Yılmaz Güney ha continuato a fare film fino ad un anno prima della sua morte, avvenuta nel 1984. Yol (La strada) è il film che gli dà riconoscimento internazionale e che corona la sua carriera con la Palma d'oro di Cannes nel 1982, sia pure ex-aequo con Missing di Costa-Gravas. A presiedere la giuria francese in quell'anno c'era il nostro Giorgio Strehler e in concorso c'erano film d'un certo livello come La notte di san Lorenzo dei fratelli Taviani, Fitzcarraldo di Herzog, Identificazione di una donna di Antonioni, e registi come Wenders, Godard, Alan Parker, Ettore Scola. Tanto per dire. Ma di questa meteora turca è rimasta ben misera memoria presso i cinefili nostrani, si direbbe. Segno questo di una cultura, la nostra, che fa presto a commuoversi e a indignarsi, ma che è altrettanto rapida nel rimuovere. Cerchiamo velocemente di rinfrescarci la memoria.
Yılmaz Güney è stato attore, scrittore e regista turco di famiglia curda. Nato nel 1937 nel sud della Turchia, mentre si trova ad Istanbul per studiare legge si lascia coinvolgere nel mondo della nascente casa di produzione cinematografica nazionale, la Yeşilçam. Al suo interno un gruppo di giovani cineasti, seguendo anche la lezione recente del neo-realismo italiano, verso gli anni sessanta inizia ad usare la telecamera per raccontare i problemi reali della società, senza retorica e senza obiettivi estetici ricercati. Güney è fra loro, inizialmente soprattutto come attore. Ma, come siamo abituati a vedere per quasi ogni intellettuale turco che si rispetti, ad un certo punto iniziano i guai con lo stato. Per la prima volta entra in carcere nel 1961 per aver pubblicato un romanzo “comunista”. Uscito dal carcere inizia la carriera di regista, ma dal 1972 in poi staziona perlopiù in prigione. Evaderà definitivamente nel 1981, riuscendo a scappare in Francia, giusto un anno prima di raccogliere la sua Palma.
Yol è stato scritto da Güney in prigione ed è stato girato dal suo stretto collaboratore Şerif Gören, che ha seguito le indicazioni dell'autore fin nei minimi dettagli. Quattro detenuti del carcere di Imrali (un'isola del mar di Marmara in cui attualmente è confinato anche Abdullah Ocalan), ricevono un permesso di una settimana di libera uscita. Tutti vogliono tornare alle loro famiglie e alle loro città. Ma è lì che li aspetta la prigione. La metafora del film in fondo è piuttosto scoperta: il carcere nella Turchia di quegli anni non è solo fra le sbarre, il carcere è fuori, è ovunque, è soprattutto nelle menti della gente, nella famiglia. I tratti sono quelli di una società a metà strada fra sviluppo, appannaggio più che altro delle classi vicine all'esercito, e tribalismo. Nelle campagne, nelle città conservatrici, nei territori curdi l'unica vera traccia di “evoluzione occidentale” è la ferrovia. Su affollati treni di terza classe viaggiano i protagonisti del film per raggiungere le loro città: Konya, Adana, Urfa, Diyarbakır, Gaziantep. Lungo il viaggio la presenza forte e costante di un esercito vigile, che ha sotto controllo la situazione. Sono infatti gli anni immediatamente successivi al colpo di stato.
I detenuti dunque escono dal carcere vero e proprio per entrare in un carcere a cielo aperto, la tradizione. Seyit per esempio tornando nella sua città scopre di essere stato tradito dalla moglie, la quale in questo modo ha disonorato l'intera sua famiglia. La donna è stata portata dal padre e dai fratelli nel loro villaggio di montagna e Seyit si avvia a raggiungerla per espletare il compito che la tradizione gli impone: l'uccisione “d'onore” della donna che ridia dignità alle famiglie. Ma sarà il freddo delle montagne e il gelo della neve a compiere per lui un gesto che forse non sarebbe riuscito a compiere.
Mehmet torna nella sua Diyarbakır che è poco più di un agglomerato di capanne di malta, di mucchi di bambini che fumano sigarette già a cinque anni, forse per calmare la fame. Mehmet è intenzionato a tornare da sua moglie che in sua assenza è tornata dalla sua famiglia. Ma Mehmet è stato arrestato durante un colpo in cui il fratello di sua moglie è stato ucciso anche per la sua vigliaccheria. La famiglia non può accettare, la moglie non può tornare da lui. I fratelli dichiarano guerra aperta a Mehmet. Lui riesce a scappare con la moglie e nel bagno del treno ritrovano un momento di intimità sessuale, da lungo aspettato, venendo scoperti e quasi linciati da una folla scalmanata. La loro fuga non dura molto, dalla famiglia di lei manderanno qualcuno a porre fine al disonore.
Ömer torna al suo villaggio al confine. Progetta di passare al di là per non dover tornare in carcere. Ma nella zona, nel suo villaggio come negli altri, ha luogo la violenta repressione dell'esercito nei confronti della ribellione curda. Ömer vedrà morire suo fratello. E allora anche lui si darà alla macchia e alla ribellione, dando carne e sostanza ad un conflitto che tuttora, a trent'anni di distanza, non vuole morire. Insomma le regole di una tradizione dura a morire e imbrigliata in un complesso codice d'onore e pubblica vergogna, e allo stesso tempo la violenza di un esercito onnipresente e feroce nelle regioni del sud-est, impedisce a chi esce di prigione di ritrovare la libertà. Ciò che lo attende è un nuovo tipo di pastoie.
