Fulci Lucio

Non si sevizia un paperino

Autore: 
Fulci Lucio
Nel 1969, con Una sull’altra, Lucio Fulci, fino ad allora dedito alla commedia (prima come sceneggiatore, poi come regista), dà vita al suo primo lungometraggio thriller, sia pur mescolandolo all’erotismo. A questa pellicola ne seguiranno un altro paio davvero interessanti, Una lucertola dalla pelle di donna e il più noto Non si sevizia un paperino, che rivelarono il regista romano come autore di genere non convenzionale. Soprattutto Non si sevizia un paperino, datato 1972 e bersagliato dalla censura (per motivi che in seguito spiegheremo), rivela le indubbie qualità autoriali di Fulci, il quale regala al pubblico una storia atroce, inquietante e dolorosa, in cui mescola thriller, dramma esistenziale, critica sociale e di sistema. 
 
Siamo ad Accendurra, tipico paese sassoso della Lucania. Gli abitanti sono sconvolti da una serie di delitti perpetrati ai danni di bambini quasi adolescenti. Il magistrato indaga, col supporto della polizia locale e dell’Arma, ma la popolazione, da subito insorta, cerca il colpevole, un qualunque capro espiatorio. Indaga anche un giornalista di città (Tomas Milian), venuto a seguire l’evento per un quotidiano nazionale e da subito perplesso sui primi risvolti dell’indagine. I bambini morti frequentavano tutti l’oratorio locale, gestito da un giovane parroco che ha una sorellina sordomuta. L’accusato del primo delitto è lo scemo del villaggio, ma risulta da subito evidente che il suo deficit intellettivo non può avergli consentito le pur che minime strategie omicide. La folla comunque lo voleva linciare, i tre bambini, tra loro amici, sono stati prima storditi e poi strozzati; l’attacco all’infanzia acceca il popolo, che tocca l’apice dell’ insensato quando superstizione e ignoranza vanno a colpire una sfortunata donna del luogo, dedita a piccole e innocue stregonerie paesane. La fattucchiera, chiamata da tutti la “Maciara” (una selvaggia Florinda Bolkan), vive rintanata nelle zone rocciose ai margini del paese e venera le ossa del corpicino del figlio che aveva perduto anni prima. La donna ha fatto una fattura sui bimbi, infilzando pupazzetti di cera (tipo rito voodoo), perché profanatori della tomba del figlio, considerato dai paesani un frutto del maligno (forse per questo non sepolto in terra consacrata). La “Maciara” si auto accusa, nell’ignoranza in cui è vissuta crede sia lei la vera colpevole delle morti, ma quando sente che i bimbi sono stati uccisi per soffocamento resta disorientata. Viene subito rilasciata, ma per il paese ormai è colpevole: verrà massacrata a bastonate e catenate in una delle più atroci scene della pellicola. Ma poi un altro delitto, un altro bambino dell’oratorio. Tutti questi fatti dimostrano che si è cercato nella direzione sbagliata, gli indizi portano il giornalista verso una ragazza ricca (Barbara Bouchet), figlia di un abitante del luogo che ha fatto fortuna al nord, trasferitasi in terra lucana per problemi di droga. L’indizio si rivela infondato ma l'uomo ha un’intuizione, un dubbio: cosa ci fa la testa mozzata di un paperino nel luogo dell’ultimo delitto? Le motivazioni di tanto orrore verranno a galla: saranno agghiaccianti. 
 
