Fly Per

Arven ("L'eredità")

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LA SOLITUDINE e LA GRANDEZZA

Dramma borghese in digitale, camera a mano, prodotto dalla Zentropa di Lars von Trier ma estraneo ai sempre più sbiaditi comandamenti del Dogma: questi i primi elementi per identificare il film del regista danese Per Fly, classe 1960. “L’eredità” è il secondo tassello di una trilogia. Il primo film, “The Bench”, storia della rinascita di un etilista di mezza età, indagava stato, spirito e condizioni del proletariato; “L’eredità” è rivolto alle questioni e alle contraddizioni dell’alta borghesia; l’ultimo film, “The Killing”, sarà dedicato alla classe media. Questa tripartizione non può non richiamare alla memoria l’ambiziosa opera letteraria di Jan Sonnergaard: segno, a questo punto, d’una comune volontà della nuova generazione di artisti e intellettuali danesi di demistificare e reinterpretare eidos e logos della loro nazione. 

 

Considerando dunque “L’eredità” come film che voleva circoscrivere l’indagine all’alta borghesia, è obiettivamente ingiusto denunciare, come limite della sceneggiatura, quello d’aver mantenuto la prospettiva “del padrone” trascurando quella “dell’operaio”: non è una corruttela, è prova di coerenza e di fedeltà al disegno d’un’opera che nasce come trilogia. Vale la pena ribadire quanto appena scritto, perché s’è letto, in qualche recensione, l’infelice tentativo di stigmatizzare la Weltanschauung del film con questa risibile argomentazione.  

 

Il film di Per Fly è un dramma elegante e sofisticato, insuperbito da una sceneggiatura aliena ai tempi morti e calibrata con intelligenza e stile, nonostante l’argomento potesse pericolosamente precipitare nelle spire d’una bolsa retorica e nell’aberrante patetismo del ciarpame catodico delle soap operas. È la storia di un uomo che rinuncia alla sua serena vita media e all’amore perché deve tener fede a un impegno morale con la sua famiglia. Quella di Christoffer (Ulrich Thomsen, già apprezzato in “Festen”) non è una famiglia comune: è una famiglia di ricchi e potenti industriali del settore dell’acciaio, di ottima tradizione e sacri principi.

 

Christoffer, dopo qualche anno trascorso al fianco del padre alla guida dell’impresa, ha preferito vivere un’altra vita: s’è trasferito a Stoccolma assieme alla sua compagna, Maria (Lisa Werlinder), attrice svedese di bell’aspetto e incerta personalità, dallo shakespeariano futuro teatrale (da rimarcare, a questo proposito, un omaggio al “Romeo e Giulietta” di Zeffirelli).

Assieme a lei Christoffer gestisce, con ottimi risultati, un ristorante: vive una vita serena e un amore splendido, senza rimpiangere mai i giorni di Copenaghen.  

 

Una visita di cortesia si rivela un congedo. Soltanto poche ore dopo, infatti, il padre di Christoffer si toglie la vita. È la morte di un uomo che non accetta la sconfitta: l’azienda è in grave crisi economica. Suo figlio si ritroverà, così, ad affrontare quel che aveva rifiutato e fuggito: il potere e il dovere.

     

È una questione fondamentalmente etica, di lealtà e fedeltà al proprio sangue e alle proprie origini, e di riconoscenza nei confronti degli antenati: si rivelerà questione “iniziatica”, perché, trovandosi ad accogliere, interiorizzare e gestire l’eredità paterna, s’accorgerà d’essere “altro” rispetto alla sua compagna: Christoffer, come la dignitosa e superba madre non mancherà di ricordargli, è un uomo di talento, destinato a prendere decisioni che cambieranno la storia dell’industria europea: Maria è una donna estranea al suo mondo e al suo spirito.   

 

Christoffer non subisce il fascino del denaro e del potere: ne ha sempre avuto, è mitridatizzato alla corruzione e al vizio. È un uomo che deve prendersi carico d’una grande impresa e deve prendere atto che l’altra vita che aveva vissuto, pur dolce e romantica, non gli apparteneva. È predestinato al comando: chi comanda è mortalmente e inevitabilmente solo.

