TRASH-TEVERE?(nel cuore della Roma perduta)
La vita nel rione romano di Trastevere colta nel momento della perdita dell’originaria identità e nella fase di transizione dal ruspante e grezzo linguaggio popolano al sofisticato e artificioso slang dei radical-chic post-sessantottini, tra vicoli fatiscenti e piazze trasandate, miseria e disordine, sopravvivenza e autoironia.
Il popolo non si compatisce, né si denigra: si limita a prendere atto delle difficoltà della quotidianità e della progressiva trasformazione del proprio ambiente – snaturato e svenduto, il nido della romanità cede il passo alla ricerca di “primitivismo” di giovinastri wasp in crisi esistenziale, di sbirri di provincia della narcotici, neo-pittori psichedelici, di rampolle della nuova borghesia lombarda in cerca di esotismo e di un internazionalismo che più stravagante e “virtuale” non si può.
Mentre la “nuova Trastevere” si sovrappone all’antico rione, prossima a imporsi definitivamente e a trascinare via il ricordo dell’ultimo avamposto dell’antica romanità, emergono nella narrazione personaggi ormai estranei al panorama odierno: la vecchia Regina, contrabbandiera di sigarette, seduta in un angolo, giusto al di sotto d’una nicchia (dovremmo dire: edicola) dedicata alla Madonna, è un simbolo della Trastevere che era e che non potrà tornare più.
Grazie alla Eagle Pictures esce finalmente in DVD, nella serie “Capolavori” ,il primo (a detta di Marco Giusti: secondo) e ultimo film dell’attore-caratterista Fausto Tozzi. È l’esasperata (a volte, obiettivamente, caricaturale) riflessione sull’esistenza di una variopinta umanità all’interno della Trastevere perduta, già segnata nei primi anni Settanta, come s’accennava, dall’invasione di aristocratici viziosi, hippies, intellettuali perversi e dissoluti, ossessionati dalla purezza e dall’innocenza di quel popolo ancora “incontaminato” e alieno ai veleni della cultura e della “civilizzazione”. Da filo conduttore alla classica serie di episodi da commedia all’italiana, la fuga di un cagnolino, che vagabondando per i vicoli e per le piazze incontra sempre nuovi personaggi pronti ad adottarlo. Sulle orme dello smarrito amico a quattro zampe, un cantante lirico (interpretato da Vittorio de Sica), in un trasparente richiamo meta-cinematografico al capolavoro Umberto D..
Alle prese con un commissario che non ha nulla da invidiare al burocratichese di calviniana memoria, si abbandona ad una melensa invettiva per l’imprevisto disservizio delle forze dell’ordine (ampiamente disinteressate alle sorti del quadrupede) che culminerà nelle ultime battute in un memorabile monologo teatral-anarcoide al cospetto di una eterogenea platea trasteverina.
La bestiola è dunque vivente filo rosso: assisteremo, nel corso del suo vagabondaggio, alla vicenda del vedovo di una passeggiatrice (Enzo Cannavale) che non s’arrende all’idea d’aver perduto la moglie, e continua a lavorare come barista ambulante sui viali delle prostitute, macerandosi di nostalgia e di malinconia; all’avvilente voyeurismo d’un intellettuale d’aspetto vagamente dannunziano, che offre le grazie della moglie (Milena Vukotic) a un giovane e grezzo macellaretto; al suicidio d’un giovane ed efebico wasp, sul balcone di Roma, al Gianicolo, non prima d’esser caduto nel tranello d’una torbida liaison con un dissoluto aristocratico.
L’acme della vicenda è la tragicomica morte di Regina, durante un pranzo post-pellegrinaggio al Divino Amore. La giunonica e anziana trasteverina muore danzando, e flatulando paurosamente: la sua bara, nella scena successiva, è tirata giù da una finestra tramite una carrucola, e infilata in un cocchio funebre. Le amiche gridano il suo nome: congedandosi dal simbolo del loro passato, la Regina popolana, avida e primitiva del vecchio quartiere romano.
“Trastevere” merita d’esser riscoperto non soltanto per la registrazione d’un mondo scomparso: la lingua, massacrata da una quantità di volgarità difficilmente ripetibile altrove, rispetta con fedeltà il romanesco e i ritmi dei dialoghi sono vivaci ed estremamente efficaci.
Potrà non dispiacere al cittadino romano del 2004 passeggiare, dopo la visione del film, per un quartiere che si sentiva affascinante e si giudicava come luogo eletto al divertimento, per via della felice concentrazione di cinema, teatri, locali, pub e osterie, e ricostruire nella mente quel che era un tempo: sembra impossibile, ma in neppure trenta anni è sparito tutto quel che i secoli avevano mantenuto pressoché intatto.
