Un'intensa mezza figura di Humphrey Bogart prende vita sullo schermo di un piccolo cinema. Intimo e rarefatto, il fascio luminoso del proiettore accarezza di sfuggita il volto di un giovane avvolto dalla penombra della sala.
Dissolvenza.
Stati Uniti, anni Trenta.
Le note di una canzone drammatica e struggente accompagnano delle automobili che si avvicinano lentamente ad una casa. Da una delle auto viene tratta una bara di legno lucente, trasportata con cura all’interno della villetta, mentre gli occhi vigili e addolorati di Ray Tempio (Christopher Walken) scortano il feretro che viene delicatamente riposto nel salone.
La telecamera indugia su un crocifisso d’oro incastonato sul legno della cassa da morto, mentre urla strazianti e pianti disperati si mescolano con la musica.
All’interno della bara c’è un cadavere. Il corpo senza vita è di Johnny Tempio (Vincent Gallo), il più piccolo dei fratelli Tempio. In casa, pronta per la veglia notturna, c’è anche la fidanzata di Johnny, confortata e rincuorata dalla malinconica e saggia Jean (Annabella ScIorra), la moglie di Ray.
L’atmosfera che si respira nella casa è di intenso e insopportabile dolore; i finti colpi di pistola sparati dai piccoli nipotini già violenti in lotta sulla rampa di scale dell’appartamento rendono la sofferenza ancora più surreale: anche loro, forse, saranno uccisi da un proiettile vero prima di compiere i trent’anni.
Alla porta si presenta Ces (Chris Penn), il terzo fratello, accompagnato dalla moglie Clara (Isabella Rossellini) e dal figlio di pochi anni; entra in casa, osserva la bara, si inginocchia e piange, strillando e disperandosi mentre accarezza il volto del fratello morto. Placata la sua cieca rabbia, è ormai giunto il tempo della messa, il momento di recitare l’Ave Maria prima di andare a dormire.
Una lunga e dolorosa notte attenderà la famiglia Tempio; sarà una notte di ricordi, di rimpianti, di incomprensioni, di verità e lucida follia.
Il tragico epilogo chiuderà il cerchio, l’irrazionale pazzia prenderà il sopravvento sull’inspiegabile universo della morte, l’unico, ultimo e assurdo tentativo di cancellare il passato e ristabilire l’ordine nel presente.
Opera di spessore e profondità al di fuori del comune, "The Funeral", tradotto in italiano "Fratelli" (titolo che non evidenzia il carattere tragico e il destino luttuoso della vicenda), il film che ha consacrato definitivamente al grande pubblico Abel Ferrara, regista newyorchese originale e particolarmente poliedrico, colpisce e rimane attaccato alla memoria per numerosi motivi. È, innanzitutto, un’opera cruda, brutale, essenziale, sulla morte e la sofferenza da questa provocata. In secondo luogo, racchiude le vicende in una unica, lunga e tragica notte, lungo la quale le vicende della famiglia Tempio troveranno un fatale e drammatico epilogo.
È intriso di filosofia pessimista, di falsa morale cristiana, immersa in un’aura decadente, uno sfondo sul quale si muovono, come marionette mosse dall’onore e dalla pazzia, i personaggi principali della vicenda.
Infine, si avvale di un cast di attori eccellente nell’interpretare i componenti della famiglia Tempio e i personaggi che si muovono dolorosamente in questa straziante vicenda: a partire da uno straordinario Chris Penn, il fratello Ces, sempre in bilico tra la ragionevolezza e l’esplosione di un’irrazionale follia, premiato con la coppa Volpi al cinquantatreesimo Festival di Venezia; per passare ad un longilineo e amorale Christopher Walken, Ray, il più anziano dei tre fratelli, tutto impregnato di odio e sete di vendetta camuffata da senso dell’onore e della famiglia; degne di nota sono anche le interpretazioni della pacata e giudiziosa Annabella Sciorra, Jean, la moglie di Ray, donna assennata e ricca di viva intelligenza, imprigionata nella ragnatela patriarcale e primitiva della famiglia Tempio una volta divenuta la moglie di Ray ("una volta io andavo all’università, leggevo dei libri…") e quella del gigolo dagli occhi di ghiaccio Vincent Gallo, Johnny, perfetto nella parte del più giovane dei tre, filocomunista, idealista ma pronto alla lotta e incline agli atti vandalici e ai comportamenti bulli e indisciplinati. Completano il cast una casta e remissiva Isabella Rossellini, Clara, vittima della follia di Ces, donna d’antichi costumi e di innata religiosità, fedele alla speranza che le preghiere ai santi e la prospettiva di una casa di cura per il marito siano le ultime possibilità per ritrovare la pace perduta; e un viscido e vendicativo Benicio del Toro nella parte di Gaspare, piccolo imprenditore locale dai modi bruschi e violenti, omicida di Goholy, amico di Johnny, e primo sospettato dell’assassinio del più piccolo dei fratelli Tempio.
