Friedkin William

L'esorcista

Autore: 
Friedkin William

“L’Esorcista” è inquietante: a dispetto d’una trama piuttosto scabra e priva di alterazioni sul previsto pattern (sfida dell’esorcista al demonio che possiede una bambina), riesce a far leva senza fatica sull’emotività dello spettatore. Di fronte al dato di fatto che la scienza nulla possa e che l’ultima risorsa sia l’esorcismo dei sacerdoti cattolici, l’inconscio cade in trappola. Vacillano, inspiegabilmente, le convinzioni del pubblico più scettico: s’impone una paranormalità e una “poetica della stregoneria” che titillano le più spente o già dormienti fascinazioni mistico-spiritualiste, e suggestionano e appassionano. Gli eccellenti effetti speciali ideati da Dick Smith e l’abilità dei tecnici del suono, impegnati a dar voce alle legioni di anime che infesteranno la posseduta, contribuiscono a rendere credibile un evento altrimenti piuttosto ridicolo e grottesco.

 

La sconfitta degli scienziati, esasperata dal talento e dalla competenza psichiatrica di uno degli stessi esorcisti, sgomenta più ancora delle aberranti manifestazioni diaboliche della dodicenne posseduta: è forse nell’ancora invitta speranza dell’esistenza di divinità e di creature soprannaturali che si fonda l’equilibrio del film. Ammettiamolo: chi, tra noi miscredenti, non ha sperato, almeno una volta, di assistere a un’epifania diabolica? Non solo per esternare solidarietà, intendiamoci, ai grandi ribelli: ma per poter finalmente concludere che, se esiste un così grande Nemico di un dio, allora un Dio esiste.

 

Il film è intelligente nella sua semplicità: nel suo esibito manicheismo, nella sua naturale simpatia nei confronti dell’impossibile, nella sua cerebrale lentezza, nell’intuizione di mostrare le epifanie del male non solo nel corso della notte, ma in pieno giorno – quando nessuno se l’attende. Avremmo potuto utilizzare l’aggettivo “geniale” se il romanziere Blatty non avesse calcato la storia su un caso di “possessione” e di “esorcismo” avvenuto nel Maryland nel 1949. Chi scrive sente di dover virgolettare le due parole. In Italia, nel 2003, nel prime time televisivo appare invece un “esorcista” che parla a milioni di spettatori, invitandoli a non dubitare dell’esistenza del diavolo. Proprio vero che la televisione aiuta a credere nei miracoli (italiani). Non tutti gli italiani, vorremmo sperare, abboccano.  

 Torniamo alla splendida verità della menzogna: l’arte.

 

TRAMA

Nel prologo del film, Padre Lankester Merrin (Max Von Sydow), impegnato negli scavi in un’area archeologica irachena (l’unico set americano in Iraq, fino ad oggi: rimedieranno, vedrete), rinviene un oggetto (amuleto o idolo?) che riconosce come simbolo del male: a seguito d’un presagio (una fosca epifania d’una scultura d’un demonio, a metà strada tra un’immagine simbolica e una allucinazione)  decide di tornare in patria, in attesa dell’annunciato scontro col Nemico.  

 

Nel frattempo: ci troviamo a Georgetown. Là vivono la piccola Regan Theresa (Linda Blair) e sua madre Chris (Ellen Burstyn), attrice. La signora è piuttosto aggressiva e naturalmente predisposta alle imprecazioni e alle volgarità: serenamente atea, recentemente e nervosamente separata dal marito, vive in un’elegante dimora, circondata da servitori ligi e onesti. Da qualche tempo, nota strani atteggiamenti nella bambina: gioca con la ouija board, sostiene di parlare con uno spirito, giura che il letto si scuota in continuazione senza lasciarla dormire, inizia a mostrare aggressività. Oltretutto, strani rumori provengono dalla soffitta: pur accuratamente esplorata, essa si rivela vuota.

 

Chris (e assieme a lei lo spettatore) pensa che la piccola soffra di qualche disturbo comportamentale legato alla forzata lontananza del padre: così, quando l’accompagna alla prima visita medica, avalla le interpretazioni dei dottori: si tratta d’un problema nervoso, o forse d’un danno al lobo temporale.      

