La macchina da presa segue, inquadrandolo dall’alto, un giovane dagli occhi di ghiaccio, dai capelli lunghi, spettinati: la barba di tre giorni forma sul suo viso un fitto mosaico di puntini neri, che si arrampica sulle sue guance quasi fino a ricoprirgli gli zigomi. Con le mani nelle tasche, il bavero alzato e un fumo denso che gli esce dalla bocca, il giovane Billy Brown (uno stralunato, impulsivo e malinconico Vincent Gallo) ritorna a vivere, dopo cinque anni passati in gattabuia. Cinque, lunghissimi anni, durante i quali ha meditato vendetta, ogni giorno, chiuso nell’intimità obbligata delle quattro mura della sua cella.
Vendetta. Odio. Freddezza. Ostilità verso il mondo intero. Questo è quello che Billy ha coltivato in galera, durante questi anni. Ora è fuori, ed il suo unico desiderio è ammazzare Scott Wood, il campione dei Buffalo. Ha sbagliato il tiro decisivo, tirandolo alle stelle. E il mondo di Billy è crollato come un castello di carte malfermo.
Billy aveva scommesso 10.000 dollari, sui Buffalo vincenti al Superbowl. I Buffalo, che non vincevano ormai dal ‘66, data di nascita del povero Billy, erano i favoriti per il trionfo finale. Ma Scott sbagliò il tiro, i Buffalo persero rovinosamente, i tifosi bestemmiarono rabbuiandosi per l’occasione mancata e Billy andò in galera, perché i soldi per pagare l’allibratore della mala (un gonfio e ironico Mickey Rourke, in un irresistibile cameo) non si era neanche preoccupato di metterli da parte, così convinto della vittoria della sua squadra del cuore.
Per pagare il debito, Billy si è fatto cinque anni di carcere al posto di uno scagnozzo del registratore di scommesse clandestine. Ma, ora che è uscito, vuole compiere la sua vendetta. Dopo aver trascorso mezza mattinata alla ricerca di un bagno pubblico, trova il tanto sospirato vespasiano in una palestra, dove un gruppo di signore, sgraziate e pesanti, sta cercando di imitare l’istruttrice seguendola in elementari passi di danza. Tra di loro c’è anche l’ingenua, imbronciata e svampita Layla (una bionda, paffuta ma allo stesso tempo attraente Christina Ricci), bambolina dal cuore tenero e dai modi gentili.
Tra un po’ la sua vita cambierà, improvvisamente.
Intanto Billy non è riuscito a fare la sua pipì, disturbato dagli apprezzamenti di un laido ballerino al suo fianco, durante la difficile impresa. Ancora più irritato e inquieto, esce dal bagno, chiede sgarbatamente a Layla una moneta per telefonare ai genitori, che non sanno dei suoi cinque anni in galera. Solo l’amico Ricky “Tonto” (Kevin Corrigan), inebetito e stupidotto compagno d’infanzia, conosce la verità. I genitori, un po’ per comodità, un po’ per poca stima nei confronti del figlio, hanno accettato, senza dubbi e senza fare domande, l’esistenza inventata e alternativa che il figlio ha proposto loro: Billy ha raccontato di essere un funzionario del governo, e i cinque anni li ha trascorsi svolgendo un lavoro importante per gli Stati Uniti d’America.
Ora che si trova dalle parti di casa – racconta loro a telefono – potrebbe passare a fare un saluto. Dopo una incomprensibile lite con la madre, Billy è convinto da lei a portare anche la fantomatica moglie, con la quale, attraverso le storie che ha raccontato ai genitori, trascorrerebbe una vita da sogno.
Chi meglio di una perfetta sconosciuta potrebbe interpretarla?
Dopo aver rapito Layla, è deciso a portarla con sé dai genitori, per farle recitare la parte della moglie amorevole, fedele, con la quale condurrebbe una esistenza da favola. La trascina con violenza alla macchina, la obbliga a guidare, perché non c’è il cambio automatico, si dirigono verso casa.
Layla, durante il pomeriggio a casa dei genitori di Billy, sarà Wendy Bowman, la sua cara, dolce moglie.
