Festival del Cinema di Roma 2007

Vergogna Fidelista

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Festival del Cinema di Roma 2007

HASTA CUANDO, COMANDANTE MINÁ?

 

VERGOGNA FIDELISTA
AL FESTIVAL DEL CINEMA DI ROMA

Gianni Minà regista protagonista per nove ore consecutive
Fidel Castro parla a ruota libera e difende la sua dittatura

Non mi sembra il miglior modo per presentare all’Italia un partito che si dichiara democratico quello di organizzare un Festival del Cinema e invitare un autore che per tre giorni proietta filmati celebrativi della Rivoluzione Cubana e del suo leader maximo. Il Festival di Roma dovrebbe essere un biglietto da visita per Walter Veltroni, che ha fatto cose buone e interessanti, anche perché è un vero esperto di cinema. Goffredo Bettini, numero due del sindaco, ha organizzato la rassegna ed è sua la scelta di inserire una maratona castrista di tre giorni a cura dell’immancabile Gianni Minà. Il Festival non ha proiettato veri capolavori come Fragola e Cioccolato, Guantanamera e Lista d’attesa, ma neppure il divertente Biciclette ai tropici di David Riondino. Forse erano film troppo critici e liberi nei confronti della Rivoluzione, girati da intellettuali onesti e ispirati che rimproverano alla dittatura errori e mancanze. In compenso sono stati proiettati cinque inutili documentari girati in ginocchio da Minà, giornalista noto per una totale mancanza di spirito critico nei confronti del regime. Abbiamo avuto modo di vedere la storica Intervista a Fidel del 1987, Il papa a Cuba, Un giorno con Fidel, Cuba trent’anni dopo, Castro racconta Guevara e una pellicola dedicata al Comandante Marcos. Una vergogna assoluta per i veri democratici e per chi conosce la realtà cubana, anche perché le pellicole sono passate sul grande schermo senza il minimo contraddittorio. Un vero e proprio momento di propaganda di una dittatura che costringe all’esilio gli uomini migliori e mantiene centinaia di prigionieri politici in carcere. Abbiamo dovuto sentire dalla viva voce di Minà assurdità come: “Questo mio lavoro ha subito anni di embargo in Italia, mentre tutto il mondo lo applaudiva. Solo da noi esiste un pregiudizio che impedisce a queste pellicole di circolare”. Roba da pazzi. Mi auguro che cubani indipendenti e dissidenti che vivono in Italia come Carlos Carralero abbiano sentito questa frase e che rispondano per le rime.

Se in Italia esiste un silenzio complice è tutto a vantaggio di Fidel Castro e di un regime dittatoriale, visto che la sola rivista che parla di Sudamerica è nelle mani di Gianni Minà, editore e giornalista tuttofare con la borsa ricolma di contributi cubani. Vorrei proprio sapere chi produce le pellicole girate da Minà, acritiche genuflessioni davanti a un Comandante che non ha mai avuto tanta pubblicità. Oliver Stone non ha saputo fare di meglio, compagno Minà. Il giornalista (ma chiamarlo così è un eufemismo) ringrazia Veltroni per lo spazio concesso e per la grande visibilità. I veri democratici, invece, non possono ringraziare Veltroni e cominciano a dubitare se sia il caso di nutrire fiducia in un segretario del Partito Democratico che spalleggia un dittatore. I cubani che ogni giorno rischiano la vita per raggiungere la libertà non vengono citati dai documentari di Minà. Per lui non esistono. Per lui esiste solo la Rivoluzione. Hasta cuando, comandante Minà?

Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi

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00

Commenti

l giornalista (ma chiamarlo così è un eufemismo) ringrazia Veltroni per lo spazio concesso e per la grande visibilità. I veri democratici, invece, non possono ringraziare Veltroni e cominciano a dubitare se sia il caso di nutrire fiducia in un segretario del Partito Democratico che spalleggia un dittatore. I cubani che ogni giorno rischiano la vita per raggiungere la libertà non vengono citati dai documentari di Minà. Per lui non esistono. Per lui esiste solo la Rivoluzione. Hasta cuando, comandante Minà?

