Garrone Matteo

L'imbalsamatore

Autore: 
Garrone Matteo

Onesta pellicola di genere: un noir giocato su una variazione del classico tema del triangolo erotico, ambientato (in maniera certamente poco esotica) tra Castel Volturno e Cremona. Singolarmente sordida la vicenda, questo sì: quanto basta, addirittura, per giudicare anomalo il film, e per salutare in Garrone un (almeno) interessante innovatore.

La trama: Peppino Profeta (Ernesto Mahieux) è un nano tassidermista: vizioso, volgare, untuoso e laido, concentra in sé (novella e forse definitiva incarnazione di Tersite) quanto di peggio possa esistere nell’estetica e nell’etica di un essere umano. Si guadagna da vivere, s’accennava, imbalsamando animali e prestando servizi particolari alla camorra: i discreti compensi così ottenuti vanno devoluti alle più diverse fonti (si legga: sostanzialmente a qualunque fonte) di perdizione, senza trascurare abiti e monili di un kitsch probabilmente inarrivabile. Le vicende del Tersite di Castel Volturno e del suo giovane efebo prendono il via nei pressi d’una gabbia nello zoo della sua cittadina: lì, incontra   

Valerio (il discreto esordiente Valerio Foglia Manzillo), sorridente e fragile ragazzone campano, assieme alla sua ragazza.

Peppino conquista l’attenzione di Valerio raccontando qualche dettaglio della sua professione: al momento del congedo, il ragazzo promette di passarlo a visitare in laboratorio.

Il rapporto che ne deriverà sembrerà dapprima quello maestro-allievo, salvo poi rivelarsi una torbida liaison che vivrà su giochi pericolosi, orge, sbronze e vari diversivi sui generis. Rotta la precedente relazione con la fidanzatina, Valerio sembrerà vivere nel riflesso della dissolutezza del suo sinistro compagno-mentore, finendo ad abitare assieme a lui:  sin quando, nel corso di una gita estemporanea(per cause ovviamente camorristiche) nei pressi di Cremona (!), s’imbatterà in una giovane impiegata d’un autoconcessionario, Deborah (Elisabetta Rocchetti).

Deborah andrà a costituire un (anomalo) contraltare di Peppino: avvenente, certamente più limpida e solare, di robusta e non subito evidente estrazione e cultura borghese, vivrà con Valerio un colpo di fulmine destinato a cambiare le loro vite e, consequenzialmente, quella del nano tassidermista.

Di qui in avanti, tra ritorni nel soffocante entroterra napoletano, in tre sotto lo stesso tetto, e improvvise fughe nell’odiosa nebbia della pianura Padana, a cercar rifugio presso il tetto dei borghesotti genitori di lei, si consuma e s’infiamma l’amore dei due ragazzi, nonostante la disperazione di Peppino.

Sino a un epilogo forse imprevisto, che rappresenta al meglio la morbosità e lo squallore che permeano i personaggi del film.

 

Davvero difficile individuare un personaggio gradevole: il giovane Valerio è fiacco, fragile e costantemente plagiato da Peppino e condizionato da Deborah. Sembra privo di volontà e regolarmente in balia della personalità forte di turno. Non mostra morale e non mostra coscienza: vive, accettando come normale qualunque evento, si tratti di subire la volgarissima corte del “mentore” o di tradire la compagna con delle prostitute.

 

Deborah viene strappata dal suo ambiente naturale da una fortuita coincidenza: Valerio assiste al suo licenziamento. È una donna semplicemente gelosa del suo compagno: vive una rivalità sempre più insanabile con Peppino, eppure accetta la convivenza a tre e chiude un occhio sul misterioso, altissimo stipendio che l’imbalsamatore elargisce al suo ragazzo, perché lo assista sul posto di lavoro.

 

Del tassidermista già s’è detto: rimane da aggiungere che uno dei punti di forza della sceneggiatura può risiedere nel parallelismo che, intelligentemente, si crea tra le due ambientazioni del film, la provincia campana e la provincia lombarda (o come pomposamente dicono da quelle parti, “hinterland”). La sensazione d’avvilente squallore e di nausea che deriva, per ragioni differenti, dalla visione d’entrambe unisce finalmente due terre che paiono, in certi immaginari pseudo-ideologici collettivi, distare anni luce. Il film suggerisce che certa volgarità e certa morbosità può essere borghese o proletaria, eterosessuale o omosessuale, lombarda o campana: non c’è salvezza per nessuno dei personaggi, perché sembrano sguazzare in quel fango che pure, talvolta (e per brevi istanti) paiono disprezzare. 

Niente spazio dunque per la menzogna italiota della regione Lombardia come eden di rigenerazione e speranza: non c’è nulla di più buio del cremonese dipinto da Garrone.