La narrazione procede su due binari paralleli, uno nel presente tragico della notte di veglia e l’altro nel passato, attraverso sei, lunghi, flashback che ripercorrono alcune vicende fondamentali nella vita della famiglia Tempio prima del tragico epilogo : dapprima facciamo un salto indietro di trent’anni, all’iniziazione all’omicidio di Ray, appena tredicenne, sotto la guida del padre, che gli offre una pistola per uccidere un uomo, colpevole di non aver rispettato la famiglia, immobilizzato su una sedia all’interno di una stalla e tumefatto in un volto ormai irriconoscibile. I due fratelli, titubanti e insicuri, osservano la scena coi loro occhi di bambini. Ray chiude gli occhi, e spara; il proiettile con il quale ha ammazzato il suo primo uomo lo porterà per sempre con sé, prima di consegnarlo al cadavere del fratello nella cassa mortuaria, un obolo d’onore per una causa persa in partenza: una vita votata alla violenza e alla cattiva condotta di vita.
Il secondo flashback ci rivela uno scorcio della vita del giovane Johnny, ragazzo alla ricerca di una propria formazione culturale al di fuori degli schemi rigidi e irremovibili della sua famiglia e della società capitalistica americana: la macchina da presa lo ritrae, sognante e ribelle, mentre prende parte ad una conferenza dal titolo "Comunism is the 20th century Americanism", poi mentre dà fuoco ad un camion con l’amico Goholy al grido: "Date retta al sindacato". Un avvertimento violento, duro e criminale per cercare di cambiare la situazione nel rapporto datore di lavoro-lavoratore nella società americana degli anni 30, che si trovava a combattere contro una delle più gravi crisi del capitalismo, definita la "Grande Depressione"; anni di crisi irreversibile, di inflazione monetaria, di speculazioni e crollo dei prezzi, un disastro economico di proporzioni enormi. Il giovane Tempio sembra davvero metterci il cuore, una massiccia dose di incoscienza e la voglia di non scendere a compromessi con nessun imprenditore.
Ecco spiegato, quindi, il suo rifiuto nei confronti della decisione, presa dai fratelli, di prendere soldi per proteggere un industriale presentatosi in compagnia di Gaspare: Johnny ha intenzione di continuare la sua personale guerra contro i padroni, i ricchi industriali sfruttatori, i poveri-ricchi uomini come Gaspare, convinti di poter comprare tutto con il vile danaro. Non basteranno 1000 $ al mese per convincerlo a "vendersi l’anima", come i fratelli hanno deciso di fare, lui continuerà a "incendiare i negozi di Gaspare e a scoparsi la moglie".
Tornando indietro nel tempo comprendiamo anche meglio il percorso evolutivo della follia di Ces, un piccolo cervello disgraziato e impulsivo in un enorme corpo di bambino troppo cresciuto: vediamo il suo volto ingenuo desiderare una morbida lolita tra le torbide pareti di una casa chiusa, per poi, di scatto, assistere all’improvviso sopraggiungere dello squilibrio mentale, un raptus violento contro chi "si è venduta l’anima per venti dollari". La vicenda continua ad alternare passato prossimo e presente, ripercorrendo nei successivi flashbacks il ricordo della morte del padre, anch’egli folle come Ces, visto attraverso gli occhi di un Ray ancora bambino; e, in due momenti successivi, gli ultimi secondi della vita di Johnny, ucciso all’uscita del cinema dove stavano proiettando il film con Bogart, da una scarica di pallottole provenienti da una macchina scura, e da un grilletto premuto da una mano sconosciuta.
