Ingegnere torna a casa da lavoro. Trova la moglie assonnata a letto che ascolta la radio. Decide di prepararsi la cena. Accende la televisione e la radio, cucina, passa da una stanza all’altra. Alle pareti quadri futuristi si alternano a opere astratte, ed espressioniste. Tra una canzone di Lucio Dalla e una di Dino, l’ingegnere intento alla cucina, apre un armadietto in cerca di spezie ma dopo aver rovesciato una pila di riviste, trova un foglio di giornale accartocciato. Lo apre e guarda le varie pagine, tra le notizie quella dell’uccisione di Dillinger, pericoloso criminale. Solo dopo si accorgerà che avvolta nel giornale era una pistola. Decide allora di prendersi cura dell’arma, la pulisce la unge e poi torna a cucinare. Sale al piano di sopra, la bella moglie gli chiede di portarle del sonnifero, due pastiglie. Egli torna di sotto. È arrivata la cameriera, che stanca va a coricarsi. La cena è pronta. L’ingegnere dapprima mangia di fronte alla televisione; finito il pasto, si siede in poltrona e proietta dei filmati amatoriali: gita in Spagna con la moglie, un viaggio in barca, due mani che danzano.
Si avvicina al muro sul quale è proiettato il film e tenta di immergersi nelle immagini, grottescamente. Riprende la pistola, la tinge di rosso a pois bianchi. Spia la cameriera, la corteggia, condivide con lei il suo letto. Ma poi torna di sotto. È notte. In mutande si stende al fianco della moglie, con una radiolina le registra il respiro. Dopo un continuo peregrinare per casa, prende la pistola, carica, va nel letto dalla moglie e la uccide. La mattina seguente, parte. Sale su degli scogli, incontra un battello dove si celebra il funerale del cuoco. Sale a bordo e prende il suo posto. E parte per Tahiti.
Film sessantottino per data e non solo. Forse il capolavoro di Marco Ferreri; datato? Non parrebbe. L’assorbimento continuo fino all’alienazione, la noia sempre più crescente offertaci dal materiale radiotelevisivo, la spinta verso qualcosa di nuovo e di diverso. Questi i temi del film.
Un Michel Piccoli straordinario quasi sempre solo di fronte all’obbiettivo, in continuo movimento, nella graduale ascesa verso una follia “controllata”, quindi maggiormente pericolosa, silenziosa. La follia e soprattutto l’alienazione, vanno cercate quindi soprattutto nei piccoli gesti, in un moto uniformemente accelerato che giunge al culmine nell’omicidio della donna: un’azione repentina, eseguita a sangue freddo da un omicida totalmente rilassato, privo di alcun senso di colpa. Anche la morte (fisica o cerebrale?) non spaventa, è posta sullo stesso piano della visione di un filmino o un infantile gioco con un serpentello di gommapiuma.
D’altro canto l’omicidio può essere una motivazione concreta per abbandonare lo sporco e tedioso universo, l’Occidente consumistico e civilizzato per la ricerca di un luogo puro, incontaminato. Un concetto che ricorda molto il primitivismo, sentimento che coinvolse in maniera differente molti pittori del primo Novecento: Picasso faceva riferimento all’arte arcaica nel riproporre volti africani, Gauguin si trasferì a Tahiti (come Piccoli nel film) per toccare con mano, i doppi sensi non sono fuori luogo, la cultura “selvaggia” e non marcata dalla nostra “civiltà”.
I riferimenti alle avanguardie pittoriche non sembrano casuali: il film si conclude con l’immagine di un veliero ed un cielo rosso fuoco dove spicca un sole che ricorda l’atmosfera di “Impressione: levar del sole” di Claude Monet. Da vedere.
Regia: Marco Ferreri.
Soggetto e sceneggiatura: Marco Ferreri, Sergio Bazzini.
Direttore della fotografia: Mario Vulpiani.
Montaggio: Mirella Mencio.
Interpreti principali: Michel Piccoli, Annie Girardot, Anita Pallenberg, Carol André, Adriano Aprà, Gigi Lavagetto.
Produzione: Pegaso Film.
Origine: Italia, 1968.
Durata: 95 minuti.
Commenti
Quell'Impressione ha segnato una prima rifondazione dell'arte pittorica. Questa sembra una sensazione. Devastante.
"Film sessantottino per data e non solo. Forse il capolavoro di Marco Ferreri; datato? Non parrebbe. L'assorbimento continuo fino all'alienazione, la noia sempre più crescente offertaci dal materiale radiotelevisivo, la spinta verso qualcosa di nuovo e di diverso. Questi i temi del film."
> Devo rivederlo...
"D?altro canto l?omicidio può essere una motivazione concreta per abbandonare lo sporco e tedioso universo, l?Occidente consumistico e civilizzato per la ricerca di un luogo puro, incontaminato. Un concetto che ricorda molto il primitivismo, sentimento che coinvolse in maniera differente molti pittori del primo Novecento: Picasso faceva riferimento all?arte arcaica nel riproporre volti africani, Gauguin si trasferì a Tahiti (come Piccoli nel film) per toccare con mano, i doppi sensi non sono fuori luogo, la cultura ?selvaggia? e non marcata dalla nostra ?civiltà?. "
> Ecco cosa vorrei leggere, Martello che scrive di pittori.
Tiriamo su anche Dillinger.
P.S. Qui Luca mi pare ci sia una ripetizione di "soprattutto" che deve esserti sfuggita. Mi permetto di segnalarla;)
"La follia e soprattutto l?alienazione, vanno cercate quindi soprattutto nei piccoli gesti, in un moto uniformemente accelerato che giunge al culmine nell?omicidio della donna"
Per quanto riguarda il concetto espresso, è inappuntabile;)
Grazie Federico, pensa, questa è la mia primissima recensione in assoluto per Lankelot.com :))
5 - Be', complimenti. Per essere il primo è ottimo davvero, coglie tutti gli aspetti significativi di un film peraltro difficile.
Beh, visto che guardo anche al futuro, mi piacerebbe una bella recensione di "non toccare la donna bianca" di ferreri che mi mostrò mio padre da piccolo. mai più rivisto ma mi colpì parecchio.
Ecco: questo è un caso scolastico per spiegare come funzionerà l'archivio desiderata. Ora uno degli admin del sito - o Andrea stesso - dovrebbe aggiungere, nell'apposita sezione, il codice ean del dvd di "Non toccare la donna bianca" di Ferreri, e il titolo apparirebbe in un indice di "recensioni richieste", assieme a molti altri;)
Tra un paio di mesi dovremmo esserci;)
archivio ferreri+eliminazione
archivio ferreri+eliminazione tags "letteratura, narrativa" (devo dire che sono quelli che sono proliferati tipo gremlins, ovunque...)
ihihih i gremlins...mia sorella mi chiamava gremlin ahahah
comunque anche cinema, nel reparto letteratura