 

L’ennesima rappresentazione d’un triangolo amoroso non può e non deve essere salutata come originale o innovativa. Questo film costituisce una variante sul tema, come si scriveva in apertura. Tuttavia non si nasconde nessuna metafora, a meno di non voler forzare terribilmente il senso della pellicola, nel pur esteticamente promettente ruolo dell’imbalsamatore: in conclusione, sembra una trovata non sfruttata appieno, un diversivo e niente più. Certo è che questo film passerà alla storia per la miracolosa concentrazione di bruttezza e pochezza interiore e a volte esteriore dei personaggi: non basta a gridare all’epifania della nuova promessa del film italiano.

Apprezzabile la fedeltà ai dialetti, sebbene turbi (e irriti) l’indecifrabilità del dialetto di Peppino, in certi frangenti: il film meriterebbe, a tratti, i sottotitoli. Egualmente apprezzabile il rapido passaggio dai dialetti alla lingua regionale: soprattutto perché, curiosamente, ciò sembra avvenire nei momenti in cui un certo spirito benpensante (o retrogrado o più conciliante o borghese) va a impadronirsi degli atteggiamenti dei personaggi.

Si potrebbe dunque congetturare uno stretto legame tra uso del dialetto e istintualità(o abbandonismo), e uso della lingua almeno “regionale” e maggior autocontrollo? Certo è che è tanto frequente e visibile, il passaggio, da destare almeno qualche sospetto in questo senso.    

 

L’ultima nota va dedicata all’autentico punto di forza del film: la splendida e notturna colonna sonora della Banda Osiris, che concentra in sé trip hop, onirismo e jazz freddo. Musiche assolutamente ispirate e in grado di sublimare il malessere che rapisce lo spettatore nei momenti più cupi della narrazione.

Peccato, però, che non basti una grande colonna sonora a dar vita a un grande film.

 

In conclusione: ricerca spasmodica dell’originalità, in una trama non certo originale nella struttura portante del triangolo erotico; ricerca che si può dire riuscita solo per il grado di aberrazione che si va a toccare in questa mostruosa incarnazione del brutto e dell’orrido.

Un film dall’atmosfera torbida e nauseante, ma certamente non memorabile.

Onestamente artefatto. Incomprensibile l’entusiasmo di certa critica.

Regia: Matteo Garrone.

Soggetto e Sceneggiatura: Ugo Chiti, Massimo Gaudioso, Matteo Garrone.

Direttore della fotografia: Marco Onorato.

Montaggio: Marco Spoletini.

Interpreti principali: Ernesto Mahieux, Valerio Foglia Manzillo, Elisabetta Rocchetti, Lina Bernardi, Pietro Biondi, Bernardino Terracciano, Marcella Granito.   

Musica originale: Banda Osiris.  

Produzione: Domenico Procacci.

Origine: Italia, 2002.

Durata: 101 minuti.

 

Lankelot, Gianfranco Franchi, agosto del 2003. Prima pubb: Lankelot.com

ISBN/EAN: 
8017229495700

Commenti

"la splendida e notturna colonna sonora della Banda Osiris, che concentra in sé trip hop, onirismo e jazz freddo. Musiche assolutamente ispirate e in grado di sublimare il malessere che rapisce lo spettatore nei momenti più cupi della narrazione".

> apro e chiudo parentesi. Incidono ancora oppure dobbiamo lamentare anche la loro dimissione alla vita reale?
Grossa Banda Osiris.

ahia...me lo hanno caldamente consigliato ed additato come capolavoro...avrai mica ragione tu?

Diciamo che chi te lo consigliava avrà pensato che, pescando nel torbido, qualcosa di buono viene fuori (e magari, come Garrone, è uno che s'emoziona a leggere il libro di un futuro serial killer, e magari a farne un film. Verifica...)

(è il mitico cinefilo Brest di Ciao, in ogni caso, il "colpevole")

Anche della mia visione.
Ma lui LODA LO MARE, anzi se lo senti diglielo da parte mia.
LODATE LO MARE!

veramente gli ho pure chiesto se faceva un salto da noi, ma per ora non ci pensa. Ci riproverò :-)

Si iscrisse anni fa, al .com, pubblicò un solo pezzo, quindi tornò su Ciao. Credo sia una battaglia persa, a lui piace stare su Ciao.

sì, me lo ha detto. E mi anche detto chiaramente che è innamorato di "quella" dimensione. Argh :-). Però mi dispiace. Ha una scrittura densa e originale e comunque la materia la mastica

Assolutamente. Ma - come dire - ha trovato la sua dimensione, e inspiegabilmente sembra contentarsene:).

esatto. vedi che intendi. Sono io che mi fiondo sempre su nuove e affascinanti avventure. Ma qualcun altro lo strappo alla concorrenza, garantito :-)

Opzioni visualizzazione commenti

Seleziona il tuo modo preferito per visualizzare i commenti e premi "Salva impostazioni" per attivare i cambiamenti.