Il doloroso presente è tutto ciò che resta, ora; Johnny è morto, il suo corpo freddo giace senza vita nella bara. Che la notte abbia o meno portato consiglio, e che una nuova alba si affacci sulle vite della famiglia Tempio, sembra ormai importare poco o nulla. Le tragiche sequenze finali chiudono il cerchio, e ristabiliscono una sorta di equilibrio iniziale che era stato infranto dal brutale omicidio di Johnny. La vita dei fratelli si snoda attraverso un filo in bilico tra ragione e follia, e i confini tra i due estremi sono meno netti di quanto possano sembrare, le certezze crollano come castelli di carte sotto il soffio beffardo di Dio, o di chi per lui dall’alto muove i fili delle marionette Tempio.nI fotogrammi ci riportano nuovamente nel passato, alle bevute nel bar dove hanno trascorso tante ore felici, tra amici, tre fratelli riuniti nel canto e nella baldoria; ora quella gioia non esiste più, ed un’unica domanda tormenta i pensieri di chi, come Ces, è rimasto sulla Terra e non si arrende all’idea della perdita di Johnny: "Posso vivere senza i miei fratelli?".
Ci sarebbero ancora tanti frammenti di profondità visiva, sonora e concettuale da analizzare in questo film, come la straordinaria qualità della fotografia, il predominio del nero e del verde nel descrivere le ambientazioni, l’oppressiva claustrofobia della casa di Ray Tempio, una enorme bara che custodisce la piccola bara che conserva il corpo di Johnny, un bulletto qualunque dietro gli ideali rivoluzionari; splendide le musiche che accompagnano le immagini, a partire dalla melodia iniziale che accompagna l’ingresso della bara in casa, per proseguire con tanti pezzi d’epoca memorabili.
Da non dimenticare, inoltre sono le splendide figure femminili ritratte dall’obiettivo di Ferrara, soprattutto la saggia Jean, sempre razionale nei suoi commenti che ricordano la sua "vita precedente" al matrimonio con Ray, fatta di libri, di università, di idee che ora, succubi della logica barbara dei Tempio, sono state spazzate via dall’onore e dalle leggi di un Dio utilizzato troppo spesso per comodità e copertura: Dio e la religione, crediamo che soltanto su questo tema, nel cinema di Ferrara, si possano scrivere decine di pagine; crediamo che il succo del discorso possa essere riassunto dalle parole del prete giunto a celebrare la Messa, che definisce i componenti della famiglia Tempio "non abbastanza umili per credere in Dio", concetto rafforzato dalle farneticazioni notturne di Ray sulla libera scelta dell’uomo e la grazia di Dio: "se il mondo fa schifo è colpa Sua, io lavoro con quello che mi ha dato".
Questo è "Fratelli – The Funeral", di Abel Ferrara: uno splendido film, una tragedia greca proiettata su uno schermo, all’alba del terzo millennio.
Regia: Abel Ferrara.
Soggetto e sceneggiatura: Nicholas St. John.
Direttore della fotografia: Ken Kelsch.
Montaggio: Mayin Lo, Jim Mol, Bill Pankow.
Interpreti principali:Annabella Sciorra, Isabella Rossellini, Vincent Gallo, Chris Penn, Christopher Walken, Benicio Del Toro.
Musica originale: Joe Delia.
Origine: U.S.A., 1996.
Durata: 99 minuti.
Titolo italiano: "Fratelli".
Ferrara in Lankelot:
Antonio Benforte, 15 marzo 2005.
Recensione pubblicata originariamente su
www.ciao.it.
Commenti
Uno dei migliori film di Abel Ferrara.
Penn, Walken, Gallo, Del Toro. Rossellini e la Sciorra.
Che cast!
mi piacerebbe sapere il parere di qualcuno qui in lanke. Questo di Ferrara è uno dei film a cui sono maggiormente legato.
Eccomi amice:) Io non amo molto Ferrara, pal.
Ho visto "The Addiction" e non ne sono rimasto folgorato; l'altro film, direi con Madonna, di qualche anno prima era stata un'altra esperienza poco edificante. Colpo di grazia il Ferrara con Asia Argento. Sono stato assai sfortunato...
In questo frangente, leggendoti, credo di dover prestare diversa attenzione. Significa che rimedierò il Dvd e parleremo di questa tragedia esistenzialista. Prima o poi, prometto:)
(in primis, poi, mi interessa vedere quel che racconta degli italiani in USA. Sempre)
aggiungo Lupo su "L'angelo della vendetta" all'archivio Ferrara.
locandina e archivio
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