 

Poco a poco, le ipotesi dei dottori vengono a cadere: Regan mostra tutti i segni della possessione (straordinaria aggressività e potenza fisica, blasfemia – memorabile e atroce la scena della masturbazione col crocefisso – poltergeist, capacità di variare timbro vocale, terribili alterazioni e abrasioni nel viso e nel corpo), è capace di lanciare dalla finestra il regista del film della madre, salvo poi farsi trovare serenamente distesa sul letto (e infine esibirsi in una danza di ragno sulle scale di casa, con tanto di conati e accessi di sangue).

La madre, pestata di lì a poco, si convince a contattare “uno stregone”: extrema ratio, l’esorcista.     

 

Nella vicina Georgetown University si trova il giovane Padre Damien Karras (l’allora esordiente Jason Miller, più noto come scrittore), d’origine greca. In piena crisi esistenziale e in evidente crisi spirituale, medita d’abbandonare l’ordine. È uno psichiatra di chiara fama, che ha studiato a lungo teorie e tecniche dell’esorcismo presso varie culture: tuttavia incredulo di fronte all’ipotesi che possano verificarsi ancora casi di possessione demoniaca, stenterà a credere a quel che Chris gli racconta.

 

La recente morte della madre, cui non ha assistito, lo ha gettato nello sconforto e nello scoramento più nero: vederla, poco prima, internata in un centro d’igiene mentale ha minato la sua fede in Dio. Così, quando incontra la piccola indemoniata, tarda a prestar credito alla natura del suo male. Persuaso, infine, da una serie di straordinarie dimostrazioni di conoscenza e potere del diavolo incarnato, contatta il vescovo e attende l’avvento del vecchio Padre Lankester Merrin. Padre Lankester riconosce, nella bambina, il demonio “apparso” in Iraq, e, con pazienza, comincia l’esorcismo.

Il memorabile episodio si conclude tragicamente: l’anziano esorcista è assassinato dalla posseduta, Padre Damien intima al demonio di impossessarsi di lui e, una volta infestato, si defenestra precipitando lungo le stesse scalinate che già avevano raccolto il regista.

Regan è libera, il pubblico è posseduto.

 

APPUNTI

Il romanziere William Peter Blatty (New York, 1928) pubblicò il libro nel 1971. Sembra, come s’accennava, che abbia tratto ispirazione da un caso di “possessione diabolica” curato con un “esorcismo”, nel Maryland, a proposito del quale aveva letto numerosi articoli nel 1949, mentre era studente universitario a Washington.

La stesura del libro domandò tre anni di lavoro, tra il 1967 e il 1970.

 

Stanley Kubrick rifiutò la regia del film: come lui John Boorman, che giudicava il soggetto “crudele nei confronti dei bambini”. Friedkin fu una scelta di ripiego. Al maestro Kubrick, probabilmente rammaricato per l’occasione mancata, dobbiamo (superfluo ricordarlo) il film che, assieme a “L’Esorcista” e a “A Nightmare on Elm Street” (Wes Craven, 1984) costituisce l’ideale trittico dei più inquietanti horror della storia del cinema: “The Shining”.

 

A John Boorman non mancò il fegato di girare il sequel del diamante di Blatty e Friedkin: l’inguardabile “L’Esorcista II: l’Eretico”. Preferiamo ricordarlo come il regista di “Deliverance” ed “Excalibur”.

Non manca un terzo episodio, scritto e girato da Blatty nel 1990. Una brodaglia kitsch, che non manca di inquinare, per via dell’ormai intossicante presenza di un ennesimo serial killer, un film che non aveva assolutamente bisogno di diventare saga. Chiaramente Hollywood non si ferma qui, punta a fare scempio del classico: è in uscita il prequel,  “Exorcist: The Beginning”, storia della sfida tra il giovane Padre Merrin e il demone Pazuzu in Africa (avrei una comparsa da suggerire…). 

 

Nella versione integrale, adattata e ridistribuita nel 2000, vengono recuperati circa undici minuti precedentemente tagliati. Una delle scene più attese era quella della “spider walk”, la “camminata del ragno”, della piccola posseduta, fresca di omicidio. Prevista nel romanzo e nella sceneggiatura di W.P. Blatty, era stata originariamente ritenuta eccessiva da Friedkin.

 

Linda Blair non ha potuto perdere l’occasione di cavalcare l’onda del successo ottenuto da bambina con questo film: ha recitato nel sequel del 1977, non ha evitato di interpretare la parodia di se stessa in “Repossessed” (Bob Logan, 1990), ha avuto un cammeo in “Scream” (Wes Craven, 1996).  

