Battiato Franco

Perduto amor

Autore: 
Battiato Franco
Sicilia, metà degli anni Cinquanta. Il piccolo Ettore vive le atmosfere della sua terra in uno stato quasi sospeso; tra un padre assente, le lezioni di piano e la domenica in chiesa. Arrivato a conseguire la maturità, sente sempre più stretta e inadeguata la realtà che lo ospita. Oramai ventenne, dopo la morte del padre e con l’appoggio di un intellettuale del luogo, si congeda dalla madre e parte per Milano. In terra lombarda trova un lavoro, si cimenta nella scrittura, si apre all’ esoterismo e alle conoscenze tantriche; segue le nuove evoluzioni musicali e, inaspettatamente, trova anche la sua via: spedisce uno scritto che viene pubblicato, tornando a respirare, sia pur brevemente, l’aria della sua terra. Perché la Sicilia, terra ora lontana, ma vicina nell’identità e nella memoria, richiama sempre a sé i suoi figli.
 
Opera prima dell’artista siciliano, Perduto amor è un esercizio d’amalgama delle suggestioni che Battiato ci ha già lasciato in musica. L’infanzia siciliana (Stranizza d’amuri, Secondo imbrunire), le suggestioni esoteriche (le canzoni sono molte e disseminate in tutta la discografia di Battiato. Si ascolti su tutti  l’album Caffè de la Paix) e le digressioni filosofiche (affidate solitamente a Sgalambro), sono l’asse portante su cui edifica anche questa sua prima incursione nel mondo della settima arte. L’operazione cinematografica, comunque, gli riesce meno bene di quella musicale. La pellicola è troppo slegata, la narrazione per immagini non si presta efficacemente a restituire l’universo interiore dell’artista che, reiterando il messaggio simbolico, rischia di imprigionare lo spettatore in una messinscena incompiuta. Detto ciò, c’è da aggiungere che l’opera in questione presenta anche aspetti positivi. La commistione musica-immagini scandisce perfettamente i momenti centrali del film, accompagna l’evoluzione di Ettore, attraversando un periodo importante della nostra storia patria. La colonna sonora si lega armoniosamente all’iniziazione e alla ricerca di vita del ragazzo. Battiato pesca certamente nei suoi ricordi, costruendo un soggetto evidentemente autobiografico, perlomeno nelle suggestioni che respira. La critica alle convenzioni del suo tempo e più in generale della modernità - intesa come tempo d’omologazione continua e permanente -, è nascosta tra le pieghe del racconto, sviscerata non tanto nelle possibili evidenze - la tradizione siciliana apparentemente immutabile, anzi sottilmente amata e,  comunque, mai rinnegata -, ma perlopiù nell’occhio stralunato e fuori dal mondo del suo protagonista. Un bravo Corrado Fortuna, già visto - altra buona prova - in My name is Tanino di Paolo Virzì
 

 
Per chi non ama o poco conosce Battiato, questa pellicola può risultar saccente, noiosa, pretenziosa e irrisolta. Di questi quattro aggettivi, da amante del grande artista siciliano, mi sento di sposare completamente soltanto l’ultimo. In effetti, poco si indaga sulla psicologia di Ettore, ne ci si sofferma adeguatamente sugli slanci - che pur esistevano, ancorché vissuti interiormente - vitali che orientano le sue scelte. I personaggi di contorno sono appena tratteggiati e Sgalambro, compagno oramai consueto di articolate “peregrinazioni psicocosmiche”, nonché voce filosofico-esistenziale della storia, sembra inserito nella pellicola un po’ a caso, del tutto decontestualizzato. Un vezzo del neo-regista, o un’amichevole partecipazione offerta, è da considerarsi la fuggevole apparizione di un Francesco De Gregori farneticante teorie pseudo filosofiche - anche simpatico, se vogliamo. Il libro con cui Ettore attira l’attenzione di una casa editrice, sarà invece emblematicamente per Battiato, né un romanzo, né un saggio, ma un diario esistenziale dal titolo improbabile e vagamente intellettualistico. Ma Ettore – e chi conosce Battiato lo comprende immediatamente - è l’alter ego dell’artista siciliano, pertanto le apparenti bizzarrie sono nell’ordine delle cose narrate. Chissà se Battiato ragazzo fosse poi così simile a Ettore il quale, alle ormai decennali e immutate parole che gli portavano il risveglio domenicale: “Viva Gesù !”, risponderà un giorno, oramai maggiorenne: “Che tremendo karma !”.
 
Così Franco Battiato parla della sua opera prima:

“Partiti da un soggetto assolutamente pretestuoso, con Manlio Sgalambro, abbiamo scritto una sceneggiatura per un film balletto. Il protagonista, un “cavaliere inesistente”, condivide con gli altri caratteri (stereotipi di comodo), l’incontro con lo “straordinario”… Così la lezione di cucito, di tantra, l’esoterismo, la filosofia. Il mio intento era quello di comporre e plausibilizzare questi sprazzi di veglia. La macchina da presa è il vero protagonista”. 