 
Opera complessa, come ho lasciato intendere in sede di introduzione, molto più di quel che può apparire in superficie. Fulci fa un film politico, anarchico, in cui lancia invettive evidenti contro il clericalismo del suo tempo, il conformismo dei benpensanti (che difatti non l’hanno mai amato) e le istituzioni politiche e religiose. È un atto d’accusa contro l’ignoranza e la superstizione che ancora perdurava nei paesi del meridione, nonostante il progresso fosse alle porte e il boom economico fosse scoppiato da tempo. Il popolo del microcosmo è descritto come rozzo, insensibile e violento, le istituzioni locali come conniventi, figlie di un potere centrale (lo Stato) del tutto assente e disinteressato. Il regista romano si muove su un registro di genere e lo fa benissimo, contribuendo alla sceneggiatura migliore che si ricordi in un suo film, costruendo un intreccio convincente che è si un pretesto per la critica sociale e culturale, ma che regge benissimo l’ impianto da thriller atipico.  È un Fulci coraggioso e provocatorio, considerando l'epoca, non solo perché le vittime sono bambini, ma perché a condannarle a morte, come scoprirete guardando il film, è uno dei presunti peccati dello spirito, che investe anche il corpo: la tentazione della carne. A questo proposito c’è una scena rimasta emblematica, oggetto di feroce contenzioso con la censura, allorché un bimbo (la seconda vittima) si avvicina ad una Bouchet senza veli, le cui notevoli grazie del tempo non potevano passare inosservate. Ad ogni modo, bimbo di dieci-undici anni e donna nuda vicini non sono compatibili nella bigotta Italia democristiana, tanto che per non farsi bruciare la pellicola Fulci dovette dimostrare (non so come) che la parte del bimbo fu interpretata da un nano (sarà vero? - a me sembrava proprio un bimbo). La censura fu comunque pesante (e il film fu vietato ai minori), nonostante non ci siano scene splatter (a parte il cranio fracassato dell’assassino nella sequenza di chiusura), considerando i nudi, ma soprattutto l’ostracismo nei confronti del regista romano, classificato oramai come autore diseducativo dalle istituzioni e come spazzatura dagli intellettuali. Eppure Fulci aveva talento, e qui lo dimostra in pieno, nonostante lo scarso budget a disposizione: una potente antimorale anarcoide connota questo film, il quale "riabilita" il candore dell’infanzia sacrificata sull’altare della follia religiosa attraverso un uso misurato e quantomai affascinante del flashback, stigmatizza la volgarità dell’ignoranza paesana cercando il dettaglio (i volti, le modalità del disprezzo: gli sputi, l’indifferenza), restituisce la vita strappata ai fanciulli filmando il sorriso puro e il bacio fraterno di una bambina portatrice d’handicap (nell’epilogo, rivolta all’assassino), facendola emblema della diversità. I bambini e la diversità, temi che, separati o intrecciati sono caratteristici del cinema fulciano, sempre incline ad indagare ciò che solitamente disturba, che è spesso marginale e relegato nell’oblio delle coscienze dell’Italia del suo tempo. A questo proposito il titolo (potente, bellissimo: Non si sevizia un paperino) è già una dichiarazione d’intenti, una sfida ai benpensanti, un attacco alla “morale pubblica”, al comune sentire.
 
 
L’ambientazione scelta da Fulci, la provincia profonda, sconosciuta e inconoscibile ai più, è congeniale e perfettamente calzante con l’idea del regista, assai suggestiva e innovativa per un thriller. Anni dopo Pupi Avati, con l’opera divenuta cult La casa dalle finestre che ridono e con Zeder, seguirà suggestioni e ambientazioni fulciane, avvalendosi anche dello stesso musicista del film in questione (Riz Ortolani). Ritz Ortolani, nell’opera di Fulci, riduce la sua presenza ai minimi termini, favorendo una canzone malinconica della Vanoni (Quei giorni insieme a te) che riecheggia spesso nel finale. Tra gli attori registriamo volentieri la Bouchet per l’evidente bellezza, Tomas Milian per il mestiere, Florinda Bolkan per l’impegno: a differenza degli horror fulciani degli Ottanta, comunque ricchi di affascinante visività, qui gli interpreti sono dignitosi.
 
