Fellini Federico

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Fellini Federico
Non c’è via più sicura per evadere dal mondo, che l’arte; ma non c’è legame più sicuro con esso che l’arte. Johann Wolfgang Goethe, Massime e riflessioni 
 
Guido (Marcello Mastroianni), regista in crisi esistenziale e creativa, è alle prese con un film da fare che non ne vuole sapere di venir fuori. Per trovare ispirazione si reca in un centro termale e si contorna di persone evocative di ricordi, suggestioni e sogni, del presente e del passato. Tra queste, le “sue” donne: la moglie (Anouk Aimée), l’amante (Sandra Milo) e una giovanissima attrice (Claudia Cardinale), ultimo avamposto della bellezza ispiratrice. Il produttore gli fa pressioni, la presentazione della pellicola è imminente e Guido, consapevole delle incertezze che gli logorano l’esistenza, è a un bivio: dir di sé anche non sapendo cosa dire - ma avendone una voglia impellente -, o fuggire via da tutto e da tutti. La moglie insoddisfatta, gli attori che vogliono sapere cosa fare, il produttore che ha investito i soldi, un critico verboso e dalle ambizioni filosofeggianti, stringono ancor di più il cerchio intorno al regista che, non trovando altre soluzioni, invocherà spiriti e sogni in suo aiuto. La pellicola potrebbe essere il luogo - dell’immaginario e del reale - per trovare risposte ai suoi perché. Ma tutto è confuso e, al momento di scegliere gli attori, Guido è con il pensiero altrove: rivolto a Luisa, la moglie; e a Claudia, simbolo d’inebriante giovinezza. Suo malgrado, si trova alla conferenza stampa di presentazione del film senza un’ idea e senza parole. Fugge, e fuggendo incontra i volti cruciali – personaggi - della sua esistenza. In un girotondo di festa li accoglie e, come per magia, forse, torna l’ispirazione: il film si farà. Si sta già facendo. Ma è sogno o realtà? 
 
 
Capolavoro assoluto della cinematografia di tutti i tempi, 8 ½ è, con La strada, la più riuscita opera del regista riminese. Fellini, qui più che altrove, mescola sapientemente la dimensione onirica e quella reale: realtà e sogno si rincorrono, si fondono e si confondono, si liberano e si disperdono, creando un’impossibile unità visiva e narrativa. Mastroianni, già in passato alter ego del regista, ne incarna dubbi, passioni e suggestioni, regalando una prova intensa e misurata, tra le migliori della sua ineguagliabile carriera d’attore. Il viaggio bidimensionale di Guido, lo porta a evocare e ricordare, tra gli altri: il padre morto da poco, l’educazione rigida e cattolica ricevuta, l’incontro bambino con una prostituta. Nella sua smania di risposte, dice al padre: “Papà, abbiamo parlato così poco tra noi. Ho bisogno di risposte”.
E il padre: “ Non posso ancora rispondere…”
 
Quando Guido incontra il Cardinale per chieder consiglio su un personaggio da inserire nel film, lacerato dal dubbio sull’influenza della ragione e quella della fede, abbandona le sue difese e gli dice:
“Cardinale, io non sono felice”.
E il Cardinale, senza esitazione, risponde: “Chi le ha detto che si viene al mondo per essere felici? Non c’è salvezza al di fuori della chiesa
 
La pellicola mescola ancora sogno e ricordo: Guido vede un bambino (egli stesso) che paga una prostituta per danzare davanti a lui. Viene ripreso da due preti e ricondotto dalla madre e di fronte a un tribunale ecclesiastico giudicante. La sentenza è: peccato e vergogna. Una vergogna da portar scritta addosso. Guido cerca una verità e un perché anche nel suo rapporto di coppia, ma la moglie sarcasticamente gli rinfaccia la sua noncuranza nel far sembrar la verità il suo contrario. Ma egli pensa:
 
“La verità consiste nel dire la verità senza mai far soffrire nessuno”.
 
In fondo, Guido non è cattivo, ma il suo ego, ego d’artista, lo spinge a cercare e credere nelle sue verità. La verità è libertà per chi crea, ma la vita preme e gli spiriti consigliano:
 
“Gli spiriti… dicono che sei libero, ma devi saper scegliere e non hai più molto tempo”
 
Guido è, per chi lo osserva, compiaciuto di se stesso e dei suoi dubbi. Perché lui è così come lo si percepisce, il suo egocentrismo infantile è, nei fatti, da giustificare. E quando parla a Claudia del personaggio principale del film (alter-ego di Guido), lei ne dice:
 
“Un tipo che non vuol bene a nessuno non fa mica tanta pena”
 
Guido ne è consapevole, non vuol fare pena alcuna, a nessuno. Pertanto, si avvicina al giorno della presentazione preda dei molteplici stati d’animo, accompagnato dalla realtà e dal sogno. Al suo esser silente di fronte ai giornalisti in attesa, il produttore sarà impietoso:
 
“Ho comprato il tuo disordine, la tua crisi: se non fai il film ti rovino”
 
Fuggire, allora, e rievocare nel sogno, per il regista (Guido e Fellini), è la naturale conclusione delle cose: i clown, la moglie, le amanti, le attrici, il produttore e tutte le buffe figure del circo felliniano. Dicendo a Luisa, la moglie:
 
Come vorrei saperti spiegare. Questa confusione sono io e non mi fa più paura. Accettami come sono…”
E Luisa: “Posso provare, se mi aiuti”. 
 
