Siamo a Londra ai primi del Novecento. Lo scrittore James Barrie (Johnny Depp) spia da dietro le quinte le reazioni del pubblico alla sua ultima commedia. I ricchi borghesi e le loro eleganti signore sbadigliano o rimangono piuttosto indifferenti alle battute dei suoi personaggi. (Johnny Depp) spia da dietro le quinte le reazioni del pubblico alla sua ultima commedia. I ricchi borghesi e le loro eleganti signore sbadigliano o rimangono piuttosto indifferenti alle battute dei suoi personaggi.
L’impresario (Dustin Hoffmann), un poco burbero, un poco bonario, si preoccupa, ma confida in un prossimo testo di maggiore successo. Guarda con condiscendenza, ma anche con fiducia, quel suo scrittore che sembra vivere in un mondo tutto suo e che è capace di trasfigurare il reale con la forza dell’immaginazione.
Il film vuole seguire Barrie nell’ideazione e realizzazione del suo più noto personaggio, Peter Pan, che nacque come protagonista non di un testo narrativo, ma di una commedia. Si penetra dunque in una biografia romanzata dello scrittore.
Barrie vive un matrimonio infelice con l’algida Mary (Radha Mitchell), non hanno figli, solo un grosso cane, Porthos, che fornirà l’archetipo per Nana in Peter Pan.
La loro elegante casa è poco vivace, triste e il rapporto tra i due coniugi è sempre più distaccato e privo di dialogo.
Un giorno, ai giardini di Kensington, Barrie incontra l’ancor giovane e piacente vedova Sylvia Davies (Kate Winslet), straordinariamente ben conservata, almeno dal punto di vista estetico, pur avendo avuto quattro figli maschi ed essendo stata costretta ad occuparsene a tempo pieno, perché il marito non le ha lasciato grandi risorse economiche.
Nella perbenista società londinese si racconta che sia la madre di lei a dover provvedere a buona parte delle necessità familiari.
Tra il commediografo e almeno tre dei bambini nasce un’immediata simpatia: quell’uomo ha conservato in sé una scintilla d’infanzia, che lo rende capace di creare per loro fantastiche storie e giochi ambientati in esotici paesi.
Barrie attirerà le simpatie anche della loro mamma, inimicandosi invece l’arcigna madre di lei (Julie Christie), nonna invadente e piuttosto dispotica (un po’ ingeneroso però ipotizzare che sia stata lei ad ispirare il personaggio di capitan Uncino), ma che finirà per arrendersi all’evidenza.
Poco per volta anche Peter, il terzo dei fratellini, il più originale e il più sensibile, si lascerà avvicinare e conquistare dalle storie di Barrie.
Il destino sarà però molto crudele con Sylvia….
La trama in sé è scontata e alquanto strappalacrime, tra l’altro modifica la vicenda biografica reale.
Barrie conobbe Sylvia e i suoi bambini prima che divenisse vedova, le rispettive famiglie trascorsero una vacanza insieme nel Surrey, presso il cottage dei Barrie. Successivamente, alla morte di Arthur Davies, Barrie si assunse la responsabilità del mantenimento di Sylvia e degli orfani.
Separatosi poi da Mary sposò Sylvia. Le alterazioni del film tendono a creare una trama da romanzetto d’amore tragico che sinceramente è stucchevole.
Non manca l’antagonista, rappresentato da un lato dalla nonna e dall’altro dalla moglie: entrambe però non daranno eccessivo fastidio e si rassegneranno ben presto agli eventi, come in ogni storiella che si rispetti.
Il maggiore dei fratellini, ad un certo momento, inizierà ad assumersi un ruolo da capofamiglia di fronte all’imperiosa nonna e sembrerà diventare improvvisamente adulto con un processo di formazione un po’ troppo rapido e decisamente superficiale.
Nell’insieme tutti i caratteri avrebbero richiesto un maggiore approfondimento, che viene tralasciato per lasciare spazio a buoni sentimenti e a un legame affettivo accennato tra James e Sylvia, ma che non ha il tempo di svilupparsi.
Sullo sfondo vi è la buona società inglese, pettegola e perbenista, sempre pronta alla critica e alla maldicenza velenosa, attenta alle apparenze e alla rispettabilità, quella società che affolla i teatri pronta ad applaudire se gradisce lo spettacolo e poi a disfarsi dell’artista come di uno scomodo giocattolo nel momento in cui non gli piace più. A Barrie non capitò, successe a Oscar Wilde.
Pur mostrando quindi una cospicua serie di limiti, il film offre alcuni spunti, che avrebbero potuto esser maggiormente sviluppati per dar vita a un’opera davvero più fantasiosa e sognante.
L’immaginazione trasforma la realtà e riesce a superare ogni ostacolo, la fantasia dona ali per volare e per varcare qualsiasi distanza.
L’innesco fantastico si sviluppa da spunti reali e li trascende, li modifica e dischiude universi nuovi, colorati e straordinari, dove anche la morte – o la malattia o il dramma – possono trovare trasfigurazione e, attraverso questo filtro, venir accettati e superati.
La potenza immaginativa dell’artista s’innesta sul reale e lo recupera dall’interno, non solo, riesce anche a trascinare altri con sé in quest’avventura fantastica e a dar loro nuove risorse per affrontare le difficoltà.
Ed è, l’artista, creatura deliziosamente fanciullesca, che s’abbandona al proprio sogno, vi si aggrappa come solo e unico modo per trovare un senso alla vita.