Ciò che emerge violento in questa riuscita opera del regista romano è il contrasto tra progresso e superstizione, bigottismo e coscienza dei mutamenti sociali, conformismo e diversità. E Fulci è sempre stato orgoglioso della sua diversità artistica, comunque costretto a piegarsi a compromessi con la produzione (i budget modesti non favorivano), ma mai sull’impianto “ideologico” di fondo. Filmare ciò che la gente rifiuta, ciò di cui ha paura, ciò che gli è sconosciuto, lontano, diverso, è stato sempre l’imperativo del suo cinema. Cinema anarchico, da rivalutare, da riscoprire, da riassaporare seguendo un iter qualitativo che ha origine con le pellicole dei primi anni Settanta, saltando certo qualche opera trascurabile e partendo proprio da questo film.
 
Curiosità: La versione che gira in Italia è tagliata, soprattutto nelle scene di nudo e nel massacro della Bolkan (che ricorda da vicino quello dell'incipit ne L'aldilà). Come spesso accade per le opere di Fulci bisogna andare all’estero per trovare le versioni integrali. In Olanda, per quello che concerne questo film.
 

Regia: Lucio Fulci. Soggetto: Lucio Fulci, Roberto Gianviti. Sceneggiatura: Gianfranco Clerici, Lucio Fulci, Roberto Gianviti. Direttore della fotografia: Sergio D’Offizi. Scenografia: Pierluigi Basile. Costumi: Marisa Crimi. Montaggio: Ornella Micheli. Interpreti principali: Tomas Milian, Florinda Bolkan, Barbara Bouchet, Irene Papas, Marc Porel, George Wilson, Virgilio Gazzolo, Ugo D’Alessio, Antonello Campodifiori, Vito Passeri. Musica originale: Riz Ortolani. Altro titolo : ”Don’t torture a duckling”. Origine: Italia, 1972. Durata: 102 minuti. 

Approfondimenti in rete: www.luciofulci.altervista.org
 


ISBN/EAN: 
8010020042159

Commenti

Nonostante non sia da voi tutti gran che amato, ho deciso per un'incursione ragionata e documentata nel thriller horror (Argento l'ho quasi esaurito). E Fulci ci sta da Dio. Spero nei visitatori lakelottiani;)

Guarda in quanto a superstizione e bigottismo é la stessa rima ovunque, non c'è bisogno del passato e nemmeno del meridione per quello.
Il pezzo è suggestivo; in settimana provo a scoprire se emule mi è amico e vediamo se il film vale la recensione.
Grazie

"È un atto d?accusa contro l?ignoranza e la superstizione che ancora perdurava nei paesi del meridione, nonostante il progresso fosse alle porte e il boom economico fosse scoppiato da tempo. Il popolo del microcosmo è descritto come rozzo, insensibile e violento, le istituzioni locali come conniventi, figlie di un potere centrale (lo Stato) del tutto assente e disinteressato"

> Accidenti. Vuoi vedere che mi sono perso qualcosa di grande? Aggiungo: a parte il mulo, che personalmente non uso - non vogliatemene ma il film me lo guardo su uno schermo adeguato: non è snobismo, è proprio rispetto per i miei occhi e per l'arte in genere - e mi rendo conto che così mi perdo qualcosa - si trova qualcosa in giro?

Michele: la questione meridionale, al di là di certe fastidiose e eccessive bagatelle della lega, è particolarmente complessa e in ogni caso il meridione (sarebbe meglio dire "le varie realtà meridionali", da frosinone in giù, ma non formalizziamoci) non si può assimilare al Centro e al Settentrione in nessuna analisi; in primis per ragioni storiche, economiche e culturali. Questo principio vale da oltre un millennio e mezzo, direi. Dimenticarlo significa ribadire un errore vecchio di oltre 140 anni.

La Bouchet merita, senza dubbio.
Di Fulci io adoro "002 Operazione Luna" con Franco e Ciccio. "Non si sevizia un paperino" lo vedrò probabilmente in Olanda.

