Le fiabe dei fratelli Grimm, come quelle di Andersen e di pochi altri, hanno dato vita ai sogni dei fanciulli e sono rimaste nella storia e nell’immaginario di noi tutti. Terry Gilliam, originale cineasta votato all’arte del fantastico, trasforma i due famosi fratelli in protagonisti del loro stesso universo: una fiaba magica, ricca di humor e di lucente visività.
Nella Germania occupata dalle truppe napoleoniche, Wilhelm (Matt Damon) e Jacob (Heath Ledger) Grimm sono due fratelli che millantano conoscenze e soluzioni contro spettri, streghe e fantasmi assortiti. Sono abili nel rigirare - riscuotendo denaro – le superstiziose genti dei paesi tedeschi. La loro fama di imbroglioni arriva così fino agli occupatori francesi, che decidono di imprigionarli, costringendoli ad una improbabile missione che per loro dovrebbe essere semplice routine. In un villaggio sperduto, vengono rapite bambine con continuità impressionante. A margine del villaggio c’è un bosco che ospiterebbe una secolare strega dalla bellezza meravigliosa imprigionata in un corpo assai decrepito. Aiutati da una giovane del luogo che conosce i meandri del bosco, i due fratelli si imbattono, con loro stessa sorpresa - perché immaginavano di trovarsi di fronte altrettanto bravi prestigiatori del fantastico -, in una natura mobile e vorace, fatta di alberi pericolosi, di un lupo che si tramuta in umano, e di dodici tombe che racchiudono un segreto, essendo i tasselli di un domino evocante sortilegi ancestrali. Le tombe imprigionano le fanciulle in una trance immobile, e sono vita (giovane) futura per l’incantevole strega imprigionata. Ma i fratelli hanno dalla loro l’immaginazione, si affrancheranno dai soldati francesi e salveranno le bambine. Senza magie, ma con l’incanto di chi vive i sogni e costruisce le fiabe nella realtà.

Nonostante una sceneggiatura esile e costruita in maniera fin troppo lineare, questa (ri)evocazione cinematografica dei fratelli Grimm è assai godibile, colorata, immaginifica e visionaria. Tutti ingredienti che la rendono decisamente apprezzabile e che consentono all’altrettanto visionario Gilliam di ricondurci a suggestioni fiabesco-letterarie che hanno popolato la nostra infanzia - parlo dall’alto dei miei trent’anni, ma non ho comunque chiara idea di cosa leggano i bimbi in famiglia oggi. Citazioni e atmosfere tratte da Cappuccetto Rosso e Il Principe Ranocchio - e c’è anche Gretel -, si mescolano all’avventura che i due fratelli si trovano a vivere nel bosco spettrale e metamorfico; fagioli magici, scarpette di vetro, insetti sepolcrali e castelli maledetti, contribuiscono a rendere il contorno ancor più fiabesco. Ma ci sono anche tanto humor e diverse situazioni paradossali; nonsense tipici e consueti all’ex Monty Python, consentono alla pellicola – unitamente ai pirotecnici giochi di prestigio – di ammaliare e affascinare. Un po’ come avviene nei film di Tim Burton, ma con viverso retrogusto, Gilliam ci invita a sognare attraverso l’allegoria fiabesca.

Gli attori (sulla cresta dell’onda il giovane Ledger, è tra i più richiesti a Hollywood) sono in parte, ancorché meno importanti dell’effetto visivo, le scenografie maestose, la fotografia si sposa bene con il filone rappresentativo scelto, e i costumi – creati dal premio Oscar Gabriella Pescucci – sono splendidi. La regia di Gilliam si concede forse qualche virtuosismo di troppo, ma in un film di genere è colpa assai minima, soprattutto se ciò è messo in relazione con tale architettura scenica. La Bellucci - ancorché sempre incantevole - si vede poco e recita poco; e, soprattutto, non si è auto doppiata. Il che è un bene.

