Fincher David

Seven

Autore: 
Fincher David

SEVEN DEADLY SINS. SEVEN WAYS TO DIE.

 

Grandguignolesco e perverso noir, Seven è la storia di un’indagine su una sequenza atroce di omicidi, ispirati da capolavori letterari del passato e ideati per rappresentare i sette peccati capitali; è una riflessione sul conflitto tra razionalità e ferina istintualità, attraverso il racconto dell’incontro(e della progressiva amicizia) tra i due detective, Mills e Somerset. Film di genere, dalla struttura estremamente equilibrata, narrato in maniera avvincente, calibrata e coinvolgente: ben assemblato il cast, composto da un molto dignitoso Morgan Freeman, da un fragile e narciso Brad Pitt e dalla pallida e seducente Gwyneth Paltrow. Si staglia l’impressionante interpretazione di Kevin Spacey, serial killer lucido e gelido, al secondo ruolo “maledetto” dopo quello di Verbal ne “I soliti sospetti” di Bryan Singer.       

 

Trama.

Ci troviamo in una indefinita metropoli americana.

Il maturo detective William Somerset*(Morgan Freeman) sta per ritirarsi. Ultima settimana di lavoro: poi, finalmente, potrà raggiungere la vagheggiata campagna. Il giovane e ambizioso detective David Mills (Brad Pitt) è arrivato in città da venti minuti e si trova subito catapultato per le strade, impegnato nelle indagini legate alla morte di un uomo. 

È fresco di trasferimento alla sezione Omicidi. Sostituirà definitivamente Somerset entro pochi giorni. Frattanto egli sarà la sua guida. 

 

Somerset non ha mai sparato un colpo in trentaquattro anni di servizio.

Mills una volta sola, ad inizio carriera. E quella volta ha ucciso.

Somerset non si è mai sposato. Mills ha una splendida moglie, Tracy(Gwyneth Paltrow).  Ancora non lo sa, ma aspettano un bambino.

Somerset è solitario, scontroso, disincantato e disilluso. Uomo di ottime letture e grande razionalità. È freddo, ma non insensibile.

Mills è generoso, istintivo, precipitoso ed emozionale. È fuoco e disordine.

 

Un serial killer, John Doe (Kevin Spacey) uccide rispettando un disegno. Devono morire sette individui in sette giorni. Ciascuna vittima associata ad un peccato capitale. La tecnica delle uccisioni è ispirata da passi di Milton, Dante, Shakespeare, Chaucer. Aberrante.

John Doe è invisibile. Una sorta di “uomo senza identità”: nessuna esperienza di lavoro registrata, nessun conto in banca. Dirà: “Non importa chi sono. Chi sono non ha nessuna importanza. Non sono speciale. Non sono mai stato eccezionale”. Ma adesso sente d’avere compiuto qualcosa di eccezionale. Il suo lavoro, così lo chiama.

 

Mills e Somerset indagano, fianco a fianco. Nessuna relazione tra le prime due vittime. Nessun testimone in entrambi i casi. Sarà una straordinaria idea di Somerset a permettere l’identificazione dell’assassino. John Doe rimane spiazzato: tuttavia riesce a scampare all’arresto. “Vi ammiro” – dirà a Mills al telefono. La lucida follia dell’assassino veleggerà fino al compimento del suo disegno, manovrando un’ultima, inattesa pedina. L’incarnazione degli ultimi peccati capitali: l’invidia e l’ira. La rabbia trascina via Mills. John Doe non viene sconfitto.   

 

Appunti.

Mi sembra particolarmente interessante che all’oscurità della vicenda si sposi l’oscurità delle ambientazioni: gli interni sono cupi e ombrosi, la città sembra avvolta da una cappa soffocante di freddo e di pioggia. È un film scevro di luce viva, fino, paradossalmente, alle ultime scene: la conclusione del folle progetto di John Doe avviene in un campo aperto, nel corso di una giornata luminosissima. Si potrebbe dedurre che il paesaggio è in armonia, costantemente, soltanto con gli stati d’animo dell’assassino: nell’ultimo viaggio infatti egli è consapevole d’esser prossimo a concludere il suo piano, ed è l’unico personaggio ad avere ragioni di “contentezza”(si virgoletta a ragione).

