Remake di una misconosciuta pellicola di genere, “The Italian job” è la più trasparente testimonianza che un ottimo attore (Edward Norton) e un cast almeno decoroso (Sutherland padre e la Theron) non servono a impedire il collasso di un film dalla trama traballante e imbarazzante.
Poche illusioni: “The Italian job” è uno spettacoloso veicolo pubblicitario delle Mini, autentiche e indiscutibili (e irrichieste) protagoniste del film.
Detto questo, invitandovi semplicemente a boicottare una irritante e vergognosa campagna promozionale come questa, sintetizzo il “resto”.
La storia è semplice e lineare: un branco di ladri concludono un colpo importante a Venezia. Dopo una fuga in motoscafo che sembra vagamente un videoclip kitsch abbastanza stars & stripes (atroci) tardi Ottanta, la cricca si raduna in cima ai monti per organizzare la partenza. Sogni di comfort e benessere come se piovesse, fondati sulla certezza dei lingotti d’oro appena rubati. Il leader della band è un vecchio e untuoso padre di famiglia, interpretato da Donald Sutherland. La mente del colpo è il giovane Wahlberg. Non manca un esperto di informatica, un bombarolo, un talentuoso pilota d’auto: un gruppo davvero completo (manca, e accidenti se si sente, l’uomo politico. E io avrei perfino una mezza idea in proposito: scriverò subito alla produzione, saranno entusiasti). Ed ecco, altrimenti il film terminerebbe con la gloria dei banditi tutti dopo neppure dieci minuti, il traditore: il povero Edward Norton, che, dai tempi di “American History X”, raccoglie, forse da clausola contrattuale, almeno quattro o cinque cazzotti a film(un’icona del neo-masochismo di chi sa d’aver votato Bush e d’avere migliaia di morti sulla coscienza?): nomino a memoria, per intenderci, “Fight Club” e “La venticinquesima ora”.
Torniamo al ruolo del traditore interpretato da Norton: questi è un ladruncolo che si mette in testa di tenere, come si diceva una volta in certa produzione cinematografica, “tutta la torta per sé”: detto fatto, un incidente fittizio, un attentato ai compagni che precipitano nelle gelide acque di montagna, qualche colpo sparato al boss, Sutherland padre (che scompare così di scena dopo circa quindici minuti), e il gioco è fatto.
Norton si gode un periodo di autentico lusso, persuaso oltretutto d’aver fatto piazza pulita della concorrenza. Ma quelle volpi dei suoi compagni sono riuscite a sopravvivere al terribile attentato, e stanno meditando vendetta: per questo, è necessario un piano che sarà la stessa mente del famoso colpo italiano a ideare. Serve un grande scassinatore: morto il boss, si ha l’idea di puntare sulla figlia, la sempre gradevole Charlize Theron.
Lei non è una ladra: e non sembra proprio orgogliosa del passato del padre. Tuttavia, pizzicata sulle corde giuste (vendetta, abilità, forse il merchandising, chissà) non si tira indietro. In fin dei conti, ha sempre esercitato il mestiere: ma dalla parte della legge. Si rovescia la medaglia, ed ecco che si passa assieme agli implacabili banditi. Da qui in avanti, il film è una noiosa e boriosa serie di piani sempre meno credibili per sottrarre i lingotti a quella faina del traditore, con una presenza sempre più clamorosamente visibile delle Mini: perché, e questo solo un genio può saperlo, se si deve organizzare un colpo e fuggire a tutta velocità senza dare nell’occhio, è essenziale avere delle Mini nuove, di tre colori differenti, sempre in fila indiana (o quasi).
Ah. Che altro dire: ad un tratto ho pensato che fosse la mia chiusura mentale a impedirmi il divertimento, che un film d’azione è e rimane una pellicola di genere e che non si può sempre domandare intelligenza e originalità a questo tipo di spettacoli. D’accordo: ma neppure si può accettare tanta stupidità e tanta scoperta pubblicità senza ribellarsi.
Tranquilli: in Italia può capitare di leggere, in una recensione di un film come “The Italian Job”, anche un giudizio del genere: “Spettacolare film d'azione camuffato da grande produzione (...) Il regista F. Gary Gray non è uno sprovveduto, gioca sapientemente con i primi piani alternati a sciabolate spettacolari. Un buon cast capitanato dal muscolare pensoso Mark Wahlberg”.
Riporto fedelmente quanto scritto da Adriano De Carlo su “Il Giornale”, senza ovviamente commentare: pensoso e muscolare, sgombro il campo.
Regista del misfatto è F.Gary Gray (“Il risolutore”, “Il negoziatore”).
Da vedere soltanto se minacciati d’una micidiale rappresaglia da un amico, se si è in vena di anestesia totale o se ci si riscopre a emozionarsi al pensiero delle automobiline d’infanzia, al grido eroico “Brum, Bruuum”.
Semplicemente indecente.
Regia: F.Gary Gray. Soggetto e Sceneggiatura: Troy Kennedy-Martin(film del 1969), Donna Powers. Direttore della fotografia: Wally Pfister. Montaggio: Richard Francis-Bruce, Christopher Rouse. Interpreti principali: Mark Wahlberg, Charlize Theron, Edward Norton, Seth Green, Mos Def, Donald Sutherland, Jason Statham. Musica originale: John Powell, Pat Benatar. Produzione: Tim Bevan, Jim Dyer, Eric Fellner, Wendy Japhet. Origine: Usa/Francia/Uk, 2003. Durata: 111 minuti. Info Internet: http://www.italianjobmovie.com/flash/index.html Remake di “The Italian job” di Peter Collinson, Uk, 1969, con Michael Caine, Rossano Brazzi, Benny Hill e Raf Vallone.
Lankelot, G.F., agosto 2003. Prima pubb: Lankelot.com
Commenti
Quando uscì puzzava di spettacolone indecente lontano un miglio.
E io appunto sono andato:). In questi casi, queste pellicole funzionano come qualcosa di luccicante con una gazza...
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