Egli è uomo come tutti, con i problemi degli adulti, e conserva un frammento dell’infanzia, ricordandola a coloro che l’hanno smarrita.
In questo caso l’artista ha il volto grazioso di Johnny Depp (e i primi piani ad uso e consumo soprattutto del pubblico femminile si sprecano), circondato da quattro bei bambini e dal loro entusiasmo, ma tutto questo non basta a riscattare un filmetto melenso e superficiale. Da augurarsi che in futuro Depp scelga un po’ meglio i film in cui recitare, questo sembra fatto su misura per le sue fans più ingenue.
Certamente una riflessione più approfondita sul ruolo dell’arte e sugli inneschi narrativi sarebbe stata auspicabile.
Sceneggiatura: David Magee.
Tratto da un’opera di: Allan Knee: “The Man Who Was Peter Pan”.
Direttore della fotografia: Roberto Schaefer.
Montaggio: Matt Chesse.
Interpreti principali: Johnny Depp, Kate Winslet, Julie Christie, Dustin Hoffmann, Radha Mitchell.
Musica originale: Jan A.P. Kaczmarek.
Produzione: Nellie Bellflower, Richard N. Gladstein.
Origine: Uk / Usa, 2004
Durata: 106 minuti
Marina Monego, febbraio 2005
Commenti
Barrie e Jonny Depp.....
"In questo caso l?artista ha il volto grazioso di Johnny Depp (e i primi piani ad uso e consumo soprattutto del pubblico femminile si sprecano), circondato da quattro bei bambini e dal loro entusiasmo, ma tutto questo non basta a riscattare un filmetto melenso e superficiale".
Concordo. M'aspettavo molto e il film mi deluse assai.
Quando uscì questo film ero decisamente convinto che mi avrebbe intrattenuto e fatto meditare: ero reduce dalla scoperta delle vicende esistenziali di Barrie, e fresco di lettura "simbolica" del Peter Pan. Ingentilito da Depp, l'artista scozzese è diventato meno cupo e tetro, più vitale e seducente. Giudico questo come un buon film sentimentale, non fedele alla realtà di Barrie.
"La potenza immaginativa dell?artista s?innesta sul reale e lo recupera dall?interno, non solo, riesce anche a trascinare altri con sé in quest?avventura fantastica e a dar loro nuove risorse per affrontare le difficoltà.
Ed è, l?artista, creatura deliziosamente fanciullesca, che s?abbandona al proprio sogno, vi si aggrappa come solo e unico modo per trovare un senso alla vita.
Egli è uomo come tutti, con i problemi degli adulti, e conserva un frammento dell?infanzia, ricordandola a coloro che l?hanno smarrita."
> E come annoti, è tutto qui - ma il tempo non passa sbadigliando, almeno. Non è stato un film pretenzioso. E' quel che la locandina evoca:)
grazie del recupero.
sinceramente stavolta concordo con Federico: per me è stato deludente, fors eperchè appunto mi aspettavo di più
d'altra parte... chi ha saputo raccontare gli scrittori?
Non Placido con Campana, "Un viaggio chiamato amore":
http://www.lankelot.eu/index.php/2006/12/14/placido-un-viaggio-chiamato-...
né la Holland con Rimbaud e Verlaine in "Poeti dall'inferno":
http://it.wikipedia.org/wiki/Poeti_dall%27inferno
né Brian Gilbert nel dramma gay "Wilde":
http://it.wikipedia.org/wiki/Wilde_(film)
cosa mi sfugge?
Ah. L'unico capolavoro. Ma è tratto da un romanzo che racconta il suicidio di un artista amico dell'autore: Drieu che raccontava del dandy dell'Agenzia del Suicidio. Allora sì, MALLE, "Fuoco fatuo":
http://it.wikipedia.org/wiki/Fuoco_fatuo_(film)
qui il cinema riesce a raccontare la storia di uno scrittore.
vero, ma anche coi pittori come siamo messi? Ci sono film che riescano a rendere la loro vita, spesso più tormentata di quella degli scrittori?
mmm...
ho qualcosa in testa. Non ho visto il film sulla KAHLO ma qualcuno ne aveva parlato bene. Ricordo vagamente un film su CARAVAGGIO, e poi "La ragazza dagli orecchini di perla" (di Webber?) che poggiava su quel pittore olandese (quale?).
Altro sicuro c'è. Niente di memorabile, no - forse il pittore di... mmm. Qualcosa su Warhol? Cammeo di un "Warhol" in "The Doors" di Stone. Qualcosa forse sull'altro pittore pop... mmm...
(Vermeer?)
(e Basquiat).
Frida l'ho visto io, ma non conoscevo l'autrice, le sue notizie le ho scoperte dal film, perciò non posso dire molto.
Veermer: La ragazza dall'orecchino di perla: ricordo una rec di Eric. Il film era carino, bei costumi e interni.
C'é anche un film su Picasso (su un periodo della sua vita) che ho pure visto, ma non mi ricordo di chi è, non mi era piaciuto granché però.
C'é qualcosa su Modigliani, ma anche quello mi pare sia molto romanzato, se nono ricordo male faceva leva sugli aspetti maledetti, tormentati, insomma si rischia sempre di sconfinare sui dettagli biografici piccanti o torbidi.
altrimenti ricordo un clamoroso polpettone hollywoodiano su Michelangelo, Il tormento e l'estasi, con C.Heston.
Ricordo uno sceneggiato Rai dei tempi antichi su Ligabue: quello era bello.