Billy ha un carattere particolare, quasi incomprensibile: è scontroso e burbero, ma tanto bisognoso di affetto. Odia essere toccato, anche se alle volte gradirebbe essere abbracciato e coccolato. Soffre tanto, perché da bambino non ha ricevuto amore da parte dei genitori, che non hanno mai creduto in lui. La madre (una tifosa urlante interpretata da una strepitosa Anjelica Huston) lo sottolinea a più riprese, – è nato nel giorno in cui i miei Buffalo hanno vinto per l’ultima volta il Superbowl, sarebbe stato meglio che non fossi mai nato! – l’esistenza di Billy è sempre stata per lei un peso, così come per il padre (uno scontroso e irascibile Ben Gazzarra in canottiera), che non lo ha mai amato come un padre dovrebbe fare.
Ora sono lì, intorno ad un tavolo quadrato, a cenare. Sono passati cinque, lunghi anni, ma l’atmosfera di incomunicabilità e tensione è rimasta la stessa. Billy e il padre litigano, la madre sembra lobotomizzata di fronte alla videoregistrazione di una partita dei Buffalo, Layla conquista i genitori con i suoi modi riuscendo anche ad inventare una improbabile e fantasiosa ricostruzione del corteggiamento che Billy, rampante ed eccezionale agente del Governo americano, le avrebbe fatto. Poco male, i genitori sembrano non crederci, ma abbozzano, semicompiaciuti, sorrisi di circostanza, mentre Billy telefona a “Tonto” per sapere qualche notizia su Scott Wood, colpevole di avergli rovinato la vita, condannato ad essere ucciso per saldare il debito che ha contratto con Billy, al momento dell’errore al Superbowl. Ora dirige un club di spogliarelliste, e se la spassa. Ma la dovrà pagare.
Dopo la cena, Billy porta Layla al Bowling nel quale, prima di andare in galera, trascorreva gran parte delle sue giornate. Era forte, con la palla e i birilli, quasi un mago. Strike dopo strike, i birilli rotolavano a terra. Sulle piste era il re, sicuro di sé, di gran lunga il più bravo, ma appena tolti gli scarpini rossi e neri tornava il solito ragazzo timido e indeciso, innamorato di una smorfiosa compagna di liceo alla quale non aveva mai avuto il coraggio di dichiararsi. Wendy Bowman, si chiamava, proprio il nome che aveva deciso di affibbiare a Layla, sua moglie per un pomeriggio.
Finita la partita di bowling, per i due è il momento dei saluti, Layla aveva il compito di fare la moglie per un pomeriggio, e lo ha fatto. Ma le loro strade non si separeranno ancora. È ancora presto, infatti, per la vendetta di Billy. Scott Wood al locale non si presenta mai prima delle due - lo informa una voce dall’altro capo del telefono. C’è ancora un po’ di tempo da ammazzare, prima di ammazzare colui che gli ha rubato il tempo, e Layla desidera una cioccolata calda.
È dolce. Davvero carina. Forse, se non fosse stato così infuriato contro il mondo intero, avrebbe potuto innamorarsene. Ma in un’altra vita, forse. La sua è talmente orribile, e l’unica cosa che desidera è uccidere Wood e farla finita. Per sempre. Ancor di più, dopo aver incontrato, al bar, il suo primo e unico amore, non corrisposto, Wendy Bowman (Rosanna Arquette). È una vecchia strega, ma lui non se n’era mai accorto prima, accecato dall’amore.
Manca ancora qualche ora alle due, Billy vuole riposare, e farsi un bagno. Una camera in un motel è quello che ci vuole. Layla lo segue, non vuole abbandonarlo, perché, a poco a poco, si è innamorata del suo rapitore, e non può più fare a meno di lui. Billy, al contrario, sembra sempre scostante, chiuso a riccio dietro la corazza spigolosa con la quale ha avvolto il suo cuore.
Ma Layla è riuscita a ritagliarsi un piccolo spazio, a creare crepe sempre più grandi nel duro guscio caratteriale di Billy, offrendogli quell’amore che gli era sempre stato negato.
Ora sono a letto. Billy si gira e rigira sulle lenzuola. Non sa che posto prendere, sul letto come nella vita. Ma forse l’affetto di Layla è riuscito a conquistarlo. Le loro labbra si sfiorano, ma è solo un attimo.
È il momento di andare, di consumare la vendetta, attesa cinque, lunghi anni.
Cosa farà, il povero Billy, davanti all’uomo che, secondo lui, gli ha meschinamente rovinato la vita? Si vendicherà, per poi vedersi costretto al suicidio, oppure accetterà la prospettiva che può portarlo verso una vita migliore, in compagnia di Layla?
