Emmerich Roland

The Day After Tomorrow

Autore: 
Emmerich Roland

CASCO DI BANANE (per SCIMMIE EVOLUTE)

 

Il cinema hollywoodiano rischia di esaurire i nemici: se la tradizionale cultura xenofoba di certa parte della comunità americana ha fondato le sue fortune prima sulla rivalità coi pellirosse, quindi coi nazisti, piegando poi sui comunisti (e già si intravedevano gli alieni), sui “musi gialli” (per dirla con un loro fortunato conio) di varia nazione, sui mafiosi italiani e finalmente – storia recente – sui mediorientali, a questo punto della gloriosa storia stars & stripes occorre un’idea nuova.

L’ultimo, pericoloso e oscuro nemico è Madre Natura.

Da questa brillante intuizione è derivata una serie di pellicole apocalittiche, che si conclude – è un auspicio, intendiamoci: al peggio non c’è mai fine – con questo “The Day After Tomorrow”, nuova fatica del regista (ex?) tedesco Roland Emmerich.

 

Herr Emmerich ha un passato di tutto rispetto: si va dal diamante kitsch “Godzilla” del 1998, al massimalista e tronfio “Patriota” del 2000, al paranoide “Indipendence Day” del 1996. Regolarmente deprecabile. Coerente nella sua vocazione all’intrattenimento. Generoso nell’elargizione di caschi di banane per scimmie sempre fameliche. D’ogni nazione, e d’ogni popolo.

L’idiozia conquista senza difficoltà, non conosce patria. 

 

In attesa che il cinema hollywoodiano scopra un nuovo e invincibile nemico (voci di corridoio suggeriscono che sia l’Onnipotente in persona il prossimo a venir chiamato in causa: un cowboy del Texas ridurrà la sua barba a un colabrodo, non senza aver salvato vacche & trivelle), godiamoci le nuove tragiche avventure del popolo dello Zio Sam.    

 

I fatti: il paleoclimatologo Jack Hall (Dennis Quaid) prevede che, nell’arco di qualche secolo, il surriscaldamento del pianeta provocherà lo scioglimento delle calotte polari, con effetti catastrofici. Tornado, tempeste, uragani; infine, una nuova glaciazione.

Il vicepresidente degli Usa lo giudica un menagramo e glissa abilmente sulle sue richieste di ratifica del protocollo di Kyoto. Il dottor Hall torna ai suoi studi, afflitto da un terribile senso di colpa per le continue disattenzioni nei confronti del giovane e brillante figliolo, l’adolescente Sam (Jake Gyllenhaal).

 

Nel frattempo, le sue tetre previsioni s’avverano con insperato (per la produzione del film) anticipo: Tokyo è sconvolta da chicchi di grandine grossi come noci di cocco, Nuova Delhi è tormentata da una bufera di neve. Negli United States (da questo punto in avanti, del resto del mondo non si parlerà più) la situazione peggiora d’ora in ora. Chi salverà buona parte del mondo dalla terribile vendetta di Madre Natura? Ma è ovvio: il dottor Hall, imbeccato da uno stoico collega inglese (ovviamente: tra wasp…) (Ian Holm), che – nonostante qualche perplessità iniziale – convincerà la Casa Bianca a evacuare buona parte della nazione. E così, mentre gli yankee si presentano in massa al confine col Messico, l’emisfero Nord degli Usa (e del mondo) affronta una glaciazione.    

 

Mentre le direttive del dottor Hall consentono a buona parte dei cittadini americani d’avviarsi alla salvezza, il suo tenero rampollo Sam, impegnato in una Olimpiade di Nozionismo Liceale a New York, eroicamente difende la futura fidanzatina e qualche cittadino dall’avanzata irresistibile delle acque e dei ghiacci. Scampano al pericolo rifugiandosi nella Biblioteca Nazionale, dove finalmente possono esercitarsi nella (segretamente ambita?) opera di riscrittura della storia: bruciano tutto quel che trovano (per riscaldarsi), preferendo i libri alle sedie (casualmente). Solo una Bibbia (ediz. Gutenberg) si salva: per ricostruire la civiltà, in caso di sopravvivenza.  