Lo stile del film è fra i più asciutti immaginabili. Non c'è alcun tipo di retorica cinematografica, l'immagine è il più possibile nuda e reale, e non raramente rivela la povertà dei mezzi con cui il film fu girato. È possibile però godersi degli splendidi panorami di Turchia visti dai finestrini dei treni: le ampie praterie, le steppe, le montagne aspre e innevate, le città poverissime e disastrate. Insomma una metafora leggera e facile da interpretare e delle immagini crude e sincere. Un primo passo nel cinema del realismo socialista turco.
Regia: Yılmaz Güney, Şerif Gören; Soggetto e Sceneggiatura: Yılmaz Güney; Attori principali: Tarık Akan, Halil Ergün, Şerif Sezer, Tuncel Kurtiz, Melike Demirağ, Tuncay Akça, Meral Orhonsay, Necmettin Çobanoğlu, Hikmet Taşdemir, Semra Uçar, Sevda Aktolga, Engin Çelik, Enver Güney, Hale Akınlı, Hikmet Çelik, Levent Yalman, Osman Bardakçı, Şenel Kökkaya, Turgut Savaş; Direttore della fotografia: Erdoğan Engin; Musiche originali: Zülfü Livaneli, Sebastian Argol; Produttore: Edi Hubschmid; Produzione/origine: Francia, Svizzera, Turchia, 1981.
Commenti
[yol] FRANZ
[yol] FRANZ racconta... "Yılmaz Güney ha continuato a fare film fino ad un anno prima della sua morte, avvenuta nel 1984. Yol (La strada) è il film che gli dà riconoscimento internazionale e che corona la sua carriera con la Palma d'oro di Cannes nel 1982, sia pure ex-aequo con Missing di Costa-Gravas."
> buona lettura. e buona visione.
[cinema turco] è la seconda
[cinema turco] è la seconda scheda:). Grazie ragazzi...
http://www.lankelot.eu/cinema-turco
(YILMAZ GUNEY): Ho
(YILMAZ GUNEY): Ho dimenticato qualche link; per ora almeno questo: http://en.wikipedia.org/wiki/Y%C4%B1lmaz_G%C3%BCney
[guney-cannes, 1982]
[guney-cannes, 1982] accidenti, l'elenco dei nomi è spiazzante, e davvero di grande livello. " A presiedere la giuria francese in quell'anno c'era il nostro Giorgio Strehler e in concorso c'erano film d'un certo livello come La notte di san Lorenzo dei fratelli Taviani, Fitzcarraldo di Herzog, Identificazione di una donna di Antonioni, e registi come Wenders, Godard, Alan Parker, Ettore Scola. Tanto per dire."
> accidenti. Questo potrebbe spiegare l'amnesia su Guney. Che concorrenza...
[yol] una gran bella
[yol] una gran bella segnalazione, franz, e più ancora un'altra occasione per meditare sulla cultura in italia, e sulla circolazione (e la memoria) delle opere d'arte da queste parti. Sospetto non esista il dvd nella nostra lingua - ho navigato un po' nei soliti posti, poco fa, invano. Servirebbe che film come questi circolassero, adesso, come parte di operazioni culturali ben precise, magari partendo dalle edicole, con fascicoletti introduttivi - vale un po' il discorso che facevo con Gordiano Lupi qualche giorno fa, sui film cubani...
(Guney-Franchi): ho seguito i
(Guney-Franchi): ho seguito i commenti al pezzo di Gordiano e sono daccordo con te. Hai ragione tu, il film non si trova in italiano, io ne ho una copia con sottotitoli in francese, tedesco e inglese, comprata in Turchia. Posso però segnalare un volume recente di cui non ho ancora preso visione personalmente che riguarda Guney: Yilmaz Güney. Liberare il cinema, a cura di Massimo Caruso, Eitore Besa, 2010. Link relativo: http://www.ibs.it/code/9788849706932/zzz99-causo-m/yilmaz-g-uuml-ney-lib...
[guney-franz-caruso] in
[guney-franz-caruso] in futuro, una scheda su un libro come quello potrà essere un buon viatico alla riscoperta ragionata del regista. Bravissimo Franz.
[guney] Ciao Francesco! Di
[guney] Ciao Francesco! Di Yilmaz Guney ho questo "Yol" e "La rivolta", entrambi schedati da te su lanke. Ammetto di non averli mai visti, ma mi hai accesso una certa curiosità...
"Non c'è alcun tipo di retorica cinematografica, l'immagine è il più possibile nuda e reale, e non raramente rivela la povertà dei mezzi con cui il film fu girato"
assolutamente intrigante ;)
(Epicentro/Yilmaz): Ciao
(Epicentro/Yilmaz): Ciao Luca! Felice di averti suscitato curiosità. Aspetto tuoi pareri e commenti qualora decidessi di vedere i film. A questo proposito ti volevo chiedere in che "forma" possiedi i film? Li hai scaricati o sono stati distribuiti in Italia in Dvd? Se distribuiti da quale etichetta etc. Su internet ho fatto molta fatica (vana) per rintracciare la diffusione italiana di questo regista, scoprendo che solo Fuori orario di Ghezzi se n'è occupato.
Grazie del commento e del tuo lavoro su Lankelot. Vale!
[francesco] Ciao Francesco :)
[francesco] Ciao Francesco :) I film li ho scaricati, se non sbaglio però sono entrambi presi da raitre. Quindi sicuramente sono quelli trasmessi da Ghezzi, in lingua originale con sottotitoli in italiano...