"Non mi sembra il miglior modo per presentare all?Italia un partito che si dichiara democratico quello di organizzare un Festival del Cinema e invitare un autore che per tre giorni proietta filmati celebrativi della Rivoluzione Cubana e del suo leader maximo. Il Festival di Roma dovrebbe essere un biglietto da visita per Walter Veltroni, che ha fatto cose buone e interessanti, anche perché è un vero esperto di cinema."

> Non so che dirti. Un partito che si proclama democratico non avrebbe guadagnato sei miliardi e mezzo per eleggere il vincitore scontato, sempre sulle spalle dei cittadini. Né penserebbe all'alleanza coi partiti comunisti. Non mi stupiscono certe confusioni; strizzano l'occhio alla base, che non è cambiata.

Quanto a Veltroni... di buono ha che sa prendere finanziamenti in modo molto trasversale, a Roma. Di male c'è tutto il resto, dai soldi buttati al cesso per far suonare vecchie glorie ormai mummificate, fino alle strisce blu nei quartieri non proprio centrali. Nada di memorabile, se non le multe.

"In compenso sono stati proiettati cinque inutili documentari girati in ginocchio da Minà, giornalista noto per una totale mancanza di spirito critico nei confronti del regime."

> Quindi, tra sette-otto anni, al prossimo cambio farlocco di regime (italiano), ci ritroveremo Minà in Rai. Capito...

"Un vero e proprio momento di propaganda di una dittatura che costringe all?esilio gli uomini migliori e mantiene centinaia di prigionieri politici in carcere. Abbiamo dovuto sentire dalla viva voce di Minà assurdità come: ?Questo mio lavoro ha subito anni di embargo in Italia, mentre tutto il mondo lo applaudiva. Solo da noi esiste un pregiudizio che impedisce a queste pellicole di circolare?."

> Per la prima volta, mi dichiaro favorevole all'embargo in Italia.

"I cubani che ogni giorno rischiano la vita per raggiungere la libertà non vengono citati dai documentari di Minà. Per lui non esistono. Per lui esiste solo la Rivoluzione. Hasta cuando, comandante Minà?"

> cuando cambia lavoro, immagino:).

Bella polemica, ci voleva.

Sarà bella la polemica, ma l'avrei apprezzata meglio con qualche riga in più.
Sarà che siete tutti parte dell'enclave romano, e sono cose scontate, ma io non ho mai visto il festival del cinema di Roma, non conosco le pellicole citate e non ho idea di chi sia questo Gianni Minà.
Magari integrando qualche informazione utile vi seguo meglio, e va tutto a beneficio della polemica, efficacia in primis.
Se hai tempo Gordiano, ti ringrazio già da adesso.
Premettendo che non dubito dei contenuti della polemica, ma mi piacerebbe capire, oltre allo sdegno che traspare chiaramente, anche le ragioni che lo motivano. Parlaci dei film; cosa dicono, cosa omettono.

Mi interessa, davvero.

Avverto Gordiano. Bravo Thomas.

I film di Gianni Minà sono unilaterali. Parlano di Cuba dal punto di vista di Castro e non danno spazio a nessuna idea diversa da quella di regime. Sono pellicole celebrative, inginocchiate, succubi del grande capo massimo di Cuba. Per Minà i dissidenti non esistono, sono persone pagate dalla CIA... Per maggior chiarezza posto qui un mio articolo su Minà, scritto subito dopo la sua intervista rilasciata al festival del cinema, una cosa da querela, ma che gli fa, tanto...:

VIENI AVANTI, MINÁ!