 

L’ESORCISMO

M’affido, da onesto laico (o da mite demonio d’ampie vedute), al Lessico Universale Treccani. Esorcismo: “Scongiuro mediante il quale con parole (formule), azioni (gesti) e oggetti la persona investita di un potere sacro, in forza di questo o dell’invocazione di un essere soprannaturale, scaccia una potenza avversa e malefica (…) Nel cattolicesimo è compiuto dal ministro del culto in nome della Chiesa, allo scopo di cacciare i cattivi influssi spiritici che danneggiano persone o cose: è, quindi, uno scongiuro per mezzo del quale si vuol costringere il demonio ad uscire da un ossesso o a non danneggiare qualcuno”.

Più avanti: “Il rito di esorcismo constava, fin dalle origini, di due elementi: a) una preghiera a Cristo perché venisse in aiuto di colui che è posseduto dallo spirito maligno e: b) un’apostrofe di comando (o scongiuro), espressa in termini o gesti minacciosi rivolti contro il demonio nel nome di Gesù, perché lasciasse il possesso di quella creatura di Dio”. Maiuscole, ovviamente, dell’estensore della nota: non mi permetto di correggerle.

 

Nei primi tempi della Chiesa – si legge poco oltre - a ogni fedele era riconosciuto il potere di cacciare i demoni. La disciplina canonica attuale manifesta un atteggiamento ovviamente differente. Quanti fossero interessati ad approfondire possono consultare il Lessico Universale Italiano, vol. VII, p. 252, dalla voce “esorcismo” alla voce “esorcizzatore”. 

Regia: William Friedkin.

Sceneggiatura: William Peter Blatty.

Tratto da un romanzo di: William Peter Blatty.

Direttore della fotografia: Owen Roizman, Billy Williams. 

Montaggio: Norman Gay, Evan Lottman, Bud S.Smith.

Interpreti principali: Ellen Burstyn, Max Von Sydow, Jason Miller, Lee J. Cobb, Kitty Winn, Jack McGowran, Linda Blair, Reverend William O’Malley.

Effetti speciali: Dick Smith.

Musica originale: Jack Nitzsche.  Musica non originale: Mike Oldfield.

Produzione: William Peter Blatty, Noel Marshall.

Origine: Usa, 1973.

Durata: 132 minuti.

Info Internet: Sito Ufficiale / Sito ufficiale di Friedkin / The Exorcist Directory /

 

Gianfranco Franchi, Lankelot. Gennaio 2004. Prima pubb: Lankelot.com

 

ISBN/EAN: 
7321958186329

Commenti

Nei primi tempi della Chiesa ? si legge poco oltre - a ogni fedele era riconosciuto il potere di cacciare i demoni. La disciplina canonica attuale manifesta un atteggiamento ovviamente differente. Quanti fossero interessati ad approfondire possono consultare il Lessico Universale Italiano, vol. VII, p. 252, dalla voce ?esorcismo? alla voce ?esorcizzatore?.

Ma è quell'opera enciclopedica, meravigliosa agl'occhi che tieni in libreria? Chissà quanto nasconde?, mi sono chiesto dalla prima volta che la vidi.

Ma hai visto Rosemary's baby? Altro che esorcista, fa paura sul serio, e con meccanismi ben più soffusi e terribili.

(sì, è quell'opera là, che vado sfogliando regolarmente da anni;) ).
Mi sono ripromesso di ritornare su Rosemary. Ma sarò più felice di tornarci su se sarai tu a schedarlo;)

Ci proverò in giornata, ma solo in tuo onore.

Grande. Grazie Arpa.

Ecco, questo film non m'ha mai messo paura. Al contrario mi annoiò assai, per non parlare dei sequel ridicoli. Addirittura, rivedendolo, trovo tracce di comicità involontaria. Insomma, non mi capacito di come possa aver terrorizzato intere generazioni.

Comico questo film? Accidenti. La psiche umana non smetterà mai di stupirmi.

E meno male che è cosi, Franco. Pensa se interiorizzassimo tutti nello stesso modo. Giuro che l'ho trovato comico in alcuni frangenti. Comicità involontaria, ovviamente.

Beh. Da una parte mi viene da dire "meno male", dall'altra mi viene da allargare le braccia, in considerazione dell'ispirazione "realistica" del film.

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