 
Poetico e simbolico, artistico e autobiografico, ½ è il più personale film di Federico Fellini. Questo lavoro (scritto e sceneggiato insieme ad Ennio Flaiano) è un omaggio assoluto alla settima arte che fonde cinema visionario e d’avanguardia senza mai perdere il filo delle cose. Una stupenda fotografia in bianco e nero, magnifiche scenografie e costumi, una grande partecipazione corale – ottime le prove della Aimèe, la Cardinale e la Falk; in parte Sandra Milo - che fa da contorno ad un Mastroianni che si fa triplice messaggero d’una unità ideale: Guido è l’alter ego di Fellini, il personaggio del film ideato da Guido è l’alter ego di Guido stesso. Un film nel film, dunque, anticipato dal regista riminese con queste parole: “È la storia di un intellettuale che tende a inaridire tutto, a raggelare la vita. La storia di un uomo legato, irretito, imprigionato, che tenta di uscire da una specie di ristagno, che si sforza di capire, ma che alla fine si accorge che non c’è nulla da capire, che ha più bisogno di accettare la vita così com’è e di abbandonarvisi che problematizzarla. Se ha un principio e una conclusione? Credo che sia immorale raccontare una storia che abbia un principio e una conclusione. Un film deve essere, in qualche modo, come la vita: deve contenere imprevisti, eventi inaspettati, errori. Nello stesso tempo un film, specialmente quello che mi accingo a girare, richiede un controllo assoluto. Contrariamente a quello che talune mie sconsiderate dichiarazioni potrebbero far pensare, nulla sarà abbandonato al caso”. 
 
Nel momento di crisi d’ispirazione, Fellini tira fuori questa meraviglia. Una pellicola che resterà nel tempo e nella storia del cinema: Oscar per i costumi e miglior film straniero più innumerevoli premi raccolti in tutte le parti del globo. Le famose musiche di Nino Rota restano nell’immaginario. Per artisti, poeti e tutti coloro che cercano oltre il consueto. Nella vita reale e nel sogno.
 
Curiosità: Con questa pellicola Federico Fellini vinse il terzo dei suoi cinque Oscar. Il titolo è ispirato semplicemente al numero di film fino a quel momento girati dal regista - sette e mezzo, appunto, con questo da aggiungersi.
 
Regia: Federico Fellini. Soggetto: Federico Fellini, Ennio Flaiano. Sceneggiatura: Federico Fellini, Tullio Pinelli, Ennio Flaiano, Brunello Rondi. Fotografia: Gianni Di Venanzo. Montaggio: Leo Catozzo. Scenografia e costumi: Piero Gherardi. Interpreti principali: Marcello Mastroianni, Claudia Cardinale, Anouk Aimée, Sandra Milo, Rossella Falk, Barbara Steele, Guido Alberti, Mario Pisu, Caterina Boratto, Annibale Ninchi, Edra Gale, Giuditta Rissone, Polidor. Musica: Nino Rota. Produzione: Cineriz, Francinex. Origine: Italia, Francia 1963. Durata: 138 minuti.
 
 
 
ISBN/EAN: 
8010020095681

Commenti

Mi fece capire quanto il cinema può essere onirico. Inizio e finale senza fiato.

Un film di due ore e mezza che vorresti durasse un mese. Io e i tempi del cinema non andiamo d'accordo.

Il miglior Fellini, senza dubbio. E pensare che molti lo trovano pallosso. Per me "La doce vita" è stato una palla.

Sul finale ho pianto. Anche su quello de "La dolce vita".
Insieme, due film che definirei magici.

Sarebbe bello poter recuperare tutto il discorso finale alla moglie, e postarlo. Non ho mai sentito al cinema un discorso tanto vero e intenso come quello.

Concordo con te Patrick, i dialoghi tra Guido e la moglie sono geniali. Più in generale, questa pellicola ti sospende momentaneamente dalla realtà, senza comunque farti perdere il senso della realtà stessa. é un capolavoro, magia pura.

Ciao Fede. A me la stessa sensazione che descrivi tu l'aveva data anche "La dolce vita". Sono due film che ho letteralmente sempre presenti nel lettore, e cui mi godo di tanto in tanto alcune scene.
Perché il secondo a te non è piaciuto?

Non so. Forse dicendo che è una palla ho un po' esagerato. Però l'ho trovato un po' tedioso, quasi fosse un documentario con la "pretesa" di intrattenere. Di Fellini ho amato invece "La strada", in parte "I vitelloni" e "Lo sceicco bianco". Mi è piaciuto molto anche il sottovalutato "La voce della luna". Comunque sia, trovo "otto e mezzo" di gran lunga la sua opera più compiuta.

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