 

Nominare Jodie Foster apertamente, durante un dialogo, non è servito certo a impedire che il pensiero tornasse all’ultima, micidiale apparizione di un serial killer nel cinema statunitense: si allude, superfluo forse specificarlo, al dottor Lecter de “Il Silenzio degli Innocenti”, tratto dal romanzo di Thomas Harris. Differenze evidenti nell’impostazione delle pellicole: John Doe conquista la scena direttamente soltanto nell’ultima parte del film, fino a convincerci a scrivere che la sua sia una “presenza-assenza”. Hannibal Lecter è l’autentico protagonista del film di Jonathan Demme.

Demme e Fincher contribuiscono a cristallizzare l’immagine del serial killer come individuo di grande intelligenza, impeccabile lucidità ed eterogenea conoscenza: l’elemento perturbante di entrambe le pellicole risiede nell’insistita affermazione di questa intelligenza, che non sempre sembra scevra da incomprensibili e morbose forme di “apprezzamento”.

La singolare e baroccheggiante architettura di questo “Seven” ha però altro spessore e altro fascino: ne deriva un film inquietante e allucinato, gemma nel noir degli anni Novanta.

 

*A proposito del nome “William Somerset”: omaggio a Maugham?

 


 

Altre opere di Fincher recensite su Lankelot.com:

 


 

Franchi Lankelot. Settembre 2003. Prima pubb: Lankelot.com


 


Regia: David Fincher.

Soggetto e Sceneggiatura: Andrew Kevin Walker.

Direttore della fotografia: Darius Khondji.

Montaggio: Richard Francis-Bruce.

Interpreti principali: Morgan Freeman, Brad Pitt, Kevin Spacey, Gwyneth Paltrow, Andrew Kevin Walker, R.Lee Ermey, John C. McGinley. 

Musica originale: Howard Shore, David Bowie, Brian Eno.

Produzione: Arnold Kopelson, Dan Kolsrud.

Origine: Usa, 1995.

Durata: 127 minuti.


Sito ufficiale del regista: www.davidfincher.net/

ISBN/EAN: 
8017229437946

Commenti

"Mi sembra particolarmente interessante che all?oscurità della vicenda si sposi l?oscurità delle ambientazioni: gli interni sono cupi e ombrosi, la città sembra avvolta da una cappa soffocante di freddo e di pioggia. È un film scevro di luce viva, fino, paradossalmente, alle ultime scene: la conclusione del folle progetto di John Doe avviene in un campo aperto, nel corso di una giornata luminosissima. Si potrebbe dedurre che il paesaggio è in armonia, costantemente, soltanto con gli stati d?animo dell?assassino: nell?ultimo viaggio infatti egli è consapevole d?esser prossimo a concludere il suo piano, ed è l?unico personaggio ad avere ragioni di ?contentezza?(si virgoletta a ragione)".

Ottima lettura, questa, per uno dei migliori thriller degli ultimi quindici anni. D'accordo con te, Spacey spicca sul resto del cast.

Kevin Spacey cominciò allora a mostrare il suo talento esplosivo. Tra "Seven" e "I soliti sospetti".

Si, si. Un ottimo attore, anche in ruoli succesivi.

Per gli amanti di Spacey. Oltre al ruolo memorabile in "American Beauty", consiglio "The Big Kahuna" con Danny De Vito. Una piccola perla di leggerezza.

(grandissimo film, il Grande Kahuna)

La tua recensione, Gianfranco, mi è servita a chiarire alcune idee inesatte venute durante la proiezione del film guardato di sguincio: troppo truculento per me, anche se ho apprezzato la lotta morale del protagonista contro la morte (credo).
Mi è piaciuto invece tantissimo I soliti sospetti: la realtà e tutto il contrario della realtà, il semplice racconto che si sostituisce al fatto, vedere (e capire) solo ciò che vogliamo vedere (o capire, come sopra).E ci risiamo con la menzogna...
Mefistofelico Kevin Spacey.

Raffaella

ottima lettura, soprattutto per l'osservazione sulle ambientazioni. il film mi catturò quando lo vidi, è ben congegnato.
Secondo mio marito il "cattivo" ha una vaga somiglianza con l'ex-premier. :-)

KS è mefistofelico, assolutamente sì. E tiene su questo film pure con la sola apparizione per... quindici minuti? Quanto rimane in scena? Incredibile. ha un talento abnorme. (K-Pax è l'acme, detto tra noi;) ).

Vi consiglio "Mezzanotte nel giardino del bene e del male", se amate Spacey. Film di Clint Eastwood assolutamente da rivalutare.

Opzioni visualizzazione commenti

Seleziona il tuo modo preferito per visualizzare i commenti e premi "Salva impostazioni" per attivare i cambiamenti.