Non mi sono mai divertito tanto come a leggere l?ultima intervista di Gianni Minà, ché me lo sono immaginato rosso in volto a gridare: ?Credete che la censura sia all?Avana? A Cuba sono più liberi che negli Stati Uniti!?. Infatti sul Malecón c?è pieno di poliziotti che ributtano in mare cittadini nordamericani a caccia della famosa libertà caraibica. Il vecchio Minà non vuol sentir parlare nemmeno di dissidenti cubani, per lui non esistono proprio e quei pochi sono fasulli, gente pagata dalla Cia diecimila euro al mese per fare la galera. Ma tu guarda che non lo sapevo... Chissà dove le va a prendere queste informazioni il vecchio baffetto da sparviero, secondo me spara cifre a caso, poi dice che ha le prove, tanto lo sa che nessuno lo può contraddire. Gianni Minà sostiene che l?arcivescovo di Santiago spara a zero sul regime cubano, infatti a Cuba è noto come un pericoloso agitatore di folle. Nonostante tutto il magnanimo Fidel non l?ha rinchiuso in galera. Pensa come è stato buono! Minà non dice che mettere in galera un arcivescovo magari sarebbe politicamente poco conveniente per i buoni rapporti con il Vaticano. Minà omette che le galere cubane sono piene zeppe di dissidenti (oltre 250) e che i veri agitatori e promotori della protesta fanno la spola casa - prigione. Minà non sa niente di Varela, Beatriz Roque, Antunez, Rivero? Carneadi, chi sono costoro? E la gente fucilata? ?Ochoa era un narcotrafficante, lo ha pure confessato?. Il bello è che queste buffonate il vecchio Minà le dice convinto. Tutti quelli che Pinochet torturava prima di mandare a morte confessavano, ai tempi di Torquemada c?erano donne che si dichiaravano streghe purché smettessero di seviziarle. Arturo Sandoval decide di abbandonare Cuba, proprio durante il processo farsa al generale Ochoa, perché comprende che la sua Terra non è più un posto per uomini liberi. Minà dovrebbe leggersi l?intervista alla figlia del generale Ochoa contenuta nel libro Il sole nero di Federico Guiglia (Edizioni Le Lettere). Magari impara qualcosa, ammesso che sia possibile. Parla pure di embargo, il vecchio giornalista sportivo, tuttologo anni Sessanta e castrista d?accatto, ma questa volta è l?embargo della Rai nei suoi confronti, ché pare non lo chiami molto a parlare di Cuba. Che coraggio! Parla soltanto lui e da anni racconta le solite novelle, roba da denuncia penale, se solo esistesse il reato di giornalismo servile e inginocchiato, falso come una moneta da tre pesos con l?effige del Che. I cubani veri ti odiano, compagno Minà, e tu lo sai bene. I cubani che soffrono e fuggono dalla loro patria pensano che fai più male alla loro Terra di quanto ne faccia Fidel Castro. Non comprendono questo amore per il Comandante e sognano il giorno in cui potranno dire ciò che pensano alla gente come te. Io che sono italiano provo tanta pena per le cose che dici, a volte persino vergogna, più spesso mi fai incazzare o sorridere. Ti chiamano giornalista e sei soltanto un comico da cabaret, fai battute mentre credi di parlare seriamente, magari ti lasci andare dopo aver bevuto mezzo litro di Havana Club. Lo so che non andresti preso sul serio, sei soltanto un pagliaccio che recita a soggetto, un servo del potere che lo difende. Peccato non ti abbia conosciuto Luciano Salce, magari faceva un film dopo quello con Lino Banfi, un sequel apocrifo intitolato Vieni avanti, Minà!

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

"Una vergogna assoluta per i veri democratici e per chi conosce la realtà cubana, anche perché le pellicole sono passate sul grande schermo senza il minimo contraddittorio. Un vero e proprio momento di propaganda di una dittatura che costringe all?esilio gli uomini migliori e mantiene centinaia di prigionieri politici in carcere".

Una vergogna assoluta, come è vergognosa l'amministrazione Veltroni e come è vergognoso quel pagliaccio di Minà. Grazie Gordiano, di essere voce contro questo stato di cose. Siamo al teatro dell'assurdo, veramente. Non ho parole.

8> Grazie.
Credo che il problema sia tutto italiano, in Svizzera non si snte nessuno difendere Castro in modo unilaterale. Quando parli di assistenza sanitaria o di cibo per tutti sei su un terreno contestato, ho sentito diverse voci contrastanti, ma quando parli di libertà d'espressione o di persecuzione di dissidenti parli di qualcosa di noto, almeno oltr'alpe. Ci sono le condanne di amnesty, documentari a iosa, testimonianze.
Ho l'impressione che il negazionismo in quel senso sia un male tutto italiano.

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