 

Se non fosse un’opera di Battiato, Perduto amor probabilmente m’avrebbe sorpreso, ma essendo di lui figlia, so che posso attendermi molto di più dalla prossima. L’imminente Musikanten, opera inconsueta sulla vita di Beethoven (ipnosi, regressione a vite precedenti), attira fortemente la mia curiosità. L’esame di maturità è vicino e sono certo che questo immenso artista - amo smisuratamente la sua musica e ne stimo la preparazione culturale d’impianto metafisico estremo-orientale: taoismo, tantrismo, induismo, sufismo islamico per citare i suoi maggiori domini - lo supererà a pieni voti.
 
Curiosità: 2004. Franco Battiato con questa pellicola ha vinto il premio come miglior regista esordiente. Nella colonna sonora oltre a pezzi riletti da Battiato (tra cui quello che da il titolo al film), troviamo hit d’epoca come Te vojo bene assaje, Prigioniero del mondo, Porta Romana, Cinque minuti e poi…

Regia: Franco Battiato. Soggetto: Franco Battiato. Sceneggiatura: Franco Battiato, Manlio Sgalambro. Fotografia: Marco Pontecorvo. Montaggio: Isabelle Proust. Scenografia: Francesco Frigeri. Costumi: Gabriella Pescucci, Flora Garbatella. Interpreti principali: Corrado Fortuna, Donatella Finocchiaro, Anna Maria Gherardi, Lucia Sardo, Ninni Bruschetta, Tiziana Lodato, Manlio Sgalambro, Gabriele Ferzetti, Rada Rassimov, Luca Vitrano, Nicole Grimaudo. Musica: Artisti vari. Produzione: Francesco Cattini. Origine: Italia, 2003. Durata: 115 minuti. 

 
Léon, Settembre 2005. Originariamente apparso su www.lankelot.com

ISBN/EAN: 
000

Commenti

Ieri ho visto il concerto a Roma: meraviglioso. Ma in questo sito ci sono appassionati - malati - di Battiato come lo sono io?

a me piace tantissimo. devo suonare ad alghero tra qualche giorno ma arpaeolia non mi ha preso i biglietti.

Mi piace ricordare Battiato che giocava a fare grande musica pop, negli anni Ottanta, e che sperimentava elettronica nei Settanta. Da Sgalambro in avanti - o forse poco prima - non trovo tracce di interesse. Ma non faccio testo, ho un certo tipo di ascolti e di ricerca estetica. Probabilmente, la tua domanda dovrebbe essere rivolta a chi ascolta fondamentalmente o essenzialmente pop italiano. A quel livello e in quel contesto, pure se de-ispirato, Battiato è un genio. E' che al di là del confine - extra moenia - circolano mostri. Che penserebbero - se solo arrivassero a conoscerlo - che Battiato è un buon caratterista.

sia come musicista, che come artista eclettico.

Eh si, Franco, purtroppo i consumatori del pop italiano attuale conosco poco e male Battiato (anche se definirlo solo pop mi sembra riduttivo data la complessità dei testi e di alcune melodie). Per loro è già musica troppo complessa, quindi tediosa. A me Battiato piace tutto, Sgalambro compreso. Ma forse io non faccio testo, dato che, con De Andrè, lo considero il più grande musicante italiano (di ambedue ho lo discografia completa originale - in tutto una cinquantina di cd)

Ryo, mi dispiace che Arpa non ti abbia preso i biglietti, ma non potevi procurarteli da solo? Comunque sia, mi fa molto piacere che apprezzi Battiato. Perchè non scrivi qualcosa anche tu sul cantore catanese?

In un certo periodo, ho amato alla follia Battiato. Adesso lo ascolto con meno riscontro, ma non dimentico per niente. L'ultimo disco mi ha lasciato perplesso. Forse non sono abbastanza avanti, ha già capito cosa andrà fra dieci anni ;)

Il concerto è mio. Io sono a cento km dalla biglietteria. Lui a un paio. Ed Elia si ostina a fare la difficile.

L'ultimo album è da più ascolti: all'inizio anche a me ha lasciato perplesso, ora lo amo quanto i suoi migliori.

Ryoga, Ryoga, più dinamico, dai!

Ecco, questo mi ha incuriosito. Battiato mi ha sempre un po' inquietato, dai primi tempi agli ultimi. Anche come persona. Secondo me è un "cercatore" in tutte le sue espressioni. L'ho sentito intervistato da Fazio e non mi è dispiaciuto: mantiene quel dignitoso distacco autoaccusandosi onestamente di misantropia.
Non raro negli artisti veri, questo atteggiamento a mio paerere denota schiettezza e intelligenza. Bravo Léon per come hai scritto di questo film e di lui. p.s.: De Andrè è più grande!

Grazie dell'apprezzamento, Ilde. De André ho avuto la fortuna di vederlo almeno una volta dal vivo, poco prima che ci lasciasse (fantastico!). Per me è difficile preferirne uno più dell'altro, sono e restano i musicanti italiani che più amo e che più mi hanno formato. Le loro canzoni hanno scandito gli snodi più importanti della mia vita, hanno attraversato il percorso della mia formazione, non solo musicale. Hanno influenzato anche il modo di scrittura in versi. Li amo. Li amerò sempre. Non c'è dubbio alcuno.

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