"contrasto tra progresso e superstizione, bigottismo e coscienza dei mutamenti sociali, conformismo e diversità. E Fulci è sempre stato orgoglioso della sua diversità artistica, comunque costretto a piegarsi a compromessi con la produzione (i budget modesti non favorivano), ma mai sull?impianto ?ideologico? di fondo. Filmare ciò che la gente rifiuta, ciò di cui ha paura, ciò che gli è sconosciuto, lontano, diverso, è stato sempre l?imperativo del suo cinema."

> Ammazza. Tutto estremamente interessante.
Ribadisco le solite riserve sull'adozione un po' troppo generica dell'aggettivo "anarchico", che mi sembra si tenda - non solo tu - un po' troppo a confondere con parole più adatte come "fantasioso", "caotico", "non convenzionale", "non accademico" e via dicendo. L'anarchia mi sembra ben altra cosa.

Grazie per la condivisione della tua ricerca. Salut!

Stiamoci attenti all'adozione dell'aggettivo "anarchico", altrimenti finirà per significare altro; penso, ad esempio, al concetto di "impalato".

Ogni volta che qualcuno dice: "non restare lì impalato" ho un brivido pensando che ha dimenticato cosa realmente significhi: letteralmente significa con un palo di legno appuntito che mi sta trapassando le viscere, con molta calma.

Guarda Franco per la questione meridionale io non sono una cima. Non ho mai visto niente dell'Italia sotto Napoli.
Posso dirti che avendo visitato un po' d'Africa, Stati Uniti e mezza Europa l'impressione è che la superstizione sopravviva molto bene, soprattutto nelle regioni isolate e un po' montanare come quella da dove vengo io. Ex-villaggio di pescatori a ridosso delle prealpi per intenderci.
Buco del c*** della confederazione.

Qui vivono di oroscopi e cartomanti da tre soldi e ci credono anche (come alla sfortuna o malocchio o vari zingari iettatori e ogni genere di stronzata correlata a effigi di Padre Pio).
Da Roma magari non ve ne rendete conto (e neanche da Sassari o città più piccole, ma sempre città). Bisogna godersi la vita di montagna per quello.

L'aggettivo "anarchico", nella fattispecie, lo mutuo proprio da Gordiano Lupi e il suo saggio su Fulci. Fulci era un marxista, tendenzialente anarchico, ma disprezzato a sinistra per snobismo intellettuale (amato a destra, dice sempre Lupi, ancorchè lui non ne andasse fiero).

Il film viene passato spesso in tv, ancorchè tagliato. Io l'ho trovato sul mulo, ma l'avevo già visto un paio di volte, non saprei dirti se si trova il dvd (da Profondo Rosso hanno comunque tutto su Fulci, o quasi). Il film merita, è forse il migliore di Fulci, unitamente a Sette note in nero.

Epic, lo sapevo che amavi il Fulci di Franchi-Ingrassia, ma questo film potrebbe piacere anche a te.

Prima di cominciare a vederlo voglio studiarlo.

Nel saggio di Lupi e Chianese, "Filmare la morte", scopro in primis che era anarchico e quindi - come mi spieghi tu nel commento 8 - hai totalmente ragione e ti chiedo scusa per l'errore. Sinceramente credevo fosse un tuo antico vezzo - altrove, in effetti, avevi adottato quell'aggettivo nell'accezione indicata al comm. 5. No?:)

Piuttosto...

"Come regista ha lanciato Adriano Celentano, ha rispolverato Franco Nero, ha scoperto Carlo Rambaldi e la magia degli effetti speciali di uno che sarà premio Oscar come creatore di E.T. Ha dato fiducia a Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, due comici da avanspettacolo che sotto la sua direzione hanno fatto le cose migliori della loro carriera. Fulci è stato un regista censurato da tutti, boicottato dagli attori e dai produttori, odiato dai politici di tutti i colori" - scrivono Lupi e Chianese. Beh, ammazza.

Accidenti, davvero. Un censurato del genere non può sfuggirci. Raccontateci, tu e Luca, molto molto di più!

(per favore:) )

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