“Buffalo ‘66”, del 1996, è il primo lungometraggio del poliedrico attore, cantante, regista e pittore Vincent Gallo. Una fantastica opera prima, originale, malinconica, a tratti irresistibile, in parte autobiografica (anche Gallo è nato nel ‘66, anche nella realtà i suoi rapporti con i genitori sono stati molto difficili), con la quale Gallo si è imposto al grande pubblico internazionale.
Il personaggio principale del film, Billy Brown è l’alter ego di Gallo, con i suoi modi di fare, la sua malinconia, le poche parole balbettate con insicurezza, la mancanza di affetto in un’infanzia trascorsa in solitudine, i suoi intensi contrasti interiori che si riflettono nei rapporti sociali.
Vincent Gallo stupisce per il sapiente uso della macchina da presa, per la brillantezza dello stile di regia, per le incredibili trovate con le quali illumina le quasi due ore di pellicola. Il film, volendolo racchiudere nelle asettiche categorie di “genere”, potrebbe rientrare nel filone del cinema indipendente americano, in bilico tra film intimista e dramma psicologico, con alcune trovate a dir poco surreali e nonsense.
Vari i registri utilizzati dal regista e le idee originali e interessanti, dalla staticità di alcune riprese da lontano, all’ottimo e particolare uso del fuori campo, all’efficacia dell’utilizzo dei colori e dei primi piani, all’uso di inquadrature nell’inquadratura, fino alla meravigliosa sequenza a casa di Billy durante la cena con i genitori, nella quale la macchina da presa raccoglie il punto di vista di tutti i commensali, seguendo il perimetro della tavola, in senso orario, e alternando le diverse soggettive dei quattro personaggi seduti ai quattro lati del tavolo. Splendida anche la sequenza nel bowling, con il balletto della bella Christina Ricci e gli impliciti rimandi a “Il grande Lebowski”.
Tutto incentrato sulla autocompiaciuta figura di Gallo, il film si muove con disinvoltura su un lungo binario fatto di tristezza, malinconia e ricordi amari di un passato che, nella volontà di Gallo, non poteva restare insabbiato. Sullo schermo, metaforicamente, c’è la sua vita, il suo bisogno di essere considerato, la sua voglia di manifestare il proprio valore, tutto l’odio e il rancore nei confronti dei genitori.
Un film vendetta, lo si potrebbe definire. Un film che valorizza e rivaluta le capacità di un artista spesso sottovalutato, eccezionale anche come attore e musicista, che ha ultimamente fatto parlare di sé soprattutto per il film scandalo presentato a Venezia. Non avendolo visto, non possiamo commentare “The Brown bunny” e i suoi cinque minuti finale di sesso orale, che tanto hanno fatto discutere, ma limitarci a citare “Buffalo 66” come una delle più interessanti sorprese cinematografiche dell’ultimo periodo.
Angoscioso, malinconico, ironico, sofisticato, “Buffalo 66” è un film che consigliamo vivamente a chiunque voglia vedere un ottimo esempio di cinema, fatto con pochi mezzi, ma dagli splendidi risultati.
Regia: Vincent Gallo. Approfondimento in rete: it.movies; virgilio; filmagenda; tempimoderni.
Soggetto: Vincent Gallo.
Sceneggiatura: Vincent Gallo, Alison Bagnall.
Direttore della fotografia: Lance Acord.
Musica originale: Vincent Gallo.
Montaggio: Curtiss Clayton.
Interpreti principali: Vincent Gallo, Christina Ricci, Anjelica Huston, Ben Gazzarra, Kevin Corrigan, Mickey Rourke, Rosanna Arquette.
Origine: USA, 1998.
Durata: 112 minuti.
Antonio Benforte, 14 marzo 2005.
Recensione pubblicata originariamente su ciao.com e lankelot.com

Commenti
Lo vedrò!
E devi farlo! Davvero un bel film.
Molto prima che Vincent Gallo incidesse un disco. Più o meno quando si superò in Arizona Dream. VHS praticamente usurato per le ripetute visioni. E' una bella reminiscenza. Christina Ricci micidiale.
Non mi colpì. Ma l'ho visto una volta sola, quando uscì. dovrei rivederlo oggi. Non so, ricordo vagamente che non mi convinse.
Considero Vincent Gallo un vero genio, ma sono di parte.
Anche musicalmente, secondo me è notevole.
Raccontaci del disco.
Eh, purtroppo non ho il disco, ma solo canzoni sparse qua e là...