 

Seguiremo le sue vicende, a partire dalle prime incertezze e dalle prime perplessità, dovute alla riluttanza di Maria ad accettare un cambiamento del genere nella sua esistenza, attraverso le progressive e perentorie prese di coscienza e di controllo, e le inevitabili faide col ramo cadetto della famiglia. La sorella Benedikte (Karina Skands), moglie di Ulrik (Lars Brygmann), difenderà le avide ambizioni del marito e giungerà sino a rompere i legami con Christoffer, ricattando moralmente lui e sua madre, abiurando l’eredità morale paterna e avallando le infami strategie di Ulrik.

 

In questo scenario, Maria non mancherà di dar prova d’insofferenza e d’incomprensione: tradirà, tornerà al fianco del marito, gli darà un figlio, sarà capace d’abbandonarlo ancora e di vivere nel sogno del suo ritorno.

L’unica figura che, orgogliosamente, manterrà fede a se stessa e resterà, imperturbabile, al fianco di Christoffer sarà quella della madre: una donna forte e determinata, fredda e franca.

 

Ulrich Thomsen offre un’interpretazione convincente della parte: memorabile, in particolare, nella scena del latrato di disperazione, post-sbronza e relativo incidente domestico. In quel frangente, l’uomo ammette la sua impotenza di fronte alla necessità e al dovere: riconosce l’altra sua natura, e l’implicita sconfitta dell’istinto e del sentimento. Sarà un imprenditore intelligente, sensibile e lungimirante: perderà l’amore e non crescerà suo figlio.

L’eredità è grandezza e solitudine. È coscienza, e maturità. Afflizione, e nostalgia.

 

Lankelot Franchi, aprile 2004. Prima pubb: Lankelot.com


Regia: Per Fly.

Soggetto e Sceneggiatura: Per Fly, Kim Leona, Mogens Rukov, Dorte Høeg.

Direttore della fotografia: Harald Gunnar Paalgard. 

Montaggio: Morten Giese.

Interpreti principali: Ulrich Thomsen, Lisa Werlinder, Ghita Nørby, Karina Skands, Lars Brygmann, Diana Axelsen, Peter Steen.     

Musica originale: Halfdan E.

Produzione: Zentropa

Origine: Danimarca / Svezia, 2003.

Durata: 115 minuti.

Titolo originale: “Arven”.

 

Info Internet: Sito ufficiale / Intervista a Per Fly (TrovaCinema)

Articoli e recensioni: Spietati / Blackmailmag / Reflections / Cinematografo / Sentieri Selvaggi / Repubblica / ReVision / CineFile

 

ISBN/EAN: 
8017229428357

Commenti

Mi incuriosisce quello che scrivi nel pezzo, è un film che non ho visto e che cercherò di recuperare.

Meritava, era davvero più che decoroso.

Davvero un bel film, intenso, spietato, di elegante fattura.

Mi incuriosisce molto quel che hai scritto tre anni fa, io dopo la visione dell'altro ieri ero giunto a conclusioni parzialmente diverse sulla "morale" interna al testo.

Anzi a ben pensarci non solo parzialmente ma diametralmente opposte. Il destino di Christoffer io l'ho visto segnato da corruzione morale e autodistruzione, non da elevazione e conquista della maturità. Ciò che Christoffer riceve in eredità è la tradizione di una famiglia che ha costruito il suo impero economico in barba ai valori morali, pronta a sacrificare i destini individuali di chiunque, anche dei collaboratori più fedeli pur di sopravvivere a se stessa. Christoffer non riesce (o non può? fin dove arriva la forza del destino?) a essere diverso dalla sua famiglia, come pure un tempo aveva sognato: ecco il nervo del dramma, con più di una eco ibseniana. La madre è il catalizzatore del dramma: è la sua asprezza che ha già portato alla tomba il marito a spingere Christoffer verso il baratro. Maria l'attrice invece è incarnazione e perpetuo ricordo del sogno di una vita diversa. Quel che si può dire del povero Christoffer è che va incontro alla sua morte interiore con caparbietà e una certa dignità.

Comunque eccellente il tuo scritto, straordinariamente stimolante e intelligente.

Eh, buck, le conclusioni diverse sulla morale probabilmente sono spiegate anche dal momento diverso in cui abbiamo studiato la pellicola. Ho l'impressione che in certi frangenti esistano film che sono come macchie di Rorschach - la lettura è personale e contestualizzata, dipende da esperienze, attività, processi vari in corso. In generale, credo che la tua interpretazione sia altrettanto esatta. Sappiamo bene che la verità non esiste - ma certi valori estetici sì, e sono inconfutabili quando un'opera è grande, come in questo caso;)

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