“La scelta”
Il privilegio di poter creare dava gioia al suo spirito e la morte era il suo incubo. Un’opera incompiuta, senza mani con cui lavorare, poteva essere il tormento per l’eternità. Il viaggio nelle dimensioni parallele sarebbe stato come un pellegrinaggio senza meta.
Il termine “eresia” indica una scelta. Jacopo Carrucci detto il
Pontormo scelse di creare ciò che credeva fosse la verità.
Schiacciato dalle figure di Leonardo da Vinci e di Michelangelo, il Pontormo del ‘500 è, invece, simbolo splendente nella Firenze medicea.
Introverso e tormentato conviveva con il sacro fuoco dell’arte isolato dal mondo nella parte alta della sua casa. Una scala: la barriera tra lui e gli altri.
Il film “
Pontormo – Un amore eretico” nasce dall’amore per la sua arte e per la sua storia narrata nei "Diari" che scrisse sul finire della vita. L’omaggio poetico e l’attenzione ai particolari di quello che fu uno dei principali esponenti del “
manierismo”, trasuda da ogni frammento della pellicola. Una dedica raffinata e ricercata che a volte approfitta della pazienza degli spettatori.
Vi si narra la vita degli ultimi due anni dell’artista, da quando l’artista prende sotto la sua protezione una fanciulla a cui era stata tagliata la lingua e da cui sarà irresistibilmente attratto fino alla fine. Una donna violata che lui difende, a rischio della sua stessa vita, in un processo per stregoneria.
Il
Coro di San Lorenzo su cui si concentrano gli sforzi di undici anni della vita dell’artista, un affresco commissionato dal granduca
Cosimo I, viene attaccato dall’Inquisizione per l’eccessiva e poco ortodossa interpretazione che ne dà l’artista.
Nulla è lasciato al caso. Gesù al di sopra del Padre e gli angeli senza le ali sono aberrazioni eretiche troppo vive nel momento storico intrecciato al luteranesimo.
Con la sua pittura porta alla luce un messaggio nuovo, ma di questo suo sforzo resterà poco alla memoria futura.
Nei tempi delle grandi “
eresie”, dal rogo di
Savonarola all’affissione delle 95 Tesi di
Martin Lutero, anche Pontormo riceve le visite dell’Inquisizione.
“Di cosa temete? Dio è in ogni luogo” afferma l’Inquisitore. “Ma voi no..” risponde il difensore.
Proprio quel processo rappresenta la scusa per la condanna dell’artista. A salvarlo il patto tra Carlo V e il Papa dietro intercessione dello stesso duca di Firenze. La ragazza viene bandita dalla città ed egli si ritira ancora una volta solo nella sua stanza in cima al mondo dove morirà. Tra le figure del Coro pare di scorgervi l’amore fugace di quelle ultime ore.
“I grandi lavori dell’arte sono quelli che riflettono la vita dell’uomo e la mano del Creatore”. Sarebbe mai arrivato a tanto lui? Il suo dubbio, il suo tormento infinito era questo.
E con quelle sue domande procedeva in modo lento, quasi esasperante, nella rifinitura delle sue opere. Con quel suo attento sguardo all’introspezione dell’individuo Pontormo appare quasi profeta dei tempi.
Pontormo rifuggiva i paragoni, l’invidia e la rivalità degli altri artisti di cui ha avuto la sfortuna di essere contemporaneo. Ci lascia in eredità le sue opere stravaganti ed innovative per quello che era il suo periodo. L’originalità e la vividezza dei colori, l’armonia delle forme e la sospensione dei corpi potevano essere, all’epoca, solo frutto della magia alchemica. La sperimentazione e la ricerca della perfezione portava al rogo. Il suo messaggio e la sua fede sono stati trasmessi in quell’opera perduta per sempre.
Il film è pregevole per gli intenti e per l’attenzione che il regista pone ad una gloria oscurata senza colpa alcuna. I colori dell’arte di Pontormo sono ripresi fedelmente nei costumi della pellicola come se i suoi affreschi vivessero per raccontare la sua anima.
Una produzione che quasi stupisce perché rievoca i fasti italici dei bei tempi, ma che non riesce a svincolarsi a lungo dalla staticità pittorica. Con l’eccessiva attenzione ai primi piani, all’espressività dei personaggi e ai dipinti, si perde l’occasione del capolavoro. I sentimenti, la “scelta”, il tormento che si sviluppava serpentino nel suo animo si rivela solo con grandi sforzi di lettura.