 

Papà Hall ha parlato chiaro: “Sam, ti tirerò fuori di lì”. E così, mentre i democratici cittadini della più grande democrazia del mondo fuggono a gambe levate verso il Sudamerica, il robusto e risoluto paleoclimatologo s’avvia, sandwich alla mano, per i ghiacci, con due fidi compagni, pronti al sacrificio per la causa (quale?). Diretto a New York: dove, nonostante la prematura dipartita d’un sottoposto, riuscirà a giungere, per abbracciare l’erede. La specie non s’estingue: è fatta. Al ghiaccio succede un tiepido sole, e gli elicotteri dell’esercito possono soccorrere i cittadini superstiti della Grande Mela.

Il Vice Presidente, ormai promosso per via della tragica scomparsa del leader del Paese, convertito alla causa della fratellanza dell’umanità può dichiarare, testualmente, che i cittadini del “Terzo Mondo” hanno accolto con amore gli americani, e che quel che è accaduto costituirà una severa lezione per gli Stati Uniti. Il resto dell’emisfero Nord del pianeta è probabilmente coperto dal ghiaccio: ma cosa importa: papà Hall ha riabbracciato il tenero Sam (che ha pure baciato la fidanzatina, e sconfitto un branco di lupi!).

 

Effetti speciali sbalorditivi non possono costituire un surrogato alle orribili debolezze del soggetto e della sceneggiatura, alle lacunose e artisticamente degradanti interpretazioni degli attori, alla pomposa retorica americana che pervade ogni battuta del film: l’amarezza di chi scrive è aggravata dal sapere un europeo, pure ormai americanizzato, responsabile d’uno scempio del genere. Dovremmo correggere certe tendenze, e criticarle: non assecondarle, e sprofondare ancor più nel cattivo gusto. Francamente, se le sale europee continueranno ad accogliere la spazzatura prodotta oltreoceano con tanta negligenza, non troverò sbagliato adottare una politica estetica d’ostracismo a oltranza. M’adatto, da spettatore, a quel che passa il convento: ma la nausea aumenta, e personalmente sono saturo dei caschi di banane.

 

Qualcuno avrà forse la disonestà d’affermare che un film come questo può sensibilizzare il c.d. “grande pubblico” alle tematiche ambientali, e ai problemi legati alla ratifica del protocollo di Kyoto. A questi individui suggeriremmo una strategia differente: investire i milioni di dollari spesi per questa pellicola in opere di bene – o in campagne di informazione, visto che tanto sembrano starvi a cuore, all’improvviso. 

 

Crash! Boom! Stud! Krankl! Aaargh! Eyyaaagh! Andrà tutto bene, piccola! Urgh! Sdeng! Wow! Oh Yeah!” – God Bless Emmerich(a).

 


 

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Giugno 2004.  Prima pubb: lankelot.com


 


Regia: Roland Emmerich.

Soggetto e Sceneggiatura: Roland Emmerich, Jeffrey Nachmanoff.

Direttore della fotografia: Ueli Steiger.

Montaggio: David Brenner.

Interpreti principali: Dennis Quaid, Jake Gyllenhaal, Dash Mihok, Jay Sanders, Ian Holm, Emmy Rossum.

Musica originale: Harald Kloser.

Produzione: Roland Emmerich, Mark Gordon.

Origine: Usa, 2004.

Durata: 124 minuti.

 

Info Internet: Intervista ad Emmerich (TrovaCinema)

Recensioni e articoli: Repubblica / Castlerock 

ISBN/EAN: 
8010312051883

Commenti

Come al solito è godibilissima la tua demolizione di un film che - per fortuna! - non ho visto. Mi erano bastati i "caschi di banane" profusi a piene mani in "The indipendence day" e compagnia citata. Emmerich è da tempo cancellato anche dalla mia possibile, contingente, curiosità.

Ma ne sentiremo ancora parlare è sarà buffo. Non vedo l'ora. Entrerò al cinema con l'interesse dell'antropologo che crede nell'osservazione partecipante di un nucleo di antropoidi.

"Entrerò al cinema con l?interesse dell?antropologo che crede nell?osservazione partecipante di un nucleo di antropoidi".

Davvero lo farai? ah ah ah ah ah

Molto spesso faccio così, sia nei locali che nei cinema. E' una delle mie specialità:).

(ah, OT: ieri ho visto C.R.A.Z.Y., canadese e indipendente, ricca colonna sonora, regia lineare con sprazzi di classe, storia potenzialmente generazionale. Segnalo).

( OT: Grazie della segnalazione ero proprio curioso di vederlo, C.R.A.Z.Y. Non so se farò in tempo al cinema, in caso lo recuperò in dvd)

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