Non si può sentire nostalgia per un periodo di miseria come quello raffigurato nel film, perché umilia pensare che i propri concittadini vivessero in quello stato e soffrissero d’un’ignoranza che non può che angosciare: però vale la pena mantenere memoria storica, evitando lo snobismo di quella critica che in “Trastevere” legge soltanto una singolare apoteosi del kitsch. È il tranello della superficie profonda.
(“Se il mondo va come va…”)…
Da vedere, per capire e per stupirsi.
Gianfranco Franchi, febbraio del 2004. Prima pubb: lankelot.com
In collaborazione con Marcello Bedetti e Giambo Arlechino
Regia: Fausto Tozzi. Soggetto e Sceneggiatura: Fausto Tozzi. Direttore della fotografia: Arturo Zavattini. Montaggio: Nino Baragli, Carlo Reali. Interpreti principali: Nino Manfredi, Vittorio De Sica, Rosanna Schiaffino, Leopoldo Trieste, Milena Vukotic, Ottavia Piccolo, Enzo Cannavale, Musica originale: Guido e Maurizio De Angelis. Produzione: Alberto Grimaldi. Origine: Italia, 1971. Durata: 97 minuti.
Commenti
?Trastevere? merita d?esser riscoperto non soltanto per la registrazione d?un mondo scomparso: la lingua, massacrata da una quantità di volgarità difficilmente ripetibile altrove, rispetta con fedeltà il romanesco e i ritmi dei dialoghi sono vivaci ed estremamente efficaci.
"Potrà non dispiacere al cittadino romano del 2004 passeggiare, dopo la visione del film, per un quartiere che si sentiva affascinante e si giudicava come luogo eletto al divertimento, per via della felice concentrazione di cinema, teatri, locali, pub e osterie, e ricostruire nella mente quel che era un tempo: sembra impossibile, ma in neppure trenta anni è sparito tutto quel che i secoli avevano mantenuto pressoché intatto".
Questo mi pare il commento davvero significativo, unitamente alla conclusione in cui inviti ad evitare lo snobismo e a mantenere la memoria storica.
E' la ragione per cui 35 anni fa questo film era kitsch, e oggi si rivela un gran pezzo di storia. E' incredibile ma è così. Ah - le storie raccontate sono quasi tutte vere. Amici di Trastevere me ne hanno riferito con certezza praticamente assoluta:)
Non stento a crederci.
Sono il nipote di Fausto Tozzi, sarà una coincidenza ma mi è capitato che in 5 giorni ed in occasione di due cene con amici e sconosciuti si parli con interesse delle opere di mio zio. Specialmente in una occasione a cena di un Cugino,(che come me amava questo Zio cosi controverso ma affascinante) nella ns.conversazione su Trastevere tira fuori alcune carte dove figurano delle letture originali scritte nel 1977 un anno prima di morire. Questo manoscritto in puro vernacolo esalta in modo attuale la nostra società moderna, sembra quasi impossibile che Lui anticipava i tempi, e stato per tutti noi presenti quella sera una apertura mentale con argomentazioni correlate di discussioni profondi su politica, commercio e religione, e che dire il vero ci ha lasciato un segnale di diffondere ciò che Lui aveva scritto nei sui appunti. Mi piace questo Zio ancora di più oggi e lo ringrazio.
Tuo nipote Ferruccio
Grazie per l'intervento, la condivisione, l'importante commento.
Saremo felici di ricevere notizie sulla futura pubblicazione degli appunti.
Franco
Questo film - a parte alcune sequenze viscide col Manfredi - è popolano da morire. Credo di averlo visto decine di volte. Degno del sito, senz'altro.
:). Da quando ho visto "Trastevere", ho imparato a leggere Roma con un altro sguardo.
"La giunonica e anziana trasteverina muore danzando, e flatulando paurosamente"
Ho mostrato questa sequenza a parenti over 50. Hanno lacrimato dalle risate perché le vecchie cattoliche non erano solo di Trastevere, rispecchiavano personaggi di gran parte dei quartieri popolani d'Italia, con le vecchie baffute col rosario in mano e pronte a bestemmiare le comari o i mariti invecchiati. Stupendo.
(e tornerà...)
(ti saprò riferire, dopo qualche rimpatriata in alcune zone della città, a breve).
(solo allora potremmo ufficializzare la nostra previsione alla Siae)