A complicare il tutto la musica corale che si presta in malo modo a questa visione “estetica”. Tra gli eccessi e la pomposità si perde di vista il valore genuino del pensiero controverso dell’artista.
Intense le “mute” espressioni di Galatea Ranzi, che interpreta Anna, la ragazza accusata di stregoneria e che regala l’unico urlo emotivo del film durante la tortura riservatale dalla Santa Inquisizione.
Gli altri personaggi, come il redivivo Andy Luotto e Massimo Wertmuller , sono solamente di contorno e nulla aggiungono in termini di vivacità a quest’opera.
Joe Mantegna è il Pontormo della storia cinematografica così come
Philippe Leroy fu il Leonardo da Vinci di quella televisiva. L’attore, ben conosciuto in film che poco trattavano di arte pittorica, si presta, e non si presta allo stesso tempo, alla visione contrastata dell’artista. Tra l’intensità di alcune scene e l’inespressività di altre, non contribuisce a ricollocare nella giusta dimensione un film che ha sì un grande valore, ma che non riesce a dare un senso preciso a quel dubbio “
riuscirò ad arrivare a tanto io?”.
Ci si ferma davanti ad esso come ad un quadro visto al di là di uno schermo televisivo. Splendido certamente, ma altra cosa è quel “tormento e l’estasi” che ti coglie ad occhi nudi davanti ad un affresco.
Regia: Giovanni Fago.
Soggetto: Marilisa Calò, Massimo Felisatti.
Sceneggiatura: Marilisa Calò, Massimo Felisatti, Giovanni Fago.
Direttore della fotografia: Alessio G. Torresi.
Montaggio: Giancarlo Cerciosimo.
Scenografia: Amedeo Fago.
Costumista: Lia Morandini.
Interpreti principali: Joe Mantegna, Galatea Ranzi, Massimo Wertmuller, Laurent Terzieff, Andy Luotto, Sandro Lombardi, Toni Bertorelli, Alberto Bognanni.
Musica originale: Giuseppe (Pino)Donaggio.
Produzione: Palamo s.r.l. e Starplex s.r.l.
Origine: Italia.
Durata: 102 minuti. Anno: 2003.
Info Internet: Video Opere Pontormo
Originariamente apparsa su Lankelot.com


Commenti
MOVIDA!
Scusate..(bella recensione) però l'attrice (molto caruccia, conosciuta anni fa in treno) mi risulta si chiami Galatea Ranzi, non Renzi ;)
"Per Schiller, poeta ed esteta, l'arte custodisce intatta la coscienza della dignità morale del genere umano nelle sue tele, nei suoi marmi, nei suoi poemi"...l'incipit della mia tesi, con un pensiero rivolto a quest'artista straordinario.
Il film non è stato all'altezza. Tanto si poteva fare, tanto si poteva limare. Un peccato perché l'attenzione del regista ai diari, opera memorabile di Pontormo, è eccezionale.
2.ti credo sulla parole Lupo..:). Il film lo vidi al cinema, all'epoca.
Suggerimento acchiappato al volo vedo! Se ti rammenti è stata la protagonista di Fiorile, dei Taviani. (mi sa che sia delle mie parti). Cia'
http://www.sipario.it/galatearanzi.htm
Dice nata a Roma, ma l'accento era più sul toscano...vabbè! Comunque è lei ;)
6. leggo...in fase discendente i suoi ultimi film (da botta in testa, in pratica).
Invece di commentare Firenze e la sua pittura...tu mi citi la fanciulla!!!!!!!!
Sono stata nel maggio 2008 a Firenze...mi mancava il Pontormo alla Galleria degli Uffizi. ;)
Vabbè cito ma altrimenti il mio nick non avrebbe un perchè! (si vero la Freccia Nera per mediaset, e non tanto il film con i Vanzina - tra i loro meno peggio - è stato un bel discendere. Ma vedo persiste col teatro. E questo la fa risalire ;)
8.meglio...qualche titolo, verso la fine, mi ha un po' destabilizzata...la ricordavo bene in Pontormo.
"Il privilegio di poter creare dava gioia al suo spirito e la morte era il suo incubo. Un?opera incompiuta, senza mani con cui lavorare, poteva essere il tormento per l?eternità. Il viaggio nelle dimensioni parallele sarebbe stato come un pellegrinaggio senza meta.
Il termine ?eresia? indica una scelta. Jacopo Carrucci detto il Pontormo scelse di creare ciò che credeva fosse la verità."
> Ho sempre amato questo incipit.