Finalmente Gilliam torna a fare un film dei suoi (lontano però dal bellissimo Twelve monkeys e dall’ottimo Brazil), agevolato da un budget esorbitante e dalla possibilità di usufruire di protagonisti reali e dell’immaginario – i fratelli Grimm, appunto – che hanno fatto sognare diverse generazioni. È auspicabile che, in questo mondo ipertecnologizzato, proprio un prodotto che è intriso di effetti speciali – regalando emozioni che attraversano tutte le età – possa riproporre all’attenzione i grandi narratori delle favole. Come, ripeto, i Grimm, Andersen, ma anche Ende o le fiabe orientali de Le mille e una notte; per riscoprire l’incanto e ritrovare l’emozione che questo tempo ingrato sottrae - soprattutto ai bambini - senza ritegno alcuno.
Non c’è il genio dei film burtoniani, ma è comunque un bel vedere.
Regia: Terry Gilliam. Soggetto e sceneggiatura: Ehren Kruger. Direttore della fotografia: Newton Thomas Sigel. Scenografia: Guy Dyas. Montaggio: Lesley Walker. Interpreti principali: Matt Damon, Heath Ledger, Petr Ratimec, Barbara Lukesova, Anna Rust, Jonathan Pryce, Lena Headey, Monica Bellucci, Peter Stormare. Musica originale: Dario Marianelli. Produzione: Daniel Bobker, Charles Roven. Origine: Usa / Repubblica Ceca, 2005. Durata: 118 minuti. Titolo originale: “The Brothers Grimm”.
Commenti
l'ho trovato un film simpatico, scorrevole, con begli effetti scenografici, insomma concordo, è stato divertente.
I bambini adesso hanno a disposizione un po'di tutto, dalle fiabe classiche ad altro, ci sono autori di storie per l'infanzia buoni (Nicoletta Costa, la Pitzorno, la Bichonnier - ha scritto una storiella carinissima Il mostro peloso e poi Il ritorno del mostro peloso,e molti altri autori italiani e stranieri), poi c'é roba kitsch che fa leva sul gusto per lo sporco o su una velata coprolalia dei bambini (Es. Capitan Mutanda, ne esiste una serie intera, o Bruno lo zozzo, ), ma li diverte. C'é Geronimo Stilton, il topo, che furoreggiava fino all'anno scorso.Le illustrazioni hanno un ruolo fondamentale.
Insomma hanno davvero a disposizione di tutto e sta ai genitori districarsi, accontentando i figli, ma anche cercando di non propinare loro roba di livello troppo basso.
E poi, come sai, ci sono storie per bambini scritte da grandi autori come L'invasione degli orsi in Sicilia di Buzzati, che a mia figlia è piaciuta molto, come pure Marcovaldo.
Li conosco un po' tutti quelli che hai citato, un po' per deformazione professionale, un po' perchè ho un'amica che ha un negozietto che vende solo letteratura per bambini. Resta il fatto che, rispetto ad un tempo, un po' di magia si è persa. I personaggi delle fiabe di oggi, sono "al passo con i tempi". E ciò, a mio modesto avviso, può non essere sempre un bene. L'incanto che regala il titolo di Buzzati di cui hai fatto menzione (che amo moltissimo) resta comunque irripetibile.
eheheh! Io li conosco perché per anni ho letto storie alla sera in lettone e anche in vari momenti della giornata! Direi che un'alternanza di storie antiche e moderne andrebbe bene.
"evocazione cinematografica dei fratelli Grimm è assai godibile, colorata, immaginifica e visionaria"
Visto da poco. Be', non mi è sembrata molto visionaria, quanto meno rispetto agli standard di Gilliam...
"Gli attori (sulla cresta dell?onda il giovane Ledger, è tra i più richiesti a Hollywood) sono in parte"
Non so se siano peggio gli attori o le loro parti: vada per Ledger, ma Matt Damon è insopportabile. E credo abbia rivestito il protagonista più antipatico (mi viene da dire coglione, ma è troppo) della storia. Dio mio ad ogni frase che dice ti vien voglia di dargli un calcio sui denti. Per non parlare di quella zoccola della protagonista, che nel finale li bacia tutti e due. Fossi stato nei panni del fratello Grimm/Ledger innamorato di lei, l'avrei sbattuta in un bordello a far la bigliettaia.
"La Bellucci - ancorché sempre incantevole - si vede poco e recita poco; e, soprattutto, non si è auto doppiata. Il che è un bene."
E non si è spogliata. Il che è una novità, viste le capacità espressive da melanzana del suo volto. (oggi mi sono svegliato con la luna storta :))
"Finalmente Gilliam torna a fare un film dei suoi"
guarda gli extra del dvd e capirai. Il film è mozzato delle scene comiche - tipiche di Gilliam, nevvero - e di frammenti che danno senso alle psicologie (ad esempio il graduale infatuamento di Ledger per la zoccola, che nel film è minimizzato). Il commento di Gilliam lascia comprendere che l'ha girato per soldi, magari per concentrarsi nel più suo Tideland. E, come se non bastasse, il doppiaggio italiano cancella la recitazione del cattivo/buono Peter Stormare (vecchio complice dei Cohen) che in originale è strepitoso.
Inoltre negli extra Gilliam racconta di come si è divertito ad usare gli effetti speciali per il lupo... come a dì, che del film gliene importava poco :)
Una frase singolare è "avete visto come i protagonisti hanno dei denti bianchissimi? è stato un compromesso che ho dovuto accettare"...
E dio maledica Matt Damon.
(rileggendo questi commenti sembra che il film mi abbia disgustato. Il che è falso, anzi, alcune sequenze - nella foresta - mi hanno gasato. per bacco, è proprio il momento di bermi un succo di frutta all'abicocca)
Terry Gilliam è andato dal venduto Chiambretti e ha dato il meglio dei suoi 70 anni. Troppo forte. Dopo di lui Chiambretti ha ospitato una del Grande Fratello e il papà di mignottopoli in Costa Smeralda, Lele Mora.
Qui un brevissimo articolo:
'Beati voi italiani che avete come premier un uomo che canta e balla, un vero intrattenitore che mi fa sempre tanto ridere. Noi invece abbiamo Gordon Brown, un uomo cosi' noioso'. Il regista Terry Gilliam, ex Monty Pyton e regista di 'Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo' presentato oggi come evento speciale al Festival internazionale del film di Roma, risponde cosi' a chi gli chiede se farebbe mai un film sulla politica italiana. 'Il nostro premier e' noioso - spiega Gilliam - mentre il vostro e' cosi' divertente'. (AGI)
http://parma.repubblica.it/dettaglio-news/roma-16:58/3728338