l’odio verso il sistema per come si dà. Entrambi sono parte di una «meglio gioventù», che ha investito i suoi anni più belli nel sogno di un’Italia migliore. Perdendo.
Entrambi sono legati a Nicola, che di Matteo è il fratello e di Giulia il compagno. All’opposto delle loro turbolenze ribelli, Nicola è un personaggio meno eclatante: un uomo paziente, saldo, più tollerante, forse più forte. Da psichiatra basagliano, lotta per il riconoscimento della pazzia come diversità e non come malattia. S’impegna in un lavorio costante dentro le istituzioni, allo scopo di modificarle lentamente. In generale impronta la sua vita ad una ricerca diligente e tenace della serenità. È probabile che la compagna e il fratello vorrebbero essere dotati della sua tranquillità, e che lo amino per questo. Per parte sua, Nicola è stregato dal loro nervosismo: impossibile non amare un tale intreccio di irrequietezza e fragilità; ma impossibile, anche, non ferirsi con questo amore. Diversamente dagli altri innumerevoli personaggi, sempre comunque intensi, che il film presenta, Giulia e Matteo infatti sono esseri speciali, estremi, destinati a bruciarsi. Nessuno può interferire nelle loro vite. Nicola li guarda a fondo, prova ad arrestarne per un attimo il cammino fatale, decifrarne gli occhi amari e luminosi; poi, sconfitto, li lascia andare via. Li osserva scappare entrambi dalla stessa porta.
Nelle intenzioni originarie, doveva essere una fiction della Rai. Invece ciò che vediamo oggi è un evento anormale: un’opera di intelligenza superiore, cioè, per molti aspetti unica nel nostro cinema, lunga sei ore, premiata all’ultimo festival di Cannes. Giordana, Rulli e Petraglia, già team di “Pasolini, un delitto italiano”, tracciano quarant’anni di storia italiana, dall’alluvione di Firenze al terrorismo a tangentopoli, con uno spirito quasi sempre anti-consolatorio; assemblano un cast per lo più grandioso (da nominare almeno Lo Cascio, Boni, Asti, Gifuni, Tidona); e dànno vita a una figura memorabile, quella di Matteo, che per complessità si staglia piuttosto isolata nel panorama cinematografico e letterario attuale. Vietato cimentarsi in una visione-maratona di sei ore, però: si scambierebbe imprudentemente il proprio calo fisiologico di attenzione per un calo della sceneggiatura, che anzi prosegue su buoni livelli fino al suo armonico, e liberatorio, compimento. Il titolo si ispira all’omonima raccolta di poesie di Pasolini, che a sua volta lo ha mutuato da un tradizionale coro alpino.
Regia: Marco Tullio Giordana.
Soggetto e sceneggiatura: Sandro Petraglia, Stefano Rulli.
Direttore della fotografia: Roberto Forza.
Montaggio: Roberto Missiroli.
Interpreti principali: Luigi Lo Cascio, Alessio Boni, Adriana Asti, Sonia Bergamasco, Fabrizio Gifuni, Maya Sansa, Valentina Carnelutti, Jasmine Trinca, Andrea Tidona, Lidia Vitale, Camilla Filippi.
Musica originale: -
Produzione: Rai Fiction, Angelo Barbagallo.
Origine: Italia, 2003.
Durata: 358 minuti.
Internet: http://www.italica.rai.it/principali/argomenti/biografie/giordana.htm
GIORDANA in LANKELOT
Commenti
Memorabile pomeriggio triestino, estate di qualche anno fa: sei ore in sala, io, tu, degra, alessandro pacco. Mancava il fresy...
Ma mancava?
"un?opera di intelligenza superiore, cioè, per molti aspetti unica nel nostro cinema, lunga sei ore, premiata all?ultimo festival di Cannes. Giordana, Rulli e Petraglia, già team di ?Pasolini, un delitto italiano?, tracciano quarant?anni di storia italiana,"
> e questo mi sembra il merito princeps, a ben guardare. Era molto complesso riuscire nell'impresa: ambizione legittimata almeno dalla prima parte del film - mi ripeto - fino al suicidio di Matteo.
?un?opera di intelligenza superiore, cioè, per molti aspetti unica nel nostro cinema, lunga sei ore, premiata all?ultimo festival di Cannes. Giordana, Rulli e Petraglia, già team di ?Pasolini, un delitto italiano?, tracciano quarant?anni di storia italiana,?
Si ma tra la sceneggiatura in questione e quella di "Pasolini, un delitto italiano" c'è un abisso. A favore di questa, naturale.
3. Yes. Ma il finale non è inglorioso come appare a una visione in blocco.
4. Guarda, lo so che il film su Paso non ti è piaciuto. Eppure l'ho trovato un film onesto e commosso.
locandina+archivio MTG
locandina+archivio MTG